Panama Canal – Da un ”insolito” punto di vista

Ma che strano… non c’è orizzonte azzurro qui, solo cemento e ferro e lunghi canali di acqua verde che fa anche un po’ impressione. Non capisco perché sono qui in questo mare color loden.
 
E poi tutto intorno a me un turbinio continuo. Voci, frenesia, rumori. Non capisco dove sono. E chi sono questi quattro individui arrivati stamattina ? Tre di questi poi, ascoltano sempre musica orribile ad alto volume! Il quarto è simpatico, parla con toni rassicuranti, è autorevole, mi piace di più.
Adesso sono impacchettata stretta, stretta, mi tirano da tutte le parti, mi lanciano cime lunghissime e pesanti e pizzicano! Non so com’è che i miei compagni permettano di strapazzarmi così, che razza di maniere !!!
 
Ci sono due sorelle legate a me, a destra e a sinistra, sono confuse, forse stiamo entrando in un porto, ma che strano porto è questo, non ci sono pontili. Ci sono enormi porte di metallo che si aprono, sirene, e ci sono gorghi e schiuma e corrente come non l’ho mai vista.
Guardo i miei compagni che però ridono, non siamo in pericolo dunque. La mia compagna saltella da prua a poppa, sembra impazzita…
 
“Marcia avanti, avanti!”, urlano. E io devo correre veloce mentre il mio compagno mi tiene dritta e non mi fa sbandare. E mi tirano ancora e ancora! Sono sempre più stretta alle mie due sorelle. E poi l’acqua verde va su, sempre più su e io mi ritrovo a guardarmi indietro, l’oceano laggiù in basso. Davanti vedo cose strane, non capisco.
 
Allora penso che forse il mio amico Obi-wan, da lassù all’albero, con il suo raggio potente che vede tante cose lontanissime, le vede di giorno, di notte e anche nella nebbia, forse lui mi può aiutare.
“Obi-wan cosa succede, cosa vedi?”, lui risponde “Vedo terra ovunque, vedo grandi navi, vedo ancora terra, vedo solo una striscia di acqua e le navi, vedo giungla, vedo solo questo!”
Oddio, perché mi hanno portata fin qui? Non può essere che mi lascino qui e vanno via perché i miei compagni sembrano felici, non lo sarebbero altrimenti no? No, vero? E che ci fanno queste enormi sorelle in mezzo alla terra, tutte che vanno verso l’alto come me?
 
A pacchetto nel canale
 
La notte mi fermo in uno strano mare, l’acqua è diversa, non è salata e non riesco a dormire perché sono nervosa. Io non so cos’è, ma loro lo chiamano “Lago”. Sono legata stretta ad una boa enorme e alle mie sorelle. Piove tanto.
 

Alla boa sul lago Gatun

 
Ho avuto gli incubi tutta la notte, ho sognato quelle maledette porte di metallo mi schiacciavano.
E’ prestissimo, sono tutti già svegli e devo correre di nuovo su questo strano mare. E poi eccole… me le ritrovo ancora davanti: pareti di cemento, porte di metallo, mi fanno paura! Ma quante sono?!  Cime che mi tirano, sirene, campanelli. Ma adesso sprofondo! Perché? Vado giù tre volte, i miei compagni saltano di felicità e io non capisco proprio… Che cosa c’è di bello in questo luogo infernale?
“Questa è l’ultima!” sento gridare.
 
Speriamo perché non ne posso più. E ho caldo quaggiù, non vedo più nulla. Dietro di me un’enorme nave, una sorella da crociera. È vicinissima e la sua prua incombe su di me. Sono inquieta. Di solito la mia compagna da’ di matto quando una di queste grandi sorelle si avvicina. Stavolta no, stavolta la inquadra con quel marchingegno in cui parla e da cui escono anche suoni, lei lo chiama “smartphone”. “Faccio un sacco di foto!”, dice, è tutta contenta.
Suona una campanella, si aprono le grandi porte, il mio compagno suona la sirena di bordo. Tutti urlano. I miei compagni gridano e ridono e mi chiamano e mi dicono che siamo dall’altra parte.
 

Ponte delle Americhe

Ma quale altra parte? Ma quindi non mi lasciano? Ma dove siamo? E poi tolgono le cime che mi legavano strettissima, devo correre da sola adesso, sbando da tutte le parti , ma che corrente che c’è! Sento di nuovo acqua salata.“Obi-wan cosa vedi? Obi-wan dove siamo? Obi-wan?” “C’è un ponte altissimo, tantissime grandi, enormi navi, mai viste così tante! Che traffico! E poi… poi, oltre, non c’è più terra, solo un orizzonte azzurro senza fine”

I miei compagni ridono e ridono e parlano di luoghi strani, dai nomi stranissimi. Guardano sulla carta dell’amico plotter, oh cavolo, con tutta la paura che avevo, ho dimenticato di sbirciare anche io! Lo faccio subito!

E capisco… e voglio correre di nuovo, presto, immediatamente!

E e lo dico alla sula e al pellicano, ai cormorani, alle fregate e a quei due delfini lì davanti alla mia prua rivolta verso l’Immenso Oceano.

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Piazza Grande
7 anni fa

Bravi, bel post!

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7 anni fa

Grazie Luciano ☺️