22 febbraio 2019

Le Isole della Società – Bora Bora

Y2K ancorata vicino a Motu Tapu - Bora Bora

“Ah no, noi a Bora Bora non ci andiamo, è troppo turistica”. “Per carità, c'è troppa gente”. “No no, noi la saltiamo, troppi charter”. “Ci sono i resort”.
Queste sono alcune delle frasi che ci siamo sentiti dire da diversi giramondo, di svariate nazionalità, incontrati in giro per la Polinesia. Anche se alcune di queste affermazioni possono essere più o meno veritiere – vi spieghiamo il nostro “più o meno” avanti nel post – NON si può navigare nelle acque del Pacifico del sud e NON visitare Bora Bora almeno una volta nella propria vita. Sarebbe un errore madornale assecondare alcune di queste affermazioni e rimuovere l’isola dalla propria rotta.

Ed eccovi il nostro “PIU’ O MENO”
  • “Bora Bora è troppo turistica” – sì, la sua ricezione turistica è alta perché l’isola attrae visitatori da tutto il mondo. Però non si ha MAI la sensazione di trovarsi su una spiaggia del Mediterraneo in pieno agosto, anche in alta stagione. Mai.
  • “C'è troppa gente” – sì, ci sono più visitatori, un maggior numero di barche rispetto alle altre isole, ma, ancora, se vi aspettate una cosa come Rimini o come alcune delle baie Italiane a Ferragosto, ecco, cambiate idea. MAI visto affollamento nel villaggio di Vaitape e abbiamo SEMPRE trovato un buon ancoraggio dappertutto, gavitelli inclusi.
  • “Ci sono troppi charter” – le barche e i catamarani charter ci sono, è inevitabile, ma non sono cosi ingombranti, spazio ce n'è per tutti, SEMPRE, ed è anche possibile trovarsi in ancoraggi in cui si è da soli.
  • “Ci sono i resort” – sì, ci sono i resort, ma non si vedono più di tanto. Se siete schizzinosi, basta non dare fondo vicino ad essi, c’è tanto di quello spazio. Se non lo siete, invece, vi godrete ancoraggi pazzeschi, e magari anche qualche momento godurioso perché a parte un solo resort di super lusso, tutti gli altri (anche super lusso) accettano di buon grado ospiti esterni e barcaioli per drink, pranzi o cene. E magari vi organizzano pure un tour dell’isola che è un MUST.
Bora Bora Satellite

Insomma, nessuno di quelli sopra rappresenta un valido motivo per saltare Bora Bora. Bora Bora è bellissima e la sua montagna principale, un vulcano spento – il Monte Otemanu – il cui profilo si delinea inconfondibile contro l’azzurro del cielo, si erge su una delle lagune più belle del mondo, dai colori irreali. In modo particolare più avanti nel post vi raccontiamo dell’ancoraggio di Sud Est, uno dei luoghi più incredibili che abbiamo mai visto.

Il nome dell’isola anticamente sarebbe stato Pora Pora in quanto l’alfabeto della lingua Tahitiana non esiste la lettera B, trasformato poi in Bora Bora.

L'isola dista circa 22 miglia dalla pass Paipai di Taha’a, direzione Nord Ovest. E’ importante non puntare direttamente su Bora Bora, ma seguire una rotta di almeno 10 gradi più a Ovest della rotta reale per due motivi: il reef a Sud dell’isola è molto esteso, molto più di quello che si è portati a credere e la corrente tende a spingere verso Nord Est.

Bora Bora Map

Bora Bora ha una forma più o meno quadrata, circondata da un profondo reef e navigando verso di essa la sua sagoma è unica al mondo. Raggiungendo il Sud dell’isola da Raiatea o Taha’a bisogna lasciarsi abbondantemente il reef a Est, c’è una grossa meda che delimita la punta della barriera. Consigliamo, comunque, di stare parecchio al largo dal reef perché, anche in caso di tempo buono, si creano onde molto alte e gonfie.

Già costeggiando a debita distanza la barriera corallina a Sud, con la barca che fa su e giù dalle ondone oceaniche, è possibile farsi una vaga idea di quello che ci aspetta all’interno percependo appena i colori della laguna.

L’unica pass si trova a Ovest, si chiama Teavanui e non presenta alcun tipo di pericolo: è profonda, ben segnalata e non ci sono ostacoli. Il moto ondoso dell’oceano e i venti predominanti vengono bloccati interamente dalla barriera corallina e dall’isola, entrare è facile.

La pass di Teavanui - Bora Bora

NOTA STORICA: Teavanui non è interamente naturale. Prima del secondo conflitto mondiale la pass era stretta, poco profonda e la corrente era molto forte appunto a causa di queste caratteristiche. Era pericolosa tanto che i locali la affrontavano con timore ogni qualvolta dovevano uscire per la pesca e molti morivano o rimanevano gravemente feriti nel tentativo di oltrepassarla. Poi, durante la guerra, gli Americani scelsero Bora Bora come una delle basi strategiche per le loro operazioni nel Pacifico. La sua laguna a quanto pare era perfetta, ma la pass non permetteva alle loro navi di accedervi. Così la bombardarono e la modificarono come oggi noi la vediamo. Per la gioia dei locali che ricordano ancora come da allora Teavanui non abbia mai più rappresentato un problema. Oltre alla pass, gli Americani costruirono strade, infrastrutture, acquedotti che lasciarono intatti ai Polinesiani una volta terminato il conflitto. Non esiste un abitante di Bora Bora che non ricordi gli Americani con affetto.

