25 marzo 2019

Beveridge Reef

Y2K a Beveridge Reef - Foto di Cinnabar

287 miglia a Sud Ovest di Palmerston c’è un atollo semi affiorante che, in caso di condizioni meteo propizie, può rappresentare una buona tappa intermedia fra Palmerston e l’isola di Niue. Si tratta di Beveridge Reef, un anello di corallo che affiora di qualche metro sulla superficie dell’Oceano durante la bassa marea, mentre resta qualche centimetro sott’acqua con l’alta marea.

L’atollo è lungo circa 6 miglia, largo 3 e praticamente non è cartografato. Per farvi un’idea, salta fuori sulle carte Navionics, quelle che abbiamo in uso sul nostro plotter di bordo, solamente se si effettua il massimo zoom e soprattutto se si sa dove zoomare.

La posizione di Beveridge Reef sulle carte, infatti, è inesatta, in pratica nella realtà si trova 3 miglia più a NE di quanto indicato. Apprendiamo le coordinate esatte – molto, molto accurate - dell’atollo e i way point dell’ingresso della sua pass dalle altre barche che vi hanno sostato e che hanno condiviso le informazioni su Noonsite QUI.

Beveridge Reef come appare dalla carta Navionics

Non ci sono dettagli relativi alle profondità o a presenza di ostacoli o teste di corallo affioranti all’interno dell’atollo, quindi bisogna stare all’occhio una volta dentro. D’altro canto tutti i naviganti in visita indicano la pass – posta a Ovest – come larga, profonda e facile da affrontare.

E’ importante sapere che se si ignora la presenza di Beveridge Reef, quella zona del Sud Pacifico può essere pericolosa. In modo particolare l’atollo risulta praticamente invisibile durante la notte, con il brutto tempo e con l’alta marea.

Neanche Google Earth ha un’immagine satellitare di Beveridge Reef, l’unica foto che siamo riusciti a trovare per mezzo miracolo l’abbiamo scaricata da Noonsite (l’originale è QUI) ed è quella scattata da un astronauta della NASA (pensate un po’…) e inserita, guarda caso, all’interno di un post che parla di un catamarano inglese di 50 piedi naufragato sul reef esterno dell’atollo di notte e con vento forte.

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Per chi volesse scaricare i waypoint di beveridge reef, alleghiamo il file GPX da poter caricare nel proprio software di navigazione, vi ricordiamo che noi usiamo OpenCPN.  -->    SCARICA FILE     <--
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L'unica immagine satellitare decente di Beveridge Reef è della NASA!

Quando lasciamo Palmerston ci aspettano delle buone condizioni meteo e le previsioni sono ottimali per la sosta a Beveridge Reef. Siamo soddisfatti.

Molliamo la nostra boa alle 9 del mattino del 5 Ottobre, contiamo di arrivare il 7 per l’ora di pranzo. Siamo a vela per tutta la giornata e la notte successiva, poi il vento muore come da previsioni e siamo costretti ad accendere il motore. Il mare è una tavola. Con noi ci sono “Cinnabar” e “Freya”, i ragazzi di “Obiwan” scoprono di avere un problema con il motore e quindi decidono di proseguire fino a Tonga, “Ondular” se ne va a Niue mentre Anthony di “Little Fish” decide di fare un’unica tirata fino in Australia visto la meteo favorevole.

La mattina del 7 Ottobre il cielo è azzurrissimo, nessuna nuvola, niente vento. Ci mancano 30 miglia alla pass. “Cinnabar” e “Freya” sono qualche miglio davanti a noi e sicuramente saranno i primi ad avvistare l’atollo e ad entrare. Ci teniamo costantemente in contatto radio VHF così da scambiarci tutti i dati mano a mano che ci avviciniamo.

Cinnabar” è la prima ad affrontare la pass, Sylvia chiama tutti alla radio e ci trasmette le coordinate esatte dell’estremità Nord dell’atollo così da rimanere a distanza di sicurezza dalle onde frangenti sul reef. Ci conferma, inoltre, che non ci sono pericoli di sorta, bisogna solo stare attenti ad un paio di megattere che bazzicano nelle vicinanze

I primi frangenti a nord - Beveridge Reef

Sylvia ci informa anche riguardo alla profondità all’interno dell’atollo che è mediamente di circa 10 metri. Non ci sono teste di corallo affioranti sulla rotta verso il nostro ancoraggio che si trova nella zona a Sud Est.

Ben presto anche “Freya” è dentro, quindi anche noi cominciamo a intravedere i primi frangenti o “breakings” – come li chiamano i nostri amici anglofoni – e dirigiamo alle coordinate della pass. L’oceano è molto calmo, non c’è praticamente onda, ottima visibilità, luce ottimale. Insomma, condizioni perfette.

Ci allineiamo per entrare - Beveridge Reef

Raggiunti i way point, viriamo di 90°puntando a Est e ci allineiamo alle coordinate della pass. E’ difficile individuare il passaggio da lontano, ci sembra di navigare sparati in direzione di una infinita linea bianca spumeggiante, ma è solo un effetto ottico dato dai frangenti lontani, dall’altro lato della pass. Ma l’apertura c’è ed è ben larga, esattamente come ci aspettavamo.

Un cat è ancorato proprio vicino alla pass - Beveridge Reef

Mano a mano che ci avviciniamo, vediamo nettamente la barriera corallina semisommersa. C’è un catamarano – che non conosciamo – ancorato vicino alla pass, a Sud. Probabilmente fanno snorkeling approfittando del bel tempo e della corrente favorevole.

Quando siamo ormai a pochi metri dall’ingresso, entriamo in una zona di forte corrente e la superficie del mare è increspata da mille ondine ripide. L’oceano degrada rapidamente da 1000 a 200 metri, poi il salto finale a 20, a 15 a 12.

