29 aprile 2019

Regno di Tonga – Ha’apai

L'incredibile piccolo istmo fra Uonukuhahaki e Uonukuhihifo - Ha'apai

65 miglia a sud di Vava’u c’è l’arcipelago delle Ha’apai. Si tratta di un gruppo di isolotti e motu che dal punto di vista morfologico ricordano vagamente gli atolli delle Tuamotu, ma non sono atolli.

Ci sono alcune pass, teste di corallo, reef, palme, spiagge bianche e pochissimi villaggi. Quasi tutte le isole si trovano sul lato Est e ancoraggi e ridossi sono perfetti quando soffia l’aliseo stabile da E, ESE, ENE. E’ possibile trovare riparo anche per venti da Nord o da Sud se questi non sono troppo gagliardi. Con SSW, NNW, NW, SW e W, a meno di brezzoline leggere, non c’è alcun riparo vero e proprio.

Carta delle Ha'apai - Regno di Tonga

Le Ha’apai sorgono su una zona vulcanica molto attiva, talmente attiva che ogni tanto sorgono dagli abissi nuove terre, come successe nel 2015 quando una sonda NASA registrò la presenza di una nuova isola in mezzo a due isolotti già esistenti, spuntata dal nulla dopo l’eruzione di un vulcano sottomarino, là dove c’era il mare mesi prima. L’isola appena nata – che noi abbiamo visto da lontano – e che gli esperti pensavano potesse scomparire molto presto (cosa abbastanza normale in aree come queste) invece resiste e adesso è stata battezzata temporaneamente Hunga Tonga-Hunga Ha’apai. A quanto pare la prima spedizione a mettervi piede ha trovato già vita vegetale e animale. Per quanto tempo ancora rimarrà in superficie Hunga Tonga-Hunga Ha’apai? Resterà lì per sempre? Nessuno può affermarlo con certezza.

Le Ha'apai dal satellite - Regno di Tonga

Il villaggio-capitale dell’arcipelago è Pangai, situato più o meno centralmente, a sud dell’isolotto di nome Koulo (eggià ‘naltro ).

Il 24 Novembre all’alba lasciamo Port Maurelle alle Vava’u e facciamo rotta verso l’arcipelago. Prima di girare liberamente dobbiamo recarci a Pangai per effettuare le pratiche di “domestic clearance”, ma sappiamo che arriveremmo praticamente con le ultime luci del giorno e non ce la sentiamo di infilarci nella baia di Pangai, che non conosciamo, con il buio.

Volgiamo quindi la prua verso un ancoraggio abbastanza tranquillo, a detta delle carte e dei portolani, che si trova a Nord, davanti all’isolotto di Nukunamo, fra Haano, Fakakai e Faleloa. Facile da raggiungere e senza pericoli evidenti giusto per trascorrere la notte prima di spostarci al villaggio.
Siamo gli unici a lasciare Neiafu, quasi tutti i nostri amici, fatta eccezione per “Peregrin” di Michelle e Joe, sono in navigazione verso la Nuova Zelanda oppure l’hanno già raggiunta, altri sono alle Fiji.

La navigazione è tranquilla, a motore, non c’è vento e le previsioni ci danno un leggero ENE-NE per i giorni successivi. In avvicinamento alla prima isola delle Ha’apai, Haano, avvistiamo una megattera con il suo piccolo che però si allontana subito non appena sente il rumore del nostro motore.

Alle 16:30 siamo ancorati davanti all’isolotto Nukunamo. Abbiamo fatto zig-zag fra due grosse teste di corallo perfettamente visibili anche con il sole al tramonto. Il posto è molto bello, tranquillo, fondale di sabbia 7-8 metri e libero da pericoli. L’unico aspetto negativo è dato dal leggero rollio causato dall’onda di risacca che comunque aggira l’isola vista la brezza che nel frattempo ha ruotato decisamente a NE.

Le coordinate sono: 19°42,774 S; 174°16,971 W.

Dormiamo comunque benissimo e il mattino successivo, dopo colazione, ci muoviamo per raggiungere Pangai.

L'ancoraggio di Pangai - Ha'apai

Scopriamo che l’ingresso alla baia di Pangai – circondata da un ampio reef a Ovest - è perfettamente segnalato da fanali verdi e rossi. Si accede all’ancoraggio seguendo due percorsi: il primo, quello che seguono anche le navi merci, meglio segnalato, più ampio e profondo, si trova a Sud. Il secondo è invece più a Nord, non è indicato benissimo – anche se esiste una specie di lanterna verde – e i fondali sono molto più bassi. Noi andiamo sul sicuro e scegliamo la via più affidabile anche se è la meno breve.

Una volta superata la zona dei reef e dei bassi fondali, ci si trova su una vasta area sabbiosa con poche piccole teste di corallo. Qui si può dare fondo un po' ovunque avendo l’accortezza di non impegnare l’ingresso della darsena commerciale del villaggio dove, appunto, entrano le navi e gli aliscafi provenienti da Neiafu o Nuku’alofa. Una grossa meda di cemento indica l’entrata della darsena, è buona cosa dare fondo lasciandola ampiamente a Sud.
Noi ci ancoriamo davanti ad una bella e lunga spiaggia, nella parte sinistra della baia, in 5 metri di acqua.
La piccola darsena commerciale di Pangai - Ha'apai

Uffici della polizia e della dogana di Pangai - Ha'apai

Le coordinate sono: 19°47,865 S; 174°21,180 W.

Siamo l’unica barca e nonostante siamo davanti ad un villaggio c’è silenzio e tranquillità. Saltiamo a bordo del nostro dinghy per recarci in dogana. Lasciamo il gommoncino legato ad una bitta della darsena commerciale e ci mettiamo alla ricerca degli uffici.

Il villaggio è ordinato e pulito, un aspetto che ci colpisce perché Neiafu – molto più grande e “importante” rispetto a Pangai – non è esattamente il top da questo punto di vista

Ci incamminiamo lungo l’unica strada asfaltata, passiamo la chiesa, la scuola, l’imponente impianto per le comunicazioni via satellite, telefoniche e internet.

La chiesa di Pangai - Ha'apai

La scuola di Pangai - Ha'apai

Impianto per le comunicazioni satellitari di Pangai - Ha'apai

Non riusciamo a trovare la dogana, fa un caldo atroce e decidiamo di chiedere ad uno dei locali. Qui sono tutti sorridenti e cordiali, l’uomo che avviciniamo ci da le indicazioni non prima di averci spiegato tutta la storia dell’ufficio doganale e di come sia stato trasferito da poco nella nuova sede, “ecco perché non lo trovate"!”, ci dice.

