5 aprile 2019

Niue

Una delle tante grotte di Niue

135 miglia a Nord Ovest di Beveridge Reef si erge dall’oceano lo stato-isola più piccolo del mondo. Si tratta di Niue, stato indipendente che mantiene una condizione di libera associazione con la Nuova Zelanda. Niue è completamente diversa da tutti i luoghi che abbiamo toccato in precedenza, è una delle più grandi “makatea” – isola corallina sollevata – esistenti sul globo.

Un’isola corallina sollevata non ha laguna, non ha reef esterni che la circondano. Il suo territorio è costituito da ripide scogliere di calcare e da un altopiano centrale il cui punto più alto è a circa 68 metri sul livello del mare.

Mappa di Niue

Il mare tutto intorno all’isola sprofonda, le profondità medie nelle zone accessibili libere da coralli più vicine alle coste vanno dai 30 ai 40 metri. Non ci sono ridossi sicuri a Niue, solamente due larghe baie lungo la costa ovest e soggette alla risacca. La prima baia, a Sud Ovest, è quella di Avatele, la seconda a Ovest è quella in cui si trova la capitale, Alofi.

Niue Map

E’ difficile arrivare a Niue ed è difficile sostarvi a causa delle grandi profondità e della morfologia della baia di Alofi, unica area in cui trovare ridosso dai venti predominanti e unica zona in cui è possibile ormeggiare grazie ai gavitelli installati dallo Niue Yacht Club. La baia è ampia e lunga ed è soggetta a forte risacca in caso di vento forte da SSE. E’ quindi importantissimo pianificare la visita all’isola tenendo un occhio di riguardo alla meteo. Le condizioni ideali sono bel tempo stabile con venti deboli-moderati dal settore Est (E-ESE-ENE). Una rotazione della brezza da Sud o da Nord ed una sua intensificazione rendono l’ancoraggio di Alofi insostenibile.

La baia di Alofi - Niue

Grazie alle politiche lungimiranti del suo governo e nonostante il suo isolamento, Niue è uno dei paesi più accoglienti che ci siano per quanto riguarda le poche barche che toccano le sue coste. Come dicevamo in precedenza, il Niue Yacht Club non solo gestisce un campo boe – ci sono circa 20 gavitelli, il costo è di $NZ20 al giorno – tecnicamente all’avanguardia e manutenuto secondo standard molto elevati, ma adotta una politica di accoglienza alle imbarcazioni che ha pochi rivali altrove. Dal loro sito web ufficiale è possibile scaricare tutti i documenti necessari per sbrigare le pratiche di immigrazione e dogana (vi consigliamo di scaricare i moduli e compilarli PRIMA di raggiungere Niue) e accedere a tutte le informazioni fondamentali per un atterraggio senza problemi.

L’arrivo ad Alofi, l’assegnazione di un gavitello e le formalità di entrata sono totalmente fuori dall’ordinario. Una volta in prossimità di Alofi, bisogna chiamare Niue Radio sul canale 16 del VHF e comunicare l’intenzione di fermarsi a Niue, il nome dell’imbarcazione, la nazionalità, numero delle persone a bordo. Nel giro di 10 minuti, Niue Radio assegna un gavitello, dà istruzioni sull’ubicazione del campo boe, organizza l’incontro con gli ufficiali della custom & immigration che si svolge presso l’unico grande molo di cemento di Alofi. IMPORTANTE: non bisogna accostare al molo con la barca che va lasciata al gavitello, mentre si raggiunge la costa in dinghy.

Il molo di Alofi e la gru per issare i dinghy - Niue

La navigazione da Beveridge Reef a Niue è perfetta. Andiamo a vela per quasi tutte le 135 miglia, siamo abbastanza veloci. Cinnabar ci precede di qualche miglio. Il 9 Ottobre avvistiamo le coste ripide dell’isola e chiamiamo Niue Radio al VHF. Una gentile voce femminile ci risponde dandoci subito le prime indicazioni per raggiungere il campo boe nella baia di Alofi, ci invita a legarci ad un qualsiasi gavitello libero nella zona sud e ci chiede di richiamare una volta ormeggiati per organizzare l’incontro con la dogana e con l’immigrazione per effettuare le pratiche di entrata nel paese.