Il primo impatto con Bora Bora lo abbiamo proprio appena trovato l’allineamento per affrontare la pass e volgiamo la prua verso Est. Otemanu è proprio lì, davanti a noi. Lussureggiante, imponente, a guardia di una laguna blu cobalto, mentre ai nostri lati scorre il reef e le acque turchesi che lo delimitano. Motu Ahuna a sinistra con una spiaggetta deliziosa proprio sulla pass. Motu Tapu a destra.

Y2K entra nella laguna di Bora Bora. Il Monte Otemanu sullo sfondo

Altra angolazione del Monte Otemanu - Bora Bora

Motu Tapu è circondato da banchi di sabbia su cui è possibile dare fondo e che subito cominciano ad abbagliarci per l’incredibile colore turchese del mare. Di fronte a Motu Tapu c’è l’isolotto di Toopua che offre, oltre a un ottimo ridosso dai venti predominanti, svariate opzioni di ancoraggio, una più bella dell’altra.

La nostra prima meta qui a Bora Bora si trova a Sud dell’isolotto di Toopua dove ci aspettano i nostri cari amici di “Obiwan”, Raffaella e Giovanni che hanno lasciato Tahiti prima di noi e che non vediamo da circa un mesetto. L’ancoraggio si trova vicino alla punta Mohio e davanti ad un resort. Fondo di sabbia dai 6 ai 10 metri.

Le coordinate sono: 16°31,457 S; 151°46,370 W

Nonostante la presenza del resort e il via vai dei battelli di servizio che portano gli ospiti in giro per l’isola, il posto è molto bello, volendo, per stare ancora più tranquilli, è possibile spostarsi un poco più a ovest, verso la barriera corallina.

Passiamo la notte insieme ai nostri amici di Obiwan, ci raccontiamo le ultime novità e verifichiamo insieme le ultime previsioni meteo. C’è brutto tempo in arrivo ed è previsto un giro di vento da Ovest-Sud Ovest, quindi ventone da SE. Decidiamo di spostarci l’indomani mattina e di navigare verso il Maikai Marina, poco lontano dal villaggio principale di Vaitape.

Y2K alla boa presso il Maikai Marina - Bora Bora

Il Maikai non è esattamente un marina vero e proprio, è più una specie di Yacht Service che mette a disposizione delle imbarcazioni un discreto numero di gavitelli – almeno una ventina, ma forse anche di più – al costo di 2000 XPF a notte (circa 18 Euro). C’è un ristorante con Wi-Fi e si gode di un’ottima vista del Monte Otemanu.

Maikai Marina - Bora Bora

I gavitelli sono molto buoni, ma se c'è vento forte tra Sud e Ovest Nord Ovest oppure molto forte da SE (>25kt), nonostante il poco fetch si crea un’ondina ripida parecchio fastidiosa, anche se non pericolosa, il Monte Otemanu favorisce raffiche di tipo catabatico (mai pericolose comunque) e si balla un po’.

Non è necessario prenotare un gavitello, è sufficiente agguantarne uno libero a proprio piacimento. Da quanto abbiamo potuto sperimentare e osservare, il momento ideale per trovare una boa libera è tra le 10 e le 13 del mattino.

Il Bora Bora Yacht Club – storico luogo di ritrovo per i giramondo e recentemente ristrutturato – offre, invece, un ridosso decisamente migliore in caso di vento molto forte. La sua posizione è sicuramente privilegiata per il comfort delle barche e fino a 2 o 3 anni fa rappresentava anche l’unico approdo dotato di gavitelli. Si trova quasi davanti alla pass e l’unico vento che teme è l’Ovest.

Bora Bora Yacht Club

Ce ne stiamo in compagnia di Obiwan al Maikai Marina lasciando sfogare pioggia e brutto tempo. Ne approfittiamo per visitare Il villaggio di Vaitape posto al centro dell’isola sul lato Ovest. E’ piccolo, ma carino, pulito e ordinato. Ci sono supermercati, il mercato, negozi di tutti i tipi, di souvenir, di perle, banche, il terminal dei ferry che vanno avanti e indietro dall’aeroporto – che si trova sul motu Mute e Nord dell’isola – la posta e la gendarmerie in cui è possibile effettuare le pratiche di entrata o di uscita dalla Polinesia. Bora Bora è infatti un Port of Entry ufficiale.

Scorcio della chiesa di Vaitape - Bora Bora

Quando le condizioni meteo cominciano a migliorare, contattiamo una famiglia polinesiana locale che organizza tour guidati dell’isola. Insieme e Raffaella e Giovanni, ce ne andiamo in giro per Bora Bora a bordo di una Land Rover mentre la nostra simpatica guida ci racconta la storia dell’isola e dei suoi abitanti. Visitiamo poi i luoghi dove è ancora conservato ciò che resta dai tempi della seconda guerra mondiale: le ancore delle navi militari americane, i cannoni.