Seguendo le raccomandazioni del nostro amico tongano, finalmente eccoci davanti ai tanto agognati uffici doganali. L’ufficiale è super cordiale e in 5 minuti concludiamo le pratiche burocratiche che qui sono veramente all’insegna del relax. Proprio da quest’anno 2018, inoltre, Pangai è ufficialmente diventata un “port of entry”, è quindi possibile effettuare anche l’entrata e/o l’uscita dal Regno di Tonga senza tutte quelle complicazioni assurde (tipo accostare obbligatoriamente con la barca alla banchina commerciale) di Neiafu. Ottima notizia per quando dovremmo lasciare l’arcipelago in direzione Nuova Zelanda.

Ricostruzione dopo il ciclone IAN - Ha'apai

Sulla via del ritorno, notiamo un cartello che indica i lavori di ricostruzione di un sito dopo il passaggio del ciclone IAN. Questa zona, insieme alle Fiji, è particolarmente soggetta a questi fenomeni, ma questo ciclone si è abbattuto direttamente sulle Ha’apai come categoria 5 (scala australiana) devastando tutto dopo aver schivato le Vava’u. Il governo della Nuova Zelanda ha stanziato diversi milioni di dollari per aiutare le Ha’apai a risorgere dopo che il 90% delle case sono state spazzate via.

Un graziosissimo bar ristorante di Pangai - Ha'apai

Ci imbattiamo in un bar ristorante molto carino. E’ deserto. Già sono solitamente molto poche le imbarcazioni o i turisti che visitano questo arcipelago durante la “bella” stagione – che in questa zona va da Maggio a Novembre – ormai siamo quasi all’inizio del periodo dei cicloni e noi rappresentiamo una rarità.

Celebrazioni per il compleanno del re di Tonga - Ha'apai

Raggiunto il nostro dinghy che fluttua placido nelle acque della darsena, ce ne torniamo a bordo e ci prepariamo per spostarci al nostro primo ancoraggio. C’è una bellissima baia a sud ovest, a circa 5,6 miglia da Pangai, protetta dall’isola di Uoleva a Est e da un esteso reef, Hakau Kito, a Ovest e Nord Ovest.

Bisogna prestare attenzione alla parte più a nord dell’ancoraggio. C’è un’enorme testa di corallo, non pericolosa per la navigazione, ma una gran seccatura per catena e ancora. Meglio starne alla larga. Noi diamo fondo in circa 9 metri di acqua, su una bella e ampia zona sabbiosa.

Le coordinate sono: 19°50,944 S; 174°24,883 W.

Rolliamo leggermente in quanto la debole brezza è adesso un NNE, ma il posto è molto bello. L’isola di Uoleva ospita un resort piuttosto rinomato e un centro immersioni. Tuttavia non ci sono problemi per le barche, è possibile atterrare con il dinghy, stare sulla spiaggia o andare al bar per un drink. Siamo sempre l’unica barca.

Il giorno dopo, viste le previsioni con brezze da NE, ci spostiamo verso sud alla volta di un ancoraggio ben più protetto e ridossato davanti all’isola di Tatafa. Per arrivarci dobbiamo attraversare una pass posta fra l’estremità Ovest di Tatafa stessa e l’isolotto di Sand Cay.

La pass di Tatafa - Ha'apai

La pass è segnalata bene con due fanali verde e rosso e dopo la lunga esperienza alle Tuamotu non rappresenta davvero un problema. E’ tuttavia sempre una pass con la sua brava corrente e le sue piccole insidie e come tale da non sottovalutare mai.

Non appena superiamo la pass, siamo subito ridossati dall’ampio reef di Sand Cay e dirigiamo verso la nostra destinazione che si trova a Est. Ci avviciniamo all’isola di Tatafa e troviamo un ancoraggio spettacolare protetto da N, NNE, NE, E e anche un pochino da NW se non è troppo fresco. Diamo fondo in 8 metri di acqua trasparente su sabbia in un posto pazzesco che ricorda davvero gli atolli della Polinesia.

Ancorati davanti all'isola di Tatafa - Ha'apai

Tatafa ha una spiaggia bellissima che termina in una lunga lingua di sabbia semi-sommersa e che risulta invisibile durante l’alta marea. Un grandissimo hoa (ricordiamo che gli hoa sono aperture nella barriera corallina, come piccoli fiumi o torrenti, in cui l’oceano riesce a infilarsi e a sbucare nella laguna) si apre fra Tatafa e Uiha a Est-Sudest dove c’è l’omonimo piccolo villaggio. Davanti e dietro di noi si estende la barriera corallina, non c’è risacca e non si rolla.

Ancoraggio di Tatafa - Ha'apai

I nostri portolani indicano che qui c’è anche un bellissimo coral garden che si estende lungo la costa di Tatafa, poco prima della spiaggia. La giornata è bellissima, decidiamo di immergerci subito e rimandare le esplorazioni a terra al giorno successivo.

Raggiungiamo una zona sabbiosa accanto all’isolotto, ancoriamo il gommone e ci tuffiamo. Una volta in acqua, rimaniamo davvero sorpresi. Non ci aspettavamo niente del genere! Corallo vivo dappertutto, colori incredibili, miriadi di pesci, vita dappertutto. Effettivamente uno dei coral garden più belli che abbiamo mai visitato, secondo solamente alle pass di Rangiroa e Fakarava alle Tuamotu.

I coralli di Tatafa - Ha'apai

I coralli di Tatafa - Ha'apai

I curiosi pesci Farfalla sono dappertutto e in tutte le loro diverse colorazioni e specie. I pesci Angelo sono più schivi, ma qui ne è pieno. Cernie dalle dimensioni inquietanti fanno capolino dagli anfratti più profondi e incontriamo anche un piccolo pesce scatola giallo (yellow boxfish) che ci osserva spaventatissimo dalla sua tana.

Il piccolo pesce scatola giallo - Ha'apai

Il coral garden di Tatafa - Ha'apai

I coralli si estendono su un’area molto vasta e senza rendercene conto passiamo ore in acqua a guardare in ogni anfratto, ogni testa di corallo stracolma di pesci colorati, ricci dagli aculei lunghissimi, conchiglie, gamberetti. Quando torniamo in barca sono le 3 del pomeriggio e la pelle delle nostre dita è raggrinzita e insensibile per il tempo trascorso a mollo.

Pesci clown fanno capolino fra i coralli e le anemoni - Ha'apai

Un grosso pesce scatola - Ha'apai

Corallo affollato - Ha'apai

Siamo esausti e trascorriamo il resto della giornata a farci ricrescere le impronte digitali .

L’indomani è un’altra giornata bellissima. Siamo sempre da soli. Vento leggero in rotazione da Est, non una nuvola in cielo e ce ne andiamo ad esplorare la spiaggia di Tatafa e il reef che si trova sulla costa opposta, esposto ai venti predominanti.

