May 16, 2017

Fatu Hiva - Baia delle Vergini - Hanavave

Fatu Hiva, Isole Marchesi. 15 Maggio 2017 ora locale 20:00

E' una settimana che siamo atterrati a Fatu Hiva, ci siamo presi un pò di tempo per riposare e risistemare alla meno peggio la barca.
Mentre vi scriviamo, fuori, nel villaggio di Hanavave, gli uomini battono sui tamburi. Si stanno preparando per un grande evento, una specie di festival. Ogni sera si riuniscono e provano il loro pezzo. E' surreale addormentarsi al suono di questi strumenti polinesiani.

Abbiamo ricevuto un paio di cazziatoni via email per "mancato aggiornamento blog" sappiate che qui siamo davvero fuori dal mondo. E per fuori dal mondo intendo proprio fuori dal mondo moderno come lo intendiamo noi. Non c'è internet, beh ci sarebbe, ma non funziona. Bisogna andare nel villaggio principale di Omoa. E lì funziona solamente vicino all'ufficio postale. Quindi ci si deve piazzare su una delle panche messe a disposizione dei clienti per accedere al Wi-fi e leggere la posta. E non parliamo di internet come lo intendiamo noi, nelle nostre città. E' lentissimo. Postare una foto su Facebook è un delirio.

Quindi cari ragazzi miei, dovete pazientare ancora un pochino, almeno fino a quando non ci trasferiamo a Hiva Oa, l'isola principale, presso la capitale delle Marchesi, la cittadina di Atuona.
Qui, dove siamo adesso, non c'è NULLA - ripeto, siamo qui a scrivere su un computer mentre fuori suonano i tamburi - a parte un mini-market (che più basico non si può), una chiesetta da cui provengono canti da pelle d'oca durante le funzioni domenicali, una scuola.

La tua spazzatura da traversata Pacifica te la tieni perchè qui non esiste discarica. Le famiglie vivono di pesca e di quel poco di turismo.
Le donne fanno le Tapa, spettacolari disegni tribali Marchesani dipinti sulla corteccia di piante particolari. Tagliata a mano, lisciata a mano, battuta su pietra per allargarla il più possibile con uno strumento speciale, inamidata a mano, essiccata al sole. L'inchiostro viene ricavano da un seme.
Gli uomini intagliano il legno, creano tiki, piatti, vassoi, animali come le manta, ricreano antiche armi tribali. Oggetti totalmente artigianali, fatti a mano, bellissimi.

Preparano il cibo locale e lo offrono a noi, turisti barcaioli, si paga contrattando. Scambi magliette con pompelmi locali giganteschi, banane - intendo caschi di banane interi come non ho mai visto! Ne abbiamo uno gigantesco che dondola a poppa - mango. Porti loro penne e quaderni, ti ritrovi con mezza tonnellata di tonno che non sai cosa fartene!!!
La nave dei rifornimenti arriva ogni DUE settimane. Non ci sono banche.

Le barche non si chiudono più, i dinghy non si lucchettano. Ecco vi siete più o meno fatti un'idea eh ?

Piove spesso, ma solitamente, quando il tempo è bello, dura poco.
Insomma... non aggiorneremo il blog ancora per un pò, fatevene una ragione :)

Domani ci trasferiamo a Tahuata, isoletta a 35 miglia a nord da Fatu Hiva. Qui resteremo un paio di giorni prima di recarci a Hiva Oa.

Un saluto a tutti !
Ale & Max

May 10, 2017

Considerazione sulla traversata del pacifico

Dopo un paio di giorni di relax, più che meritato, un po' di pulizia della barca e qualche lettura, torniamo a voi con qualche considerazione tecnica sulla traversata appena fatta.

Rumb line (rotta ortodromica): 3.790mg
Miglia percorse: 3.945mg
Tempo impiegato: 29gg, 1 ora e 34 minuti
Velocità media: 5,66kt
Velocità massima a vela registrata: 10,8kt
Velocità minima a vela registrata: 3,2kt
Velocità Massima del vento incontrato: 22kt da SE
Velocità minima del vento incontrato: 3kt da E
Altezza massiama onda (stimata) incontrata: 3,5 da SE
24h più veloci: 175mg
24h più lenti: 90mg
Ore motore: 212h
Ore Generatore: 21h
Consumo gasolio: 480lt - 2,2lt/h
Acqua dolce consumata: 1.150 lt
Barche incontrate (a vista): 3 (1 vela, 2 motopesca)
Barche segnalate da AIS (compreso quelle sopra): 6 (3 vele, 3 motopesca)
Animali incontrati: Delfini, Balene Pilota, Foche, molti uccelli di specie diverse

Da quanto si può vedere sopra, non è stata una traversata veloce, complice sicuramente il vento, scarso in molte zone percorse.
Sicuramente non siamo un equipaggio da regata e non ci piace nemmeno spingere molto la barca. Preferiamo il confort e la stabilità rispetto alla velocità e il movimento della barca. Inoltre vogliamo preservare le attrezzature, quando si spinge le rotture sono più facili a venire.
Ogni sera prima del tramonto se stavamo usando il Parasailor, questo veniva ammainato e sostituito con il genoa, la randa veniva comunque ridotta di superficie, anche se le condizioni del vento e del mare erano calme.