Le vecchie ancore delle navi americane della seconda guerra mondiale - Bora Bora

Ci fermiamo presso la casa-laboratorio di alcuni polinesiani dove, da normali drappi di stoffa di cotone bianchi, nascono bellissimi pareo dai tipici motivi polinesiani e dagli stupefacenti colori che richiamano quelli della laguna. Tutto il processo è effettuato manualmente: il tessuto bianco viene immerso più volte nei colori prescelti a cui viene aggiunta precedentemente una minima percentuale di ammoniaca. Poi il tessuto viene disteso ben teso al sole, sopra di esso vengono adagiate delle forme che rappresentano fiori di Ibisco, sule, fregate, conchiglie, pesci, simboli tribali caratteristici come i tiki, le mante, gli squali. Quindi si aspetta che il colore si asciughi. Le forme applicate sui drappi fanno in modo che il calore del sole faccia evaporare l’ammoniaca presente nelle tinte colorate in tempi differenti ed ecco che i motivi restano impressi sul cotone in diverse tonalità. Il risultato finale è notevole.

La nascita di un pareo - Bora Bora

Nascita di un pareo - Bora Bora

L’ultima parte del nostro giro è quella che ci riserva la sorpresa più bella. Ci arrampichiamo su per la montagna e ci fermiamo in un punto panoramico, una volta era un punto dove era presente un cannone americano, dal quale è possibile ammirare una lunga parte della laguna, quasi fino all’ancoraggio di SE. E’ una bella giornata e l’aria è tersa: dalla nostra posizione, riusciamo a vedere nitidamente sia Taha’a che Raiatea. Il colpo d’occhio è incredibile e i colori sono bellissimi.

Panoramica di parte della laguna di Bora Bora

La laguna di Bora Bora

Al termine del nostro giro, prima di ritornare al Maikai Marina, ci rinfreschiamo bevendo acqua di cocco fresca dai cocchi appena colti dalla nostra guida.

Il giorno dopo ci spostiamo più a sud, attraversiamo Pofai Bay e andiamo a prenderci una boa davanti al Bloody Mary’s, un ristorante molto conosciuto e molto caratteristico. Il ristorante è parecchio frequentato dalle barche charter, appunto perché rappresenta una specie di “must”, ma nelle giornate di Lunedì e Martedì, è meno frequentato da queste ultime a causa dell’itinerario che solitamente seguono.

Il lungo pontile che porta al Bloody Mary's - Bora Bora

Il locale mette a disposizione delle barche 4 gavitelli gratuiti, c’è un lungo pontile di legno per lasciare i dinghy e dove è anche possibile ormeggiare se si ha un catamarano. Il pontile è ben tenuto e illuminato durante la sera. Il ristorante si trova dall’altra parte della strada principale, è costruito in legno e palme e il pavimento è di sabbia dappertutto.

Davanti al Bloody Mary's - Bora Bora

I prezzi non sono popolari, ma è una bella esperienza, i piatti di carne o di pesce, entrambi freschissimi, sono ottimi, l’atmosfera è rilassata e molto piacevole.

Dopo tutta questa mondanità e vista la meteo in miglioramento è il momento di visitare il luogo più bello dell’isola. L’ancoraggio di SE. Per arrivarci dal Bloody Mary’s è necessario ritornare indietro navigando verso Nord e circumnavigare Bora Bora quasi interamente in senso orario. Per i monoscafo è fondamentale seguire attentamente il canale segnalato dai fanali verdi e rossi, ad un certo punto, una volta a Est dell’isola, c’è un passaggio decisamente “strizza chiappe” in cui bisogna fare ancora più attenzione: si tratta di percorrere una “esse” in mezzo ai coralli, siamo così concentrati che la facciamo in apnea. Il canale è strettissimo – si passa in mezzo a grossi reef semi affioranti - la profondità minima è di 3,20m ed è meglio seguire i fanali, effettuando anche virate da 90°, evitando di “tagliare” la rotta altrimenti sono cavoli amari!

Una volta superato questo punto, tutto il resto è una passeggiata e il premio finale è l’incredibile baia che si apre all’estremo SE, praticamente l’angolo più a SE di Bora Bora.

La baia di Sud Est - Bora Bora

La Baia di SE - Bora Bora

Delimitata da Motu Piti A’au a Nord, Motu Taurere e Punta Faroone a Est e Sud, Monte Otemanu che incombe a Nord Ovest, questa immensa distesa di sabbia è uno dei posti più belli del mondo. Il colore dell’acqua è indescrivibile, turchese talmente turchese che le ali dei gabbiani e delle sule che planano verso la superficie lo riflettono, trasformandosi in guizzi anch'essi turchesi. Ci sono poche teste di corallo ed è possibile dare fondo praticamente dappertutto, dai 10 ai 4 metri di fondo, tenendo d’occhio però le profondità. Attenzione alla parte Sud della baia, c’è un gradino netto che delimita un basso fondale sabbioso profondo circa 1,5m. E’ visibilissimo dai colori.

Y2K a SE di Bora Bora. Otemanu sullo sfondo.

La parte a Sud dell'ancoraggio di SE - Bora Bora

I catamarani possono aggirare questo basso fondale per poi attraversarlo in un punto preciso e trovare di nuovo una zona con fondali da circa 3/4 metri, un ancoraggio spettacolare. I monoscafi NO.
La conformazione della baia e i motu che la circondano la rendono super sicura e ridossata in modo particolare dai venti da NE, E e da SE anche molto forti (noi ci siamo beccati un SE 25/28 kt) per la quasi totale assenza di fetch e per il fondale sabbioso, di quelli che “risucchia” l’ancora 

Le coordinate del nostro ancoraggio sono:
16°31,931 S; 151*42,355 W.

Ma se c’è spazio ci si può avvicinare alla costa fino a che l’ecoscandaglio riporta 3/4 metri.

