28 febbraio 2019

Le Isole della Società – Maupiti

Una bellissima manta gigante - Maupiti

A 30 miglia Ovest di Bora Bora c’è un’isola poco conosciuta, un po' fuori dalle consuete rotte battute dalle imbarcazioni e dai normali “giri” turistici. E’ piccolina, un gioiellino. La sua forma ricorda molto quella della sua sorella maggiore – tant'è che viene spesso soprannominata la “Piccola Bora Bora”. Fa parte delle Isole della Società e del gruppo delle Isole Sottovento.

Come Bora Bora, Maupiti ha una montagna al centro, il Monte Teurafaatui anch’esso un vulcano spento, e una incredibile laguna che la circonda. La laguna non è interamente navigabile a causa dei bassi fondali e del corallo che blocca il canale a Ovest e a Nord.

Non ci sono grandi resort o alberghi e i pochi turisti che arrivano su quest’isola sono ospiti nelle case dei locali o in piccole pensioncine a conduzione familiare. I polinesiani che vivono a Maupiti sono fra i più genuini insieme agli abitanti delle Tuamotu e, come vedremo in un post successivo, di Maupihaa.

Maupiti Satellite

Maupiti Map

Il villaggio principale si chiama Vaiea ed è situato a Est, la pass ‘Onoiau è a Sud – tendente al Sud Est – ed è una delle più pericolose che abbiamo mai affrontato. E’ ben segnalata, ma esposta al mare e ai venti predominanti, stretta e leggermente disallineata. ‘Onoiau non è da sfidare con leggerezza, anzi è proprio da NON sfidare. Le onde oceaniche si imbattono nella barriera e nei bassi fondali dell’isola e diventano enormi e frangenti, spingono da poppa, poi lateralmente con il rischio di intraversare la barca, perdere il controllo e fare una brutta fine.

In caso di brutto tempo, poi, non se ne parla neanche: è fondamentale aspettare che le condizioni meteo siano tranquille con venti inferiori ai 20kt e onde inferiori ai 2 metri. Questo vale sia in entrata che in uscita, sappiamo di barche rimaste “intrappolate” per settimane (chesfigaeh?)

Una volta calmato il vento che soffia per una settimana ininterrottamente sui 25/28 kt e che solleva un mare dai 3 ai 4 metri, dobbiamo aspettare tranquilli a Bora Bora ancora per 4 giorni prima di pensare di metterci in viaggio verso Maupiti. Nonostante la brezza cali al di sotto degli 8 kt, le onde rimangono molto grosse e la pass di Maupiti è off-limits.

La pass 'Onoiau - Maupiti

Recuperiamo il numero di telefono di una signora che abita proprio sulla pass di Maupiti (è possibile trovare queste informazioni nel “The Societies Compendium” scaricabile dal sito di “Soggy Paws”) e che, con una gentilezza che ha dell’incredibile, risponde di buon grado alle telefonate dei vari “barcaioli” comunicando “live” le condizioni del passaggio. Le telefoniamo ogni mattina e ogni mattina per 4 giorni la risposta è: “ce n’est pas possible”.

Quando finalmente la signora ci risponde “OK demain matin”, ci rechiamo in gendarmeria con Raffaella e Giovanni di “Obiwan” e gli amici francesi Dominique e Frederic di “Cap a cap” per fare le pratiche di uscita dalla Polinesia Francese, indicando di voler sostare prima a Maupiti e poi a Maupihaa (è importante che venga trascritto sulle carte). Ci vogliono 24 ore prima di ottenere il documento di clearance da Tahiti, la meteo da zero vento per i successivi giorni, perfetto affinché la pass sia ancora più tranquilla.

Finalmente l’8 Settembre alle 7 del mattino lasciamo Bora Bora, usciamo dalla pass e dirigiamo verso Maupiti. La brezza è molto leggera, non riusciamo ad andare a vela, ma le onde lunghe sono ancora piuttosto gonfie, tanto da farci preoccupare un pochino.
La navigazione procede tranquilla, è una bella giornata, ogni tanto passa una nuvola un po’ più carica di umidità e finiamo sotto un breve piovasco. Tentiamo di pescare inseguendo gli stormi di uccelli marini che cacciano in superficie. Ma non becchiamo un tubazzo.

Obiwan affronta la pass di Maupiti. Si vede appena l'albero.

Verso le 13 siamo vicino alla barriera corallina di Maupiti e cominciamo l’avvicinamento. Non c’è praticamente vento, ma rimaniamo quasi pietrificati ad osservare grossi cavalloni frangenti che si abbattono violentemente sul reef, nascondendo alla nostra vista il canale di ingresso della pass. Non lo vediamo proprio! I fanali verde e rosso rimangono occultati dalle onde e dall’acqua polverizzata. “Obiwan” è davanti a noi di circa 300 metri, “Cap a cap” più indietro. Siamo costantemente in contatto via VHF. Con molta cautela “Obiwan” si avvicina, Raffaella ci chiama alla radio e ci comunica: “siamo allineati. Proviamo ad entrare”.