Y2K alla boa - Niue

Le condizioni meteo non sono perfette, è molto nuvoloso e qualche volta ci becchiamo qualche piovasco. Almeno il vento è giusto per navigare a vela. Alle 15:30 entriamo nella baia di Alofi e iniziamo l’avvicinamento al campo boe. Oltre a Cinnabar, ritroviamo gli amici di Ondular e di Hilma. Recuperiamo uno dei gavitelli accanto agli amici americani e chiamiamo di nuovo Niue Radio. Nel giro di pochi minuti Niue Radio ci richiama: l’appuntamento per le pratiche di ingresso è per l’indomani mattina presso il grande molo di cemento, purtroppo in giornata non si fa più in tempo.

Sistemiamo la barca dopo la navigazione e ci guardiamo un po' attorno. Siamo ormeggiati in circa 30 metri di acqua blu cobalto, trasparentissima. Vicino alla costa si intravedono i coralli sommersi colorati e vivi. Non ci sono spiagge a Niue, le ripide scogliere di calcare sprofondano nel mare immediatamente. La sera sentiamo nitidamente gli sbuffi delle megattere che nuotano a poca distanza dalla nostra poppa. I cetacei sono ospiti abituali dell’isola e i locali diving le conoscono una per una, ciascuna di loro ha un nome specifico e tutte ritornano anno dopo anno. Purtroppo noi non riusciamo a vederle da vicino.

L’indomani mattina – 10 Ottobre - alle 8:30 siamo pronti per andare a terra. L’appuntamento per le procedure di ingresso è alle 9:00. Saltiamo a bordo del nostro dinghy e ci dirigiamo verso il grande molo di cemento. Dovete sapere che a Niue non c’è modo di “spiaggiare” il tender, non si può neppure tirare a terra a causa della conformazione delle sue coste (come spiegato in precedenza) e della forte risacca.

Ale alla gru per issare il dinghy - Niue

L’amministrazione locale, quindi, ha installato una gru per alaggio e varo delle piccole imbarcazioni locali – pescatori o diving – e dei dinghy delle barche in visita. Per queste ultime, inoltre, ha anche messo a disposizione un carrellino per facilitare lo spostamento dei gommoncini nelle apposite aree di “parcheggio” a lisca di pesce – stile auto – presenti sulla massicciata. Super organizzati!

A sx i dinghy "parcheggiati" - Niue

Una volta arrivati in prossimità del molo, agganciamo il grosso gancio della gru all’imbragatura che abbiamo in precedenza predisposto per 1K (il nostro tender), saliamo sul molo grazie ad una serie di scalini presenti al lato del molo e attiviamo i comandi per issare il nostro dinghy. A dirlo sembra molto più complicato di quello che in realtà è

Accanto alla gru c’è una centralina super moderna per un eventuale allarme Tsunami – questa zona è soggetta a terremoti e potenzialmente alle conseguenti onde di marea generate dal sisma – Su tutta l’isola, poi, avremo modo di vedere i cartelli che indicano la via verso le zone sicure di Niue in caso di Tsunami.

Alle 9:00 in punto arriva un mini van. A bordo ci sono l’ufficiale della dogana e quello dell’immigrazione. Si presentano sfoggiando sorrisoni a 33 denti e dandoci il benvenuto sull’isola. Ci dicono che sbrigheremo tutto qui, sul molo di Alofi. Inizia a piovere, gli ufficiali si guardano, quindi sorridendo ci dicono: “Dai salite sul van che facciamo le pratiche a bordo così non ci bagnamo”. In 10 minuti le procedure di ingresso vengono completate, i passaporti timbrati, le carte firmate. Siamo ufficialmente in territorio Niueano dopo aver effettuato una delle clearance più incredibili e assurde del mondo: dentro ad un van! “Sicuramente vorrete andare in paese” – ci dicono ancora gli ufficiali – “visto che c’è una bella salita prima di arrivare sulla strada principale e piove ancora, vi accompagniamo noi.”