Ancoraggio di SE - Bora Bora

Ancoraggio di SE - Bora Bora

Monte Otemanu sullo sfondo - Bora Bora

E’ il luogo ideale per dare fondo, fare le cozze per settimane mentre ci si dedica allo snorkeling o alle immersioni. Noi e Obiwan ci piazziamo belli precisi in attesa che un’area di alta pressione che porta un SE bello gagliardo si svampi un po'.

Ci raggiungono anche gli amici francesi Dominique e Frederic di “Cap-a-cap”, un Garcia 41 di circa 20 anni con chiglia mobile. Hanno la fortuna di potersi ancorare in un metro e mezzo di acqua, vicino ai motu

Arriva anche Willy, a bordo della sua “Nina”.

Mentre il ventazzo soffia, noi ci dilettiamo trascorrendo intere mattinate e pomeriggi circondati da innumerevoli creature marine oppure passeggiando sulla sabbia bianchissima della spiaggia o a sbafarci cenette coi fiocchi a bordo delle varie barche.
NOTA: i motu che circondano questo ancoraggio sono PRIVATI. E’ possibile stare in acqua, passeggiare sulla spiaggia, sostare sulla spiaggia, ma non è consentito spingersi all’intero o tirare in secco il dinghy (lasciarlo all’ancora è OK).

A spasso sul bagnasciuga. Ancoraggio SE - Bora Bora

Un trigone curioso - Bora Bora

Il mare è trasparentissimo, tutto il reef è vivo e dai colori sgargianti. Ci sono razze, trigoni, aquile di mare, squali, pesci tropicali. Sono curiosissimi, in modo particolare gli squali e i trigoni. In alcuni momenti della giornata, viene loro dato da mangiare da lance con a bordo turisti che possono così ammirare un gran numero di esemplari tutti in una volta.

Solitamente noi teniamo d’occhio la situazione, aspettiamo che le lance si allontanino e la ressa si calmi un pochino per recarci sul luogo con i dinghy, tuffarci in acqua e nuotare circondati da questi splendidi animali. Non hanno paura, si fanno avvicinare ed è un’esperienza notevole.

Ale accarezza un trigone di notevoli dimensioni - Bora Bora

Con gli amici di "Cap-a-cap" in attesa degli squali - Bora Bora

A volte contiamo anche 10 o 15 squali e altrettante razze, una moltitudine di pescetti colorati che sperano di recuperare qualche avanzo. Ma sono i pesci Farfalla quelli più “spavaldi”. Nuvole e nuvole di questi pesci gialli e bianchi ci si piazzano davanti all’obiettivo della videocamera a tal punto da creare un vero e proprio muro e da diventare quasi “molesti”. Impossibile vedere attraverso questa parete guizzante. Siamo immersi in un gigantesco acquario.

Un bell'esemplare di pinna nera - Bora Bora

Molti bei esemplari di pinna nera :-) - Bora Bora

I curiosi e "molesti" pesci farfalla - Bora Bora

Poi c'è la barriera corallina che si estende al di là di Punta Faroone e Taurere, dove l’acqua dell’oceano entra nella laguna attraverso canali sottomarini, aperture nel corallo e hoa. Qui l’acqua è ancora più trasparente, la corrente più forte, ed è possibile ammirare dei coralli bellissimi, naturalmente sempre sotto la supervisione dei soliti squali pinna nera che spuntano all’improvviso quando meno te l’aspetti

I coralli della barriera - Bora Bora

Fra uno squalo e l'altro - Bora Bora

Un buffissimo pesce palla - Bora Bora

Quando finalmente l’alta pressione perde un po' della sua forza e il vento comincia a calmarsi, nostro malgrado, ci vediamo costretti a lasciare l’ancoraggio per ritornare al MaiKai Marina. E’ la fine di Agosto e dopo due stagioni trascorse nel paradiso terrestre che è la Polinesia Francese è il momento di volgere ancora una volta la prua verso Ovest.

Non siamo tanto contenti di partire, lasciare la Polinesia per noi è una violenza, potremmo rimanere per tutta la vita, ma dobbiamo andare oltre, visitare altri luoghi e, in particolare, desideriamo che la nostra undicenne Y2K, dopo 2 oceani e 13mila miglia, si faccia un bel check-up completo in Nuova Zelanda, unico posto qui in Sud Pacifico in cui trovare le professionalità e la ricambistica che cerchiamo.

E così in compagnia di “Obiwan” e di “Cap-a-cap” facciamo le pratiche di uscita per lasciare ufficialmente la Polinesia Francese. Per il momento, tuttavia, l’addio definitivo (e le lacrime) è rimandato. Toccheremo ancora due isole poste quasi come ultimo avamposto polinesiano prima delle Cook. La prima è Maupiti, non lontana da Bora Bora, la seconda è un atollo remoto e incredibile di nome Maupihaa (Mopelia).

Ma dobbiamo aspettare ancora 48 ore prima di uscire dalla pass di Bora Bora e percorrere le circa 30 miglia che ci separano da Maupiti. Il ventone ha sollevato onde di 4 metri e dobbiamo aspettare che il mare si calmi prima di affrontare la pass di Maupiti. Una delle pass più pericolose mai fatte… Ma questa è un’altra storia
.

9 febbraio 2019

Isole della Società - Raiatea e Taha’a

In cantiere a Raiatea

20 miglia a Ovest di Huahine si trovano Raiatea e Taha'a. Fanno parte delle Isole Sottovento e condividono un unico grande reef esterno che le circonda entrambe e che crea così una sola grande laguna.

