25 marzo 2019

Beveridge Reef

Y2K a Beveridge Reef - Foto di Cinnabar

287 miglia a Sud Ovest di Palmerston c’è un atollo semi affiorante che, in caso di condizioni meteo propizie, può rappresentare una buona tappa intermedia fra Palmerston e l’isola di Niue. Si tratta di Beveridge Reef, un anello di corallo che affiora di qualche metro sulla superficie dell’Oceano durante la bassa marea, mentre resta qualche centimetro sott’acqua con l’alta marea.

L’atollo è lungo circa 6 miglia, largo 3 e praticamente non è cartografato. Per farvi un’idea, salta fuori sulle carte Navionics, quelle che abbiamo in uso sul nostro plotter di bordo, solamente se si effettua il massimo zoom e soprattutto se si sa dove zoomare.

La posizione di Beveridge Reef sulle carte, infatti, è inesatta, in pratica nella realtà si trova 3 miglia più a NE di quanto indicato. Apprendiamo le coordinate esatte – molto, molto accurate - dell’atollo e i way point dell’ingresso della sua pass dalle altre barche che vi hanno sostato e che hanno condiviso le informazioni su Noonsite QUI.

Beveridge Reef come appare dalla carta Navionics

Non ci sono dettagli relativi alle profondità o a presenza di ostacoli o teste di corallo affioranti all’interno dell’atollo, quindi bisogna stare all’occhio una volta dentro. D’altro canto tutti i naviganti in visita indicano la pass – posta a Ovest – come larga, profonda e facile da affrontare.

E’ importante sapere che se si ignora la presenza di Beveridge Reef, quella zona del Sud Pacifico può essere pericolosa. In modo particolare l’atollo risulta praticamente invisibile durante la notte, con il brutto tempo e con l’alta marea.

Neanche Google Earth ha un’immagine satellitare di Beveridge Reef, l’unica foto che siamo riusciti a trovare per mezzo miracolo l’abbiamo scaricata da Noonsite (l’originale è QUI) ed è quella scattata da un astronauta della NASA (pensate un po’…) e inserita, guarda caso, all’interno di un post che parla di un catamarano inglese di 50 piedi naufragato sul reef esterno dell’atollo di notte e con vento forte.

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Per chi volesse scaricare i waypoint di beveridge reef, alleghiamo il file GPX da poter caricare nel proprio software di navigazione, vi ricordiamo che noi usiamo OpenCPN.  -->    SCARICA FILE     <--
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L'unica immagine satellitare decente di Beveridge Reef è della NASA!

Quando lasciamo Palmerston ci aspettano delle buone condizioni meteo e le previsioni sono ottimali per la sosta a Beveridge Reef. Siamo soddisfatti.

Molliamo la nostra boa alle 9 del mattino del 5 Ottobre, contiamo di arrivare il 7 per l’ora di pranzo. Siamo a vela per tutta la giornata e la notte successiva, poi il vento muore come da previsioni e siamo costretti ad accendere il motore. Il mare è una tavola. Con noi ci sono “Cinnabar” e “Freya”, i ragazzi di “Obiwan” scoprono di avere un problema con il motore e quindi decidono di proseguire fino a Tonga, “Ondular” se ne va a Niue mentre Anthony di “Little Fish” decide di fare un’unica tirata fino in Australia visto la meteo favorevole.

La mattina del 7 Ottobre il cielo è azzurrissimo, nessuna nuvola, niente vento. Ci mancano 30 miglia alla pass. “Cinnabar” e “Freya” sono qualche miglio davanti a noi e sicuramente saranno i primi ad avvistare l’atollo e ad entrare. Ci teniamo costantemente in contatto radio VHF così da scambiarci tutti i dati mano a mano che ci avviciniamo.

