8 maggio 2019

Il futuro prossimo e meno prossimo

Mete stagione 2019-2020
Eccoci a raccontarvi i nostri progetti per la nuova stagione 2019 e a riassumervi brevemente quelli che sarebbero i programmi dal 2020 in poi. Usiamo il condizionale perché sapete meglio di noi che andando per mare non esiste niente di “certo” o immutabile. Molte sono le variabili che portano a prendere una decisione piuttosto che un’altra.

Non appena finiremo i lavori dell’ultimo momento – come ad esempio cambiare alcune sartie, le diagonali e le alte – saremo pronti per lasciare la Nuova Zelanda per latitudini decisamente più calde. Da queste parti, o qui “Downunder” come amano definirsi i Kiwi, l’estate ha lasciato il passo all’autunno e con l’arrivo di quest’ultimo le temperature si sono abbassate quel tanto da diventare “fastidiose” per chi, come noi, è abituato ai tropici.

Le escursioni termiche fra mattino presto, giorno e sera/notte sono piuttosto marcate: dai 9° alle 8 del mattino, si passa ai 20°/22° durante le ore più calde, per poi piombare a 13°. Se c’è una bassa pressione con i suoi bravi venti da N, NW arriviamo anche a 24°, appena torna il “bel tempo” e le brezze da ESE, buum, giù in picchiata. Insomma, avete capito, è tempo di migrare ai tropici.

Ma torniamo a bomba. Il 2019 ci vedrà navigare dal nord della Nuova Zelanda in direzione Vanuatu, quindi visiteremo la Nuova Caledonia per poi, circa a metà Novembre, fare ritorno di nuovo nella terra dei Kiwi per trascorrervi il prossimo periodo dei cicloni.

L’immagine che segue mostra la rotta che seguiremo – linea nera. Dalla Nuova Zelanda punteremo sulle Vanuatu dove ci fermeremo un paio di mesetti, poi ci sposteremo in Nuova Caledonia dove pensiamo di rimanere fino alla fine della stagione.

La rotta 2019

Le Vanuatu

La Nuova Caledonia

La rotta è S-NNW ed è sempre influenzata dalle condizioni meteo “particolari” di questa zona del Sud Pacifico. In QUESTO post, spieghiamo in dettaglio quali sono queste condizioni. Per riassumere brevemente, dobbiamo “infilarci” fra un sistema di bassa pressione ed un altro che da queste parti si formano sul Mar di Tasmania, che ogni 10-12 giorni circa attraversano l’area e che provocano la rotazione del vento da Nord/Nord Ovest. Solitamente fra un sistema e l’altro si instaura l’alta pressione, che nel sud dell’emisfero gira in senso antiorario. Appena il centro di alta pressione lascia la Nuova Zelanda, il vento un poco più debole comincia a ruotare da Sud a Sud-Est ed è il momento di partire… a meno che la nuova bassa pressione subito dietro non sia troppo vicina e quindi renderebbe tutto molto instabile.

Predict Wind e la rotta verso le Vanuatu

Molto facile a dirsi, un po' meno a farsi perché non tutte le “alte pressioni” sono “giuste” per una buona navigazione.

Dallo scorso anno usiamo con grande soddisfazione Predict Wind, un  sistema completo per le previsioni meteo. Ciò che lo rende diverso da altri è la possibilità di comparazione fra diversi sistemi di previsione fra cui GFS e ECMWF. In aggiunta a questi ultimi Predict Wind ha sviluppato dei suoi personali sistemi di previsione con risoluzioni a 1 ed 8 km (molto alta) chiamati PWG e PWE che utilizzano come base di partenza i già sopracitati GFS e ECMWF. Alla fine quindi si hanno a disposizione 4 sistemi di previsione diversi che possono essere comparati fra loro molto velocemente.
E’ naturale trovarli spesso in disaccordo, ma è anche facile trovarli d’accordo fra loro ed in questo caso si ha la quasi sicurezza di una previsione molto attendibile. Nella versione ‘Standard’ Predict Wind mette anche a disposizione la funzione di ‘Weather Routing’ ovvero traccia sul video le rotte in base alle previsioni in quel momento a sua disposizione interpolate con le caratteristiche di velocità della barca che noi abbiamo fornito attraverso quei dati che vengono chiamati polari, ovvero la velocità della barca in base all’angolo con il vento espresso in diverse intensità.