Numerose sono le pass di accesso, tutte grandi, profonde e facili, ben segnalate. Molte di esse, se non tutte, vengono definite sui portolani come “all weather pass”, cioè navigabili in qualsiasi condizione meteo. Ed è assolutamente vero: in un’occasione abbiamo affrontato la pass Toahotu a Est di Taha'a con onde di tre metri e un vento sui 30 nodi, sotto un incessante martellamento di groppi e rafficoni.

Raiatea, Taha'a e la loro barriera corallina

A parte la nostra strizza nell’assistere agli enormi muri di acqua abbattersi sulla barriera, una volta allineati e vicini ai due motu che delimitano il passaggio, la pass era un lago.
Le altre pass che abbiamo attraversato sono Teavapiti a Nord Est di Raiatea, Iriru a est di Raiatea e Paipai a Sud Ovest di Taha’a Iriru a est di Raiatea, quest’ultima è l’ideale per intraprendere la navigazione verso Bora Bora.

NOTA: Davanti alla pass Iriru di Raiatea si trova la baia Faaroa che si spinge molto all’interno dell’isola, è una specie di fiordo molto profondo. In fondo alla baia sfocia un fiume navigabile con il dinghy per più di un miglio. Faaroa ha profondità notevoli e dare fondo è un’impresa, ma ci sono dei gavitelli – gratuiti al tempo della nostra visita – che è possibile utilizzare per lasciare la barca in tutta sicurezza e spostarsi con il tender.

E’ un’esperienza DA FARE se se ne ha la possibilità, una visita indimenticabile letteralmente circondati dalla foresta tropicale e da fiori dai colori e dalle dimensioni incredibili. Consigliamo di portare una ceratina, è assai facile prendersi scrosci d’acqua torrenziali.

Raiatea

Le due isole “sorelle” distano circa un paio di miglia una dall’altra, Raiatea è la più grande ed è il secondo centro nevralgico della zona dopo Tahiti. A Uturoa, la cittadina principale che si trova a Nord, si trova davvero un pò di tutto e il suo aeroporto collega entrambe le isole con Tahiti e il resto dell’arcipelago.

A Raiatea ci sono due cantieri sicuri per lasciare la barca in secca per lunghi periodi (consigliati anche dalla nostra assicurazione) e “abbastanza” organizzati. Entrambi si trovano a Nord Ovest e sono praticamente uno di fianco all’altro. Il primo è Raiatea Carenage, il secondo è Chantier Naval des Iles sous le Vent (o C.N.I.) ed è quello che abbiamo scelto per alare Y2K, trascorrere in secca il periodo dei cicloni ed effettuare lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Raiatea Carenage dispone di un travel lift. C.N.I., invece, utilizza il sistema con il carrellone trainato da un trattore che già abbiamo avuto modo di provare a Curacao.

Ultimi ritocchi "manuali" e posizionamento finale sull'invaso - Raiatea

La differenza rispetto a Curacao è che qui il carrellone va in acqua con tutto l’invaso, la barca si dispone sopra l’invaso, mentre un paio di uomini controllano che tutto proceda liscio in apnea con tanto di maschera, quindi gli stessi uomini sistemano le zampe e le tacche sulla carena, bloccano il tutto e danno infine l’ok al trattore per iniziare la manovra.

Non essendoci pontili di servizio, durante le operazioni generalmente si rimane a bordo a calarsi un numero spropositato e pericoloso di ansiolitici .

Pronti per essere trainati fuori dall'acqua - Raiatea

Il trattore agisce su un robusto cavo di acciaio super demoltiplicato che molto, ma molto lentamente traina la barca fino a terra, quindi aggancia il carrellone e sposta l’imbarcazione nel posto definitivo.

Y2K sul suo bel carrellone appena fuori dall'acqua - Raiatea

Eccoci fuori - Raiatea

Anche se molte delle operazioni sono manuali e c’è un momento in cui l’angolo di pendenza è davvero “tanta roba”, non c’è un solo attimo in cui qualcosa è lasciato al caso. Tutti gli uomini sono super professionali, attenti e sanno esattamente come fare il loro lavoro.

Y2K al suo posto definitivo - Raiatea

Y2K rimane in cantiere da sola per 5 mesi mentre noi ce ne andiamo al freddo e al gelo Europeo. Al nostro ritorno, alla fine di Febbraio, Raiatea ci accoglie con giornate terse, soleggiate e calde tipo fornace.

Come dicevamo, dobbiamo eseguire alcuni lavori importanti e altri più di ordinaria amministrazione. Per quanto riguarda questi ultimi, a parte lucidare le fiancate, ravvivare l’antivegetativa Coppercoat con una bella spazzolata e sistemare alcune zone in cui vediamo una leggera delaminazione, facciamo saldare una prolunga al musone dell’ancora per alloggiare meglio la nuova Mantus in modo che rimanga bella ferma e solidale con il musone stesso. Il saldatore del cantiere è un polinesiano gigantesco che se ne va in giro con la sua tuta da lavoro conciatissima, ma sempre con un bocciolo di fiore di Tiare sull’orecchio sinistro .

Il saldatore all'opera - Raiatea

Controlliamo ancora una volta il timone e la boccola visto che avvertiamo di nuovo un leggero gioco. Siamo abbastanza sicuri che il sigillante utilizzato a Curacao l’ultima volta non ha preso bene per cui vogliamo estrarre la pala del timone e risistemare il tutto.

