19 giugno 2019

Nuova Zelanda – Vanuatu: Parte 2

Ancorati ad Anatom - Vanuatu

Posizione attuale: 20°14,391 S; 169°46,689 E
Cielo parzialmente nuvoloso, temperatura 23,5°
All’ancora nella baia di Anelghowhat, Isola di Anatom – Vanuatu.

----------------------

Giorno 5 – 14 Giugno

Posizione: 24°34,650 S; 172°02,970 E
Vento: S 8kt
SOG: 6kt
Navigazione vela e motore
Mare poco mosso, parzialmente nuvoloso
288nm to go to Vanuatu

Abbiamo percorso 190 miglia nelle ultime 24 ore! Non male per quello che molti puristi definiscono un “plasticone francese”

La notte fra il 13 e il 14 Giugno la possiamo dividere in due parti: la prima parte contraddistinta da ventone, mare mosso e confuso e tanti, tanti squall, piovaschi violenti e raffiche di vento molto forti. Praticamente non sappiamo mai come sistemare le vele quindi stiamo sul sicuro e ci teniamo la randa con due mani di terzaroli e genoa da rollare alla bisogna. Poi, verso le 2 del mattino, tutto si calma, il cielo si apre e appare la luna che è quasi piena. Finalmente il mare si tranquillizza un po’ e riusciamo a dormire un pochino.

In mattinata il vento si stabilizza sui 14kt e riusciamo a mantenere l’andatura a vela sulla rotta corretta. Poi, come da previsioni, muore tutto visto che ormai siamo proprio al centro della bolla di alta pressione. Riaccendiamo il motore. Facciamo anche un rabbocco al serbatoio principale di gasolio aggiungendone 60 litri.

Dismettiamo felpe, pantaloni pesanti, calzettoni e berretti. La temperatura esterna sale lentamente, ma inesorabilmente e ormai durante la notte non scende mai al di sotto dei 20°C.
La sera il cielo si riannuvola e siamo circondati di nuovo da piovaschi. Questa volta, fortunatamente, non provocano intensificazioni significative del vento, rappresentano solamente una gran rottura di palle a causa della pioggerellina.

Ceniamo con l’ultima porzione di pollo alla griglia, poi partiamo con i turni di guardia e con gli allarmi.

Giorno 6 – 15 Giugno

Posizione: 22°12,810 S; 170°48,980 E
Vento: SE 9kt
SOG: 5,5kt
Navigazione vela e motore
Mare poco mosso, cielo poco nuvoloso
140nm to go to Vanuatu

E rieccoci ai tropici! Oggi abbiamo attraversato la latitudine di 23°,27 che identifica il Tropico del Capricorno. Alle 10 del mattino la temperatura esterna è già di 23°… siamo commossi!
Dopo mezzogiorno la temperatura si attesta sui 25°, c’è il sole, poco mare, insomma giornata tranquilla.
Indossiamo maglietta a maniche corte, pantaloncini. Siamo pietosamente bianchicci, stile turisti nordici in vacanza a Rimini. Abbiamo bisogno di stratificazioni geologiche di protezione solare onde evitare scottature epiche dopo tutto questo tempo trascorso lontano dal sole.
Oltre ad essere bianchicci, dopo 5 mesi di permanenza in un paese civilizzato, specializzato in costolette di maiale, bistecche, cosciotti di agnello e amenità simili siamo anche un pochino cicciottosi patatosi. Insomma, effettuiamo la prova costume per la prima volta oggi cercando disperatamente di evitare gli specchi. Quando poi ci capita di beccare il nostro riflesso “per caso”, ci viene restituita un’immagine desolante: abbiamo bisogno di sole e di tante, tante, tante nuotate per smaltire i ciccioli che si sono accumulati sui soliti punti strategici.
Trascorriamo la giornata all’insegna del relax e della musica. Se ieri è stato il giorno delle playlist del CPT, oggi è quello delle playlist di Ale. Ovviamente ciascuno è convinto che le proprie scelte musicali siano il top, ma siamo entrambi concordi sul fatto che la musica anni 70 e 80 sia la migliore in assoluto. Vabbè, l’unica cosa certa in assoluto qui è che siamo diventati vecchi (e ciccioni)!
Se manteniamo questa velocità rimane confermato il nostro arrivo ad Anatom per Lunedì mattina. Probabilmente dovremo pure rallentare un po’ per evitare di arrivare col buio. Staremo a vedere.

