July 21, 2017

Le Tuamotu – Raroia

Y2K a Raroia, ancoraggio a Est

Poco meno di 3 giorni per raggiungere l’arcipelago delle Tuamotu da Nuku Hiva. 460 miglia, tre giorni di bolina scomoda, con un vento che si rivela essere più intenso di quanto previsto, groppi, nuvole e sbattimento, tre giorni il cui ricordo viene spazzato via il preciso momento in cui attraversiamo la pass del primo atollo di questo arcipelago e entriamo nella laguna di Raroia.
OK, per noi il paradiso può attendere qualche centinaio di anni Smile

La maggior parte delle barche in transito per le Tuamotu non segue una rotta così a est dell’arcipelago perché il vento predominante è un Est Sud-Est che, come avete letto dalla nostra esperienza, rende la navigazione scomoda.

La conseguenza è chiara: Raroia è frequentata da pochissimi, un atollo tutto o quasi per noi. L’idea stessa del Sud Pacifico nell’imaginario collettivo è tutta racchiusa in questo anello corallino piazzato lì, nel blu cobalto dell’oceano.

Hoa di Raroia, ancoraggio a Est - Tuamotu

A parte il mini-villaggio all’ingresso della pass in cui è possibile trovare il basico (c’è l’ufficio postale!), qui non c’è altro se non un allevamento di perle. Motu, spiagge coralline bianche o rosate, acqua dai colori impossibili da descrivere, hoa (gli hoa sono delle specie di “fiumi”, aperture nella barriera corallina esterna, che fanno fluire l’acqua dell’oceano all’interno o all’esterno della laguna a seconda della marea) in cui l’acqua scorre e assume sfumature impensabili. Dune di sabbia che creano piscine naturali, squali pinna nera che nuotano in 5 cm di acqua, così numerosi e curiosi che te li ritrovi praticamente dappertutto. All’inizio è inquietante vedere queste forme scure che si avvicinano e ti osservano le caviglie, poi ci fai l’abitudine Smile Aquile di mare, pesci coloratissimi. Palme da cocco altissime, coralli vivi dai mille colori e niente altro.

Ancoraggio ad Est di Raroia - Tuamotu

Non c’è internet se non vicino al villaggio, gli approvvigionamenti arrivano via nave ogni tot Smile
Il nostro primo ancoraggio si trova a Est di Raroia, ad un paio di miglia a sud del famoso motu dedicato all’atterraggio della zattera Kon Tiki, vicino alla Ferme Perlier gestita da Jiji di cui parliamo più avanti.
Le coordinate sono 16°06,349’ S; 142°22,773’ W.

Y2K - ancoraggio Est di Raroia

Dopo un mese trascorso a rollare nelle baie delle Marchesi e ancora prima a Panama, ci sembra un sogno. Barca immobile, acqua ferma, leggerissimo brandeggio destra/sinistra. Una serie infinita di motu davanti a noi ci proteggono dal vento e dalle onde del Pacifico. Qualche testa di corallo, ma non troppe da dar fastidio alla catena. Riusciamo a filare l’ancora in una zona libera, su una distesa di sabbia. Siamo con gli amici del “Meccetroy”, Diego e Marina e con “Anthea”, Kim, Mark e i loro ragazzi Anson e Devon.

Dopo una ronfata imperiale, ce ne andiamo in esplorazione dei motu e degli hoa. Camminiamo sulla spiaggia o sul bagnasciuga e le vibrazioni causate dai nostri piedi attirano i numerosi soliti squaletti pinna nera che pattugliano in continuazione le sponde. Pare che Raroia rappresenti una specie di “nursery” per questi squali. Qui gli adulti depongono le uova, i piccoli nascono e cominciano a farsi “le ossa” in uno specchio acqueo tranquillo, senza pericoli per loro e ricchissimo di potenziali prede. Sono curiosissimi, si avvicinano per capire chi sei, a volte ce ne ritroviamo 5 o 6 che “scodinzolano” intorno a noi, ma sono anche innocui. Non si avvicinano più di tanto e se si corre verso di loro, scappano come fulmini.