Qui il carrellone che ala le barche non è idraulico e, contrariamente a quello di Curacao, non c’è la possibilità di sollevare  la barca sul proprio invaso una volta a terra. Dobbiamo scavare una buca nel terreno per rimuovere il timone. Ci aiutano due operai del cantiere, in particolare il Signor Taputu, Marchesano DOC dalla forza incredibile, responsabile del cantiere e anche del servizio ufficiale di revisione Plastimo. Dopo svariati tentativi di fare un buco, tutti nulli, da parte di Max, con un paio di picconate (il terreno è corallino) nel giro di 5 minuti Taputu invece fa una buca impressionante! Naturalmente Taputu si preoccupa anche di aiutarci a sfilare il timone reggendolo quasi interamente da solo!

Taputu e Max al lavoro sul timone di Y2K - Raiatea

Ma il lavoro straordinario che più ci costa fatica e tempo consiste nell’installazione del nuovo potente dissalatore. Per completare tutto il sistema dobbiamo smontare mezza barca rendendola praticamente inagibile.

Con Y2K totalmente “smontata” da prua a poppa, i bagni del cantiere che non sono esattamente un esempio di igiene e il caldo atroce, ci rendiamo conto di non poter vivere a bordo e ci prenotiamo un bungalow sul mare presso il Sunset Beach Motel.

Sunset Beach Motel - Raiatea

Un posto incantevole, a costi accettabilissimi: veranda sulla spiaggia, una grande camera da letto, un grande soggiorno attrezzato, una buona cucina con grande frigo e un enorme bagno con una bellissima doccia. Grazie alla bassa stagione, allo sconto “barcaioli” (sì perché qui fanno lo sconto a chi ha la barca in cantiere) e un ulteriore sconto alla fine, andiamo a pagare poco meno di €50 al giorno.

Max lavora alla membrana del nuovo dissalatore - Raiatea

Al lavoro in nei gavoni con ventilatore - Raiatea

I gestori sono persone fantastiche, il servizio impeccabile. La spiaggia è appena fuori dalla veranda e alla sera assistiamo a tramonti dai colori assurdamente incredibili che ci rimettono in pace con il mondo dopo giornate di duro lavoro, smadonnamenti, parolacce da scomunica immediata, sudate epiche, graffi, contusioni e ferite di svariato genere.

Tramonto N. 1 - Raiatea

Tramonto N. 2 - Raiatea

Tramonto N. 3 - Raiatea

Per pranzo ce ne andiamo solitamente allo Snack Bar “Mimosa”, 5 minuti a piedi dal cantiere, in direzione Uturoa. Il piccolo ristorantino a conduzione familiare ha come clienti prevalentemente, se non quasi esclusivamente, i proprietari o gli equipaggi delle barche in cantiere. Offre specialità polinesiane, pesce fresco alla griglia o a spiedini (tonno o mahi-mahi a seconda di cosa ha preso il pescatore la notte precedente ), pollo, poisson cru, qualche piatto cinese – verdura saltata con pesce o pollo – gelato (ma non sempre), patatine fritte a manetta, birra e bibite. Le porzioni sono davvero, ma davvero notevoli, i prezzi molto buoni, esempio: un piatto di tonno alla griglia+patatine+birra circa 1200 Franchi Polinesiani (più o meno €12). La famiglia che gestisce il ristorante è fantastica, sempre tutti sorridenti, felici, accoglienti. Quando siamo partiti per le Tuamotu sono scattate le lacrime.

Snack bar "Mimosa" - Raiatea

Sia i due cantieri che il nostro hotel hanno tuttavia una piccola pecca: sono distanti dal paese di Uturoa di circa 7 chilometri e nelle vicinanze non ci sono né supermercati, né altro. Con un po' di buona volontà si potrebbero anche fare quei 7 chilometri a piedi, ma in tutta onestà, siamo già abbastanza distrutti per i fatti nostri, così quando dobbiamo fare un pochino di spesa o prelevare contanti, chiamiamo un taxi, l’amico Giovanni, Polinesiano DOC, mooolto più economico che noleggiare un auto il cui costo, anche per un solo giorno, è esorbitante. Cosi per 1.500 franchi (meno di 15 euro) andiamo avanti ed indietro per il paese, compresa la spesa che carichiamo in macchina.

La chiesa di Uturoa - Raiatea

Uturoa è una cittadina piccola, ma offre una buona ricettività turistica. Ci sono tre supermercati che si possano definire tali, poi una serie di altri negozi gestiti da cinesi. Ristoranti, bar, caffetterie, banche, pensioni, hotel etc.

Quando ci spostiamo ad Uturoa per la spesa o per acquistare qualche ricambio, ci concediamo anche il lusso di un buon “cafè au lait” con “pain au chocolat” alla patisserie Bon Apetahi, situata sulla darsena principale del paese con una notevole vista sulla laguna e sull’isola di Tahaa.

Cafè au lait e pain au chocolat a Uturoa - Raiatea

A poca distanza dal paese c’è un primo marina “Marina de Uturoa” che però sembra essere ad uso quasi esclusivo di Dream Yacht Charter, una delle tre famose società di charter mondiali con sede a Raiatea.
A qualche chilometro da Uturoa e vicino all’aeroporto c’è il Marina di Apooiti, non molto grande, ma ben organizzato e molto ben riparato. Qui fanno base gli altri due giganti del charter, The Moorings e Sunsail, ma un posto all’interno si trova senza troppi problemi. In alternativa, è possibile sostare alla boa poco fuori al marina stesso. I costi sono accettabili. Noi ci siamo fermati per qualche giorno ad un gavitello e abbiamo pagato circa € 28 a notte.