Uffici del governo di Niue

Gli ufficiali ci lasciano davanti all’ufficio del turismo (“così potete avere tutte le informazioni utili al vostro soggiorno”, aggiungono) e noi iniziamo la nostra prima esplorazione di Alofi. Già che siamo qui, entriamo nell’Office of Tourism of Niue il cui messaggio – o pay off – non può essere più azzeccato: “Nowhere like us” (Da nessuna parte come noi). Ci accoglie una donna dal sorriso smagliante alla quale rivolgiamo tutte le nostre domande. Recuperiamo una cartina con i principali punti di interesse dell’isola, chiediamo dove e come poter noleggiare un’auto, come ottenere un collegamento Wi-Fi, i ristoranti più tipici.

Quando usciamo, siamo pieni di informazioni e soddisfatti.

Il mercato di Niue

Alofi si sviluppa lungo la via principale, è pulitissima, graziosa, c’è una banca, gli uffici del governo, la polizia, l’edificio del mercato, tanti ristorantini pittoreschi e i locali sono sorridenti e super accoglienti.

La polizia di Niue

Percorso di evacuazione in caso di Tsunami - Niue

Cosa fare in caso di Tsunami in Niueano

Mentre gironzoliamo per Alofi ci imbattiamo in un ristorantino che a sentire l’ufficio del turismo cucina i migliori hamburger dell’isola. Il profumino che arriva dalle sue cucine è molto invitante. Abbiamo un certo languorino e non mangiamo hamburger tipo da eoni. Ci fiondiamo alla velocità della luce ad uno dei tavoli liberi e ordiniamo immediatamente l’oggetto dei desideri insieme ad un quantitativo industriale di patatine fritte, altra specialità totalmente assente dalle nostre diete durante la lunga permanenza in atolli remoti.

Photobombata dal gattone Niueano

Mentre aspettiamo le nostre ordinazioni fa la sua comparsa un micione Niueano rosso e bianco. Il gattone decide che gli stiamo simpatici a tal punto da saltare in grembo ad Ale e ad insistere per essere presente nelle foto che Ale tenta disperatamente di scattare al panorama, di fatto photobombandole tutte quante.  

L’hamburger è buono e ce lo mangiamo come se non esistesse un domani. Il gatto continua a chiedere le nostre coccole e a pretendere selfie fino a quando non ci alziamo dal tavolo per proseguire i nostri giri.

Oggi è anche il compleanno del CPT e vogliamo festeggiarlo in maniera degna. Organizziamo una cena insieme a tutti gli equipaggi delle barche amiche presso uno dei locali più caratteristici di Alofi, il Crazy Uga Cafè (“Uga” in Niueano è il granchio del cocco, qui molto protetti). Il ristorante ha una splendida terrazza sulla scogliera a picco sul mare e una vista spettacolare.

Le barche al gavitello. Da sx: Y2K, Cinnabar e Ondular

Prima di andare al ristorante, però, ci facciamo un aperitivo presso un locale indiano, giusto per iniziare la serata . In questa occasione, Max riceve una serie di sorprese da parte dei nostri amici navigatori: una torta preparata da Sylvia di “Cinnabar” e un’esca montata sul suo terminale in acciaio da Isabel e Michael di “Ondular”.

Ci spostiamo quindi da Crazy Uga, qui ci raggiungono anche i nostri amici svedesi Lisa e Oskar di “Hilma” e ci godiamo una bellissima serata in allegria gustando un ottimo piatto a base di maiale e un buon gelato.

Da sx: Oskar e Lisa di "Hilma", Isabel e Michael di "Ondular", Syliva (Cinnabar), Ale, Tom (Cinnabar)

Quando torniamo sul molo per rientrare a bordo delle nostre barche scopriamo che si è alzata molta onda di risacca che rende le operazioni di messa in acqua dei dinghy un pochino “complicate”. Gli scalini a lato del molo sono battuti dalle onde, scivolosi e praticamente semi sommersi. Salire a bordo dei dinghy una volta calati in mare diventa un’impresa fantozziana. Ognuno di noi si inventa un sistema per catapultarsi a bordo eseguendo figure acrobatiche mai viste con relativo atterraggio stile “ragno spiaccicato”. Ci bagniamo fino al midollo nonostante i mille tentativi per evitarlo. Proprio non c’è modo.