Cinnabar” è la prima ad affrontare la pass, Sylvia chiama tutti alla radio e ci trasmette le coordinate esatte dell’estremità Nord dell’atollo così da rimanere a distanza di sicurezza dalle onde frangenti sul reef. Ci conferma, inoltre, che non ci sono pericoli di sorta, bisogna solo stare attenti ad un paio di megattere che bazzicano nelle vicinanze

I primi frangenti a nord - Beveridge Reef

Sylvia ci informa anche riguardo alla profondità all’interno dell’atollo che è mediamente di circa 10 metri. Non ci sono teste di corallo affioranti sulla rotta verso il nostro ancoraggio che si trova nella zona a Sud Est.

Ben presto anche “Freya” è dentro, quindi anche noi cominciamo a intravedere i primi frangenti o “breakings” – come li chiamano i nostri amici anglofoni – e dirigiamo alle coordinate della pass. L’oceano è molto calmo, non c’è praticamente onda, ottima visibilità, luce ottimale. Insomma, condizioni perfette.

Ci allineiamo per entrare - Beveridge Reef

Raggiunti i way point, viriamo di 90°puntando a Est e ci allineiamo alle coordinate della pass. E’ difficile individuare il passaggio da lontano, ci sembra di navigare sparati in direzione di una infinita linea bianca spumeggiante, ma è solo un effetto ottico dato dai frangenti lontani, dall’altro lato della pass. Ma l’apertura c’è ed è ben larga, esattamente come ci aspettavamo.

Un cat è ancorato proprio vicino alla pass - Beveridge Reef

Mano a mano che ci avviciniamo, vediamo nettamente la barriera corallina semisommersa. C’è un catamarano – che non conosciamo – ancorato vicino alla pass, a Sud. Probabilmente fanno snorkeling approfittando del bel tempo e della corrente favorevole.

Quando siamo ormai a pochi metri dall’ingresso, entriamo in una zona di forte corrente e la superficie del mare è increspata da mille ondine ripide. L’oceano degrada rapidamente da 1000 a 200 metri, poi il salto finale a 20, a 15 a 12.

Ingresso a Beveridge Reef

Il colore dell’acqua è dell’azzurro più intenso, ma quello che ci colpisce di più, una volta dentro, è l’incredibile trasparenza dell’acqua non solo in mezzo alla pass, ma in tutto quanto l’atollo. Una gigantesca piscina turchese, ci sembra di poter toccare il fondo con la chiglia quando in realtà abbiamo 10 metri sotto la pancia.

Siamo dentro ! - Beveridge Reef

Ci lasciamo la pass e i suoi frangenti alle spalle e dirigiamo verso il nostro ancoraggio. Raggiungiamo così “Freya” e “Cinnabar” a ridosso della barriera a Sud Est dell’atollo. Tom è in testa d’albero per effettuare alcuni video e qualche fotografia. Ci fa un paio di scatti mentre cerchiamo un’ampia zona sabbiosa e diamo fondo nei soliti 10 metri di acqua dalla trasparenza surreale. Una volta sistemati, ci guardiano intorno: è bellissimo.

Poco prima di ancorare. "Freya" è sullo sfondo. Foto di "Cinnabar"

Sono le 13:00, ci prepariamo velocemente qualcosa per pranzo, poi partiamo subito alla scoperta di Beveridge Reef. Innanzi tutto ci facciamo un bel tuffetto. Nuotare in questo mare così trasparente fa una certa impressione, la visibilità sotto la superficie è quasi da non credere, siamo circondati da un mondo turchese, cielo e mare, senza fine. Ci sono molti squali pinna bianca che gironzolano sul fondo, sono anche molto curiosi e tendono a seguirci, nuotando verso la superficie, in maniera quasi ossessiva.

