L’incredibile “difficile” bellezza delle Isole Marchesi – Atterraggio a Fatu Hiva

Immaginate di restare confinati in un ambiente praticamente asettico per quasi un mese, immaginate 28 giorni di nulla, fatta eccezione per il rumore continuo di acqua che si infrange sulla vostra casa galleggiante. Immaginate 8000 Km così, giorno e notte.
 
Poi una mattina all’alba il paesaggio cambia e vi ritrovate a guardare con occhi sbarrati una terra che si erge in mezzo alla vastità sconfinata dell’Oceano. Una visione drammatica: coste a picco sul mare, pinnacoli altissimi, roccia nera, vegetazione lussureggiante verde smeraldo, nuvoloni a coprire le cime più alte, un arcobaleno messo lì, quasi dipinto.
 
Arrivo a Fatu Hiva
 
Appena scapoliamo Capo Teaitehoe (qui i nomi sono come una melodia) e siamo sottovento all’isola, i nostri sensi vanno in overdrive. Profumi e suoni. Profumo di terra bagnata, erba, vegetazione, fiori, frutta. Canti di uccelli mai sentiti, il rombo delle onde dell’Oceano che si infrangono sulle coste selvagge e si polverizzano nell’aria cascate che si rovesciano nell’oceano.
 
Fatu Hiva
 
Fatu Hiva_Hanavave
 
Il nostro atterraggio a Fatu Hiva avviene il mattino del 7 Maggio 2017. Filiamo l’ancora in stato di ipnosi, Baia delle Vergini, villaggio di Hanavave. 22 metri di fondo, 90 metri di catena giù. Si rolla un po’ per l’onda da sud che entra. Mare blu cobalto. Molte barche, ma c’è un silenzio irreale.
C’è un gruppo di delfini che sembra quasi stanziale. Praticamente ogni giorno entra nella baia e nuota in mezzo alle barche e agli uomini come se niente fosse. Incredibile!
 
Delfini a Fatu Hiva
 
La bellezza di queste isole è complicata da spiegare se non le si vede vis-a-vis. Sono maestose, inquietanti e, come da titolo di questo post, difficili. Difficili perché gli ormeggi sono precari, si rolla molto, i fondali molto profondi, la meteo variabile, il vento si incanala nelle gole e soffia forte con rafficoni catabatici che mettono un pochino di timore e arrivano dal nulla, quando il vento costante è meno di 10 nodi. Le spiagge sono una rarità. E poi piove. Piove tantissimo.
 
Baia delle Vergini - Hanavave - Fatu Hiva
 
CONSIGLI:
  • dotarsi di una BUONA ancora e fidarsi di essa.
  • disporre di almeno 100 metri di calumo. NON meno di 35 metri di catena.
  • essere disposti a dare ancora anche in 25 metri di fondo. Di solito i fondali sono di sabbia o sabbia e fango. Ottimo tenitore.
  • FONDAMENTALE è di cercare di ormeggiare alla giusta distanza dalle altre imbarcazioni. Ricordate che anche gli altri hanno giù almeno 80/90 metri di calumo e che il vento spesso gira da tutte le parti per effetto catabatico. NON è come nelle baie delle Antille dove il vento arriva sempre dalla stessa direzione.
  • un occhio SEMPRE  aperto.
  • un tendalino raccogli-acqua piovana è consigliabile. Una giornata di pioggia riempie abbondantemente i serbatoi (e ne avanza).
L’impatto con la Polinesia e la sua gente è forte. Dopo quasi due anni trascorsi ai Caraibi, subiamo un mezzo shock culturale. Arrivi a terra col tuo dinghy ancora frastornato e TUTTI ti sorridono: “Bonjour”, “Maeva!”, ti dicono. Sorrisi che partono dalle labbra e raggiungono gli occhi. Mai visto niente del genere fino ad adesso.
Donne con fiori fra i capelli che ti accolgono con grandi gesti, uomini che lavorano alla costruzione di una piccola diga per riparare le loro imbarcazioni dalla risacca, sporchi di fango dalla testa ai piedi, che si fermano e ti dicono “Maeva!” Benvenuti a Fatu Hiva.
 