Rimaniamo in attesa mentre i nostri amici affrontano la pass. Li vediamo sparire letteralmente fra le onde, soltanto il loro albero rimane appena visibile sulle creste ribollenti. Poi una loro virata a 90° ci fa inorridire, come se avessero perso il controllo (scopriremo poi che è la normale rotta da tenere dentro il canale), ma poco dopo la Raffa ci chiama al VHF e ci dice “siamo dentro! Dovete allinearvi, dare motore a manetta e tenere la barca ben salda… e anche i nervi!”

Avvicinamento alla pass di Maupiti

CI allineiamo per entrare - Maupiti

AZZZZZ!! Con queste splendide premesse, ci prepariamo e cominciamo il vero e proprio avvicinamento fino a scorgere la meda che contraddistingue il punto preciso di allineamento. Viriamo e portiamo la prua verso l’ingresso del canale. Ci rendiamo conto di essere in mezzo ad un calderone ribollente, ondoni gonfi e minacciosi sollevano la poppa di Y2K e spingono, si abbattono sul reef e la risacca ci piglia al traverso. Non osiamo pensare a cosa doveva essere trovarsi qui in mezzo durante i giorni di ventazzo! Max dà manetta, Ale riprende con la videocamera e al contempo prova a dare istruzioni: “Non mi parlare, non mi parlare, ho da fare!” – Urla Max. Rimaniamo nel più totale silenzio, rotto soltanto dal fragore degli spruzzi d’acqua nebulizzata, dal rombo minaccioso delle onde che frangono, dal motore di Y2K che pompa e da qualche “Mado’ non ne usciamo vivi" e “Minkia!” sparato qua e là. Dopo i 5 minuti più lunghi della nostra vita, Y2K entra nel canale più interno e tutto si calma.

Ci siamo quasi! - Maupiti

Siamo dentro finalmente - Maupiti

Rimaniamo sempre in contatto radio fino a quando anche “Cap a cap” entra indenne nella laguna. L’adrenalina cala, tiriamo un sospiro di sollievo, ci sentiamo tutti quanti come fossimo stati investiti da un TIR.

Una volta dentro, il nostro ancoraggio si trova a sinistra rispetto al canale, davanti a Motu Pitiahe. Diamo fondo vicino a Punta Tamaupiti su sabbia in circa 8 metri. Ci sono alcune teste di corallo cui prestare attenzione, in particolare una è davvero enorme e, mentre non è pericolosa per la barca in quanto molto profonda, può diventare una rogna per ancora e catena se ci si ormeggia vicino. Meglio stare alla larga.

Il posto è bellissimo, delimitato a Ovest e a Sud Ovest dalla barriera corallina. La vicinanza con la pass rende l’acqua trasparentissima, piena zeppa di vita. Presto anche “Obiwan” e “Cap a cap” sono ancorati accanto a noi, mentre una barca Neozelandese “L'Attitude Adjustment" è già sul posto, un Oceanis 46, sorellina di Y2K.

Obiwan - Maupiti

Ancoraggio a Sud di Maupiti. Gli amici di "Cap-a-cap" e "Gone with the wind" sullo sfondo.

Le coordinate del nostro ancoraggio sono:

16°28,392 S; 152°15,042 W

E’ tuttavia possibile avvicinarsi ancora di più al motu tenendo leggermente la destra rispetto alla nostra posizione. C'è un esteso banco di sabbia libero da pericoli sui 5-6 metri di acqua ed è molto più ridossato.

La sera partono le consultazioni con le barche amiche perché c'è una cosa che nessuno di noi vuole assolutamente perdere di Maupiti: nuotare con le maestose Manta Ray, le mante giganti, uno dei nostri sogni più proibiti. Ogni mattina di ogni giorno, questi meravigliosi animali entrano nella laguna, percorrono il canale e si fermano in quelle che vengono denominate “stazioni di pulizia”. Si tratta di grosse teste di corallo in cui vivono i famosi pesci pulitori. Sono pescetti piccoli e affusolati che svolgono un compito fondamentale per la salute e il benessere di tante creature del mare, predatori compresi. Li liberano dai parassiti, pelle morta e avanzi di cibo entrando e uscendo dalla bocca e dalle branchie.

Le stazioni di pulizia sono proprio ai lati del canale di ingresso dell’isola, in direzione del villaggio di Vaiea, abbastanza vicino al nostro ancoraggio.

Le previsioni meteo sono buone, il tempo è bello. La mattina successiva siamo tutti pronti alle 8 con mute, pinne, maschere, boccagli e videocamere. A bordo dei nostri dinghy arriviamo in posizione e ci tuffiamo in acqua. Lo spettacolo cui assistiamo e viviamo nelle successive 3 ore è al di sopra di ogni nostra aspettativa.

Una manta di Maupiti

Max nuota con una Manta - Maupiti

Ale accarezza una manta - Maupiti

Impazziamo letteralmente quando 5 o 6 esemplari di manta spuntano dal nulla, bellissime e maestose, sembrano davvero volare nell’acqua. Si avvicinano e cominciano a volteggiare sopra le teste di corallo in attesa dei pesci pulitori. Quando questi ultimi spuntano fuori, le mante si fermano, spalancano la loro bocca, aprono le branchie e estendono quelle protuberanze che hanno ai lati della testa che si chiamano – abbiamo studiato - pinne cefaliche. I pesci pulitori si catapultano sulle mante iniziando il loro lavoro.