Ingresso a Beveridge Reef

Il colore dell’acqua è dell’azzurro più intenso, ma quello che ci colpisce di più, una volta dentro, è l’incredibile trasparenza dell’acqua non solo in mezzo alla pass, ma in tutto quanto l’atollo. Una gigantesca piscina turchese, ci sembra di poter toccare il fondo con la chiglia quando in realtà abbiamo 10 metri sotto la pancia.

Siamo dentro ! - Beveridge Reef

Ci lasciamo la pass e i suoi frangenti alle spalle e dirigiamo verso il nostro ancoraggio. Raggiungiamo così “Freya” e “Cinnabar” a ridosso della barriera a Sud Est dell’atollo. Tom è in testa d’albero per effettuare alcuni video e qualche fotografia. Ci fa un paio di scatti mentre cerchiamo un’ampia zona sabbiosa e diamo fondo nei soliti 10 metri di acqua dalla trasparenza surreale. Una volta sistemati, ci guardiano intorno: è bellissimo.

Poco prima di ancorare. "Freya" è sullo sfondo. Foto di "Cinnabar"

Sono le 13:00, ci prepariamo velocemente qualcosa per pranzo, poi partiamo subito alla scoperta di Beveridge Reef. Innanzi tutto ci facciamo un bel tuffetto. Nuotare in questo mare così trasparente fa una certa impressione, la visibilità sotto la superficie è quasi da non credere, siamo circondati da un mondo turchese, cielo e mare, senza fine. Ci sono molti squali pinna bianca che gironzolano sul fondo, sono anche molto curiosi e tendono a seguirci, nuotando verso la superficie, in maniera quasi ossessiva.

Ancorati in un mondo turchese - Beveridge Reef

Solitamente questa specie di squali, esattamente come i pinna nera, non è aggressiva, ma in zone così remote, questi animali non sono troppo abituati alla presenza umana e possono diventare fin troppo “curiosi”. Inoltre, anche se in genere stazionano nella pass o vicini ad essa, la presenza di squali tigre o squali toro non è rara da queste parti. Meglio stare in guardia ed evitare atteggiamenti o movimenti che attirano troppo i nostri amici “pescioloni”.

L'abbagliante colore del mare - Beveridge Reef

L'azzurro intenso di Beveridge Reef

Dopo i giorni intensi di vita sociale in quel di Palmerston, ci ritroviamo nel mezzo del nulla assoluto, nel silenzio, con il solo rombo delle onde che frangono sulla barriera corallina, circondati da un anello di corallo, in un posto incredibile. Il catamarano ancorato vicino alla pass se ne va, rimaniamo noi tre. Ci sentiamo per radio, siamo indecisi se andare in tender fino alla pass per fare snorkeling tutti insieme. Alla fine restiamo dove siamo e nuotiamo vicino alle barche.

Beveridge Reef

Il sole del pomeriggio raggiunge l’angolo perfetto, la luce è ottimale e il CPT decide che siamo in “Drone Time”. Beveridge Reef si presta particolarmente ad un servizio fotografico e video dall’alto. Lanciamo il nostro drone utilizzando i pannelli solari del rollbar come piattaforma di lancio.

Dal drone: le tre barche "Freya", "Y2K", "Cinnabar" - Beveridge Reef

Dal drone: "Cinnabar" - Beveridge Reef

Dal drone: "Y2K" - Beveridge Reef

Mentre il drone vola in alto fin sopra la pass, noi guardiamo le immagini trasmesse in diretta dalla videocamera sullo schermo del nostro tablet. Le tre barche sembrano fluttuare nel nulla, la loro ombra proiettata chiaramente sul fondo sabbioso. Il mare della pass è di una limpidezza incredibile e fuori l’oceano è una tavola blu cobalto.

Dal drone: la pass di Beveridge Reef

Dal drone: "Y2K" e più indietro "Cinnabar" fluttuano nel nulla - Beveridge Reef

Dal drone: primo piano per Y2K :)

Durante il contatto radio HF della sera prendiamo nota delle posizioni di tutte le barche amiche in navigazione: “Ondular”, “Obiwan”, “Little Fish” e “Hilma”. Tutti navigano tranquilli verso le loro rispettive destinazioni, la meteo è buona e con molti di loro ci rivedremo molto presto.

Di notte con l’alta marea l’atollo va sottacqua e tutti noi cominciamo a ballare parecchio. La risacca arriva da tutte le parti, praticamente la barriera viene sommersa di quei centimetri sufficienti a non rappresentare più alcun ostacolo alle ondine che frangono. Per 6 ore, fino alla prossima fase di alta marea, siamo in balia di un moto ondoso confuso e fastidioso. L’ancoraggio non è confortevole per niente. E meno male che fuori il mare è calmo, non osiamo immaginare cosa succede in caso di vento forte e onda formata.

Nessuno di noi dorme più di tanto, la mattina dopo siamo mezzi rincoglioniti. L’equipaggio di “Freya” ne ha abbastanza e muove subito di prima mattina. Ci rivedremo a Tonga. Noi e “Cinnabar” decidiamo di approfittare della prossima bassa marea per goderci ancora qualche ora di calma in questo paradiso terrestre prima di volgere la prua su Niue.

Alle 16:00 dell’8 Ottobre entrambi gli equipaggi sono pronti a salpare le ancore e continuare il viaggio verso Ovest, prossima tappa Niue, 140 miglia TO GO!