La spiaggia di Tatafa - Ha'apai

La spiaggia di Tatafa - Ha'apai

Consultiamo le previsioni per i prossimi due giorni. La brezza è in ulteriore rotazione, questa volta da Sud per poi riportarsi a Est, quindi a NE. Ne approfittiamo per dirigerci verso un altro ancoraggio incredibile, ben protetto dai venti meridionali.

Navighiamo in direzione SW in acque libere da pericoli e profonde mediamente sui 20-30 metri. Diamo fondo in 5 mt davanti ad un incredibile piccolo istmo che unisce le due isole dal nome difficilissimo di Uonukuhahaki e Uonukuhihifo, una baietta circondata da coralli e da un bellissimo reef nella parte Ovest e Nord-ovest. Un bell’ancoraggio su sabbia in circa 7 metri.

Le coordinate sono: 19°57,974 S; 174°29,634 W.

Il vento da Sud è leggerissimo e non riesce a vincere sulla corrente che, a seconda della marea, aggira Uonukuhihifo, e scorre in mezzo alla barriera. La prua di Y2K tende quindi ad orientarsi in base allo scorrere delle maree a Est o a Ovest con qualche puntatina a Nord

Ancoraggio di Uonukuhihifo - Ha'apai

Ce ne andiamo a terra, spiaggiamo il dinghy e visitiamo i due isolotti. L’istmo è incredibile, a Sud c’è solamente un grande reef semisommerso a protezione della spiaggia, poi l’Oceano aperto. Oggi il mare è calmo e solamente una placida onda lunga bagna la costa esposta.
La spiaggia è piena di gusci di conchiglie portate dalle onde, le due isole sono ricoperte di palme stracariche di cocchi. Molto, molto bello.

Calma piatta - Ha'apai

La mattina presto il vento proprio scompare e ci svegliamo ritrovandoci a fluttuare su una superficie completamente immobile, totalmente trasparente, immobili. Uno spettacolo surreale. Nessun’altra barca in giro. Ci facciamo un paio di belle nuotate prima di spostarci ancora una volta a Nord. Il vento è variabile e per la sera si rimetterà a ENE intensificandosi un pochino fino a 12kt (wow ! ).

Tuttavia è previsto l’arrivo di una trough molto debole (una trough è un’area allungata di relativa bassa pressione, spesso associata al passaggio di un fronte) che porterà una rotazione del vento da Nord e un po' di pioggia. Il fronte vero e proprio arriverà fra qualche giorno e purtroppo le carte meteo e i grib confermano il classico giro di vento con il solito rinforzo da Nord Ovest, Ovest (anche fino a 25kt) e Sud Ovest. Dobbiamo, nostro malgrado, lasciare le Ha’apai e tornare a Neiafu per ridossarci.

Nel frattempo ce ne andiamo davanti all’isola di Uiha e diamo fondo davanti al villaggio. Un ottimo ancoraggio anche questo, fondo di sabbia sui 6 metri, ben protetto.

Le coordinate sono: 19°53,411 S; 174°24,813 W.

Trascorriamo un paio di giorni a Uiha – sempre assolutamente da soli - con vento in continua rotazione da Nord a Nord Ovest, ogni tanto ci becchiamo qualche groppo e e qualche piovasco. Stiamo comunque bene, l’intensità del vento non è mai tale da impensierirci.

Poi la trough se ne va e torna il sole e con il sole ritorna l’aliseo da Est. L’arrivo del fronte è purtroppo confermato e non ci rimane altro che tornare a Pangai, fare l’uscita “domestica” dalle Ha’apai e ripercorrere a ritroso le 65 miglia che ci separano da Neiafu.

La veleggiata verso le Vava’u è memorabile, 18kt da Est al traverso, Y2K veloce come un razzo, specialmente quando lasciamo il ridosso dell’ultima isola. Alle 18:30 siamo già alla “nostra” solita boa di Neiafu ad attendere che il brutto tempo passi.

E’ il 5 Dicembre 2018, siamo entrati nella stagione dei cicloni ormai. E’ giunto il momento di scrutare la meteo giorno dopo giorno, aspettare la finestra giusta e organizzare la nostra nuova avventura: la discesa verso sud, verso la Nuova Zelanda con una fermata intermedia a Minerva Reef.
Ma questa avventura la conoscete già (QUI).
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23 aprile 2019

Regno di Tonga – Vava’u

Y2K all'ancora presso l'isolotto di Kulo - Vava'u

250 miglia a Ovest di Niue si trova il Regno di Tonga. E’ composto da una serie di isole e isolotti posti lungo un asse verticale – da Nord a Sud-Sud Ovest - e amministrativamente suddiviso in 4 gruppi distinti. Le Niuas con Niuatoputapu sono le isole più a nord, le Vava’u, le Ha’apai ed infine Tongatapu dove si trova la capitale del Regno: Nuku’alofa.

Il Regno di Tonga

Per via della disposizione geografica dei 4 arcipelaghi, la meteo può essere parecchio differente fra le Niuas e Tongatapu, con, in alcuni casi, variazioni importanti sia nell’intensità del vento che nelle condizioni climatiche generali: più di una volta ci è capitato di trovarci con 25 nodi e pioggia torrenziale alle Vava’u, mentre alle Ha’apai splendeva il sole accompagnato da brezze leggere.

Tonga è una monarchia costituzionale, il re e la sua famiglia vivono naturalmente sull’isola più a sud, Tongatapu, nella capitale Nuku’alofa.

La nostra prima destinazione nel Regno dopo aver lasciato Niue è il gruppo delle Vava’u, in particolare volgiamo la prua sulla baia super riparata attorno alla quale sorge la cittadina principale dell’arcipelago: Neiafu.

Come già avete letto, il 12 Ottobre lasciamo Niue in fretta e furia a causa dell’arrivo di un brutto fronte. Il fronte ci insegue per tutte le 250 miglia che percorriamo alternando navigazione a vela con smotorate. La meteo, infatti, comincia a risentire dell’approssimarsi del brutto tempo, l’aliseo non è costante ed è piuttosto variabile anche dal punto di vista della direzione.

Siamo un convoglio di 3 barche amiche, noi, “Cinnabar” che ci precede di qualche miglio e “Ondular” che chiude le fila. Siamo tutti costantemente in contatto radio per scambiarci le rispettive posizioni e discutere insieme i bollettini meteo.

La navigazione è priva di eventi fino a 50 miglia da Neiafu. Veniamo raggiunti dall’area di instabilità del fronte e il vento si attesta sui 20 nodi. Galoppiamo velocissimi verso la nostra meta mentre il cielo comincia a coprirsi di nuvolaglia.