Le mante sono mansuete e tranquille, le avviciniamo cercando di non spaventarle, riusciamo ad accarezzarle, a riprenderle da vicino, a nuotare immersi insieme a loro. Un’emozione UNICA AL MONDO!

Raffaella e la sua manta - Maupiti

Le mante di Maupiti

Le mante di Maupiti

Alcune sono più grosse delle altre, in alcuni casi la loro apertura alare supera abbondantemente i 3 metri. Rimaniamo talmente affascinati da ritornare a nuotare con le mante quasi tutti i giorni della nostra permanenza a Maupiti. A noi si uniscono mano a mano che arrivano nell’isola i nostri amici australiani Annie e Liam del catamarano “Gone with the Wind” e i tedeschi Birgit e Bernd di “Rebell”.

Dopo l’appuntamento quotidiano con le mante, andiamo a spiaggiarci sul Motu Tiapaa, vicino alle dune di sabbia bianchissima che delimitano Punta Tefara’ote. Ci riscaldiamo al sole in attesa che la nostra pelle raggrinzita per la troppa permanenza in acqua torni normale e ci godiamo una vista stupenda fra i colori della laguna e il verde della montagna.

Spiaggiati sul Motu Tiapaa - Maupiti

A passeggio per Motu Tiapaa e Monte Teurafaatui sullo sfondo - Maupiti

L'abbagliante candore della spiaggia di Motu Tiapaa - Maupiti

Facciamo anche il giro completo dell’isola a bordo del dinghy, la laguna è piccola e non ci vuole molto a completarlo. Ci soffermiamo di più davanti al villaggio di Vaiea perché qui c’è un secondo ancoraggio praticabile e vogliamo capire come si sta. L’ancoraggio è facilmente raggiungibile, basta seguire il canale contraddistinto dai fanali verdi e rossi e percorrerlo tutto verso Nord fino a quando il basso fondale che ci si lascia a destra (a Est) non fa una specie di curva sempre verso destra. Qui si apre un’ansa piuttosto larga e, a parte i visibilissimi reef, l’area è piuttosto sgombra da pericoli. Attenzione a procedere ulteriormente verso nord perché il fondale degrada piuttosto rapidamente.
La zona è molto protetta, a ridosso di Motu Tuanai a Est e con la montagna e il villaggio a ovest, su un ottimo fondo di sabbia. Ci sono alcuni gavitelli gratuiti, ma dare fondo non rappresenta un problema. In caso di vento molto forte, questo ancoraggio è decisamente la scelta ideale.

L’unico appunto – se vogliamo chiamarlo tale – è il mare torbido a causa del molto sospeso presente nell’acqua.

L'ancoraggio a Est di Maupiti, davanti a Vaiea.

I nostri amici di “Obiwan” decidono di cambiare ancoraggio e di trasferirsi proprio qui, davanti al villaggio, seguiti poi da “Cap a cap”. Noi, un po' per pigrizia, un po’ perché con la meteo buona che si prospetta durante tutta la settimana, preferiamo continuare le nostre sessioni di snorkeling e nuotate con le mante nell’acqua trasparente vicino alla pass.

Una mattina lasciamo per una volta in pace le nostre amiche mante e, insieme a tutte le barche amiche che nel frattempo si sono unite a noi nell’ancoraggio, decidiamo di recarci al villaggio di Vaiea con l’intento di scalare il Monte Teurafaatui. La vista da lassù è spettacolare.
Lasciamo Y2K placidamente ancorata in compagnia di “L'Attitude Adjustment”, “Amaryllis II”, “Mi Vida”, “Rebell” e “Gone with the wind” e dopo una breve corsa in dinghy, ci incontriamo tutti al piccolo moletto di Vaiea.

Noi, Raffaella e Giovanni, Annie e Liam, Birgit e Bernd, cominciamo a percorrere il sentiero tortuoso che porta verso la vetta. A metà strada le cose si complicano, il sentiero si inerpica, la pendenza comincia a diventare “interessante”. Fa molto caldo e cominciamo a perdere “fiducia”, mettiamola così…

Dopo aver sputato qualche polmone qua e là, ci fermiamo su una specie di altopiano, mentre i più coraggiosi – chapeau a loro! – Giovanni, Liam, Birgit e Bernd, continuano indefessi fino a raggiungere la vetta.
I prodi proseguono, noi “scarsoni” ci godiamo la vista che, nonostante non spazi proprio a 360° come sulla sommità, è davvero spettacolare.

Su per la montagna ! Vista a Est di Maupiti

Su per la montagna ! Ancoraggio Est di Maupiti

Su per la montagna. La pass di Maupiti.

I prodi ci mettono un bel po' prima di completare il percorso e di tornare indietro, così noi scarsoni ci diamo ai selfie e alle chiacchiere all’ombra delle frasche .

Gli scarsoni Max, Ale, Raffaella e Annie - Maupiti

Sempre gli scarsoni Max, Ale, Annie, Raffaella - Maupiti

Dopo molto più di un’ora i ragazzi sono di ritorno dalla vetta. Li vediamo tutti abbastanza “provati” – parola gentile per non dire totalmente brasati - ma molto contenti per l’impresa. Con la scusa di farci vedere le fotografie dello spettacolare panorama che si ammira da lassù, si fermano una buon quarto d’ora per riprendere fiato.