NOTA CONCLUSIVA: Beveridge Reef è uno di quei luoghi del pianeta da visitare almeno una volta nella vita. Consigliamo, però, di pianificare molto bene la navigazione e di sostare nell’atollo solamente in caso di condizioni meteo buone e stabili. Preparatevi tuttavia ad una bella centrifugata ogni 8 ore circa
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15 marzo 2019

Le Isole Cook – Palmerston

Pronti per la funzione domenicale ! Da SX: Nicole e Audrey di "SMETANA", Sylvia di "CINNABAR" e Ale.

Circa 550 miglia a Ovest di Maupihaa c’è l’atollo di Palmerston. Palmerston fa parte dell’arcipelago delle Isole Cook, un gruppo di isole e atolli – protettorato della Nuova Zelanda - sparpagliato su una vasta area dell’Oceano Pacifico, come se un dio capriccioso avesse afferrato tutte queste terre e le avesse poi lanciate sul mare con foga e senza una logica apparente. Le isole principali sono Rarotonga, Aitutaki, Suwarrow e Palmerston.

Le isole sono molto distanti fra di loro, mediamente le distanze sono di circa 200 miglia, e sono davvero sparpagliate da nord a sud a est e a ovest in maniera discontinua. E’ molto dura visitarle tutte a meno che non si voglia seguire una rotta a zig-zag, percorrere distanze notevoli e farsi bolinate su e giù.

Per darvi un’idea, Rarotonga – l’atollo principale, sede della cittadina “capitale” e unico dotato di aeroporto – dista da Suvarrow più di 500 miglia in direzione Sud. Aitutaki che è l’atollo più vicino alla Polinesia Francese si trova in mezzo fra Suwarrow a nord a circa 350 miglia e Rarotonga a sud a circa 150 miglia. Palmerston è a 290 miglia sud da Suwarrow  e 250 miglia NW da Rarotonga. Insomma, bisogna scegliere con cura che rotta fare e cosa visitare, tenendo conto che il vento predominante, gli alisei del sud pacifico, sono da ENE a SE.

Le Isole Cook

Con la sola eccezione di Suwarrow che fra l’altro è un parco marino con ingresso regolamentato, gli altri atolli non hanno pass navigabili e non vi è la possibilità di accedere alle lagune interne. Aitutaki ha una pass che può essere affrontata soltanto dai catamarani o da barche con pescaggio ridotto ad 1,5mt.

Visitare queste isole in barca è molto difficile e richiede una buona dose di adattamento. In genere per tutti i monoscafi l’unica opzione praticabile è ancorare FUORI dall’atollo, nella zona sottovento, su fondali profondi, insidiosi e pieni di corallo. Si tratta di ancoraggi scomodi, rollanti e pericolosi in caso di rotazione dei venti predominanti.
Tuttavia le isole sono splendide e con un po’ di pianificazione è possibile godere di questi luoghi insoliti e remoti.

L’atollo di Palmerston, in particolare, che è poi la nostra meta nelle Cook, ha una storia alquanto singolare. Cominciamo con il raccontarvi che sull’unico grande Motu di Sud, vive una comunità di circa 60 persone, tutti direttamente discendenti di William Marsters che approdò sull’atollo a seguito di un naufragio con le sue due mogli (cui se ne aggiunse poi una terza).
La progenie del capostipite Marsters e delle sue mogli, divisa in tre grandi famiglie, costituisce attualmente la popolazione di Palmerston, dove appunto tutti si chiamano Marsters.

L'atollo di Palmerston

La comunità è davvero isolata, vivono di pesca e di commercio: pescano i pesci pappagallo che davvero abbondano nella laguna dell’atollo e li vendono esclusivamente al mercato di Rarotonga dove è presente la ciguatera e i pesci di barriera, compresi i grossi pappagallo, sono a rischio. Contrariamente a quanto accade a Palmerston dove la ciguatera non esiste.

Le navi da carico che trasportano tutto ciò che è necessario agli abitanti per vivere fanno tappa a Palmerston solamente 2/3 volte all’anno e arrivano da Rarotonga. I locali dispongono di tanti grossi congelatori in cui immagazzinano tutti i generi alimentari sufficienti per 6-8 mesi: dal pane, alla carne, al gelato, insomma TUTTO ciò che è deperibile.

Nonostante gli abitanti siano così isolati dal resto del mondo, la loro accoglienza, in special modo per quanto riguarda i “barcaioli”, è proverbiale e ben conosciuta.

La pass di Palmerston, posta sul lato sud ovest, è piccola, poco profonda e impraticabile per qualsiasi tipo di imbarcazione che non sia un piccolo motoscafo. Ed ecco che gli abitanti hanno predisposto una serie di gavitelli posti esternamente alla barriera corallina, sottovento e sempre nel lato sud ovest dell’atollo, ridossati dal motu principale. Hanno installato un impianto radio VHF e ricezione AIS, tramite i quali le imbarcazioni desiderose di fermarsi possono contattare le famiglie ospiti in modo che queste ultime possano predisporre la giusta accoglienza e assistenza all’arrivo.

Atollo di Palmerston

E una volta arrivati… si viene praticamente adottati da una delle tre famiglie e per tutta la durata della permanenza si diventa parte integrante di questa incredibile e splendida comunità. Ma di questo ne parleremo più avanti

Quando lasciamo la tranquilla e confortevole laguna di Maupihaa in compagnia di “Obiwan” e “Cap’a’Cap” le condizioni meteo sono in miglioramento dopo giorni di brutto tempo. Sono le 18:00 del 23 Settembre, il vento è sceso sui 20 kt da ESE, ma il mare è ancora molto mosso e rolliamo un bel po’. Y2K è molto veloce, però, e noi siamo contenti. Nel cielo ci sono ancora parecchie nuvole che ogni tanto creano piovaschi e groppi con relative raffiche.

Dobbiamo navigare per 550 miglia, direzione Ovest-Sud-Ovest, e contiamo di impiegarci 4 notti, le previsioni confermano vento in calo al terzo giorno di navigazione.