Le barche ai gavitelli rollano da fare paura: sarà un’altra notte dondolante e movimentata, come se quelle trascorse a Palmerston non fossero bastate. E vabbè, qui è così e c’è poco da lamentarsi.

La mattina successiva ci svegliamo sotto un bellissimo sole e un cielo quasi sgombro di nubi. Ce ne andiamo subito a terra e noleggiamo un’auto da un autonoleggio suggerito dall’ufficio del turismo. Sappiate che per poter guidare un’auto a noleggio qui a Niue è obbligatoria la patente locale. Per ottenerla basta recarsi alla stazione di Polizia, fornire la propria patente, pagare 22  dollari neozelandesi e nel giro di pochi minuti voilà, una bella patente Niueana nuova di pacca per il CPT!

Nuova patente Niueana per Max!

Concluse le operazioni amministrative, saltiamo a bordo dell’auto e partiamo alla scoperta di questa incredibile e strana isola. Vogliamo visitare le numerose grotte e caverne che contraddistinguono Niue e farci un paio di tuffetti nelle piccole baie dal mare turchese che sono disseminate lungo la costa.

A zonzo per le stradine di Niue

Una volta lasciato Alofi, la strada principale, da tutta bella liscia ed asfaltata, si trasforma in una specie di sterrato disseminato di crateri lunari! Guidiamo facendo zig-zag fra le buche, ma la natura prepotente che circonda questa specie di strada ci distrae quanto basta per non pensare troppo alle sospensioni e ai semiassi del nostro povero veicolo.

Il sentiero in discesa che porta ad una delle grotte di Niue

In breve raggiungiamo la nostra prima meta. Si tratta di una grande grotta calcarea che si apre sulla costa rocciosa. Per accedervi bisogna percorrere un sentiero in discesa reso “paciugoso” dalle molte piogge dei giorni passati, ma assolutamente non pericoloso. Il sentiero termina in prossimità della scogliera per trasformarsi in una serie di rampe di scale di legno che conducono direttamente alla grotta.

Nella grotta - Niue

Una volta raggiunto l’ingresso, si apre un’immensa volta dai colori sull'ocra, piena di lunghe e enormi stalattiti a cui fanno da contrappasso altrettante enormi stalagmiti. La grotta è davvero grande e molto bella. Camminiamo sulle passerelle di legno predisposte e raggiungiamo la grande apertura sull'oceano. Scendiamo sui ciottoli e sulle rocce sottostanti scendendo l’ennesima rampa di scale di legno. A risalire ci sarà da ridere (noi, gli scarsoni dell’arrampicata di Maupiti)

Una delle bellissime grotte di Niue

Dopo la visita alla grotta, proseguiamo il nostro tour e raggiungiamo uno dei posticini più belli di Niue. Una caletta che si apre fra le scogliere rocciose, raggiungibile dopo l’ennesima discesa (e successiva salita) sulle solite ripide rampe di scale di legno.
Lo spettacolo che si apre davanti ai nostri occhi quando arriviamo a destinazione vale tutte le fatiche per arrivarci.

Splendida baietta fra le rocce - Niue

Una delle bellissime baiette di Niue

La trasparenza dell’acqua è pari a pochissimi altri luoghi che abbiamo visitato, più simile a quella di una pass di un atollo delle Tuamotu in fase di marea entrante. E’ davvero bellissimo. Ci tuffiamo al volo armati con maschera e pinne per ammirare questo mare incredibile.

Le trasparenze del mare di Niue

Pinneggiamo verso la zona in cui il fondale sprofonda e l’oceano entra prepotentemente all'interno della baietta. Non ci allontaniamo troppo dalla costa, la risacca è davvero forte e rischieremmo di farci male sbattendo violentemente sui coralli. Più ci avviciniamo all'esterno della baia, più la temperatura del mare – ovviamente – cambia. Ad un certo punto ci ritroviamo all'esatto confine fra due termoclini, quello più tiepido e quello più freddo e la variazione la si sente sulla pelle veramente. La differenza è visibilissima sott'acqua con un effetto piuttosto affascinante.

Al confine fra due termoclini - Niue

Davanti a noi è come se ci fosse uno schermo oltre il quale tutto appare sfocato, tipo quando si guarda sott'acqua senza maschera. E’ curiosissimo assistere a come la mano di Max diventi sfocata o ritorni “normale” a seconda che attraversi il confine con il termoclino più freddo o che sia di nuovo nella zona più calda.