Ancorati in un mondo turchese - Beveridge Reef

Solitamente questa specie di squali, esattamente come i pinna nera, non è aggressiva, ma in zone così remote, questi animali non sono troppo abituati alla presenza umana e possono diventare fin troppo “curiosi”. Inoltre, anche se in genere stazionano nella pass o vicini ad essa, la presenza di squali tigre o squali toro non è rara da queste parti. Meglio stare in guardia ed evitare atteggiamenti o movimenti che attirano troppo i nostri amici “pescioloni”.

L'abbagliante colore del mare - Beveridge Reef

L'azzurro intenso di Beveridge Reef

Dopo i giorni intensi di vita sociale in quel di Palmerston, ci ritroviamo nel mezzo del nulla assoluto, nel silenzio, con il solo rombo delle onde che frangono sulla barriera corallina, circondati da un anello di corallo, in un posto incredibile. Il catamarano ancorato vicino alla pass se ne va, rimaniamo noi tre. Ci sentiamo per radio, siamo indecisi se andare in tender fino alla pass per fare snorkeling tutti insieme. Alla fine restiamo dove siamo e nuotiamo vicino alle barche.

Beveridge Reef

Il sole del pomeriggio raggiunge l’angolo perfetto, la luce è ottimale e il CPT decide che siamo in “Drone Time”. Beveridge Reef si presta particolarmente ad un servizio fotografico e video dall’alto. Lanciamo il nostro drone utilizzando i pannelli solari del rollbar come piattaforma di lancio.

Dal drone: le tre barche "Freya", "Y2K", "Cinnabar" - Beveridge Reef

Dal drone: "Cinnabar" - Beveridge Reef

Dal drone: "Y2K" - Beveridge Reef

Mentre il drone vola in alto fin sopra la pass, noi guardiamo le immagini trasmesse in diretta dalla videocamera sullo schermo del nostro tablet. Le tre barche sembrano fluttuare nel nulla, la loro ombra proiettata chiaramente sul fondo sabbioso. Il mare della pass è di una limpidezza incredibile e fuori l’oceano è una tavola blu cobalto.

Dal drone: la pass di Beveridge Reef

Dal drone: "Y2K" e più indietro "Cinnabar" fluttuano nel nulla - Beveridge Reef

Dal drone: primo piano per Y2K :)

Durante il contatto radio HF della sera prendiamo nota delle posizioni di tutte le barche amiche in navigazione: “Ondular”, “Obiwan”, “Little Fish” e “Hilma”. Tutti navigano tranquilli verso le loro rispettive destinazioni, la meteo è buona e con molti di loro ci rivedremo molto presto.

Di notte con l’alta marea l’atollo va sottacqua e tutti noi cominciamo a ballare parecchio. La risacca arriva da tutte le parti, praticamente la barriera viene sommersa di quei centimetri sufficienti a non rappresentare più alcun ostacolo alle ondine che frangono. Per 6 ore, fino alla prossima fase di alta marea, siamo in balia di un moto ondoso confuso e fastidioso. L’ancoraggio non è confortevole per niente. E meno male che fuori il mare è calmo, non osiamo immaginare cosa succede in caso di vento forte e onda formata.

Nessuno di noi dorme più di tanto, la mattina dopo siamo mezzi rincoglioniti. L’equipaggio di “Freya” ne ha abbastanza e muove subito di prima mattina. Ci rivedremo a Tonga. Noi e “Cinnabar” decidiamo di approfittare della prossima bassa marea per goderci ancora qualche ora di calma in questo paradiso terrestre prima di volgere la prua su Niue.

Alle 16:00 dell’8 Ottobre entrambi gli equipaggi sono pronti a salpare le ancore e continuare il viaggio verso Ovest, prossima tappa Niue, 140 miglia TO GO!

NOTA CONCLUSIVA: Beveridge Reef è uno di quei luoghi del pianeta da visitare almeno una volta nella vita. Consigliamo, però, di pianificare molto bene la navigazione e di sostare nell’atollo solamente in caso di condizioni meteo buone e stabili. Preparatevi tuttavia ad una bella centrifugata ogni 8 ore circa
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