Fuori dal ridosso di Maupihaa incrociamo un Halberg Rassy 36 di nome “Smetana”, proveniente anch’esso dallo stesso atollo, e il suo giovane e variopinto equipaggio: lo skipper Iljya di origini russe, ma trapiantato in Canada, la sua fidanzata Nicole di origini asiatiche ma nata in Svizzera e Audrey francese DOC. Scambiamo qualche parola al VHF, sono molto simpatici e non vediamo l’ora di conoscerli personalmente visto che entrambi abbiamo la stessa meta.

In navigazione verso Palmerston. Incontriamo l'HR "Smetana".

La notte e il giorno successivo filiamo come missili. Il vento è sui 16-18kt, sempre da ESE, il mare comincia a calmarsi un pochino, il cielo è ancora nuvolosetto e ogni tanto becchiamo qualche groppo e qualche goccia di pioggia.

In navigazione verso Palmerston - Giorno 1

Navigazione verso Palmerston - Giorno 2

Ogni giorno abbiamo il consueto check-in via radio HF con il network POLYMAGNET tramite il quale ci teniamo in contatto con tutte le barche in giro per la Polinesia. In uno dei collegamenti, facciamo per la prima volta conoscenza con “Cinnabar” di Sylvia e Tom da San Francisco (USA). Sono partiti da Raiatea dopo 2 stagioni in Polinesia (come noi) e sono in navigazione verso Palmerston, senza alcuna tappa intermedia. “Cinnabar” è uno sloop, uno Schumacher 52 custom, lo scafo è di un brillante colore rosso e, come avremo modo di constatare, è un vero e proprio cavallo da corsa.

Tramite POLYMAGNET, scopriamo anche altre barche che percorrono la nostra stessa rotta. C’è “Ondular”, il Beneteau 373 di Isabel (Ecuador) e Michael (Australia), “Freya” di Jules e Louis (Texas - USA) e “Little Fish”, l’Amel 55 di Anthony (Australia) che naviga in solitaria. Insomma, saremo un bel gruppetto.

Intanto le condizioni meteo migliorano e il vento, come previsto, comincia ad attenuarsi. Il pomeriggio del terzo giorno dobbiamo accendere il motore e lo manteniamo acceso per quasi tutto il resto del percorso.

Tramonto di fuoco - Verso Palmerston

Quando mancano ormai solamente 70 miglia alla nostra destinazione, il mare si calma e il vento è davvero poco. Ci prepariamo per l’ultima notte di navigazione assistendo ad un tramonto infuocato con la speranza di cogliere il raggio verde (nisba purtroppo).

La mattina del 27 Settembre avvistiamo la barriera corallina e il motu a Nord di Palmerston. Abbiamo letto che l’atollo è molto frequentato dalle megattere. Infatti non appena entriamo nel ridosso dell’atollo e le onde dell’oceano si placano, ne scorgiamo due, probabilmente madre e cucciolo considerate le dimensioni dei due dorsi che emergono dalla superficie. I due mammiferi nuotano vicino alla barriera, in acque tranquille e seguono una rotta parallela alla nostra verso sud.

In avvicinamento a Palmerston

A due miglia dalla nostra destinazione finale, chiamiamo Palmerston Radio sul canale 16 del VHF per annunciare il nostro arrivo. Ricordiamo che l’atollo cade sotto la giurisdizione della Nuova Zelanda e sebbene le procedure di ingresso siano più “rilassate”, sono comunque equivalenti. Sanno già che stiamo arrivando. A terra c’è una stazione AIS gestita da Will Rowe, un Neozelandese trapiantato a Palmerston, sposato con Fifty la sorella di Edward (Eddie) Marsters (poliziotto e componente di una delle 3 grandi famiglie di Palmerston) e una delle insegnanti dell’isola. Will aiuta tutte le imbarcazioni che intendono fermarsi. Will ha anche un indirizzo email cui risponde sempre e velocemente (per maggiori informazioni consultate Noonsite QUI).

In genere è buona norma inviare per tempo una email a Will comunicando la propria intenzione di visitare Palmerston, nome dell’imbarcazione, ETA (estimate time of arrival), qualsiasi domanda si possa avere riguardo alla zona di ancoraggio, al campo boe e alle procedure di ingresso, immigrazione, dogana e quarantena. Considerato l’estremo isolamento della comunità, le imbarcazioni di passaggio si offrono per trasportare alcuni generi di prima necessità come, ad esempio, zucchero, farina, latte in polvere, caffè, tabacco. Will è la persona da contattare anche per questo. Sarà lui a dirvi cosa portare e a chi affidare i prodotti.

Il nostro gavitello - Palmerston

Le famiglie Marsters si “suddividono” equamente la gestione delle barche visitatrici in base all’ordine di arrivo e a chi risponde al VHF. Alla nostra chiamata VHF (stazione con nominativo Echo Alfa) risponde Edward Marsters. Sappiamo che da ora in poi Edward e la sua famiglia saranno i nostri “ospiti” e si prenderanno totalmente cura di noi per tutta la durata del nostro soggiorno.
Edward ci aspetta a bordo della sua lancia di alluminio nella zona dei gavitelli. L’area si trova a Sud Ovest dell’atollo e ci sono 8 gavitelli. Il costo giornaliero della sosta alla boa è di NZ$10 (circa 6 Euro). Non è consigliabile dare fondo alla propria ancora a causa delle profondità e del fondale ricoperto di coralli. Tuttavia, nel caso in cui le boe risultino tutte occupate, è possibile ancorare solo ed esclusivamente seguendo le indicazioni dei Marsters.