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Ci sono gli esemplari più piccoli e quelli ormai cresciutelli di oltre un metro o un metro e mezzo. Nuotano in pochissimi centimetri di acqua e dopo un po' ci si fa l’abitudine a vedere tutte le loro pinne dorsali che tagliano la superficie del mare. Poi sembra di essere in un acquario. Facciamo snorkeling vicino ad una delle grosse “patate” (grandi teste di corallo) che si trovano in mezzo alla laguna. Pur non essendo uno dei siti più belli per questa attività, vediamo davvero di tutto.
Il giorno successivo andiamo a trovare Jiji, con la speranza che ci permetta di visitare l’industria perlifera che dirige. Jiji è un donnone tutta sorrisi originaria della Nuova Caledonia. E’ felice di ospitarci e di mostrarci tutte le fasi necessarie affinché un’ostrica produca una delle famose perle nere. I dipendenti sono Tahitiani e Cinesi.

Le perle di Jiji - Raroia

i Cinesi sono quelli che svolgono il lavoro di “precisione”, cioè l’innesto nell’ostrica di una sfera di un materiale simile alla plastica, insieme ad un micro lembo di mantello prelevato da un’altra ostrica e che viene scelto per il particolare colore. Il mantello è infatti quello che stabilirà la sfumatura di colore della perla.
L’ostrica viene poi rimessa in mare dove rimane per almeno un anno. Nel frattempo l’animale ricopre la sfera innestata di madreperla per “difendersi” dal corpo estraneo.

Prelievo della perla da un ostrica - Raroia

I Cinesi hanno anche il compito di prelevare e controllare le perle dalle ostriche innestate in precedenza. Se la perla è di buona qualità, la stessa ostrica viene innestata una seconda volta. Un’ostrica può essere innestata per altre due volte.
Gli attrezzi utilizzati da questi uomini e donne assomigliano a dei veri e propri ferri chirurgici. L’intero processo è lungo e abbastanza laborioso e non crediamo che l’ostrica gradisca particolarmente Smile Ma il risultato finale è impressionante: perle bellissime dalle sfumature porpora, azzurre, verdi, gialle.
Restiamo nell’ancoraggio di Est per quattro giorni, poi il vento ruota un pochino più a NE e rinfresca, così decidiamo di spostarci e raggiungere l’ancoraggio più a Nord-Est di Raroia, super riparato perché proprio all’estremo angolo di Nord Est dell’atollo.
Ci muoviamo a motore facendo attenzione ai bassi fondali e alle teste di corallo affioranti. Utilizziamo le foto satellitari con l’applicazione OpenCPN, molto, molto precise. Anche le carte Navionics sono dettagliate e accurate. Tuttavia Ale è sempre a prua a controllare per evitare spiacevoli inconvenienti ed eventuali incontri ravvicinati con qualche “patata” non segnalata.

Verso l'ancoraggio di NE, si presta attenzione alle teste di corallo - Raroia

Alle 14:00 del 12 Giugno siamo ancorati in un luogo che per noi rimane fra i più belli in assoluto fino ad adesso. Un angolo spettacolare, riparatissimo, tranquillo. Poche teste di corallo, sabbia, acqua limpida.
Le coordinate sono 15° 57, 296’ S; 142° 19,001’ W.

Ancoraggio di NE - Raroia

Una vera e propria meraviglia. Alla nostra sinistra una serie infinita di hoa e dune di sabbia in cui perdersi per ore, intervallate da piccoli motu disabitati. I soliti squali. Un posto incantato.
Davanti alla nostra prua tre motu disposti ad angolo ci proteggono praticamente da Nord, Nord Est, Est, Est Sud Est. Stiamo da favola.

Ancoraggio di NE - Raroia

Ancoraggio di NE - Raroia

Y2K e Meccetroy - Ancoraggio NE - Raroia

Quando il giorno seguente il vento molla e le poche nuvole scompaiono, ce ne andiamo a piedi fino alla barriera esterna dell’atollo. Un paesaggio lunare di una bellezza selvaggia. La sera stessa Raroia ci regala uno dei tramonti più incredibili delle Tuamotu.