Dopo questa bella nuotata, ci facciamo tutte le scale in salita e ci fermiamo al piccolo snack bar situato poco distante sulla strada principale per rifocillarci.
Quindi di nuovo in auto, proseguiamo il nostro giro turistico fermandoci presso l’unica spiaggia esistente di Niue. In realtà la spiaggia è formata da un accumulo di grossi ciottoli e sassi corallini, la baia è costituita da teste di corallo affioranti, ma la trasparenza dell’acqua anche in questo caso è incredibile!

L'unica spiaggia (di sassi e ciottoli) di Niue

A passeggio sull'unica "spiaggia" di Nie. Da notare la quantità di corallo.

Apprendiamo che questo sito è uno dei luoghi preferiti dai locali diving per effettuare immersioni sulla barriera corallina in quanto pare ci siano coralli particolarissimi e specifici di questa zona del pacifico. Inoltre le megattere sembra si fermino più a lungo in questa parte dell’isola e c’è maggiore possibilità di incontrarle.

Facciamo un giro sulla spiaggia, a destra c’è una piccola gru, simile a quella di Alofi, utilizzata dai diving per metter in acqua i loro gommoni direttamente dove il mare è più profondo e non c’è pericolo di urtare le teste di corallo.
Sotto le palme, poco prima che la costa risalga repentinamente, sono disposte alcune canoe. Parte di esse sono canoe moderne, costruite con la vetroresina, ma altre sono costruite con legno e corde.

Uno dei bilancieri di una canoa costruita in legno.

Continuiamo il nostro giro, ammirando altre piccole insenature e baiette e fermandoci per un po' sulla costa esposta ai venti predominanti, quella a Est. Nonostante Il vento non sia eccessivo, le grandi e gonfie onde oceaniche, non trovando alcuno ostacolo a fermare la loro corsa, frangono sulle scogliere di Niue con tutta la loro violenza, creando sbuffi di acqua nebulizzata che arrivano quasi a raggiungere la piazzola di sosta dove ci siamo fermati con l’auto.

Un'altra minuscola baietta - Niue

La costa Est di Niue, costantemente esposta all'azione incessante dell'oceano.

Nel tardo pomeriggio siamo di ritorno ad Alofi. Qui ritroviamo gli amici di Cinnabar e Ondular seduti ad un tavolo del ristorante indiano per un aperitivo. Li raggiungiamo. Ci chiedono se abbiamo avuto modo di controllare le ultime previsioni meteo. Ovviamente no, rispondiamo, siamo stati a gironzolare per l’isola, le abbiamo controllate solo la mattina prima di iniziare il nostro tour e tutto sembrava ok.

Gli amici ci comunicano che le ultime carte mostrano un cambiamento significativo rispetto a quelle di 8 ore prima. Il fronte che tutti noi avevamo visto e che era previsto fra non meno di 4 giorni si è intensificato ed è adesso in arrivo per la sera dell’indomani, 12 Ottobre. Ciò comporta un’intensificazione del vento fino a 25 nodi e, quello che preoccupa maggiormente tutti, una sua rotazione da NW, quindi da W.

Questo significa una cosa sola: Niue non offre ALCUN riparo in queste condizioni meteo, dobbiamo scappare il più velocemente possibile e preferibilmente prima del pomeriggio di domani. Siamo molto delusi e frustrati da questa evoluzione degli eventi, avevamo programmato di rimanere almeno una settimana – il tempo concessoci dal quel dannato fronte – per poter godere il più possibile delle meraviglie di quest’isola. Invece adesso siamo costretti a mollare tutto in fretta e furia, senza aver avuto il tempo di fare praticamente nulla! No immersioni, no snorkeling! Che nervi!

Ce ne torniamo a bordo delle nostre barche tutti abbacchiati. Nel frattempo chiamiamo Niue Radio, chiediamo di organizzarci il processo di uscita dal paese per l’indomani mattina presto.