Edward ci indica la boa destinata a noi e ci assiste durante le fasi di avvicinamento. Una volta sistemate le cime, Eddie accosta la sua lancia a Y2K, sale a bordo e iniziano le presentazioni e spiegazioni. Per prima cosa Edward contatta le autorità e organizza la visita a a bordo degli ufficiali di Custom, Immigration e Quarantine. Ci dice, quindi, che una volta terminate le pratiche di ingresso e ottenuta la clearance saremo liberi di scendere a terra e di iniziare l’esplorazione dell’atollo. Sarà lui e la sua famiglia ad organizzare qualsiasi cosa per noi: dal portarci avanti e indietro dal villaggio alla barca, a prepararci il pranzo e farci diventare di fatto parte della comunità.

E’ sconsigliato utilizzare il proprio dinghy per accedere alla laguna interna di Palmerston. La pass è davvero minuscola e c’è sempre una risacca importante. E’ troppo rischioso. Il percorso da seguire è estremamente tortuoso, con bassi fondali e da percorrere in planata… insomma da veri conoscitori del posto.

Mentre noi aspettiamo gli ufficiali per i documenti, cominciano ad arrivare tutte le altre barche amiche che navigavano a breve distanza da noi: Obiwan, Cap’a’cap e infine il giorno dopo anche Cinnabar che ha coperto la distanza fra Raiatea e Palmerston alla velocità della luce

"Cinnabar" al gavitello - Palmerston

Anche i ragazzi di “Cinnabar” vengono “adottati” dalla famiglia di Edward e vengono sistemati al gavitello alla nostra destra. “Obiwan”, invece, è ospitato dalla seconda famiglia Marsters, quella di Bob e la loro boa è piuttosto lontana dalla nostra, sulla sinistra.

L’equipaggio di “Cap’a’cap” è invece di fretta, hanno prenotato l’aereo che li riporta in Francia con molto anticipo non pensando troppo alla data di partenza. Adesso il volo è imminente e devono correre fino a Tonga. Si fermano solo una notte per riposare e poi ripartono verso le Vava’u.

Nel giro di un paio di ore arrivano gli ufficiali della dogana. Sono tutti molto cordiali e sorridenti, il processo è indolore e insieme ai documenti di entrata, gli ufficiali rilasciano anche l’uscita. Le condizioni meteo condizionano sempre la permanenza delle imbarcazioni e in alcuni casi si deve letteralmente mollare il gavitello e scappare per evitare di fare naufragio.

In breve tempo siamo ufficialmente nelle Isole Cook. Da questo momento in poi, trascorriamo le nostre giornate fra le genti di questa meravigliosa comunità, ricevendo un’accoglienza regale.
Edward e suo figlio David ogni mattina ci vengono a prendere, ci portano a terra e ogni giorno per pranzo ci preparano deliziosi manicaretti.

Edward Marsters e la sua barca

Il tavolo da pranzo a casa di Edward - Palmerston

Edward e il figlio David davanti alla cucina di casa - Palmerston

Edward ci presenta a tutte le altre famiglie, conosciamo i bimbi, gli anziani, le loro abitudini. La loro isola, o meglio il loro motu, è a nostra completa disposizione.

Visitiamo il villaggio, Edward ci spiega come gli abitanti riescono in qualche modo a rimanere collegati con il resto del mondo. C’è la rete Wi-Fi portata via satellite dalla compagnia BlueSky a cui anche noi possiamo accedere acquistando dei voucher dalla famiglia ospite. Il “padellone” dell’antenna satellitare fa bella mostra di se nel bel mezzo del motu. La connessione è lenta e non sempre affidabile, ma onestamente chissenefrega!

Il gestore della rete satellitare di Palmerston

L'antenna satellitare di Palmerston

Tutta l’energia elettrica del villaggio è generata da un notevole impianto fotovoltaico con batterie al gel di ultima generazione. Un generatore a gasolio viene attivato esclusivamente in caso di emergenza, quando, per esempio, il cielo rimane coperto per un lungo periodo e i pannelli solari hanno quindi difficoltà a produrre energia sufficiente per coprire i fabbisogni del villaggio.
Il giorno successivo la comunità di barcaioli si infoltisce. Arrivano “Smetana”, “Ondular”, “Freya” e “Little Fish”.

Conosciamo Bill Marsters, uno degli elementi più folkloristici di Palmerston. Il suo più grande desiderio è quello di creare una specie di Yacht Club a casa sua, ma è molto indietro nel progetto. Nel frattempo colleziona oggetti improbabili nel suo “garage”, indossa t-shirt assurde e accoglie i naviganti con battute, sorrisi, biscotti, dolci e il suo proverbiale gelato. Ne fa arrivare quintali da Rarotonga e lo conserva nei numerosi congelatori presenti in casa (come in tutte le case degli abitanti di Palmerston del resto). Non c’è ora della mattina o del pomeriggio in cui Bill non ti offra il suo gelato. Abbiamo mangiato più gelato nei giorni trascorsi a Palmerston che in 2 anni di Polinesia Francese!

 Insieme a Bill - Palmerston

Tutti a mangiare il gelato a casa di Bill - Palmerston

La moglie di Bill, Matua, è un super donnone polinesiano dal sorriso a trentatremila denti. Ogni tot mesi organizza uno “svuota-garage”, una specie di mercatino delle pulci dove tutti gli abitanti si riuniscono con la speranza di trovare qualcosa di interessante. Sui banconi c’è davvero, ma davvero di TUTTO! Naturalmente partecipiamo anche noi!

Lo svuota-garage di Matua - Palmerston

Appese diligentemente sotto la tettoia della grande terrazza adiacente alla abitazione di Bill, ci sono decine di bandiere donate dalle barche che si sono fermate a visitare l’atollo. Vogliamo lasciare un ricordo anche noi: regaliamo a Bill il nostro grande tricolore, ormai un po' sbiadito dopo tante miglia sotto il sole dei tropici e pronto per essere sostituito, con una dedica e le nostre firme. Bill ce lo fa trovare in bella vista il giorno successivo.