Giorno 7 – 16 Giugno

Posizione: 21°29,000 S; 170°26,000 E
Vento: 8kt variabile SW-SE
SOG: 5,8kt
Navigazione vela e motore
Mare mosso e confuso, cielo nuvoloso.
90nm to go to Vanuatu

Giornata pigra e tranquilla. E’ nuvolo, ogni tanto qualche innocuo piovasco che però rompe sempre le balle. Ci diamo alle letture e alla musica.

In tarda mattinata il cielo si apre e arriva un rinforzino di vento da SE che pare perdurare e tale da farci ben sperare in una pausa dalla nostra smotorata. La brezza dura e ci piacerebbe proprio sfruttarla. Soffia in poppa piena quindi ci prepariamo per armare il tangone e metterci a farfalla. Dopo 5 mesi di totale inattività, siamo certi di combinare pasticci inenarrabili con le varie manovre per mettere a segno il tangone, invece, molto stranamente, facciamo tutto senza commettere mezzo errore e senza creare grovigli inestricabili. Siamo fieri di noi stessi.

Wing-on-wing verso le Vanuatu

Laschiamo la randa con la sua bella ritenuta, apriamo il genoa sul suo bel tangone e, tanto per fare i fighi, svolgiamo pure la trinchetta opposta al genoa. Vai, spegni motore che si va a 5,5kt in scioltezza. Siamo contenti.

Il tutto dura un paio di ore, poi il vento comincia ad attenuarsi, dobbiamo riavvolgere la trinchetta che ormai non porta più e continua a sbattere. Quando la nostra velocità si riduce troppo e si attesta sui 4kt, chiudiamo tutto e riaccendiamo il motore.

La sera il cielo si copre completamente, lo sapevamo dalle previsioni. Il mare è sempre mosso e parecchio confuso e incrociato nonostante il vento non abbia mai soffiato oltre il 13 nodi di punta massima negli ultimi tre giorni. Probabilmente il ventone da SW prima – che più a sud ha soffiato anche oltre i 30kt – e la brezza da SE poi, hanno creato un mix micidiale che ci fa ballare davvero tanto. Comunque ormai manca poco, ci apprestiamo a trascorrere l’ultima notte di navigazione. La nostra ETA (estimated time of arrival) definitiva è per l’indomani mattina intorno alle 9.

Sinceramente non vediamo l’ora.

Giorno 8 – 17 Giugno

Ormai ci siamo.

Dalle prime ore dell’alba ci accompagna una bella brezza da Est che ci permette di andare a vela al traverso fino a destinazione.

Alle 7 del mattino scorgiamo all’orizzonte il profilo di Anatom, mancano circa 12 miglia alla pass dalla quale si accede alla baia dal nome complicato di Anelghowhat. La brezza da Est regge e si rinforza pure un pochino con l’avvicinarsi di uno squall che – manco a dirlo – ci becchiamo in pieno esattamente nel momento in cui entriamo nella baia.

Diamo fondo in 10 metri di sabbia indossando le cerate !

Ritroviamo Marina e Diego del “Meccetroy”. Non appena siamo sistemati e tranquilli all’ancora saltano sul gommone e vengono immediatamente a bordo per darci il benvenuto e donarci un piccolo kit di prima sopravvivenza alle Vanuatu. Banane e cedro locali, pane appena sfornato da Marina e – elemento essenziale per due informatici come noi – una SIM card telefonica locale! Diego ci comunica che qui l’antenna telefonica funziona solamente con l’energia prodotta da pannelli solari. Le batterie a supporto sono praticamente morte, quindi in questo ancoraggio internet e telefono funzionano solo durante il giorno: dalle 9 alle 16:00 circa

Nel frattempo il piovasco passa e ci lascia con uno spettacolo incredibile: un arcobaleno completo così basso sulla superficie del mare all’interno della baia che sembra finto.