Al mattino appena svegli, siamo già tutti in piena frenesia. Visto lo scarso preavviso, per completare le pratiche di uscita dobbiamo recarci in aeroporto. L’ufficiale che incontriamo è super simpatico e non appena ci vede se ne esce con: “You guys are all leaving today! Bad weather coming right?” (Ve ne andate via tutti oggi ragazzi! Brutto tempo in arrivo, vero?). Essì caro amico ufficiale, brutto tempo in arrivo, purtroppo.

Terminate le procedure amministrative e con la nostra clearance in mano, restituiamo l’auto a noleggio, facciamo un po’ di spesa e ce ne torniamo in barca per prepararci alla partenza. Siamo già stanchi alle 11 del mattino!

Alle 13:30 molliamo il gavitello e ancora una volta volgiamo la prua verso Ovest, direzione Regno di Tonga – Vava’u. Cinnabar e Ondular hanno la nostra stessa destinazione mentre Hilma se ne va alle Samoa. Salutiamo Niue, abbiamo 250 miglia da navigare a tutta birra, inseguiti da uno stupido, maledetto fronte.
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25 marzo 2019

Beveridge Reef

Y2K a Beveridge Reef - Foto di Cinnabar

287 miglia a Sud Ovest di Palmerston c’è un atollo semi affiorante che, in caso di condizioni meteo propizie, può rappresentare una buona tappa intermedia fra Palmerston e l’isola di Niue. Si tratta di Beveridge Reef, un anello di corallo che affiora di qualche metro sulla superficie dell’Oceano durante la bassa marea, mentre resta qualche centimetro sott’acqua con l’alta marea.

L’atollo è lungo circa 6 miglia, largo 3 e praticamente non è cartografato. Per farvi un’idea, salta fuori sulle carte Navionics, quelle che abbiamo in uso sul nostro plotter di bordo, solamente se si effettua il massimo zoom e soprattutto se si sa dove zoomare.

La posizione di Beveridge Reef sulle carte, infatti, è inesatta, in pratica nella realtà si trova 3 miglia più a NE di quanto indicato. Apprendiamo le coordinate esatte – molto, molto accurate - dell’atollo e i way point dell’ingresso della sua pass dalle altre barche che vi hanno sostato e che hanno condiviso le informazioni su Noonsite QUI.

Beveridge Reef come appare dalla carta Navionics

Non ci sono dettagli relativi alle profondità o a presenza di ostacoli o teste di corallo affioranti all’interno dell’atollo, quindi bisogna stare all’occhio una volta dentro. D’altro canto tutti i naviganti in visita indicano la pass – posta a Ovest – come larga, profonda e facile da affrontare.

E’ importante sapere che se si ignora la presenza di Beveridge Reef, quella zona del Sud Pacifico può essere pericolosa. In modo particolare l’atollo risulta praticamente invisibile durante la notte, con il brutto tempo e con l’alta marea.

Neanche Google Earth ha un’immagine satellitare di Beveridge Reef, l’unica foto che siamo riusciti a trovare per mezzo miracolo l’abbiamo scaricata da Noonsite (l’originale è QUI) ed è quella scattata da un astronauta della NASA (pensate un po’…) e inserita, guarda caso, all’interno di un post che parla di un catamarano inglese di 50 piedi naufragato sul reef esterno dell’atollo di notte e con vento forte.

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Per chi volesse scaricare i waypoint di beveridge reef, alleghiamo il file GPX da poter caricare nel proprio software di navigazione, vi ricordiamo che noi usiamo OpenCPN.  -->    SCARICA FILE     <--
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L'unica immagine satellitare decente di Beveridge Reef è della NASA!

Quando lasciamo Palmerston ci aspettano delle buone condizioni meteo e le previsioni sono ottimali per la sosta a Beveridge Reef. Siamo soddisfatti.

Molliamo la nostra boa alle 9 del mattino del 5 Ottobre, contiamo di arrivare il 7 per l’ora di pranzo. Siamo a vela per tutta la giornata e la notte successiva, poi il vento muore come da previsioni e siamo costretti ad accendere il motore. Il mare è una tavola. Con noi ci sono “Cinnabar” e “Freya”, i ragazzi di “Obiwan” scoprono di avere un problema con il motore e quindi decidono di proseguire fino a Tonga, “Ondular” se ne va a Niue mentre Anthony di “Little Fish” decide di fare un’unica tirata fino in Australia visto la meteo favorevole.