La foto seguente l’ha scattata Giovanni – GRAZIE GIOVA per la gentile condivisione - proprio dalla sommità del monte. E’ chiaramente visibile la pass di Maupiti e le 5 barche, compresa Y2K che è la barca più al centro, all’ancora proprio dietro al motu. Una meraviglia !

Panorama dalla vetta del Monte Teurafaatui. La pass e le barche all'ancora - Thanks to Giovanni "Obiwan"

L’avventura alla Indiana Jones ci mette fame e sete così una volta tornati al villaggio andiamo a mangiarci le specialità locali e a berci una buona Hinano bella fresca presso uno snack bar, lo Chez Mimi, affacciato sulla laguna.

In senso orario: Max, Liam, Annie, Birgit, Bern, Giovanni, Raffaella, Ale - Chez Mimi Maupiti

Quando torniamo alle nostre barche siamo un po’ tutti sfatti e decidiamo che per il resto della giornata può anche andar bene così e che il massimo sforzo che possiamo pensare di portare avanti è piallarsi in pozzetto e assistere al solito, meraviglioso tramonto polinesiano bevendo un drink. 

Tramonto polinesiano - Maupiti

La mattina dopo approfittiamo della bellissima giornata e dell’acqua limpida per spazzolare un po’ la carena ed eliminare quel poco di alghetta che si 'e’ formata durante le lunghe soste all’ancora in acque poco profonde fra Bora Bora e Maupiti. Nugoli di pescetti cominciano a girarci intorno sperando di recuperare un bocconcino, mentre le solite “ragazze” – le remore – sempre presenti in questi ancoraggi schizzano dappertutto come saette pronte a rubarsi le parti più succulente. Naturalmente il trambusto richiama loro, i soliti squali pinna nera di reef pronti sempre a “buttare l’occhio” chissà che ci scappi la cena

Max spazzola la carena - Maupiti

Poco dopo mezzogiorno, visto il cielo terso, il vento debole e le poche nubi è tempo di mettere via spazzole, bombole e boccagli in quanto Max dichiara ufficialmente il primo pomeriggio dedicato alla “dronata”, sì insomma, facciamo volare il drone.

Mentre noi prepariamo il tutto, i nostri amici tedeschi di Rebell salpano l’ancora e fanno rotta su Maupihaa. Ci rivedremo li fra qualche giorno, nel frattempo, quale occasione migliore per immortalarli dal cielo mentre escono dalla pass di Maupiti.

Lanciamo il drone da bordo e il risultato è rappresentato dalle immagini che seguono, praticamente parlano da sole.

Drone View - Monte Teurafaatui di Maupiti

Drone View: la pass e Rebell che guadagna l'uscita - Maupiti

Drone View - ancoraggio di Sud. Da SX: L'Attitude Adjustment, Mi Vida, Amaryllis II, Obiwan, Y2K, Gone with the Wind

Drone View - Ancoraggio Sud e pass sullo sfondo.

Drone View - Ancoraggio di sud da una maggiore altitudine

Drone View - Il canale a Est di Maupiti e il villaggio di Vaiea a sinistra

Dopo 10 giorni a fare le cozze a Maupiti è tempo di proseguire, di volgere la prua ancora una volta verso Ovest. Il 18 di Settembre verso le 17 salpiamo l’ancora e ci dirigiamo versa la pass. Ci lasciamo alle spalle un altro piccolo pezzetto di Polinesia, un’altra incredibile isola dai colori pazzeschi, popolata da genti meravigliose che porteremo per sempre nel cuore.

Partiamo quasi tutti insieme, noi, “Obiwan”, “Gone with the Wind”, “Mi Vida”. “Rebell” è già per strada, “L'Attitude Adjustment” parte più tardi. La nostra destinazione è l’ultimo, ultimissimo avamposto in Polinesia Francese, l’atollo di Maupihaa, chiamato anche Mopelia. Maupihaa dista circa 100mn da Maupiti per cui dobbiamo affrontare una navigazione notturna.

Il vento è leggero e prevediamo una navigazione molto tranquilla. Non appena ci allineiamo per uscire dalla pass di Maupiti notiamo subito come le condizioni siano TOTALMENTE diverse rispetto al giorno del nostro arrivo. La temibile pass di Maupiti è un lago!

Usciamo dalla tranquillissima pass di Maupiti!

Non ci sono frangenti, non c’è tanta corrente, non c'è risacca. Uscire è un gioco da ragazzi.

Una volta fuori in Oceano, Maupiti si allontana di poppa ed è a questo punto che aumenta la nostra consapevolezza di dover presto lasciare le acque della Polinesia. “C'è ancora Maupihaa” – ci diciamo – cercando di ignorare il magone che ci opprime il petto.

Ci mettiamo in rotta e ci prepariamo per la sera e per la notte salutando Monte Teurafaatui mentre scompare all’orizzonte dietro la scia di Y2K.
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22 febbraio 2019

Le Isole della Società – Bora Bora

Y2K ancorata vicino a Motu Tapu - Bora Bora

“Ah no, noi a Bora Bora non ci andiamo, è troppo turistica”. “Per carità, c'è troppa gente”. “No no, noi la saltiamo, troppi charter”. “Ci sono i resort”.
Queste sono alcune delle frasi che ci siamo sentiti dire da diversi giramondo, di svariate nazionalità, incontrati in giro per la Polinesia. Anche se alcune di queste affermazioni possono essere più o meno veritiere – vi spieghiamo il nostro “più o meno” avanti nel post – NON si può navigare nelle acque del Pacifico del sud e NON visitare Bora Bora almeno una volta nella propria vita. Sarebbe un errore madornale assecondare alcune di queste affermazioni e rimuovere l’isola dalla propria rotta.