Ci accoglie un incredibile arcobaleno - Anatom - Vanuatu

L’ancoraggio è bellissimo, molto protetto. L’Isolotto di Mystery Island ci ridossa da Sud, la barriera corallina circonda la baia da SE, S, SW, l’isola di Anatom protegge da N, NE, ENE, E, ESE. Siamo fermi immobili.

Adesso è il momento di riposare e di riconciliarci con la vita in barca ai tropici. Non appena attiviamo la SIM, capiamo come funziona e ci passa il rincoglionimento, andremo in avanscoperta.
.

15 giugno 2019

Nuova Zelanda - Vanuatu: Parte 1

Navigazione verso Vanuatu


Data:15 Giugno 2019

Posizione attuale: 24°14,138 S; 171°52,455 E
Vento S 5kt
Velocità 6,0 Kt
Navigazione vela e motore
Cielo parzialmente nuvoloso, temperatura dell'aria 23°, temperatura del mare 21,8°
265nm to go, destinazione isola di Anatom - Vanuatu.

----------------------

Dopo tanta attesa abbiamo finalmente una finestra meteo favorevole per il 10 di Giugno. Il giorno prima lasciamo il Marina di Town Basin di Whangarei, dove abbiamo passato l'estate australe, e ce ne andiamo a Marsden Cove, Port of Entry ufficiale, per effettuare le pratiche di uscita di immigrazione e dogana dalla Nuova Zelanda. Nonostante abbiamo tanta voglia di partire e di tornare ai tropici, non nascondiamo di provare una certa malinconia nel lasciare la terra dei Kiwi. Abbiamo trovato un gran paese, ospitalità top, cantieri e professionalità di livello, vita tranquilla e costi abbastanza contenuti rispetto all'Europa. Ma soprattutto educazione civica, rispetto delle cose comuni, pulizia, efficienza della pubblica amministrazione e sua vera digitalizzazione. Insomma, ci siamo trovati davvero bene e capiamo chi desidera venire a vivere in un posto così.

Torneremo la prossima estate australe, al momento però, bisogna sfruttare le condizioni meteo favorevoli, pena aspettare magari altri 15 giorni o beccare una partenza di quelle che da queste parti definiscono "sporty", cioè tipo dopo 5 mesi fermi immobili nel fiume Hatea di Whangarei vieni scaraventato in mezzo a venti da burrasca.

Tutti i modelli previsionali ci dicono che ci aspettano un paio di giorni di venti deboli variabili, quindi attraverseremo un piccolo e debole fronte una "trough" che delimita una zona di alta pressione in espansione dall'Australia con venti freschi da SW.

Il 9 Giugno ci ormeggiamo al marina di Marsden Cove, luogo super tranquillo e lussuoso, anche se immerso nel nulla a confronto con Town Basin. Diciamolo sotto voce, 30 dollari neozelandesi al giorno (17 euro). Prepariamo le ultime cose prima della traversata. Ci cuciniamo una serie di piatti in modo da averli pronti durante la traversata, specialmente per quei giorni più movimentati che sappiamo ci attendono. Abbiamo acquistato una zucca dalle dimensioni inquietanti e da quella ricaviamo vellutata e zuppa per un esercito. Prepariamo del riso basmati e diversi petti di pollo saltati in padella.

Giorno 1 - 10 Giugno

E' lunedì mattina, eccoci di nuovo davanti a Bruce, lo stesso ufficiale della dogana che ci ha accolto lo scorso Dicembre. Si ricorda di noi e della conversazione avuta al nostro arrivo e con la stessa gentilezza in 10 minuti facciamo le pratiche di uscita e ci diamo appuntamento per il prossimo Novembre.

Molliamo gli ormeggi e ci dirigiamo lentamente fuori dal marina, verso l'Oceano. La costa Neozelandese scorre alla nostra sinistra, salutiamo i Kiwi con un qualche luccicone negli occhi.