La mattina del 7 Ottobre il cielo è azzurrissimo, nessuna nuvola, niente vento. Ci mancano 30 miglia alla pass. “Cinnabar” e “Freya” sono qualche miglio davanti a noi e sicuramente saranno i primi ad avvistare l’atollo e ad entrare. Ci teniamo costantemente in contatto radio VHF così da scambiarci tutti i dati mano a mano che ci avviciniamo.

Cinnabar” è la prima ad affrontare la pass, Sylvia chiama tutti alla radio e ci trasmette le coordinate esatte dell’estremità Nord dell’atollo così da rimanere a distanza di sicurezza dalle onde frangenti sul reef. Ci conferma, inoltre, che non ci sono pericoli di sorta, bisogna solo stare attenti ad un paio di megattere che bazzicano nelle vicinanze

I primi frangenti a nord - Beveridge Reef

Sylvia ci informa anche riguardo alla profondità all’interno dell’atollo che è mediamente di circa 10 metri. Non ci sono teste di corallo affioranti sulla rotta verso il nostro ancoraggio che si trova nella zona a Sud Est.

Ben presto anche “Freya” è dentro, quindi anche noi cominciamo a intravedere i primi frangenti o “breakings” – come li chiamano i nostri amici anglofoni – e dirigiamo alle coordinate della pass. L’oceano è molto calmo, non c’è praticamente onda, ottima visibilità, luce ottimale. Insomma, condizioni perfette.

Ci allineiamo per entrare - Beveridge Reef

Raggiunti i way point, viriamo di 90°puntando a Est e ci allineiamo alle coordinate della pass. E’ difficile individuare il passaggio da lontano, ci sembra di navigare sparati in direzione di una infinita linea bianca spumeggiante, ma è solo un effetto ottico dato dai frangenti lontani, dall’altro lato della pass. Ma l’apertura c’è ed è ben larga, esattamente come ci aspettavamo.

Un cat è ancorato proprio vicino alla pass - Beveridge Reef

Mano a mano che ci avviciniamo, vediamo nettamente la barriera corallina semisommersa. C’è un catamarano – che non conosciamo – ancorato vicino alla pass, a Sud. Probabilmente fanno snorkeling approfittando del bel tempo e della corrente favorevole.

Quando siamo ormai a pochi metri dall’ingresso, entriamo in una zona di forte corrente e la superficie del mare è increspata da mille ondine ripide. L’oceano degrada rapidamente da 1000 a 200 metri, poi il salto finale a 20, a 15 a 12.

Ingresso a Beveridge Reef

Il colore dell’acqua è dell’azzurro più intenso, ma quello che ci colpisce di più, una volta dentro, è l’incredibile trasparenza dell’acqua non solo in mezzo alla pass, ma in tutto quanto l’atollo. Una gigantesca piscina turchese, ci sembra di poter toccare il fondo con la chiglia quando in realtà abbiamo 10 metri sotto la pancia.

Siamo dentro ! - Beveridge Reef

Ci lasciamo la pass e i suoi frangenti alle spalle e dirigiamo verso il nostro ancoraggio. Raggiungiamo così “Freya” e “Cinnabar” a ridosso della barriera a Sud Est dell’atollo. Tom è in testa d’albero per effettuare alcuni video e qualche fotografia. Ci fa un paio di scatti mentre cerchiamo un’ampia zona sabbiosa e diamo fondo nei soliti 10 metri di acqua dalla trasparenza surreale. Una volta sistemati, ci guardiano intorno: è bellissimo.

Poco prima di ancorare. "Freya" è sullo sfondo. Foto di "Cinnabar"

Sono le 13:00, ci prepariamo velocemente qualcosa per pranzo, poi partiamo subito alla scoperta di Beveridge Reef. Innanzi tutto ci facciamo un bel tuffetto. Nuotare in questo mare così trasparente fa una certa impressione, la visibilità sotto la superficie è quasi da non credere, siamo circondati da un mondo turchese, cielo e mare, senza fine. Ci sono molti squali pinna bianca che gironzolano sul fondo, sono anche molto curiosi e tendono a seguirci, nuotando verso la superficie, in maniera quasi ossessiva.