Abbiamo usato moltissimo il motore, soprattutto in zone dove non ce lo saremmo mai aspettato. Avevamo previsto di usarlo la prima settimana, quella di avvicinamento alle Galapagos e anche per l'attraversamento della zona di convergenza a sud dell'equatore. In realtà l'abbiamo usato anche moltissimo a 10/11 gradi Sud dove normalmente l'aliseo la fa da padrone.
Così facendo abbiamo dovuto razionare l'uso del motore, per mancanza di gasolio, trovandoci spesso a navigare a vela anche a 3,5kt.

L'andatura a vela più utilizzata è stata quella a farfalla con il genoa tangonato sopravvento, seguita dal Parasailor (senza randa).
Quest'ultimo era per noi una novità, quindi abbiamo dovuto imparare anche ad usarlo, abbiamo capito che è la vela di profondità che cercavamo; è incredibile come sia in grado di stare a riva anche con pochissimo vento. Grazie al Parasailor spesso abbiamo navigato a vela dove diversamente avremmo acceso il motore. Nella prima parte della navigazione, prima delle Galapagos, l'andatura più frequente è stata al traverso ed abbiamo sofferto la mancanza di un Genoa vero e proprio. Il nostro nuovo genoa ha più l'aspetto di uno Yankee, tagliato molto alto e più piccolo del solito, 120% della J al posto del 140% dell'originale. Forse è stato un errore farlo così.

I turni di guardia per noi sono stati molto flessibili e spesso anche assenti. Essendo in due abbiamo dovuto fare delle scelte.
Durante il giorno nessun turno di guardia previsto. Chi ha sonno lo dichiara e va a dormire, a l'altro l'onere di gestire la barca.
La notte, che per noi iniziava alle 20.00, gestivamo i turni in base al tipo di condimeteo in cui ci trovavamo. Abbiamo optato per le classiche 3 ore di turno, oppure andavamo a dormire entrambi. Abbiamo organizzato la dinette della barca come un grande letto dove potevamo dormire sia longitudinalmente che trasversalmente alla barca. Di fronte avevamo il monitor con gli strumenti, l'AIS ed i radar riportato. Impostavamo allarmi di prossimità e di cambio vento, in più di una occasione abbiamo dormito 'quasi' sereni. Questa configurazione ci ha permesso davvero di gestire al meglio la navigazione notturna ed il riposo permettendoci di non stancarci inutilmente.

I consumi elettrici sono stati la vera sorpresa di questa traversata. E' ovvio che se andavamo a motore non era un problema, tanto che abbiamo anche dissalato e consumato molta acqua visto il motore spesso acceso. Quando invece la navigazione era solo a vela, i pannelli, l'idrogeneratore e il generatore eolico non riuscivano a sopperire ai consumi di bordo che per la nostra barca in navigazione sono di circa 250Amp nelle 24 ore. Il motivo non era la mancanza di potenza. I 600 Watt di potenza di pannelli non riuscivano a lavorare bene perchè la navigazione EST-OVEST impediva al sole di colpire i pannelli. Questi lavoravano bene dalle 9 del mattino (sole alle spalle) sino alle 14 circa, quando il sole si trovava ormai coperto dalle vele (verso ovest) lasciando i pannelli in ombra. L'idrogeneratore ha lavorato sempre 24 ore su 24, ma la nostra velocità è sempre stata molto bassa impendendogli di rendere al massimo, l'elica montata ha bisogno di avere almeno 7kt di velocità per far rendere i 300watt di cui è capace. E che dire del generatore eolico, questo funziona solo se c'è vento, noi ne abbiamo avuto poco e quel poco di poppa, pertanto con un vento apparente sempre molto scarso. Ecco perchè la sera dovevamo accendere il generatore a gasolio per un paio di ore.

Le rotture sono state poche e di poco rilievo.
Abbiamo rotto un cima del Lazy Jack, che purtroppo non siamo riusciti a riparare in navigazione per l'impossibilità di salire sino alla seconda crocetta, il moto ondoso era sempre abbastanza presente e solo in caso di reale emergenza saremmo saliti sull'albero.
Abbiamo rotto uno stroppo di dyneema del circuito del vang, sicuramente per usura. Lo abbiamo prontamente sostituito.
Abbiamo rotto un carrello rudgerson collegato ad una stecca, quella più in basso. Si è rotto perchè lavorava male quando la prima mano di terzaroli era armata, la vela veniva tirata troppo verso poppa e lo sforzo sul carrello è stato fatale. Non abbiamo potuto ripararlo e non ne abbiamo di rispetto.

Il vero eroe della traversata, così come per l'atlantico, è il nostro fidato ed instancabile pilota automatico.
E' lui che è stato sempre inserito ed in funzione 24 ore su 24 salvo qualche disinserimento di 5 minuti per verificare che il timone fosse sempre morbido e senza 'giochi' paricolari.

Infine che dire di Y2K, la nostra bella ed affidabile barca. Qualche volta vorremmo avere un barca diversa, di qualche cantiere più prestigioso, ma poi dopo una traversata del genere ci chiediamo il perchè di questo desiderio. Lei naviga bene, veloce quando ha vento, tanto che dobbiamo rallentarla noi, vorrebbe sempre correre, noi meno. In più di una occasione, sdraiati a dormire in dinette, sentivamo la barca che godeva, che gioiva, vedevamo la velocità SOG (Speed over groud, velocità indicata dal GPS) segnare costantemente 8/9 nodi, mentre la barca viaggiava dritta, qualche colpetto a destra e qualche colpetto a sinistra, come piccole correzioni, non abbiamo mai capito se del timone o dello scafo, ma la sensazione di sicurezza erano uniche, assomigliava molto alla senzazione che ti può dare un treno quando lo senti sui binari.

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