Tramonto spettacolo a Raroia

Tramonto spettacolo a Raroia

La serata è calma, non c’è ovviamente una luce, le stelle in cielo sembra di poterle toccare con un dito. Gli amici di “Anthea” organizzano un falò sulla spiaggia, ognuno porta qualcosa da mangiare. Una serata in cui siamo davvero in pace con il mondo.

Ancoraggio di NE - Raroia

I giorni seguenti passano fra escursioni in dinghy ai motu poco distanti, scorrerie fra le dune sabbiose, esplorazioni degli hoa fino alla barriera esterna fra murene, conchiglie bellissime e pesci pappagallo dalle dimensioni inquietanti.
Non mancano i soliti squali, presenza costante, quasi come i cefali nel Mediterraneo.

Le dune di sabbia fra gli hoa - Raroia

Le dune di sabbia fra gli hoa - Raroia

Le dune di sabbia fra gli hoa - Raroia

Le dune di sabbia fra gli hoa - Raroia
Il vento continua a rimanere debole e Max fa volare il drone per cogliere dall’alto la bellezza di tutte le sfumature possibili di questo posto.
Quando riguardiamo le immagini riprese sul computer, rimaniamo senza parole. Si vede il fondo del mare, la sabbia, le teste di corallo, gli squali che nuotano, le ombre dei dinghy.

Ancoraggio di NE - Raroia

Il terzo giorno “Meccetroy” e “Anthea” si spostano vicino al mini villaggio con la speranza di trovare verdura e frutta fresche. Noi non ne abbiamo ancora bisogno, così rimaniamo totalmente da soli. L’ancoraggio è davvero tutto nostro. Non c’è una barca nel raggio di 5 miglia. Non ci sono esseri umani. Soltanto noi e Y2K. Il tempo si mantiene splendido e noi ci godiamo una giornata e la notte seguente in un atmosfera surreale.
Il brontolio delle onde dell’oceano che frangono sulla barriera esterna dell’atollo è l’unico suono che accompagna il nostro sonno.
La luce della luna piena illumina la superficie immobile del mare, si vede il fondo, l’ombra proiettata da Y2K, le teste di corallo e le creature marine notturne.

Y2K, Meccetroy e Anthea nell'ancoraggio di NE - Raroia

Dinghy e squalo - Raroia

Quando viene il momento di lasciare Raroia e questo piccolo angolo paradisiaco, non nascondiamo di avere il magone.
Avevamo letto tanto sulle Tuamotu, visto innumerevoli foto, documentari, speciali e quant’altro. Ma vivere questo arcipelago di persona, osservare con i propri occhi, entrare in una laguna e navigare all’interno di un atollo con la nostra barca è un’altra cosa. Una cosa pazzesca.

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June 9, 2017

Isole Marchesi - Arcipelago Tuamotu - Navigazione - Giorno 3

Data: 08/06/2017 Ora locale 17.00 (-12 ore dall'Italia) - Posizione 16 06.353S 142 22.774W
Raroia - Tuamotu

Diario di bordo del 07/6/2017

La mattina del terzo giorno di navigazione si presenta con cielo azzurro, nuvolette e aliseo da SE sui 17-20kt. Il mare fortunatamente non è grosso, circa un metro di onda, e soltanto qualche ondina più bastarda delle altre ci colpisce di lato con un BANG e frange in coperta.
Ogni tanto ci becchiamo qualche lungo rafficozzo sui 22kt che di bolina è un piacere da provare e gustare. Prendiamo due mani alla randa e rolliamo un pochino il genoa. Y2K in questo modo è molto più stabile, non si stravacca e va veloce come prima. "Ughetto" (che bolina stretto) fa il suo lavoro senza fare una piega. Siamo costantemente sopra gli 8 nodi.
L'oceano Pacifico è bluissimo, il sole alle 6 del mattino è già tiepido. Siamo in fibrillazione perché oggi è anche il giorno del nostro atterraggio alle Tuamotu.