Vava'u e il suo gruppo di isole - Regno di Tonga

Alle prime luci dell’alba del 15 Ottobre avvistiamo terra. Si tratta del primo lembo di costa Nord della grande isola di Vava’u – che poi da’ il nome a tutto l’arcipelago. Dobbiamo percorrere le ultime 5 miglia, aggirare tutta la parte settentrionale dell’isola per poi virare a Sud, quindi a Est ed infilarci in mezzo ad un dedalo di isolotti e scogli fino all’estremità della specie di fiordo che costituisce la baia di Neiafu.

Arcipelago di Vava'u - Regno di Tonga

Nel frattempo il vento aumenta ancora e comincia a piovigginare. Alle 8:30 entriamo nella baia di Neiafu di nome Port of Refuge (e scopriremo presto il perché di tale nome). Il canale di ingresso è ben segnalato dai fanali verdi e rossi e non presenta pericoli. Dobbiamo fare subito le pratiche di ingresso altrimenti non possiamo ancorare, né scendere, sono piuttosto severi.

Come da procedura ci annunciamo sul canale VHF16 chiamando “Port Control”. Ci risponde una bella voce squillante che si presenta come “DJ-Q” (da leggersi ‘digeichiù’), scopriremo essere il factotum di Vava’u Radio, colui che aiuta in tutto, credeteci davvero in tutto, le barche in transito per Tonga. Se si vuole sapere qualcosa basta chiamare al VHF DJ-Q e la risposta la si trova, davvero un grande!

DJ-Q ci accoglie con il suo benvenuto e ci spiega la procedura per l’entrata a Tonga.

Dobbiamo quindi issare la bandiera gialla “Q”, accostare con la barca lungo il grande pontile commerciale di cemento situato subito a sinistra entrando e attendere a bordo gli ufficiali dell’immigrazione, dogana e quarantena. Gli amici americani di “Cinnabar” sono arrivati una decina di minuti prima di noi, non c’è spazio per ormeggiare davanti o dietro, quindi ci mettiamo a pacchetto, affiancati alla loro destra.

A prenderci le cime a bordo di “Cinnabar” ritroviamo i nostri cari amici Raffaella e Giovanni di “Obiwan” che hanno saltato sia Beveridge Reef che Niue e si trovano a Vava’u già da qualche giorno. Siamo davvero molto contenti di rivederli e non vediamo l’ora di condividere le ultime reciproche avventure.

La baia di Neiafu e le barche al gavitello - Vava'u

Mentre aspettiamo gli ufficiali, aggiustiamo gli orologi di bordo. Abbiamo attraversato la linea della data: abbiamo perso un giorno, praticamente non lo abbiamo vissuto , non è il 14/10 ma bensì il 15/10, dal fuso orario UTC-12 ora siamo a UTC +13!

Max si reca in dogana a presentarsi, torna dopo pochi minuti con un bel malloppo di carte da compilare, diversi fogli ma con le stesse domande (anche qui dall’altra parte del mondo gli uffici statali non si parlano fra loro…).

Dopo una decina di minuti si presentano 6 ufficiali. Il gruppo si divide in due: il primo sale a bordo di “Cinnabar”, il secondo si occupa di noi. Sono tutti molto cordiali e amichevoli. Le procedure sono veloci ed indolori. Compiliamo tutto quello che c’è da compilare, consegniamo la nostra spazzatura, paghiamo il dovuto (circa 22 TOP = Tongan Panga. 1 TOP = 0,38 Eur). E così sfoggiamo un altro timbro sul passaporto! A noi come cittadini europei dell’area Schengen ci viene concesso il visto per 3 mesi con possibilità di ulteriore estensione. Per noi 90 giorni sono più che sufficienti. Subito dopo è il turno dell’ufficiale di quarantena che dopo poche domande si prende la nostra spazzatura e ci consegna anch’egli il suo foglio timbrato.

Una volta sbrigate le formalità, possiamo ammainare la bandiera gialla, issare quella del Regno di Tonga e siamo liberi di andare. Port of Refuge ha fondali profondissimi. La zona per dare fondo – in circa 8, 10 metri - è molto limitata e si trova davanti al piccolo marina che ospita le barche locali da pesca.

Con l’arrivo del brutto tempo la baia è bella gremita e non c’è spazio per ancorare. Tuttavia ci sono numerosi gavitelli gestiti sia dalla famosa società di charter The Moorings (boe di color ROSSO, la precedenza ce l’hanno le loro imbarcazioni, ovviamente) che qui ha una sua base, sia dal locale diving “Beluga Diving” (boe di color GIALLO). Tutti i gavitelli sono in ottime condizioni e perfettamente manutenuti. Alcuni, in particolare, sono addirittura definiti come “Cyclone mooring”, adatti a sopportare le sollecitazioni di un evento violento come un ciclone.

Ci muoviamo verso l’estremità est della baia, Raffaella ci fa segno che c’è un gavitello giallo libero poco distante da loro e noi lo agguantiamo, seguiti in breve tempo da “Cinnabar” che si lega ad una boa libera vicina. Il costo del gavitello è di 15 TOP al giorno, da pagare direttamente presso l’ufficio del diving situato sulla costa davanti al campo boe.

Port of Refuge di Neiafu - Vava'u

Una volta sistemati, ci rendiamo conto di essere completamente immobili nonostante in oceano ci siano raffiche vicine ai 30kt. Ci arrivano refoli da 15 nodi AL MASSIMO, Y2K è fermissima, la superficie del mare leggermente increspata. Dopo settimane di rollio non ci sembra vero! Port of Refuge, Porto Rifugio, mai nome è stato più azzeccato di questo, è una baia chiusa, circondata da terra a 360°. Totalmente ridossata da qualsiasi vento, protetta con ogni condizione meteorologica, si spiega anche il motivo per cui le barche qui vengono lasciate ai gavitelli anche durante la stagione degli uragani.

I ragazzi di “Obiwan” vengono subito a trovarci e trascorriamo un po’ di tempo insieme a loro. Poi collassiamo completamente, ancora increduli per la totale assenza di rollio.

Fuori intanto piove a dirotto. In oceano la meteo prevede onde di 5 metri e 40kt da Sud. Per una volta noi ce ne infischiamo bellamente. Apprendiamo, però, che il fronte che sta investendo Niue, Tonga e parte delle Fiji si porta dietro una “simpatica” compagnia: la SPCZ, ovvero la South Pacific Convergence Zone. Come la zona di convergenza intertropicale (ITCZ) staziona intorno all’equatore, così la SPCZ occupa solitamente un’area a nord della Nuova Caledonia e delle Fiji, ma in talune condizioni, può estendersi di parecchie miglia verso sud e sconfinare fino a lambire Minerva Reef.

La birra di Tonga

Il dannatissimo fronte ha creato queste condizioni, trascinandosi al guinzaglio la SPCZ e facendola estendere su Tonga. Rimaniamo attaccati al gavitello di Neiafu sotto una pioggia torrenziale ininterrotta per ben 12 giorni (contati uno ad uno limortacciloro), vento fresco e tempo da lupi.