E’ ovvio che non sarà preciso, ma ci può dare un’idea sufficientemente attendibile di cosa ci aspetterà durante la navigazione, facendoci scegliere la migliore partenza, magari non soltanto in base al vento il giorno della partenza ma anche al vento che troveremo durante il tragitto.

E dopo il 2019? Dopo il 2019 passiamo al condizionale . Vorremmo restare in questa zona del Sud Pacifico per qualche anno, tenerci la Nuova Zelanda come base da cui navigare verso i tropici e poi ritornare là dove abbiamo lasciato il nostro cuore.
  • 2020 – Fiji ---> NZ e 36°America’s Cup!!!
  • 2021 – Fiji (II° stagione) ---> NZ
  • 2022
    • OPZIONE 1 - Salomon.
    • OPZIONE 2 – Tuvalu e Tokelau.
    • OPZIONE 3 – Kiribati.
    • OPZIONE 4 – Ritorno in Polinesia Francese via Rapa (arcipelago delle Australi) e arcipelago delle Gambier.
Le Opzioni 2 e 3 hanno un’incognita: dove passare la stagione dei cicloni perché la Nuova Zelanda comincia a diventare “scomoda”. Ma è un’incognita che affronteremo a tempo debito, da qui al 2022 potremmo stravolgere completamente i nostri programmi. Chi può dirlo?

Potrete seguirci come per gli anni passati attraverso YouPosition oppure la nostra pagina Facebook, che saranno costantemente aggiornati anche in assenza di rete internet tramite la radio SSB oppure il telefono satellitare.
Come sempre se vorrete scriverci, telefonarci o mandarci messaggi a noi farà solo che piacere. Andate a dare un’occhiata alla pagina dei contatti per sapere come fare.
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29 aprile 2019

Regno di Tonga – Ha’apai

L'incredibile piccolo istmo fra Uonukuhahaki e Uonukuhihifo - Ha'apai

65 miglia a sud di Vava’u c’è l’arcipelago delle Ha’apai. Si tratta di un gruppo di isolotti e motu che dal punto di vista morfologico ricordano vagamente gli atolli delle Tuamotu, ma non sono atolli.

Ci sono alcune pass, teste di corallo, reef, palme, spiagge bianche e pochissimi villaggi. Quasi tutte le isole si trovano sul lato Est e ancoraggi e ridossi sono perfetti quando soffia l’aliseo stabile da E, ESE, ENE. E’ possibile trovare riparo anche per venti da Nord o da Sud se questi non sono troppo gagliardi. Con SSW, NNW, NW, SW e W, a meno di brezzoline leggere, non c’è alcun riparo vero e proprio.

Carta delle Ha'apai - Regno di Tonga

Le Ha’apai sorgono su una zona vulcanica molto attiva, talmente attiva che ogni tanto sorgono dagli abissi nuove terre, come successe nel 2015 quando una sonda NASA registrò la presenza di una nuova isola in mezzo a due isolotti già esistenti, spuntata dal nulla dopo l’eruzione di un vulcano sottomarino, là dove c’era il mare mesi prima. L’isola appena nata – che noi abbiamo visto da lontano – e che gli esperti pensavano potesse scomparire molto presto (cosa abbastanza normale in aree come queste) invece resiste e adesso è stata battezzata temporaneamente Hunga Tonga-Hunga Ha’apai. A quanto pare la prima spedizione a mettervi piede ha trovato già vita vegetale e animale. Per quanto tempo ancora rimarrà in superficie Hunga Tonga-Hunga Ha’apai? Resterà lì per sempre? Nessuno può affermarlo con certezza.