Ed eccovi il nostro “PIU’ O MENO”
  • “Bora Bora è troppo turistica” – sì, la sua ricezione turistica è alta perché l’isola attrae visitatori da tutto il mondo. Però non si ha MAI la sensazione di trovarsi su una spiaggia del Mediterraneo in pieno agosto, anche in alta stagione. Mai.
  • “C'è troppa gente” – sì, ci sono più visitatori, un maggior numero di barche rispetto alle altre isole, ma, ancora, se vi aspettate una cosa come Rimini o come alcune delle baie Italiane a Ferragosto, ecco, cambiate idea. MAI visto affollamento nel villaggio di Vaitape e abbiamo SEMPRE trovato un buon ancoraggio dappertutto, gavitelli inclusi.
  • “Ci sono troppi charter” – le barche e i catamarani charter ci sono, è inevitabile, ma non sono cosi ingombranti, spazio ce n'è per tutti, SEMPRE, ed è anche possibile trovarsi in ancoraggi in cui si è da soli.
  • “Ci sono i resort” – sì, ci sono i resort, ma non si vedono più di tanto. Se siete schizzinosi, basta non dare fondo vicino ad essi, c’è tanto di quello spazio. Se non lo siete, invece, vi godrete ancoraggi pazzeschi, e magari anche qualche momento godurioso perché a parte un solo resort di super lusso, tutti gli altri (anche super lusso) accettano di buon grado ospiti esterni e barcaioli per drink, pranzi o cene. E magari vi organizzano pure un tour dell’isola che è un MUST.
Bora Bora Satellite

Insomma, nessuno di quelli sopra rappresenta un valido motivo per saltare Bora Bora. Bora Bora è bellissima e la sua montagna principale, un vulcano spento – il Monte Otemanu – il cui profilo si delinea inconfondibile contro l’azzurro del cielo, si erge su una delle lagune più belle del mondo, dai colori irreali. In modo particolare più avanti nel post vi raccontiamo dell’ancoraggio di Sud Est, uno dei luoghi più incredibili che abbiamo mai visto.

Il nome dell’isola anticamente sarebbe stato Pora Pora in quanto l’alfabeto della lingua Tahitiana non esiste la lettera B, trasformato poi in Bora Bora.

L'isola dista circa 22 miglia dalla pass Paipai di Taha’a, direzione Nord Ovest. E’ importante non puntare direttamente su Bora Bora, ma seguire una rotta di almeno 10 gradi più a Ovest della rotta reale per due motivi: il reef a Sud dell’isola è molto esteso, molto più di quello che si è portati a credere e la corrente tende a spingere verso Nord Est.

Bora Bora Map

Bora Bora ha una forma più o meno quadrata, circondata da un profondo reef e navigando verso di essa la sua sagoma è unica al mondo. Raggiungendo il Sud dell’isola da Raiatea o Taha’a bisogna lasciarsi abbondantemente il reef a Est, c’è una grossa meda che delimita la punta della barriera. Consigliamo, comunque, di stare parecchio al largo dal reef perché, anche in caso di tempo buono, si creano onde molto alte e gonfie.

Già costeggiando a debita distanza la barriera corallina a Sud, con la barca che fa su e giù dalle ondone oceaniche, è possibile farsi una vaga idea di quello che ci aspetta all’interno percependo appena i colori della laguna.

L’unica pass si trova a Ovest, si chiama Teavanui e non presenta alcun tipo di pericolo: è profonda, ben segnalata e non ci sono ostacoli. Il moto ondoso dell’oceano e i venti predominanti vengono bloccati interamente dalla barriera corallina e dall’isola, entrare è facile.

La pass di Teavanui - Bora Bora

NOTA STORICA: Teavanui non è interamente naturale. Prima del secondo conflitto mondiale la pass era stretta, poco profonda e la corrente era molto forte appunto a causa di queste caratteristiche. Era pericolosa tanto che i locali la affrontavano con timore ogni qualvolta dovevano uscire per la pesca e molti morivano o rimanevano gravemente feriti nel tentativo di oltrepassarla. Poi, durante la guerra, gli Americani scelsero Bora Bora come una delle basi strategiche per le loro operazioni nel Pacifico. La sua laguna a quanto pare era perfetta, ma la pass non permetteva alle loro navi di accedervi. Così la bombardarono e la modificarono come oggi noi la vediamo. Per la gioia dei locali che ricordano ancora come da allora Teavanui non abbia mai più rappresentato un problema. Oltre alla pass, gli Americani costruirono strade, infrastrutture, acquedotti che lasciarono intatti ai Polinesiani una volta terminato il conflitto. Non esiste un abitante di Bora Bora che non ricordi gli Americani con affetto.