Il tricolore di Y2K - Palmerston

Le previsioni meteo per la successiva settimana non sono buone. Tanto per cambiare (è ‘na persecuzione!) si attende vento forte da SSE in alcuni casi anche fino a 35kt a sud della nostra posizione e mare agitato. Con simili condizioni, il nostro ancoraggio, già leggermente rollante con mare calmo, diventa poco confortevole. L’onda oceanica, infatti, aggira l’atollo e crea risacca. Tuttavia meglio rollare ridossati che navigare con 5 metri d’onda. Poi ci sono gli splendidi abitanti di Palmerston, le spiagge e i colori della laguna. Insomma, ci “sacrifichiamo” e rimaniamo tranquilli attaccati al nostro gavitello in attesa del ventazzo.

Nel frattempo, fra un pranzo e l’altro organizzati dai nostri ospiti, continuiamo a scoprire le meraviglie di Palmerston.

Una delle bellissime spiagge dell'atollo - Palmerston

Le spiagge e la laguna di Palmerston

Ce ne andiamo a spasso lungo le lingue di sabbia bianchissime che costituiscono le spiagge di Palmerston. Facciamo il giro del motu. La laguna assume tutte le tonalità del turchese, trigoni e murene nuotano indisturbate vicine al bagnasciuga.

All’orizzonte, al di là del reef, praticamente in Oceano, le nostre barche si dondolano ciascuna legata al proprio gavitello. E’ uno spettacolo surreale.

Le barche all'esterno del reef. Da SX: Little Fish, Cinnabar, Y2K, Smetana, Obiwan

Un trigone nuota vicino a riva - Palmerston

La bellissima laguna di Palmerston

La domenica il vento comincia a soffiare forte, ma noi non ce ne curiamo più di tanto perché siamo invitati ad assistere alla funzione in chiesa. Per l’occasione, dobbiamo vestirci in modo adeguato. Spalle coperte, vestito sotto al ginocchio e cappello per le signore, maglietta tipo polo o camicia e pantaloni o pantaloncini sportivi (ma non sbrindellati ) per i signori. Edward viene a prenderci alle 10 del mattino.

Tutto il villaggio si riunisce quindi davanti alla deliziosa chiesetta che si trova adiacente al piccolo cimitero in attesa dell’arrivo del reverendo. Quest’ultimo, una volta giunto all’ingresso, si ferma sul portone e invita i fedeli ad entrare, stringendo la mano a tutti.

Raffaella e Ale pronte per la funzione in chiesa - Palmerston

All’interno della chiesa gli uomini si riuniscono a sinistra, le donne a destra. Scopriamo che questa suddivisione è funzionale ai fini dei canti che vengono eseguiti a due toni.
La funzione si svolge fra letture della Bibbia e, appunto, canti eseguiti sia in lingua Inglese che in Maori delle Cook. Le melodie sono da brividi, ci viene la pelle d’oca.

La chiesetta e il cimitero di Palmerston

In chiesa - Palmerston

Il reverendo è un uomo pacioso e simpatico. Il suo sermone ci sorprende: si rivolge a noi, popolo del mare, che arriviamo sulla sua piccola e remota isola, dopo aver affrontato un lungo viaggio per mare. Benedice noi, le nostre barche che possano portarci a destinazione sani e salvi.

Il pastore di Palmerston

Termina con queste parole: “Our island is pretty, but with all your boats is even prettier” (La nostra isola è bella, ma con tutte le vostre barche è persino più bella"). Sinceramente ci commuove.

Alla fine della funzione ci fermiamo fuori dalla chiesa per salutare e ringraziare il reverendo. Veniamo a sapere che sta lavorando alla nuova pavimentazione della terrazza della sua nuova casa. Max e Giovanni offrono il proprio aiuto per posare le piastrelle, appuntamento per l’indomani mattina.

Torniamo a casa di Edward, ci cambiamo indossando le consuete magliette e pantaloncini e gustiamo il pranzo preparato da David: un apoteosi di pesce pappagallo al curry e gelato per completare il tutto.
Nel pomeriggio visitiamo la tomba di William Marsters, il capostipite, il fondatore di questa incredibile comunità.

La tomba di William Marsters, il capostipite di tutti i Marsters.

Quando Edward ci riaccompagna a bordo di Y2K, il vento soffia fisso a 25kt con belle raffiche ben oltre i 30kt, le barche si agitano parecchio. Ci aspetta una magnifica notte ululante e rollante.

Il lunedì mattina, non appena Edward ci lascia a terra, come promesso i ragazzi si recano presso l’abitazione del reverendo e per un paio di ore diventano provetti piastrellisti!

Max esperto piastrellista - Palmerston

Dopo il pranzo andiamo a visitare la scuola. Incontriamo l’insegnante, Sharon. E’ australiana e affronta ogni giorno una bella sfida. Insegna a bambini e ragazzi di età differenti che necessariamente devono seguire programmi differenti: da quelli per le scuole elementari, alle medie, alle superiori, fino a 3 ragazzi che seguono corsi universitari on-line.

La scuola

Una classe delle elementari

Una classe delle elementari

La scuola è un edificio basso e largo. Ci sono diverse classi piene dei lavori e dei disegni dei bambini. Poco distante ci sono le classi per le medie superiori e il laboratorio dove gli studenti sostengono esami e prove di ammissione alle classi superiori. Il complesso scolastico include anche un campo giochi attrezzato e altre aree riservate alle attività sportive e ricreative.