Le Ha'apai dal satellite - Regno di Tonga

Il villaggio-capitale dell’arcipelago è Pangai, situato più o meno centralmente, a sud dell’isolotto di nome Koulo (eggià ‘naltro ).

Il 24 Novembre all’alba lasciamo Port Maurelle alle Vava’u e facciamo rotta verso l’arcipelago. Prima di girare liberamente dobbiamo recarci a Pangai per effettuare le pratiche di “domestic clearance”, ma sappiamo che arriveremmo praticamente con le ultime luci del giorno e non ce la sentiamo di infilarci nella baia di Pangai, che non conosciamo, con il buio.

Volgiamo quindi la prua verso un ancoraggio abbastanza tranquillo, a detta delle carte e dei portolani, che si trova a Nord, davanti all’isolotto di Nukunamo, fra Haano, Fakakai e Faleloa. Facile da raggiungere e senza pericoli evidenti giusto per trascorrere la notte prima di spostarci al villaggio.
Siamo gli unici a lasciare Neiafu, quasi tutti i nostri amici, fatta eccezione per “Peregrin” di Michelle e Joe, sono in navigazione verso la Nuova Zelanda oppure l’hanno già raggiunta, altri sono alle Fiji.

La navigazione è tranquilla, a motore, non c’è vento e le previsioni ci danno un leggero ENE-NE per i giorni successivi. In avvicinamento alla prima isola delle Ha’apai, Haano, avvistiamo una megattera con il suo piccolo che però si allontana subito non appena sente il rumore del nostro motore.

Alle 16:30 siamo ancorati davanti all’isolotto Nukunamo. Abbiamo fatto zig-zag fra due grosse teste di corallo perfettamente visibili anche con il sole al tramonto. Il posto è molto bello, tranquillo, fondale di sabbia 7-8 metri e libero da pericoli. L’unico aspetto negativo è dato dal leggero rollio causato dall’onda di risacca che comunque aggira l’isola vista la brezza che nel frattempo ha ruotato decisamente a NE.

Le coordinate sono: 19°42,774 S; 174°16,971 W.

Dormiamo comunque benissimo e il mattino successivo, dopo colazione, ci muoviamo per raggiungere Pangai.

L'ancoraggio di Pangai - Ha'apai

Scopriamo che l’ingresso alla baia di Pangai – circondata da un ampio reef a Ovest - è perfettamente segnalato da fanali verdi e rossi. Si accede all’ancoraggio seguendo due percorsi: il primo, quello che seguono anche le navi merci, meglio segnalato, più ampio e profondo, si trova a Sud. Il secondo è invece più a Nord, non è indicato benissimo – anche se esiste una specie di lanterna verde – e i fondali sono molto più bassi. Noi andiamo sul sicuro e scegliamo la via più affidabile anche se è la meno breve.

Una volta superata la zona dei reef e dei bassi fondali, ci si trova su una vasta area sabbiosa con poche piccole teste di corallo. Qui si può dare fondo un po' ovunque avendo l’accortezza di non impegnare l’ingresso della darsena commerciale del villaggio dove, appunto, entrano le navi e gli aliscafi provenienti da Neiafu o Nuku’alofa. Una grossa meda di cemento indica l’entrata della darsena, è buona cosa dare fondo lasciandola ampiamente a Sud.
Noi ci ancoriamo davanti ad una bella e lunga spiaggia, nella parte sinistra della baia, in 5 metri di acqua.
La piccola darsena commerciale di Pangai - Ha'apai

Uffici della polizia e della dogana di Pangai - Ha'apai

Le coordinate sono: 19°47,865 S; 174°21,180 W.

Siamo l’unica barca e nonostante siamo davanti ad un villaggio c’è silenzio e tranquillità. Saltiamo a bordo del nostro dinghy per recarci in dogana. Lasciamo il gommoncino legato ad una bitta della darsena commerciale e ci mettiamo alla ricerca degli uffici.