Il primo impatto con Bora Bora lo abbiamo proprio appena trovato l’allineamento per affrontare la pass e volgiamo la prua verso Est. Otemanu è proprio lì, davanti a noi. Lussureggiante, imponente, a guardia di una laguna blu cobalto, mentre ai nostri lati scorre il reef e le acque turchesi che lo delimitano. Motu Ahuna a sinistra con una spiaggetta deliziosa proprio sulla pass. Motu Tapu a destra.

Y2K entra nella laguna di Bora Bora. Il Monte Otemanu sullo sfondo

Altra angolazione del Monte Otemanu - Bora Bora

Motu Tapu è circondato da banchi di sabbia su cui è possibile dare fondo e che subito cominciano ad abbagliarci per l’incredibile colore turchese del mare. Di fronte a Motu Tapu c’è l’isolotto di Toopua che offre, oltre a un ottimo ridosso dai venti predominanti, svariate opzioni di ancoraggio, una più bella dell’altra.

La nostra prima meta qui a Bora Bora si trova a Sud dell’isolotto di Toopua dove ci aspettano i nostri cari amici di “Obiwan”, Raffaella e Giovanni che hanno lasciato Tahiti prima di noi e che non vediamo da circa un mesetto. L’ancoraggio si trova vicino alla punta Mohio e davanti ad un resort. Fondo di sabbia dai 6 ai 10 metri.

Le coordinate sono: 16°31,457 S; 151°46,370 W

Nonostante la presenza del resort e il via vai dei battelli di servizio che portano gli ospiti in giro per l’isola, il posto è molto bello, volendo, per stare ancora più tranquilli, è possibile spostarsi un poco più a ovest, verso la barriera corallina.

Passiamo la notte insieme ai nostri amici di Obiwan, ci raccontiamo le ultime novità e verifichiamo insieme le ultime previsioni meteo. C’è brutto tempo in arrivo ed è previsto un giro di vento da Ovest-Sud Ovest, quindi ventone da SE. Decidiamo di spostarci l’indomani mattina e di navigare verso il Maikai Marina, poco lontano dal villaggio principale di Vaitape.

Y2K alla boa presso il Maikai Marina - Bora Bora

Il Maikai non è esattamente un marina vero e proprio, è più una specie di Yacht Service che mette a disposizione delle imbarcazioni un discreto numero di gavitelli – almeno una ventina, ma forse anche di più – al costo di 2000 XPF a notte (circa 18 Euro). C’è un ristorante con Wi-Fi e si gode di un’ottima vista del Monte Otemanu.

Maikai Marina - Bora Bora

I gavitelli sono molto buoni, ma se c'è vento forte tra Sud e Ovest Nord Ovest oppure molto forte da SE (>25kt), nonostante il poco fetch si crea un’ondina ripida parecchio fastidiosa, anche se non pericolosa, il Monte Otemanu favorisce raffiche di tipo catabatico (mai pericolose comunque) e si balla un po’.

Non è necessario prenotare un gavitello, è sufficiente agguantarne uno libero a proprio piacimento. Da quanto abbiamo potuto sperimentare e osservare, il momento ideale per trovare una boa libera è tra le 10 e le 13 del mattino.

Il Bora Bora Yacht Club – storico luogo di ritrovo per i giramondo e recentemente ristrutturato – offre, invece, un ridosso decisamente migliore in caso di vento molto forte. La sua posizione è sicuramente privilegiata per il comfort delle barche e fino a 2 o 3 anni fa rappresentava anche l’unico approdo dotato di gavitelli. Si trova quasi davanti alla pass e l’unico vento che teme è l’Ovest.

Bora Bora Yacht Club

Ce ne stiamo in compagnia di Obiwan al Maikai Marina lasciando sfogare pioggia e brutto tempo. Ne approfittiamo per visitare Il villaggio di Vaitape posto al centro dell’isola sul lato Ovest. E’ piccolo, ma carino, pulito e ordinato. Ci sono supermercati, il mercato, negozi di tutti i tipi, di souvenir, di perle, banche, il terminal dei ferry che vanno avanti e indietro dall’aeroporto – che si trova sul motu Mute e Nord dell’isola – la posta e la gendarmerie in cui è possibile effettuare le pratiche di entrata o di uscita dalla Polinesia. Bora Bora è infatti un Port of Entry ufficiale.

Scorcio della chiesa di Vaitape - Bora Bora

Quando le condizioni meteo cominciano a migliorare, contattiamo una famiglia polinesiana locale che organizza tour guidati dell’isola. Insieme e Raffaella e Giovanni, ce ne andiamo in giro per Bora Bora a bordo di una Land Rover mentre la nostra simpatica guida ci racconta la storia dell’isola e dei suoi abitanti. Visitiamo poi i luoghi dove è ancora conservato ciò che resta dai tempi della seconda guerra mondiale: le ancore delle navi militari americane, i cannoni.

Le vecchie ancore delle navi americane della seconda guerra mondiale - Bora Bora

Ci fermiamo presso la casa-laboratorio di alcuni polinesiani dove, da normali drappi di stoffa di cotone bianchi, nascono bellissimi pareo dai tipici motivi polinesiani e dagli stupefacenti colori che richiamano quelli della laguna. Tutto il processo è effettuato manualmente: il tessuto bianco viene immerso più volte nei colori prescelti a cui viene aggiunta precedentemente una minima percentuale di ammoniaca. Poi il tessuto viene disteso ben teso al sole, sopra di esso vengono adagiate delle forme che rappresentano fiori di Ibisco, sule, fregate, conchiglie, pesci, simboli tribali caratteristici come i tiki, le mante, gli squali. Quindi si aspetta che il colore si asciughi. Le forme applicate sui drappi fanno in modo che il calore del sole faccia evaporare l’ammoniaca presente nelle tinte colorate in tempi differenti ed ecco che i motivi restano impressi sul cotone in diverse tonalità. Il risultato finale è notevole.