Al mango con Raffaella e Giovanni di "Obiwan" e Jules e Louis di "Freya"

Ci consoliamo passando i pomeriggi e le sere al Mango Cafè, ristorante-bar situato davanti alle boe di The Moorings. I piatti sono buoni ed appetitosi, servono un buon gelato, birre fredde e il gestore è molto simpatico e soprattutto la WiFi è una bomba. Ci ritroviamo con i vecchi amici di “Cinnabar”, “Obiwan”, “Ondular”, “Freya”, “Gone with the Wind”. E ne incontriamo di nuovi di amici.

Con Annie di "Gone with the Wind"

100% Italian con Raffa e Giovanni di "Obiwan"

Un uomo indossa il tipico abbigliamento tongano - Neiafu

Fra una pizza e l’altra, fra un hamburger e l’altro, gelati, birre, fish & chips – mentre continua a piovere come Dio la manda – conosciamo Michelle e Joe di “Peregrin”, originari del Michigan. Sono in giro per il mondo da quasi 15 anni e ci raccontano molte delle loro avventure, in modo particolare, di come si siano innamorati dell’Italia (si sono fermati 2 anni nel nostro paese) e di come da allora apprezzino il buon cibo e – udite, udite – il vero Parmigiano Reggiano!

Ristorante "Refuge" - Neiafu

Ci fanno conoscere il ristorante “Refuge”, situato accanto al Beluga Diving e dotato di una notevole terrazza sopraelevata dalla quale si gode di un bel panorama della baia. Al “Refuge” mangiamo anche un’ottima pizza – per essere a Tonga – in particolare il Mercoledì è il pizza day. Ordini due pizze ed una è gratuita. Naturalmente ne approfittiamo.

La città di Neiafu è tutta addobbata a festa con decorazioni, bandiere e stendardi bianchi e rossi. I tongani passeggiano avvolti in drappi rossi e bianchi o nella loro bandiera. Le bambine e le ragazze portano i capelli intrecciati con nastri rossi e bianchi, insomma è tutto un drappeggio con i colori nazionali. Scopriamo che tutto questo è per la nazionale Tongana di rugby a 15 che giocherà contro l’Australia fra pochi giorni. E’ un incontro importante valido per il campionato ufficiale di rugby delle nazioni di questa zona del Sud Pacifico. Sono tutti in fermento e tutti letteralmente pazzi per questo sport.

Neiafu si prepara per l'incontro di Rugby

La sera del match molti tongani, ma anche tanti velisti curiosi, si riuniscono davanti ai grandi schermi televisivi dei ristoranti Mango Cafè e Refuge per supportare la propria nazionale. I tongani vengono letteralmente “asfaltati” e rullati dagli Australiani con un punteggio assurdo, ma tutti continuano a ridere, a scambiare pacche sulle spalle con i velisti Australiani, a urlare di gioia per ogni (Inutile) punto portato a segno dalla squadra al grido di “Mate Ma’a Tonga!!!”. Grande esempio di sportività.

Il tempo continua ad essere orribile: controlliamo ogni mattina le previsioni meteo con la speranza di un miglioramento, ma le carte sinottiche e i grib mostrano sempre la solita storia. Nuvole, pioggia e zona di convergenza. Non ce n’è proprio.

E così continuiamo ad organizzare cene con gli amici e a passare il tempo leggendo a bordo.

Con Syliva (Cinnabar) e Michelle (Peregrin) - Neiafu

Un giorno in cui la pioggia – ma non le nuvole – sembra volerci dare una tregua, decidiamo di noleggiare un’auto insieme a Raffaella e Giovanni per girare l’isola. Dopo aver chiesto un po' in giro scopriamo che “l’autonoleggio” non è altro che un negozio di alimentari gestito da un cinese. L’auto che ci viene assegnata, probabilmente, anzi sicuramente l’unica, più che un’auto è ciò che ne rimane. Non ci sono più i rivestimenti interni, è meglio non pensare a cosa abbiano trasportato sui sedili il cui colore è indecifrabile, c’è un foro largo e arrugginito sul portellone posteriore – ci si vede la strada attraverso eh ? – e se superiamo i 50 Km/h comincia ad emettere suoni inquietanti, cigolii e uno stridio tipo 747 in frenata dopo l’atterraggio. ‘Na fuoriserie, insomma!

In giro per Neiafu

Ce ne infischiamo bellamente e cominciamo il nostro tour non smettendo mai di ridere a crepapelle per le prestazioni da Formula 1 del nostro super-catorcio. Siamo convinti che prima o poi ci abbandoni esanime in mezzo ad una mandria di mucche.

Il grigiume del cielo non fa risaltare i colori dell’isola che comunque è verdissima e ricoperta di piantagioni di Kava – la più pregiata e apprezzata sul mercato del Pacifico – e di melanzane. Ci fermiamo per visitare una grotta situata sulla costa esposta di Neiafu e ci rendiamo conto che tira un ventaccio mica da ridere.

Le donne intrecciano la corteccia del gelso da carta per creare le Tapa - Neiafu

Visitiamo un edificio in cui in gruppo di donne intreccia la corteccia dell’albero del gelso della carta per creare le caratteristiche Tapa che qui a Tonga sono tutt’ora utilizzate come abbigliamento. Nelle occasioni di lavoro importanti, di festa o durante la celebrazioni di eventi particolari, uomini e donne indossano le tapa finemente elaborate sopra lunghi gonnelloni di stoffa colorata. A Tonga anche gli uomini portano le gonne

Alla fine del giro il super-catorcio è ancora in vita (più o meno) e noi abbiamo i crampi alle mascelle per il troppo ridere.

Giusto per dare quel tocco in più al nostro soggiorno bagnato, le batterie dei servizi decidono di suicidarsi dopo quasi 4 anni di servizio. Avevamo già in programma di sostituirle in Nuova Zelanda, ma a questo punto nella terra dei Kiwi non ci arriverebbero più e ci lascerebbero nei guai.

Con l'aiuto di Giovanni sostituiamo le batterie di bordo - Neiafu

Partiamo alla ricerca di batterie che non costino un boato e che possano fare il loro dovere per ancora un paio di mesi, prima di essere definitivamente rimpiazzate con quelle che abbiamo già ordinato ad Auckland e che ci aspettano a Whangarei. Troviamo un paio di enormi batterie da camion nuove presso un autoricambi, di quelle classiche con i tappini, 60kg l’una. Il prezzo è accettabile e le acquistiamo subito: sono le ultime in tutta Neiafu! Il gestore del negozio ce le trasporta fino ai pontili del piccolo marina, ma noi ce le dobbiamo portare a bordo con il dinghy, quindi sbarcare quelle vecchie e portarle all’autoricambi. Lo facciamo fra una smadonnata e l’altra grazie all’aiuto di Giovanni: meno male che almeno non fa troppo caldo.