Il villaggio è ordinato e pulito, un aspetto che ci colpisce perché Neiafu – molto più grande e “importante” rispetto a Pangai – non è esattamente il top da questo punto di vista

Ci incamminiamo lungo l’unica strada asfaltata, passiamo la chiesa, la scuola, l’imponente impianto per le comunicazioni via satellite, telefoniche e internet.

La chiesa di Pangai - Ha'apai

La scuola di Pangai - Ha'apai

Impianto per le comunicazioni satellitari di Pangai - Ha'apai

Non riusciamo a trovare la dogana, fa un caldo atroce e decidiamo di chiedere ad uno dei locali. Qui sono tutti sorridenti e cordiali, l’uomo che avviciniamo ci da le indicazioni non prima di averci spiegato tutta la storia dell’ufficio doganale e di come sia stato trasferito da poco nella nuova sede, “ecco perché non lo trovate"!”, ci dice.

Seguendo le raccomandazioni del nostro amico tongano, finalmente eccoci davanti ai tanto agognati uffici doganali. L’ufficiale è super cordiale e in 5 minuti concludiamo le pratiche burocratiche che qui sono veramente all’insegna del relax. Proprio da quest’anno 2018, inoltre, Pangai è ufficialmente diventata un “port of entry”, è quindi possibile effettuare anche l’entrata e/o l’uscita dal Regno di Tonga senza tutte quelle complicazioni assurde (tipo accostare obbligatoriamente con la barca alla banchina commerciale) di Neiafu. Ottima notizia per quando dovremmo lasciare l’arcipelago in direzione Nuova Zelanda.

Ricostruzione dopo il ciclone IAN - Ha'apai

Sulla via del ritorno, notiamo un cartello che indica i lavori di ricostruzione di un sito dopo il passaggio del ciclone IAN. Questa zona, insieme alle Fiji, è particolarmente soggetta a questi fenomeni, ma questo ciclone si è abbattuto direttamente sulle Ha’apai come categoria 5 (scala australiana) devastando tutto dopo aver schivato le Vava’u. Il governo della Nuova Zelanda ha stanziato diversi milioni di dollari per aiutare le Ha’apai a risorgere dopo che il 90% delle case sono state spazzate via.

Un graziosissimo bar ristorante di Pangai - Ha'apai

Ci imbattiamo in un bar ristorante molto carino. E’ deserto. Già sono solitamente molto poche le imbarcazioni o i turisti che visitano questo arcipelago durante la “bella” stagione – che in questa zona va da Maggio a Novembre – ormai siamo quasi all’inizio del periodo dei cicloni e noi rappresentiamo una rarità.

Celebrazioni per il compleanno del re di Tonga - Ha'apai

Raggiunto il nostro dinghy che fluttua placido nelle acque della darsena, ce ne torniamo a bordo e ci prepariamo per spostarci al nostro primo ancoraggio. C’è una bellissima baia a sud ovest, a circa 5,6 miglia da Pangai, protetta dall’isola di Uoleva a Est e da un esteso reef, Hakau Kito, a Ovest e Nord Ovest.

Bisogna prestare attenzione alla parte più a nord dell’ancoraggio. C’è un’enorme testa di corallo, non pericolosa per la navigazione, ma una gran seccatura per catena e ancora. Meglio starne alla larga. Noi diamo fondo in circa 9 metri di acqua, su una bella e ampia zona sabbiosa.

Le coordinate sono: 19°50,944 S; 174°24,883 W.

Rolliamo leggermente in quanto la debole brezza è adesso un NNE, ma il posto è molto bello. L’isola di Uoleva ospita un resort piuttosto rinomato e un centro immersioni. Tuttavia non ci sono problemi per le barche, è possibile atterrare con il dinghy, stare sulla spiaggia o andare al bar per un drink. Siamo sempre l’unica barca.

Il giorno dopo, viste le previsioni con brezze da NE, ci spostiamo verso sud alla volta di un ancoraggio ben più protetto e ridossato davanti all’isola di Tatafa. Per arrivarci dobbiamo attraversare una pass posta fra l’estremità Ovest di Tatafa stessa e l’isolotto di Sand Cay.