Il laboratorio

Il campo giochi

Iljya di “Smetana” che ha un background tecnico e matematico si propone per tenere una lezione di matematica e l’insegnante accetta con entusiasmo. Ci dice che gli studenti vivono così isolati che per loro, pur conoscendone l’esistenza e studiandoli, gli altri paesi lontani dalla loro isola rappresentano un concetto astratto. Così come i grattacieli, i negozi, le città. L’arrivo di noi viaggiatori provenienti da tutte le parti del globo è un’occasione da non perdere per questi studenti che così possono “toccare con mano”, tramite le foto e i racconti dei nostri paesi di origine, quello che vedono solamente sui testi scolastici.

Visitiamo anche gli uffici amministrativi di Palmerston, una casa dalle pareti gialline anche sede della Dogana e dell’Immigrazione.

L'ufficio amministrativo, sede della dogana e dell'immigrazione.

Da qui, tramite computer, gli ufficiali sono in contatto con le autorità di Rarotonga e della Nuova Zelanda.

Sull’atollo si trova anche una clinica gestita da Sheila proveniente dalla Papua Nuova Guinea, responsabile anche per tutte le procedure di quarantena al momento dell’arrivo delle barche. La clinica è basica, ma dispone di tutto l’occorrente per il primo soccorso come ha modo di provare Tom di “Cinnabar”, volato malamente sui coralli per una imprevista e violenta raffica di vento durante una sessione di Kite.

Prima di riaccompagnarci a bordo di Y2K, Edward rifocilla noi con una bibita fresca a base di lime e una giovane fregata con filetti di pappagallo. David e Edward allevano questa fregata fin da quando era un pulcino, appena uscito dall’uovo. In alcune zone del corpo, il volatile ha ancora il piumaggio soffice da pulcino, non è ancora in grado di volare nonostante cominci a dispiegare le sue ali.

La giovane fregata allevata dalla famiglia di Edward

Ancora qualche settimana – ci dice David – e comincerà a tentare di volare. Il suo becco però – praticamente un’arma impropria - è già quello di una fregata adulta e nonostante sia praticamente quasi “domestica” preferiamo starne alla larga.

Un altro giorno si conclude, ritorniamo in barca solo per renderci conto che il vento si è ulteriormente intensificato raggiungendo il 28-30kt. Il cielo è grigio piombo e la barca rolla paurosamente… ok, sarà un’altra notte ululante, rollante e probabilmente insonne fra un groppo e l’altro. Ci ripromettiamo di controllare lo stato del gavitello l’indomani, non si sa mai.

Durante le prime ore della sera, arriva un’altra barca. Un Jeanneau Sun Odyssey 45 di nome “Hilma”. A bordo ci sono Sarah e Oskar, una coppia di giovani svedesi al loro primo giro del mondo che noi già conosciamo da Maupihaa. Li aiutiamo mettendoci in contatto VHF con Edward anche perché i gavitelli sono tutti occupati e sono costretti a dare fondo. Dopo qualche peripezia e seguendo i suggerimenti del nostro ospite, i ragazzi riescono ad ancora in sicurezza.

Cinnabar e Y2K rollanti fuori dal reef - Palmerston

La mattina successiva il vento è sempre molto forte, ma almeno è una bellissima giornata di sole. Max si tuffa per verificare la tenuta di cime e catene del nostro gavitello e scopre che uno dei grilli che assicura la catena all’immensa testa di corallo cui è avvolta è spezzato. Non rappresenta un pericolo immediato in quanto la catena è avvolta più e più volte alla testa di corallo ed è talmente incastrata da non poter sicuramente venire via. Tuttavia non possiamo lasciar correre e con l’aiuto di Giovanni – già bardato con muta e bombole per aver controllato la propria boa – sostituiamo il grillo con uno nuovo fiammante. Lo comunichiamo ad Edward. In poco tempo, Edward e figlio predispongono una seconda linea di ancoraggio di emergenza per noi e per “Cinnabar” fissata ad una ancora bruce ENORME che viene calata e incastrata in maniera inestricabile fra le grosse teste di corallo. Siamo più tranquilli.

Edward, quindi, ci recupera con il suo motoscafo e ci porta a terra. Qui ci riuniamo con gli equipaggi delle altre barche per fare il punto della situazione sulle condizioni meteo.

Dalle nostre barche alla spiaggia grazie a Eddie - Palmerston

Non ce n’è per almeno altri 3 giorni. Non è tanto il vento che è impressionante, quanto lo stato del mare che incontreremmo sulla nostra rotta verso l’isola stato di Niue. Poi le previsioni confermano un’attenuazione della brezza e una rotazione a ESE: sarebbe il momento perfetto per poter proseguire il nostro viaggio. Staremo a vedere.

Nel frattempo le famiglie Marsters ci “consolano” con pranzi luculliani, gelato, dolci, racconti, canti e sorrisi.
Scopriamo l’ennesima qualità di Edward, suona molto bene la chitarra. Anche Iljya porta la sua così da poter duettare con lui

Edward Marsters il chitarrista :-)

Da SX: Matua, Isabel, Max, Ale, Raffa, Giova, Sylvia, Tom

Andiamo a trovare Bob Marsters e la sua bella famiglia, gli ospiti che hanno “adottato” i nostri cari amici di Obiwan. Ci offrono dei dolci preparati con il latte di cocco e ci mostrano dei ciondoli fatti a mano dalla moglie di Bob, Taupo. Sono intarsiati nella madreperla e rappresentano code di balena, foglie, il classico amo tradizionale polinesiano, simboli tribali. Sono bellissimi ed entrambi ne acquistiamo uno per pochi dollari neozelandesi.