Ancorati in un mondo turchese - Beveridge Reef

Solitamente questa specie di squali, esattamente come i pinna nera, non è aggressiva, ma in zone così remote, questi animali non sono troppo abituati alla presenza umana e possono diventare fin troppo “curiosi”. Inoltre, anche se in genere stazionano nella pass o vicini ad essa, la presenza di squali tigre o squali toro non è rara da queste parti. Meglio stare in guardia ed evitare atteggiamenti o movimenti che attirano troppo i nostri amici “pescioloni”.

L'abbagliante colore del mare - Beveridge Reef

L'azzurro intenso di Beveridge Reef

Dopo i giorni intensi di vita sociale in quel di Palmerston, ci ritroviamo nel mezzo del nulla assoluto, nel silenzio, con il solo rombo delle onde che frangono sulla barriera corallina, circondati da un anello di corallo, in un posto incredibile. Il catamarano ancorato vicino alla pass se ne va, rimaniamo noi tre. Ci sentiamo per radio, siamo indecisi se andare in tender fino alla pass per fare snorkeling tutti insieme. Alla fine restiamo dove siamo e nuotiamo vicino alle barche.

Beveridge Reef

Il sole del pomeriggio raggiunge l’angolo perfetto, la luce è ottimale e il CPT decide che siamo in “Drone Time”. Beveridge Reef si presta particolarmente ad un servizio fotografico e video dall’alto. Lanciamo il nostro drone utilizzando i pannelli solari del rollbar come piattaforma di lancio.

Dal drone: le tre barche "Freya", "Y2K", "Cinnabar" - Beveridge Reef

Dal drone: "Cinnabar" - Beveridge Reef

Dal drone: "Y2K" - Beveridge Reef

Mentre il drone vola in alto fin sopra la pass, noi guardiamo le immagini trasmesse in diretta dalla videocamera sullo schermo del nostro tablet. Le tre barche sembrano fluttuare nel nulla, la loro ombra proiettata chiaramente sul fondo sabbioso. Il mare della pass è di una limpidezza incredibile e fuori l’oceano è una tavola blu cobalto.

Dal drone: la pass di Beveridge Reef

Dal drone: "Y2K" e più indietro "Cinnabar" fluttuano nel nulla - Beveridge Reef

Dal drone: primo piano per Y2K :)

Durante il contatto radio HF della sera prendiamo nota delle posizioni di tutte le barche amiche in navigazione: “Ondular”, “Obiwan”, “Little Fish” e “Hilma”. Tutti navigano tranquilli verso le loro rispettive destinazioni, la meteo è buona e con molti di loro ci rivedremo molto presto.

Di notte con l’alta marea l’atollo va sottacqua e tutti noi cominciamo a ballare parecchio. La risacca arriva da tutte le parti, praticamente la barriera viene sommersa di quei centimetri sufficienti a non rappresentare più alcun ostacolo alle ondine che frangono. Per 6 ore, fino alla prossima fase di alta marea, siamo in balia di un moto ondoso confuso e fastidioso. L’ancoraggio non è confortevole per niente. E meno male che fuori il mare è calmo, non osiamo immaginare cosa succede in caso di vento forte e onda formata.

Nessuno di noi dorme più di tanto, la mattina dopo siamo mezzi rincoglioniti. L’equipaggio di “Freya” ne ha abbastanza e muove subito di prima mattina. Ci rivedremo a Tonga. Noi e “Cinnabar” decidiamo di approfittare della prossima bassa marea per goderci ancora qualche ora di calma in questo paradiso terrestre prima di volgere la prua su Niue.

Alle 16:00 dell’8 Ottobre entrambi gli equipaggi sono pronti a salpare le ancore e continuare il viaggio verso Ovest, prossima tappa Niue, 140 miglia TO GO!

NOTA CONCLUSIVA: Beveridge Reef è uno di quei luoghi del pianeta da visitare almeno una volta nella vita. Consigliamo, però, di pianificare molto bene la navigazione e di sostare nell’atollo solamente in caso di condizioni meteo buone e stabili. Preparatevi tuttavia ad una bella centrifugata ogni 8 ore circa
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