La pass di Tatafa - Ha'apai

La pass è segnalata bene con due fanali verde e rosso e dopo la lunga esperienza alle Tuamotu non rappresenta davvero un problema. E’ tuttavia sempre una pass con la sua brava corrente e le sue piccole insidie e come tale da non sottovalutare mai.

Non appena superiamo la pass, siamo subito ridossati dall’ampio reef di Sand Cay e dirigiamo verso la nostra destinazione che si trova a Est. Ci avviciniamo all’isola di Tatafa e troviamo un ancoraggio spettacolare protetto da N, NNE, NE, E e anche un pochino da NW se non è troppo fresco. Diamo fondo in 8 metri di acqua trasparente su sabbia in un posto pazzesco che ricorda davvero gli atolli della Polinesia.

Ancorati davanti all'isola di Tatafa - Ha'apai

Tatafa ha una spiaggia bellissima che termina in una lunga lingua di sabbia semi-sommersa e che risulta invisibile durante l’alta marea. Un grandissimo hoa (ricordiamo che gli hoa sono aperture nella barriera corallina, come piccoli fiumi o torrenti, in cui l’oceano riesce a infilarsi e a sbucare nella laguna) si apre fra Tatafa e Uiha a Est-Sudest dove c’è l’omonimo piccolo villaggio. Davanti e dietro di noi si estende la barriera corallina, non c’è risacca e non si rolla.

Ancoraggio di Tatafa - Ha'apai

I nostri portolani indicano che qui c’è anche un bellissimo coral garden che si estende lungo la costa di Tatafa, poco prima della spiaggia. La giornata è bellissima, decidiamo di immergerci subito e rimandare le esplorazioni a terra al giorno successivo.

Raggiungiamo una zona sabbiosa accanto all’isolotto, ancoriamo il gommone e ci tuffiamo. Una volta in acqua, rimaniamo davvero sorpresi. Non ci aspettavamo niente del genere! Corallo vivo dappertutto, colori incredibili, miriadi di pesci, vita dappertutto. Effettivamente uno dei coral garden più belli che abbiamo mai visitato, secondo solamente alle pass di Rangiroa e Fakarava alle Tuamotu.

I coralli di Tatafa - Ha'apai

I coralli di Tatafa - Ha'apai

I curiosi pesci Farfalla sono dappertutto e in tutte le loro diverse colorazioni e specie. I pesci Angelo sono più schivi, ma qui ne è pieno. Cernie dalle dimensioni inquietanti fanno capolino dagli anfratti più profondi e incontriamo anche un piccolo pesce scatola giallo (yellow boxfish) che ci osserva spaventatissimo dalla sua tana.

Il piccolo pesce scatola giallo - Ha'apai

Il coral garden di Tatafa - Ha'apai

I coralli si estendono su un’area molto vasta e senza rendercene conto passiamo ore in acqua a guardare in ogni anfratto, ogni testa di corallo stracolma di pesci colorati, ricci dagli aculei lunghissimi, conchiglie, gamberetti. Quando torniamo in barca sono le 3 del pomeriggio e la pelle delle nostre dita è raggrinzita e insensibile per il tempo trascorso a mollo.

Pesci clown fanno capolino fra i coralli e le anemoni - Ha'apai

Un grosso pesce scatola - Ha'apai

Corallo affollato - Ha'apai

Siamo esausti e trascorriamo il resto della giornata a farci ricrescere le impronte digitali .

L’indomani è un’altra giornata bellissima. Siamo sempre da soli. Vento leggero in rotazione da Est, non una nuvola in cielo e ce ne andiamo ad esplorare la spiaggia di Tatafa e il reef che si trova sulla costa opposta, esposto ai venti predominanti.

La spiaggia di Tatafa - Ha'apai

La spiaggia di Tatafa - Ha'apai

Consultiamo le previsioni per i prossimi due giorni. La brezza è in ulteriore rotazione, questa volta da Sud per poi riportarsi a Est, quindi a NE. Ne approfittiamo per dirigerci verso un altro ancoraggio incredibile, ben protetto dai venti meridionali.