Marina di Apooiti - Raiatea

Eccoci al Marina di Apooiti. Y2K alla boa sullo sfondo - Raiatea

Una volta terminati i lavori straordinari e pesanti, arriva il momento di ritornare finalmente in acqua. E’ un momento che attendiamo con trepidazione. Il cantiere C.N.I. ha anche una piccola darsena, un mini-marina, nel quale i clienti possono sostare durante le fasi precedenti e successive all'alaggio della barca. Una volta ritornati a galleggiare, dedichiamo due giorni a pulire Y2K e a renderla nuovamente vivibile così da poter lasciare il bungalow dell’hotel e trasferirci definitivamente a bordo.

Ritornati in acqua, iniziano le grandi pulizie - Raiatea

Poi ci dedichiamo a completare la “TO DO LIST” dei piccoli lavoretti ancora pendenti come, ad esempio, l’installazione sull’albero della nuova rotaia Antal per i nuovi carrelli – sempre Antal -  per la nostra randa steccata. Un controllo guarnizioni e olio al gruppo elettrogeno, installazione del nuovo bimini e sue varie prolunghe, la revisione della zattera Plastimo.

Quando finiamo tutto, Y2K è a posto e lasciamo Raiatea, dobbiamo rilassarci prima di iniziare seriamente la stagione. Ce ne andiamo quindi a Taha’a per trascorrere qualche giorno sereni, immersi nel silenzio delle sue baie e nel profumo dei suoi fiori.

L'isola di Taha'a

Pass Toahotu a est di Taha'a

Taha’a – chiamata anche l’Isola della Vaniglia per le sue grandi e rinomate piantagioni - è più bella e più tranquilla rispetto alla sorella maggiore. Ci sono numerosi ancoraggi lungo la sua barriera corallina esterna, in modo particolare, appena entrati dalla pass Toahotu sulla destra, protetti dal motu Mahaea. Sconsigliamo questo ancoraggio in caso di mare molto formato in Oceano. La vicinanza con la pass crea una discreta risacca e si balla parecchio.

Verso Taha'a

La pass Toahotu a Est di Taha'a

Nella zona Nord e Nord Ovest di Taha’a ci sono altri splendidi ancoraggi a ridosso della barriera corallina e nelle vicinanze dei Motu Tautau e Tehotu. Il reef e i coral garden di questa zona sono fra i più belli dell’isola.

In caso di aliseo dominante debole o brezze da Ovest-Nord Ovest, è possibile dare fondo nella zona Est di Taha’a, protetti solamente dalla barriera e da qualche piccolo motu. Tutti questi ancoraggi sono molto belli, fondo di sabbia senza alcun pericolo. Le profondità sono molto buone, un monoscafo può ancorare in 6-8 metri, mentre un catamarano ha la possibilità di raggiungere la zona meno profonda, più vicina al reef.

Gli ancoraggi più all’interno dell’isola sono bellissimi dal punto di vista paesaggistico e le baie si spingono molto all’interno di Taha’a. I fondali sono tutti molto profondi, ma ci sono dei gavitelli che è possibile utilizzare gratuitamente.

La baia Toerauroa - Taha'a

Il primo ancoraggio che consigliamo è nella Baia Toerauroa, a sud di Taha’a. Oltre ad essere un luogo di pace assoluta e di incredibile bellezza, è uno degli ancoraggi più ridossati e protetti dai venti predominanti in cui siamo mai stati. Punta Toamaro, il suo reef e le sue colline bloccano completamente vento e fetch a livelli difficili da immaginare. Per quanto riguarda la nostra esperienza, siamo arrivati nella baia con un ventone sui 35 Kt e rafficoni anche sulla quarantina. Una volta doppiata la punta e raggiunto il campo boe è sparito tutto, davvero tutto. Qualche refolo sui 12-15kt, poi la pace.

La Baia di Toerauroa  - Tahaa

Le boe si trovano appena subito doppiato il capo e sono gestite dalla Ferme Perliere Champon (il nome è chiaramente visibile sui galleggianti gialli appesi ai penzoli delle boe). In caso di brutto tempo, è possibile rimanere ad una boa per il tempo necessario senza fare nulla. In tutti gli altri casi, in modo particolare in alta stagione, la permanenza gratuita è subordinata ad una visita all'azienda perlifera che vi consigliamo di fare perché è una bella esperienza, e non si paga assolutamente nulla (a meno che non vogliate acquistare le perle ovviamente ).

La qualità delle perle di quest’azienda è certamente molto elevata, colore e forma sono specifici di Taha’a e introvabili in altri esemplari creati da ostriche allevate in altre zone della Polinesia. I prezzi di queste perle sono generalmente superiori alla media.

Il campo boe della ferme perliere Champon - Taha'a

Ancoraggio nella baia di Toerauroa - Taha'a

Le profondità in tutta la baia sono notevoli e dare fondo senza approfittare dei gavitelli va dal difficile all'impossibile. Tuttavia se si arriva alla mattina dopo le 11, è davvero raro non trovare una boa libera, anche in alta stagione.

Davanti al campo boe una volta sorgeva lo Yacht Club Taravanà, adesso purtroppo abbandonato. In qualche modo è stato sostituito con un barettino/ristorante con alcuni tavoli sulla spiaggia dove è anche possibile cenare e assistere a serate a tema con danze e canti polinesiani. I costi sono piuttosto elevati, chiedono circa 75 Euro a testa. Una birra o una coca sulla spiaggia però sono d’obbligo e la vista è impagabile.