Installate le batterie siamo un pochino più tranquilli: non hanno certo le prestazioni che vorremmo, ma come soluzione temporanea vanno più che bene. Intanto cominciano a vedersi sprazzi di azzurro nel cielo, evento che suscita l’agitazione del popolo dei velisti dopo due settimane di buio assoluto.

Il porticciolo di Neiafu con il sole !

Finalmente la dannata SPCZ si sta dissolvendo e sta rientrando nei ranghi. Le previsioni danno una meteo in netto miglioramento e molti dei nostri amici decidono di lasciare il Regno di Tonga per dirigersi verso la Nuova Zelanda senza aver effettivamente visto nulla di Tonga. Per noi è ancora troppo presto e ne approfittiamo subito per lanciarci alla scoperta degli innumerevoli ancoraggi da sogno di questo arcipelago.

Dopo tanta pioggia, un tramonto rosa - Neiafu

Finalmente un tramonto senza pioggia - Neiafu

Il primo degli ancoraggi che visitiamo è Port Maurelle, un’insenatura profonda che si trova a 6 miglia Sud-Sud Ovest rispetto a Port Refuge. E’ una baia molto bella, circondata da alberi, con una spiaggia graziosa e fondali sabbiosi non troppo profondi. L’amministrazione locale ha installato 5 gavitelli, i costi sono irrisori: 20 TOP (7,6 Euro) per le prime 3 notti, poi 10 TOP (3,8 Euro) per le successive 3 notti. Ne prendiamo uno sulla destra della baia, poco distante dai nostri amici Monique e Jack del catamarano “Aloha”. Monique è Tedesca, ma ha vissuto in Perù con la sua famiglia per molto tempo, parla correntemente 4 lingue ed è una forza della natura. Jack è originario del Texas, di un paese al confine con la Lousiana, trasferito poi per lavoro alle Hawaii. L’ultima volta che ci siamo visti eravamo alle Marchesi!

Alla boa a Port Maurelle con il catamarano Aloha - Vava'u

Port Maurelle - Vava'u

E’ bellissimo rivedere i nostri amici dopo così tanto tempo, scattano subito i festeggiamenti e gli inviti ad aperitivi/cene/brunch.

Il cielo non è ancora super limpido, residui passaggi nuvolosi e pochi piovaschi non permettono alla luce del sole di illuminare a dovere i fondali marini della baia, rimandiamo lo snorkeling, ma ce ne andiamo a visitare una delle più famose grotte delle Vava’u che si trova poco distante dal nostro ancoraggio.

L'entrata di Swallows Cave e il "buco" sulla volta - Vava'u

Dentro Swallows Cave - Vava'u

Si tratta di Swallows Cave, una grotta molto ampia con un ingresso bello largo per consentire di entrare tranquillamente con il dinghy. La volta all’entrata presenta una grossa apertura circolare, un “buco”, da cui si intravede la vegetazione circostante. All’interno, invece, la volta scompare alla vista e colpiscono le pareti composte da stratificazioni di differenti colori.

Le pareti di Swallows Cave - Vava'u

Il fondale marino dentro la grotta è sabbioso e abitato da moltissimi pesci. La luce che filtra dall’entrata crea un effetto blu fosforescente e colpisce i dorsi dei pesci creando tutto un turbinio di guizzi argentati.

Il blu fosforescente dell'acqua di Swallows Cave - Vava'u

E’ molto, molto bella, ci ripromettiamo di tornare quando la meteo si sarà rimessa del tutto e il sole splenderà completamente.

Prima di tornare a bordo facciamo un giretto esplorativo della baia a bordo del tender. Qui a Tonga per la prima volta possiamo ammirare le particolarissime conformazioni delle rocce e isolotti – grandi o piccoli - che dalle profondità del mare affiorano in superficie. Hanno tutti una forma tipo “fungo” che si ritrovano anche alle Fiji. Sono davvero forme curiose.

I "funghi" di Tonga - Vava'u

Il giorno dopo il sole splende e noi ci armiamo di pinne, maschere e boccagli per ammirare, per la prima volta da quando siamo arrivati, la vita sottomarina e i fondali di questo arcipelago.

La cosa che ci colpisce immediatamente non appena mettiamo la testa sott’acqua sono due specie distinte di stelle marine mai viste prima. La prima è di un blu cobalto quasi fosforescente con le braccia piuttosto affusolate. La seconda è rosa pallido, cicciottosa, praticamente assomiglia più ad una caramellina gommosa o ad un gioco puffoso per bambini che ad una vera e propria creatura vivente.

La stella marina blu - Port Maurelle

La stella marina rosa puffosa cicciottosa - Port Maurelle

Poi ci sono intere praterie di anemoni, ciascuna anemone abbarbicata alla propria zona di corallo. Alcune teste di corallo ne sono quasi interamente ricoperte. Insieme alle anemoni ci sono i loro ospiti abituali, i pesci clown. Qui ne vediamo davvero moltissimi. Timidi, ma curiosi, lasciano i tentacoli delle loro “case” quando nuotiamo lontano da loro, per poi schizzare come fulmini nell’abbraccio della propria anemone non appena torniamo indietro e ci avviciniamo.

Pesce clown nella sua anemone - Port Maurelle

Ci sono molti ricci matita, dagli aculei spessi e rossicci, gli schivi pesci Platax (o pesci pipistrello) che si riuniscono in gruppi nelle zone in penombra o nelle cavità più scure delle rocce. Un pesce scorpione, spugne (o coralli) dalle forme sinuose e dal colore lavanda chiaro.

Riccio matita - Port Maurelle

Pesce Platax - Port Maurelle

Ed infine vediamo tantissime conchiglie, soprattutto coni, anche il famigerato Conus Textile che con il suo potente veleno iniettato da un pungiglione può provocare la morte di un uomo. Ma la regina delle regine è lei: la cypraea Tigris, la ciprea più bella del mondo (secondo Ale che ne è grande estimatrice) e fra quelle più ricercate dai collezionisti.

La Cypraea Tigris - Port Maurelle

Bellissima e lucidissima la sua conchiglia perfettamente liscia e dalla tipica livrea maculata ci lascia ipnotizzati e facciamo davvero fatica a non raccoglierla e lasciarla tranquilla a viversi la sua vita.

Corallo o spugna ? - Port Maurelle

Pesce Scorpione - Port Maurelle

Dopo un paio di giorni trascorsi a goderci Port Maurelle, cambiamo ancoraggio e ce ne andiamo in una baia super protetta a circa 4,5 miglia a Ovest. Si tratta di un ancoraggio posto a Sud di Nuapapu Island, fra Vaka’eitu Island, Lape Island e il piccolo isolotto di Kulo (sì esatto, siamo andati a dare fondo a Kulo, avanti con le battute eh? ).