La nascita di un pareo - Bora Bora

Nascita di un pareo - Bora Bora

L’ultima parte del nostro giro è quella che ci riserva la sorpresa più bella. Ci arrampichiamo su per la montagna e ci fermiamo in un punto panoramico, una volta era un punto dove era presente un cannone americano, dal quale è possibile ammirare una lunga parte della laguna, quasi fino all’ancoraggio di SE. E’ una bella giornata e l’aria è tersa: dalla nostra posizione, riusciamo a vedere nitidamente sia Taha’a che Raiatea. Il colpo d’occhio è incredibile e i colori sono bellissimi.

Panoramica di parte della laguna di Bora Bora

La laguna di Bora Bora

Al termine del nostro giro, prima di ritornare al Maikai Marina, ci rinfreschiamo bevendo acqua di cocco fresca dai cocchi appena colti dalla nostra guida.

Il giorno dopo ci spostiamo più a sud, attraversiamo Pofai Bay e andiamo a prenderci una boa davanti al Bloody Mary’s, un ristorante molto conosciuto e molto caratteristico. Il ristorante è parecchio frequentato dalle barche charter, appunto perché rappresenta una specie di “must”, ma nelle giornate di Lunedì e Martedì, è meno frequentato da queste ultime a causa dell’itinerario che solitamente seguono.

Il lungo pontile che porta al Bloody Mary's - Bora Bora

Il locale mette a disposizione delle barche 4 gavitelli gratuiti, c’è un lungo pontile di legno per lasciare i dinghy e dove è anche possibile ormeggiare se si ha un catamarano. Il pontile è ben tenuto e illuminato durante la sera. Il ristorante si trova dall’altra parte della strada principale, è costruito in legno e palme e il pavimento è di sabbia dappertutto.

Davanti al Bloody Mary's - Bora Bora

I prezzi non sono popolari, ma è una bella esperienza, i piatti di carne o di pesce, entrambi freschissimi, sono ottimi, l’atmosfera è rilassata e molto piacevole.

Dopo tutta questa mondanità e vista la meteo in miglioramento è il momento di visitare il luogo più bello dell’isola. L’ancoraggio di SE. Per arrivarci dal Bloody Mary’s è necessario ritornare indietro navigando verso Nord e circumnavigare Bora Bora quasi interamente in senso orario. Per i monoscafo è fondamentale seguire attentamente il canale segnalato dai fanali verdi e rossi, ad un certo punto, una volta a Est dell’isola, c’è un passaggio decisamente “strizza chiappe” in cui bisogna fare ancora più attenzione: si tratta di percorrere una “esse” in mezzo ai coralli, siamo così concentrati che la facciamo in apnea. Il canale è strettissimo – si passa in mezzo a grossi reef semi affioranti - la profondità minima è di 3,20m ed è meglio seguire i fanali, effettuando anche virate da 90°, evitando di “tagliare” la rotta altrimenti sono cavoli amari!

Una volta superato questo punto, tutto il resto è una passeggiata e il premio finale è l’incredibile baia che si apre all’estremo SE, praticamente l’angolo più a SE di Bora Bora.

La baia di Sud Est - Bora Bora

La Baia di SE - Bora Bora

Delimitata da Motu Piti A’au a Nord, Motu Taurere e Punta Faroone a Est e Sud, Monte Otemanu che incombe a Nord Ovest, questa immensa distesa di sabbia è uno dei posti più belli del mondo. Il colore dell’acqua è indescrivibile, turchese talmente turchese che le ali dei gabbiani e delle sule che planano verso la superficie lo riflettono, trasformandosi in guizzi anch'essi turchesi. Ci sono poche teste di corallo ed è possibile dare fondo praticamente dappertutto, dai 10 ai 4 metri di fondo, tenendo d’occhio però le profondità. Attenzione alla parte Sud della baia, c’è un gradino netto che delimita un basso fondale sabbioso profondo circa 1,5m. E’ visibilissimo dai colori.

Y2K a SE di Bora Bora. Otemanu sullo sfondo.

La parte a Sud dell'ancoraggio di SE - Bora Bora

I catamarani possono aggirare questo basso fondale per poi attraversarlo in un punto preciso e trovare di nuovo una zona con fondali da circa 3/4 metri, un ancoraggio spettacolare. I monoscafi NO.
La conformazione della baia e i motu che la circondano la rendono super sicura e ridossata in modo particolare dai venti da NE, E e da SE anche molto forti (noi ci siamo beccati un SE 25/28 kt) per la quasi totale assenza di fetch e per il fondale sabbioso, di quelli che “risucchia” l’ancora 

Le coordinate del nostro ancoraggio sono:
16°31,931 S; 151°42,355 W.

Ma se c’è spazio ci si può avvicinare alla costa fino a che l’ecoscandaglio riporta 3/4 metri.