Barettino sulla spiaggia - Taha'a

Il barettino ha anche un dinghy dock dove è possibile legare il tender e lasciarlo non solo per bere qualcosa a terra, ma anche per fare una passeggiata lungo la strada poco più avanti, fare immersioni o snorkeling lì accanto e per recarsi alla Ferme Perliere Champon che si affaccia sul lato sopravvento di Punta Toamaro, a 10 minuti a piedi dall’ancoraggio.

Anemone e Pesce Clown - Taha'a

Il reef proprio di fronte alla costa, dove c’è il bar, è un buon punto per fare una bella notata e un po’ di snorkeling. La parete di corallo scende rapidamente ed è piena di anemoni, ciascuno con i propri timidi “inquilini”, uno o più pesci clown.

Il dinghy dock - Taha'a

A passeggio lungo la strada principale - Taha'a

Parecchie case si affacciano sulla strada principale che costeggia tutta l’isola. Sono costruzioni ad un piano, alcune proprio piccoline, con ampi giardini ben curati ed in ordine delimitati da palme, fiori e piante dai colori sgargianti e con cespugli di Tiare o alberi di Frangipani a farla da padroni. Ci sono galli e galline che razzolano di qua e di là, ogni famiglia possiede uno o più cani. Passiamo davanti a molte abitazioni, tutti ci sorridono, tutti ci salutano.

Proseguiamo verso Est, poi verso Nord. Un anziano polinesiano sistema la sua rete accanto ad una spiaggetta, poco più avanti da una casa sentiamo l’inconfondibile melodia di un ukulele e dei canti. Qui è cosi, nonostante i charter, nonostante il turismo più diffuso, nonostante i resort e gli hotel.

A passeggio per Taha'a, sullo sfondo Raiatea

Due cani ci prendono in “simpatia” e ci accompagnano per un lungo tratto di strada fino a quando all’unisono decidono di essere ormai troppo lontani dalla loro zona e tornano indietro dai rispettivi umani, non prima di aver fatto un tuffetto nelle acque della laguna.

Una delle tante abitazioni lungo la strada - Taha'a

Di tanto in tanto ci imbattiamo in costruzioni di pietra scura squadrate, sormontate da altre lunghe pietre scure. Sembrano altari votivi, scopriamo poi che si tratta di tombe. Scopriamo anche che i defunti generalmente vengono seppelliti non lontano dalle case in cui sono vissuti con la propria famiglia, rivolti verso il mare. Questa pratica la ritroveremo un po’ in tutta la Polinesia, incluse le isole del Regno di Tonga.

Le tombe dei polinesiani - Taha'a

Un altro ancoraggio da visitare si trova verso il lato di Sud Ovest di Taha’a, di fronte alla pass Paipai e si tratta della Baia di Hurepiti. Hurepiti è una baia molto profonda, anche questa più simile ad un fiordo e dato che pure in questo caso le profondità sono notevoli, è possibile usufruire di gavitelli.
Da Hurepiti si puo’ visitare la famosa piantagione di vaniglia di Taha’a. A quanto pare quasi l’80% della vaniglia di tutta la Polinesia Francese proviene da Taha’a. La piantagione è gestita da una famiglia che organizza una visita guidata molto speciale che dura quasi una giornata: il numero di visitatori per tour è limitato, le guide non sono altro che i membri della famiglia, ci si muove con la jeep all’interno della vegetazione lussureggiante dell’isola e la famiglia prepara anche il pranzo per i propri ospiti. Un’esperienza da fare.

La baia di Hurepiti e la pass Paipai - Taha'a

Infine vi raccontiamo della pass Paipai. E’ una pass solitamente tranquilla, ampia, profonda che si estende disassata rispetto alla barriera, con una direzione Nord-Sud. Come tutte le altre pass e canali delle Isole della Società è molto ben segnalata. Paipai è la pass ideale per le rotte da/verso Ovest, Nord Nord Ovest, in particolare per navigare in direzione di Bora Bora.

Dicevamo che solitamente Paipai non presenta pericoli, lo specchio di oceano davanti ad essa è ben protetto dai venti predominanti sia da Taha’a che da tutta l’isola di Raiatea con relativo reef. In casi come questi è difficile accorgersi di aver lasciato una laguna ed essere in oceano aperto.
Tuttavia è importante prestare attenzione in caso di forti venti da Sud e da Sud Ovest perché le onde dell’oceano, non trovando nulla che le fermi, montano parecchio mano a mano che si avvicinano alle coste e possono creare marosi e frangenti pericolosi.

Verso la pass di Paipai - Taha'a

NOTA IMPORTANTE: se si proviene DA NORD, ad esempio, si ritorna a Taha’a da Bora Bora, e si desidera entrare nella laguna dalla pass di Paipai, è fondamentale individuare precisamente la posizione del fanale ROSSO che deve essere lasciato a sinistra abbondantemente. I due fanali verdi guidano poi verso l’allineamento corretto. Ricordiamo che la pass è disassata rispetto alla costa ed è facile farsi trarre in inganno, specialmente in caso di brutto tempo e mare grosso da S-SW.

MAI sfiorare i fanali in quanto non sempre sono posizionati proprio sui punti estremi del reef, ma in taluni casi sono all'interno.