Bob Marsters, la moglie Taupo e famiglia

La nipotina di Bob guarda un cartone con il suo cucciolo preferito :)

Henry, il grande arrampicatore di palme :)

Le ore trascorrono lente, scandite dal ritmo rilassato dell’isola. Dopo la scuola i bambini più piccoli giocano arrampicandosi sulle palme – come fa Henry – sguazzando nel mare della laguna, giocando a calcio con un pallone improvvisato oppure guardando cartoni su un laptop regalato da qualche barca in visita in compagnia di un pulcino.

Finalmente le condizioni meteorologiche migliorano. Le previsioni meteo confermano la rotazione del vento e la sua diminuzione. Anche il mare è in calo e tutti gli equipaggi si ritrovano a discutere di una possibile data di partenza analizzando le carte meteo e i GRIB.

Se le condizioni lo permettono noi, “Cinnabar” e “Freya” vorremmo fare una breve sosta a Beveridge Reef, un atollo semi affiorante circa 286 miglia a SW, prima di dirigere su Niue. “Hilma” se ne va a Niue così come "Ondular", mentre “Obiwan”, invece, pensa di volgere la prua su Tonga. Tutti quanti siamo d’accordo per partire il 4 di Ottobre, il primo giorno papabile, ma quando lo comunichiamo alle nostre “famiglie” Marsters, ci rendiamo conto che c’è qualcosa che non torna nel loro atteggiamento.

I preparativi per il compleanno di Anthony

“Il 4 Ottobre è il compleanno di Anthony” (di “Little Fish”, l’Amel 55) – ci dice Bob guardandoci con tristezza - “Io e mia moglie volevamo organizzare una sorpresa per lui, una bella festa polinesiana insieme agli abitanti di Palmerston e a tutti quanti voi. Non andate via!”

E come si può andare via? Come si può deludere persone meravigliose come Bob, Taupo, Edward, David, Simon, Fifty, Bill, Matua e le loro famiglie? Non si può, infatti. Tutti rimandiamo la partenza di un giorno.

I preparativi per la festa di compleanno di Anthony

Preparativi per la festa di compleanno di Anthony

Il 4 Ottobre quando Edward ci porta a terra fervono i preparativi per la festa di compleanno di Anthony. Bob e Taupo hanno già terminato di decorare la “zona pranzo” con foglie di palma intrecciate, fiori di frangipani e buganvillea.

Il tavolo è imbandito con ogni ben di dio e adornato con composizioni di fiori e conchiglie. Bob sta preparando le braci per il barbecue, Taupo, invece, si sta dedicando a marinare pollo, salsiccia e maiale con diversi aromi e salsine a seconda del tipo di carne.

Tutte le famiglie Marsters si riuniscono a casa di Bob, anche noi velisti siamo tutti insieme. Ci sono anche gli ufficiali della dogana e dell’immigrazione, Sharon l’insegnante, Sheila del centro medico. Attendiamo soltanto il festeggiato. Quando finalmente arriva, le famiglie intonano dei canti polinesiani, lo accolgono ponendo una ghirlanda di fiori freschi di frangipani attorno al suo collo e una più piccola sulla testa.

Un commossissimo Anthony !

Buon compleanno Anthony !

Il tocco finale di Taupo consiste in un bellissimo pareo annodato in vita. Anthony, navigatore solitario che mai e poi mai poteva immaginare una cosa simile, è visibilmente commosso e nonostante sia sempre un signore molto composto e dal classico aplomb British (anche se è Australiano ), cerca di resistere fino allo stremo, poi cede e partono le lacrime. “E’ il più bel compleanno della mia vita” – dice con la voce che trema leggermente.

Mentre le carni cuociono sul barbecue, iniziamo a mangiare i piatti freddi: insalate, il classicissimo poisson cru, il frutto del pane, particolari frittelle di banane e altre centinaia di piatti che non ricordiamo più.

Beviamo acqua di cocco, succo di lime, birra e vino portati da tutti gli equipaggi. Salsiccia, maiale e pollo sono una delizia. Una mega torta al cioccolato, con candeline annesse, conclude le libagioni. Alla fine siamo un po’ tutti commossi, non soltanto Anthony. Assistiamo a qualcosa di davvero speciale, persone che ci conoscono da soli pochi giorni, che non sapevano della nostra esistenza fino alla settimana precedente, ma che ci regalano se stessi, i loro sorrisi, i loro cuori. Ci aprono le loro case, le loro scuole, ci offrono il loro cibo, condividono le funzioni della domenica, celebrano il compleanno di uno “sconosciuto” con gioia sincera. E c’è una domanda non espressa che tutti ci poniamo in continuazione: ma come si fa ad andare via da questo posto!?

Seduti a chiacchierare dopo il pantagruelico pranzo

Il rammarico di dover lasciare questa incredibile comunità è tanto, quasi doloroso. Quest’ultimo pomeriggio insieme lo trascorriamo giocando con i bambini, salutando tutti con la promessa di ritornare prima o poi.
Edward ci riaccompagna a bordo delle nostre barche, attraversiamo con lui l’insidiosa e stretta pass di Palmerston per un ultima volta. Aspettiamo lui e David domattina, prima di salpare, per un ultimo saluto.

L'ultimo passaggio verso le nostre barche. Da SX: Little Fish, Cinnabar, Y2K

Per il momento, è tempo di sistemare Y2K e di prepararci per le prossime 287 miglia verso Beveridge Reef.

E ricordate: “DO YOU WANT AN ICE CREAM ?"” (cit. Bill Marsters)
Semmai andrete in questo incredibile atollo, questa sarà la domanda che vi sentirete rivolgere più spesso in assoluto, a qualunque ora del giorno (e della sera).

Arrivederci cari amici di Palmerston e GRAZIE, la più incredibile, meravigliosa e pazzesca esperienza di tutta la nostra vita.
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