Navighiamo in direzione SW in acque libere da pericoli e profonde mediamente sui 20-30 metri. Diamo fondo in 5 mt davanti ad un incredibile piccolo istmo che unisce le due isole dal nome difficilissimo di Uonukuhahaki e Uonukuhihifo, una baietta circondata da coralli e da un bellissimo reef nella parte Ovest e Nord-ovest. Un bell’ancoraggio su sabbia in circa 7 metri.

Le coordinate sono: 19°57,974 S; 174°29,634 W.

Il vento da Sud è leggerissimo e non riesce a vincere sulla corrente che, a seconda della marea, aggira Uonukuhihifo, e scorre in mezzo alla barriera. La prua di Y2K tende quindi ad orientarsi in base allo scorrere delle maree a Est o a Ovest con qualche puntatina a Nord

Ancoraggio di Uonukuhihifo - Ha'apai

Ce ne andiamo a terra, spiaggiamo il dinghy e visitiamo i due isolotti. L’istmo è incredibile, a Sud c’è solamente un grande reef semisommerso a protezione della spiaggia, poi l’Oceano aperto. Oggi il mare è calmo e solamente una placida onda lunga bagna la costa esposta.
La spiaggia è piena di gusci di conchiglie portate dalle onde, le due isole sono ricoperte di palme stracariche di cocchi. Molto, molto bello.

Calma piatta - Ha'apai

La mattina presto il vento proprio scompare e ci svegliamo ritrovandoci a fluttuare su una superficie completamente immobile, totalmente trasparente, immobili. Uno spettacolo surreale. Nessun’altra barca in giro. Ci facciamo un paio di belle nuotate prima di spostarci ancora una volta a Nord. Il vento è variabile e per la sera si rimetterà a ENE intensificandosi un pochino fino a 12kt (wow ! ).

Tuttavia è previsto l’arrivo di una trough molto debole (una trough è un’area allungata di relativa bassa pressione, spesso associata al passaggio di un fronte) che porterà una rotazione del vento da Nord e un po' di pioggia. Il fronte vero e proprio arriverà fra qualche giorno e purtroppo le carte meteo e i grib confermano il classico giro di vento con il solito rinforzo da Nord Ovest, Ovest (anche fino a 25kt) e Sud Ovest. Dobbiamo, nostro malgrado, lasciare le Ha’apai e tornare a Neiafu per ridossarci.

Nel frattempo ce ne andiamo davanti all’isola di Uiha e diamo fondo davanti al villaggio. Un ottimo ancoraggio anche questo, fondo di sabbia sui 6 metri, ben protetto.

Le coordinate sono: 19°53,411 S; 174°24,813 W.

Trascorriamo un paio di giorni a Uiha – sempre assolutamente da soli - con vento in continua rotazione da Nord a Nord Ovest, ogni tanto ci becchiamo qualche groppo e e qualche piovasco. Stiamo comunque bene, l’intensità del vento non è mai tale da impensierirci.

Poi la trough se ne va e torna il sole e con il sole ritorna l’aliseo da Est. L’arrivo del fronte è purtroppo confermato e non ci rimane altro che tornare a Pangai, fare l’uscita “domestica” dalle Ha’apai e ripercorrere a ritroso le 65 miglia che ci separano da Neiafu.

La veleggiata verso le Vava’u è memorabile, 18kt da Est al traverso, Y2K veloce come un razzo, specialmente quando lasciamo il ridosso dell’ultima isola. Alle 18:30 siamo già alla “nostra” solita boa di Neiafu ad attendere che il brutto tempo passi.

E’ il 5 Dicembre 2018, siamo entrati nella stagione dei cicloni ormai. E’ giunto il momento di scrutare la meteo giorno dopo giorno, aspettare la finestra giusta e organizzare la nostra nuova avventura: la discesa verso sud, verso la Nuova Zelanda con una fermata intermedia a Minerva Reef.
Ma questa avventura la conoscete già (QUI).
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