Fatu Hiva - Baia delle Vergini
 
Nei villaggi minori non esistono banche, non c’è nulla. Dei soldi NON sanno cosa farsene. Solo nel mini-market (mini che più mini non si può) si compra il basico con i franchi polinesiani. Cambiare dollari americani o euro con franchi polinesiani si può, ma solo presso il villaggio principale di Fatu Hiva, Omoa. E si cambiano al market che è un po’ più grande di quello di Hanavave.
Arrivano i pescatori e ti mollano mezzo quintale di tonno, caschi di banane interi (“Ma no dai è troppo va bene mezzo casco” – “E che te ne fai di mezzo casco di banane?? Surprised smile), pompelmous (i pompelmi locali, molto differenti dai nostri. Dolci, succosi) grossi come un pallone da calcio. Fai scambi: magliette, quaderni e pennarelli per i bimbi, attrezzatura da pesca, vecchi orecchini.
 
Pompelmous
 
Pompelmous
 
Villaggi puliti, curati e ordinati da vergognarsi di come NOI teniamo la nostra barca Smile, nessun odore oltre al profumo intenso dei fiori, della frutta e delle piante. Non esiste spazzatura in giro. NIENTE plastica, da nessunissima parte.
Piove e c’è fango sulle strade. Nei negozietti e nelle case si entra lasciando fuori le ciabatte e pulendosi i piedi su uno stuoino. C’è sempre un rubinetto fuori, nel curatissimo giardino, che si può usare per togliersi il fango dalle gambe e dai piedi.
Fra un mese c’è una rappresentazione a Tahiti. Tutti gli arcipelaghi manderanno qualcuno: Hanavave si prepara e gli uomini si esercitano suonando i tamburi. Le donne danzano sotto la guida del loro istruttore. A bordo di Y2K noi sentiamo i loro tamburi ogni sera e ogni sera ci viene la pelle d’oca.
La domenica il villaggio va in chiesa per la funzione. Donne e uomini con splendide ghirlande di fiori sulla testa e al collo. Cantano e danzano. Sentirli e vederli fa effetto  Ma dove siamo finiti ?
 
Omoa - Fatu Hiva
 
Omoa dista circa 3 miglia da Hanavave e ci andiamo in dinghy. Un tiki sorveglia benevolo il piccolo scalo. C’è risacca e bassa marea. Un’impresa mollare il gommone e salire sull’alto pontile in cemento. Rischiamo figure tremende con i bimbi e le donne locali che fanno il bagno poco distante. Cambiamo i soldi e visitiamo il villaggio.
Incontriamo Jaqueline, Timo e la loro famiglia. Sono esperti nella preparazione delle Tapa. Le Tapa sono disegni, tipici motivi Marchesani, dipinti con inchiostro nero (derivato da un seme) sulla corteccia, chiara o scura, di particolari piante. La corteccia viene raccolta a mano, battuta a mano su uno speciale strumento in pietra così da allargarla, inamidata a mano, essiccata al sole.
 
Le Tapa di Jaqueline e Timo - Omoa
 
Le Tapa di Jaqueline e Timo - Omoa
 
Una volta pronta, la corteccia viene dipinta con pennellini minuscoli. La Tapa viene lasciata asciugare e poi c’è il “controllo qualità”. Timo verifica controluce ogni singola Tapa e usa l’amido per “chiudere” eventuali imperfezioni e fessure della corteccia.
Il risultato finale è davvero notevole. Sono tutte bellissime, le compreremmo tutte quante.
 
L'ufficio postale di Omoa - Fatu Hiva
 
Ci rechiamo all’ufficio postale di Omoa. L’unico posto a Fatu Hiva dove funziona l’hotspot wi-fi. Riusciamo a scaricare la posta e mandare qualche messaggio a casa dopo un mese di astinenza dai moderni strumenti di comunicazione. Smile Nelle isole e villaggi più piccoli, questi strumenti sono quasi del tutto assenti.
 
E poi, la gente delle Marchesi. Quasi tutti sfoggiano tatuaggi tipici sulla loro pelle, molti uomini portano i capelli lunghi, raccolti dietro la nuca, tutti indossano almeno un oggetto tradizionale fatto di semi o ossa intagliati (collane, bracciali, etc) e fiori, tutti orgogliosi delle loro origini e della loro cultura. MAI chiamare “Polinesiano” un abitante delle Marchesi. Loro sono “Marchesani”, PUNTO.
 
MAEVA

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