Non ancoriamo esattamente all’interno della baia, ma leggermente più a Nord, un pochino più vicino ad una barriera corallina situata a Nord di Vaka’eitu Island.

Le coordinate sono: 18°43,111 S; 174°06,070 W.

Y2K vista dal drone nell'ancoraggio di Kulo - Vava'u

Ci ritroviamo in un posto fuori dal mondo! Siamo l’unica barca nel raggio di qualche miglio, circondati da isolotti a “fungo”, vegetazione lussureggiante e da un mare blu e liscio come l’olio. Il tempo è bellissimo e l’aliseo è molto debole e variabile. La luce è perfetta. Il CPT rompe ogni indugio e ordina il “Drone Time”.

Ancoraggio di Kulo - Vava'u

Vista dall’alto, la baia è davvero splendida, Y2K fluttua in mezzo ad una polla turchese e non c’è niente di niente a parte un’aquila di mare che nuota placida a poca distanza dalla barca.

Ancoraggio di Kulo - Vava'u

Nuotiamo fino al vicino reef pieno di vita e di coralli colorati. Non riusciamo a godercelo più di tanto per via della forte corrente che ci spinge malamente contro le rocce. Dobbiamo tenerci ad una certa distanza per evitare di essere sballottati e finire per farci del male. Meglio ritornare durante il periodo di stanca di marea l’indomani mattina.

Snorkeling vicino al reef di Kulo - Vava'u

Poco prima del tramonto arriva un ragazzo tongano a bordo di una canoa. Parla un inglese talmente incomprensibile da non capire nemmeno come si chiama. Alla fine intuiamo cosa cerca. La batteria del suo cellulare è defunta e ci sta gentilmente chiedendo se possiamo ricaricargliela. Un episodio che riporta alla nostra mente quella meravigliosa esperienza vissuta a Toau (Tuamotu) in compagnia di Voilice. Anche in quel caso tutto ebbe inizio da un cellulare scarico.

Il ragazzo ci lascia il suo telefono per qualche ora. Quando torna, ancora prima che riusciamo a fare il gesto di andare a recuperare il suo smartphone, fra mille sorrisi ci deposita a bordo due sacchi stracolmi di mango – è iniziata la stagione da queste parti. Una quantità di frutti incredibile! Ci lascia pagaiando verso il suo villaggio con il suo cellulare carico al 100% mentre noi ci godiamo una magnifica serata e una notte altrettanto serena piena di stelle.

Riceviamo un messaggio da parte di “Aloha”. Si trovano in un delizioso posticino fra i due isolotti di Avalau e di Mounu, a Sud rispetto a dove ci troviamo noi e a pochissime miglia di distanza (circa 2,5). I ragazzi desiderano festeggiare insieme il giorno del Ringraziamento e ci invitano per cena a bordo del loro catamarano la sera seguente. In realtà il Thanksgiving sarebbe fra due giorni, ma dato che per quella data Monique e Jack vorrebbero spostarsi molto più lontano, pensano di anticipare i festeggiamenti, un pre-thanksgiving insomma.

Accettiamo di buon grado e la mattina successiva ci spostiamo per raggiungerli.

"Aloha" a Mounu Island - Vava'u

Arriviamo a destinazione, “Aloha” è ancorata sopra un bassofondo di sabbia per noi impraticabile con una profondità media di 1,5 metri. Il bassofondo poi sprofonda in maniera repentina fino a 20-25 metri. Fortunatamente c’è un gavitello solitario proprio davanti alla spiaggetta dell’isola di Mounu, sembra in ottimo stato ed è dotato di una cimazza bella grossa. Lo agguantiamo.

Le coordinate sono: 18°44,989 S; 174°04,290 W.

Il posto è davvero bellissimo. Jack ci raggiunge sottobordo con la sua canoa e ci spiega come Mounu Island sia la sede di un resort piuttosto esclusivo. Di solito i velisti sono i benvenuti a terra, ma siamo ormai alla fine della stagione e per loro è tempo di ristrutturazioni. Stanno lavorando e non vogliono nessuno che li rallenti. Peccato perché l’isolotto è molto grazioso.

Ale, Max e il dinghy 1K ripresi dal drone di "Aloha" - Vava'u

Diamo a Jack uno dei due sacchetti stracolmi di mango. Non riusciremmo a mangiarli tutti e sarebbe un peccato farli andare a male.
Non potendo atterrare sulla spiaggia dell’isolotto, ci consoliamo facendo lunghe nuotate nella piscina naturale costituita dal bassofondo di sabbia e facendo volare i rispettivi droni per riprendere dall’alto questa meravigliosa area.

Y2K e Aloha davanti a Mounu Island - Vava'u

Isolotto di Avalau - Vava'u

Il reef a Est di Mounu Island - Vava'u

Y2K alla boa davanti a Mounu Island - Vava'u

Y2K alla boa davanti a Mounu Island - Vava'u

Nel tardo pomeriggio siamo a bordo di “Aloha” per un buon aperitivo prima della cena che i ragazzi preparano “quasi” secondo tradizione. L’unico tacchino disponibile in tutte le Vava’u (e probabilmente in tutto il Regno di Tonga ) esiste solamente precotto e surgelato e i Cranberry – i mirtilli rossi americani con la cui salsina si accompagna solitamente il tacchino – non si trovano neppure in fotografia.

Per la nostra cena pre-Thanksgiving quindi, Monique ci cucina il tacchino precotto ripassandolo su una padella con un condimento a base di salsa BBQ, patate dolci al forno e verdurine grigliate. Onestamente, una vera delizia.

Pre-Thanksgiving a bordo di Aloha: Jack, Monique, Ale e Max - Vava'u

Trascorriamo una piacevole serata raccontandoci le nostre rispettive avventure e i nostri piani futuri. Monique e Jack desiderano navigare verso le Fiji, trascorrere lì tutto il periodo dei cicloni e rimanere nell’arcipelago per tutta la successiva stagione. Probabilmente, ci dicono, si fermeranno per un paio di anni. Li rincontreremo alle Fiji allora!

Intanto il sole inizia la sua discesa verso l’orizzonte e il cielo si accende di mille colori. Un tramonto così infuocato non è comune, davvero splendido.

Tramonto di fuoco - Vava'u

La notte dormiamo come ghiri, barca immobile e vento quasi inesistente. Per la giornata successiva le previsioni confermano un giro di vento provocato da un debole fronte che transita a nord delle Vava’u. Non si attende pioggia per almeno un paio di giorni, ma la brezza, comunque sempre debole, si mette da NW e quindi da W.

Mentre “Aloha” si sposta in un ancoraggio molto più a Sud, in mezzo a isolotti e protetto a 360° dai reef (impraticabile per noi a causa dei bassi fondali), noi consultiamo le carte e il portolano di Vava’u e identifichiamo un nuovo posticino ben protetto dai venti del settore Ovest.