La nostra prima meta è l'atollo di Raroia, situato a Nord dell'arcipelago e il più vicino quando si proviene dalle Marchesi. La pass di Raroia (pass = entrata all'interno della laguna) si trova a Ovest dell'atollo. Non sembra particolarmente impegnativa ed è ben identificata con segnali di allineamento. Bisogna prestare un pochino di attenzione alla marea e alla corrente creata da questa che può essere piuttosto forte in alcuni casi. Ci avvaliamo delle tabelle delle maree e correnti per le Tuamotu della British Admirarty, ma fanno riferimento all'atolllo di Makemo che è circa 80 miglia a ovest, quindi non saranno perfette al minuto. Ci siamo quindi anche rimessi all'esperienza di altri navigatori, abbiamo trovato il blog della barca Visions of Johanna dove Gram, lo skipper, ha ideato e preparato un foglio Excel con i calcoli di tutte le maree di tutti gli atolli, facendo dei calcoli di marea, partendo dalle previsioni di marea del NOAA. Rimane comunque la nostra prima pass con Y2K, quindi siamo un pochino nervosetti.

Alle 8 del mattino cominciamo a vedere i primi Motu dei micro-atolli disseminati nelle vicinanze della nostra destinazione, alle 9:30 siamo davanti alla pass di Raroia, emozionatissimi. "Meccetroy" che ci ha preceduto di circa 4 miglia dalla partenza da Nuku Hiva è già arrivato e sta già provando ad entrare. C'è anche "Antea", lo swan di Kim e Mark, simpaticissima coppia di americani, che attende ancora qualche minuto perché la corrente contraria pare sia ancora piuttosto forte. Nelle nostre tabelle, la "stanca" è indicata a partire dalle 9:45, siamo in anticipo.

Diego ci comunica di essere dentro, la corrente non è fortissima, basta mantenersi sulla sinistra della pass, seguire l'allineamento ed entrare. OK, chiudiamo le vele per benino e ci prepariamo ad entrare. "Y2K se non vi dispiace, voi fate strada e noi vi veniamo dietro" - dice Kim di "Antea" al VHF. Ma certo! Nessun problema.

Evvai, ci avviciniamo, prendiamo il giusto allineamento e cominciamo a percorrere la pass Tenukuhaupapatea. Motu a destra e a sinistra, corallo e acqua turchese. La corrente è gestibile e nel giro di qualche minuto Y2K è dentro la sua prima laguna e raggiunge ben presto "Meccetroy". Festeggiamo compiendo una serie di girotondi. In breve arriva anche "Antea".
Dobbiamo raggiungere il nostro ancoraggio che si trova dalla pare opposta della laguna, a Est/SudEst. La zona si trova davanti ad un grande motu, guardando la terra a destra di una industria perlifera. Ci muoviamo in carovana, navighiamo a motore facendo lo slalom fra le grosse "patate" o teste di corallo affioranti o appena sotto la superficie del mare. A dire il vero sono piuttosto facili da identificare e sia le carte satellitari che quelle Navionics risultano davvero precise, tanto che in caso di emergenza si potrebbe davvero navigare di notte. Risultano invece insidiose le boe delle industrie perlifere, qui molto attiva. Alcune sono ben visibili, altre sono sommerse. Ovviamente luci inesistenti.

Alle 11:30 siamo ancorati in paradiso, in 10 metri di acqua turchese, il motu davanti, numerose spiaggette bianche, piccoli squali pinna nera che ogni tanto fanno capolino dalla superficie. Sole, cielo azzurro. Y2K è alle Tuamotu. In onore della ZoomaX e dei consigi di Anna e Paolo, ancoriamo esattamente nel posto dove loro ancorarono 4 anni fa.

Nota: qui non c'è Wi-fi, in realtà non c'è nulla :-) C'è però la rete telefonica locale, potremo, forse, utilizzare la schedina presa a Hiva Oa. Foto e aggiornamenti Facebook saranno però limitati. Faremo del nostro meglio. Portate pazienza.

Raroia, 08 Giugno 2017