Ancoraggio di SE - Bora Bora

Ancoraggio di SE - Bora Bora

Monte Otemanu sullo sfondo - Bora Bora

E’ il luogo ideale per dare fondo, fare le cozze per settimane mentre ci si dedica allo snorkeling o alle immersioni. Noi e Obiwan ci piazziamo belli precisi in attesa che un’area di alta pressione che porta un SE bello gagliardo si svampi un po'.

Ci raggiungono anche gli amici francesi Dominique e Frederic di “Cap-a-cap”, un Garcia 41 di circa 20 anni con chiglia mobile. Hanno la fortuna di potersi ancorare in un metro e mezzo di acqua, vicino ai motu

Arriva anche Willy, a bordo della sua “Nina”.

Mentre il ventazzo soffia, noi ci dilettiamo trascorrendo intere mattinate e pomeriggi circondati da innumerevoli creature marine oppure passeggiando sulla sabbia bianchissima della spiaggia o a sbafarci cenette coi fiocchi a bordo delle varie barche.
NOTA: i motu che circondano questo ancoraggio sono PRIVATI. E’ possibile stare in acqua, passeggiare sulla spiaggia, sostare sulla spiaggia, ma non è consentito spingersi all’intero o tirare in secco il dinghy (lasciarlo all’ancora è OK).

A spasso sul bagnasciuga. Ancoraggio SE - Bora Bora

Un trigone curioso - Bora Bora

Il mare è trasparentissimo, tutto il reef è vivo e dai colori sgargianti. Ci sono razze, trigoni, aquile di mare, squali, pesci tropicali. Sono curiosissimi, in modo particolare gli squali e i trigoni. In alcuni momenti della giornata, viene loro dato da mangiare da lance con a bordo turisti che possono così ammirare un gran numero di esemplari tutti in una volta.

Solitamente noi teniamo d’occhio la situazione, aspettiamo che le lance si allontanino e la ressa si calmi un pochino per recarci sul luogo con i dinghy, tuffarci in acqua e nuotare circondati da questi splendidi animali. Non hanno paura, si fanno avvicinare ed è un’esperienza notevole.

Ale accarezza un trigone di notevoli dimensioni - Bora Bora

Con gli amici di "Cap-a-cap" in attesa degli squali - Bora Bora

A volte contiamo anche 10 o 15 squali e altrettante razze, una moltitudine di pescetti colorati che sperano di recuperare qualche avanzo. Ma sono i pesci Farfalla quelli più “spavaldi”. Nuvole e nuvole di questi pesci gialli e bianchi ci si piazzano davanti all’obiettivo della videocamera a tal punto da creare un vero e proprio muro e da diventare quasi “molesti”. Impossibile vedere attraverso questa parete guizzante. Siamo immersi in un gigantesco acquario.

Un bell'esemplare di pinna nera - Bora Bora

Molti bei esemplari di pinna nera :-) - Bora Bora

I curiosi e "molesti" pesci farfalla - Bora Bora

Poi c'è la barriera corallina che si estende al di là di Punta Faroone e Taurere, dove l’acqua dell’oceano entra nella laguna attraverso canali sottomarini, aperture nel corallo e hoa. Qui l’acqua è ancora più trasparente, la corrente più forte, ed è possibile ammirare dei coralli bellissimi, naturalmente sempre sotto la supervisione dei soliti squali pinna nera che spuntano all’improvviso quando meno te l’aspetti

I coralli della barriera - Bora Bora

Fra uno squalo e l'altro - Bora Bora

Un buffissimo pesce palla - Bora Bora

Quando finalmente l’alta pressione perde un po' della sua forza e il vento comincia a calmarsi, nostro malgrado, ci vediamo costretti a lasciare l’ancoraggio per ritornare al MaiKai Marina. E’ la fine di Agosto e dopo due stagioni trascorse nel paradiso terrestre che è la Polinesia Francese è il momento di volgere ancora una volta la prua verso Ovest.

Non siamo tanto contenti di partire, lasciare la Polinesia per noi è una violenza, potremmo rimanere per tutta la vita, ma dobbiamo andare oltre, visitare altri luoghi e, in particolare, desideriamo che la nostra undicenne Y2K, dopo 2 oceani e 13mila miglia, si faccia un bel check-up completo in Nuova Zelanda, unico posto qui in Sud Pacifico in cui trovare le professionalità e la ricambistica che cerchiamo.

E così in compagnia di “Obiwan” e di “Cap-a-cap” facciamo le pratiche di uscita per lasciare ufficialmente la Polinesia Francese. Per il momento, tuttavia, l’addio definitivo (e le lacrime) è rimandato. Toccheremo ancora due isole poste quasi come ultimo avamposto polinesiano prima delle Cook. La prima è Maupiti, non lontana da Bora Bora, la seconda è un atollo remoto e incredibile di nome Maupihaa (Mopelia).

Ma dobbiamo aspettare ancora 48 ore prima di uscire dalla pass di Bora Bora e percorrere le circa 30 miglia che ci separano da Maupiti. Il ventone ha sollevato onde di 4 metri e dobbiamo aspettare che il mare si calmi prima di affrontare la pass di Maupiti. Una delle pass più pericolose mai fatte… Ma questa è un’altra storia
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