E’ la baia di Taunga a Est della nostra attuale posizione e distante circa 4,7 miglia. Si può dare fondo in circa 6-8 metri, sabbia senza alcuna testa di corallo, proprio a ridosso dell’isola di Taunga. Questa è collegata ad un piccolo isolotto di nome Ngau da una sottile lingua di sabbia dorata che affiora interamente con la bassa marea. A chiudere la baia ad E-NE, c’è l’isolotto Tauta.

Sull’isola di Taunga, inoltre, pare ci sia la più bella spiaggia di tutta Vava’u. Lasciamo il nostro gavitello e ci dirigiamo verso il nuovo ancoraggio.

Y2K ancorata davanti alla spiaggia di Taunga - Vava'u

Quando arriviamo sul posto, troviamo già un catamarano (COME OSA ??!! ) che però è così gentile da issare l’ancora praticamente qualche minuto dopo che noi filiamo la nostra e da lasciarci tutti soli in un altro ancoraggio pazzesco.

Le coordinate sono: 18°44,986 S; 174°00,397 W.

La spiaggia di Taunga è effettivamente stupenda, la baia è molto ben riparata dal vento che già ha ruotato a Ovest e visto che c’è bassa marea, ce ne andiamo a passeggio lungo la lingua di sabbia che collega Taunga con Ngau.

Ancoraggio di Taunga - Vava'u

Trascorriamo due notti a Taunga prima che il debole fronte raggiunga Vava’u portando pioggia e la solita rotazione del vento a Sud. L’ancoraggio è totalmente aperto ai venti meridionali, considerato che desideriamo visitare l’arcipelago delle Ha’apai non appena il fronte ci lascia, ce ne torniamo a Neiafu dove dobbiamo effettuare quella che qui viene definita “domestic custom”.

Quando ci si sposta da un arcipelago all’altro del Regno di Tonga, è necessario fare una specie di uscita per poi effettuare l’entrata presso gli uffici della custom una volta a destinazione. Nel nostro caso, ad esempio, dobbiamo recarci presso la dogana di Neiafu, richiedere l’uscita “domestica” per le Ha’apai ed una volta raggiunta Pangai – villaggio capitale delle Ha’apai - recarci alla dogana per richiedere l’ingresso “domestico”.

La procedura è davvero banale, si pagano pochi TOP per i diritti portuali di Neiafu (roba da 1 Euro) e con la ricevuta poi ci si reca all’ufficio doganale di Pangai per effettuare il check-in (gratuito). Il tutto si fa in meno di 10 minuti.

Andiamo a prenderci il solito gavitello del Beluga Diving e salutiamo i nostri amici Raffaella e Giovanni di “Obiwan” in partenza per le Fiji. Non li rivedremo per qualche tempo e siamo un po’ dispiaciuti.

Al Mango in attesa di Monique e Jack - Neiafu

La sera ce ne andiamo al Mango Cafè insieme a Monique e Jack, anche loro rientrati a Neiafu. Sono anch’essi pronti per volgere la prua verso le Fiji e ci salutiamo gustandoci dell’ottimo Mahi-mahi alla griglia.

Il fronte arriva, piove per un giorno, il vento si fa un bel girotondo a 360° e noi ne approfittiamo per fare cambusa in vista del soggiorno alle Ha’apai, dove c’è davvero molto poco.

Il giorno prima di partire ci svegliamo nella calma assoluta di vento e circondati da migliaia e migliaia di meduse materializzatesi nella baia dal nulla.

Una quantità assurda di meduse ! - Neiafu

Sono un numero impressionante e anche piuttosto grandi. Le studiamo, cerchiamo su internet. Scopriamo che non si stratta di una specie molto urticante, ma il bagno lo rimandiamo volentieri ad altro momento

Ce ne andiamo a terra per sbrigare le pratiche di “domestic custom”, inevitabilmente trituriamo un tot di meduse con il fuoribordo del dinghy durante il tragitto verso il molo commerciale. E’ impossibile evitarle, sono dappertutto, a qualsiasi profondità, non abbiamo mai visto niente del genere.

Il molo commerciale e l'edificio bianco della dogana - Neiafu

Ci fermiamo al mercato per comprare frutta e verdura fresche, passiamo velocemente al supermercato per completare la cambusa e ce ne ritorniamo a bordo triturando un altro tot di sventurate meduse.
La sera le meduse scompaiono. Cioè totalmente dissolte nel nulla, così come sono comparse. Incredibile.

La meteo dà ancora instabilità per le prossime 24 ore, decidiamo di rimandare la partenza di un giorno e ce ne ritorniamo a Port Maurelle dove troviamo Michelle e Joe di “Peregrin”. Vista la calma di vento e di mare, insieme ad una famiglia canadese di una barca amica – “Fandango” - stanno organizzando una puntata a Mariner’s Cave con la loro barca. Mariner’s Cave, una grotta con apertura sottomarina, si trova sul lato Ovest dell’isola di Nuapapu, subito dopo uno stretto passaggio presente fra la stessa Nuapapu e l’isolotto di Kitu.

Ci aggreghiamo e ci spostiamo tutti su “Peregrin”. Navighiamo per circa 2,4 miglia, direzione Ovest. Attraversiamo il passaggio che si rivela poi essere molto profondo e senza pericoli e raggiungiamo la nostra destinazione.

Michelle conduce "Peregrin" verso Mariner's Cave - Vava'u

Non è possibile dare fondo vicino all’entrata della grotta, in realtà non è possibile dare fondo da nessuna parte a causa di profondità sui 30-40 metri. Così i più intraprendenti si buttano in acqua e nuotano fino alla grotta, mentre Michelle rimane al timone di “Peregrin” navigando avanti e indietro. Max fa parte degli intraprendenti, Ale dei “rimanenti”

Gli intraprendenti si immergono e riemergono all’interno della grotta scattando numerose, bellissime fotografie.

Laurel di "Fandango" emerge da Mariner's Cave - Vava'u

Rientriamo a Port Maurelle in tempo per una lunga sessione di snorkeling, quindi prepariamo Y2K per la navigazione verso le Ha’apai. Dobbiamo percorrere circa 65 miglia in direzione Sud-Sud Ovest, contiamo di partire al mattino presto del 25 Novembre e arrivare nel tardo pomeriggio. Purtroppo non avremo molto vento perché in questo periodo dell’anno il bel tempo porta aliseo debole e oltre tutto, il fronte ha lasciato spazio ad un’alta pressione stabile su tutto l’arcipelago. Ci attendono 10 giorni di calma, condizioni ideali per visitare le Ha’apai che non offrono alcun ridosso in caso di venti forti da W, NW, SW.
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