La mattinata è di quelle che proprio non invogliano non solo ad andare in giro in barca, ma anche ad alzarsi da sotto le coperte: cielo grigio e nuvoloso, freddo, pioggerellina. E vabbè, d'altronde qui fra pochi giorni sarà ufficialmente inverno.

Il vento, come da previsioni, è debolissimo ci apprestiamo a smotorare per almeno 200 miglia.

La sera iniziamo i collegamenti radio SSB di rito, ne abbiamo da seguire tre al mattino e due la sera. Così stasera ci ripresentiamo al SOPAC Net (South Pacific Network) che non sentivamo dallo scorso Dicembre, una rete di navigatori di diverse nazionalità che si autogestisce e crea di fatto un rete larga quanto il sud pacifico dalla Polinesia Francese all?Australia. Subito dopo abbiamo il collegamento con la rete Italiana, una rete molto più piccola di navigatori Italiani nel sud pacifico, sentiamo così Marina e Diego su Meccetroy che ci stanno aspettando alle Vanuatu, Raffaella e Giovanni su Obiwan sperduti per le Fiji, Anna e Paolo di Zoomax in navigazione fra gli atolli delle Tuamotu in Polinesia Francese e Aldo in navigazione verso la Papua Nuova Guinea. Le reti radio sono uno strumento importante e potente. Consentono di tenere traccia di tutte le barche in navigazione in una delle zone più remote del pianeta, di gestire eventuali soccorsi o problemi spesso attivando la macchina dei soccorsi in un tempo più veloce.

Issiamo la randa per farci aiutare un pochino. La giornata trascorre tranquilla senza eventi di rilievo. Usciamo in pozzetto di rado per il freddo e teniamo tutto sotto controllo da sottocoperta. Ci scaldiamo la prima porzione di zuppa di zucca, bella calda, va giù che è un piacere. Durante la notte ce ne stiamo rintanati nelle cuccette e controlliamo all'esterno ogni ora circa.
Ogni tanto un colpetto di riscaldamento ci sta bene.

Giorno 2 - 11 Giugno

L'11 Giugno è uguale al 10. Cielo grigio, nuvole, piovaschi e venti deboli. Temperatura esterna al mattino presto 10 gradi. Lasciamo indietro Capo Reinga, il capo più a nord della Nuova Zelanda, tenendoci ad una buona distanza onde evitare la maretta di correnti imprevedibili che solitamente stazionano in quell'area.

Dopo i collegamenti SSB già fatti la sera, che si ripetono anche la mattina, sentiamo anche Gulf Harbour Radio, una stazione di terra gestita da una coppia di navigatori e radioamatori Neo Zelandesi, Patricia e David, che ogni mattina, con grande pazienza e dedizione alle 7.15 ora locale, raccontano le news del mondo in breve seguite da una precisa analisi meteorologica per la zona tra la Nuova Zelanda e gli arcipelaghi di Tonga, Fiji, Vanuatu e Nuova Caledonia. David con la sua profonda e decennale conoscenza della meteo aiuta chiunque durante le traversate sempre difficili tra la Nuova Zelanda e gli arcipelaghi. GRAZIE siete dei grandi!

Dopo 5 mesi fermi, ci vuole un po' di tempo per riprendere il ritmo a bordo e specialmente per riprendere tutti quegli automatismi e quelle azioni che si effettuano inconsapevolmente durante una lunga navigazione.

Dimentichiamo di fissare bene alcune cose che puntualmente poi fluttuano nell'aere delle cabine e del salone, dimentichiamo di aprire una valvolina del circuito di Dissy (il dissalatore) che non mettiamo in funzione sempre da circa 5 mesi, fatta eccezione per i periodici risciacqui (che però non sfruttano quella valvolina). Dopo 5 minuti di funzionamento, esplode una fascetta per la troppa pressione e meno male che ce ne accorgiamo subito prima di riversare ettolitri di acqua in sentina... eevaaabee è acqua dolce!

Avvistiamo un volatile che inizialmente scambiamo per un gabbiano reale. Ben presto ci rendiamo conto che è troppo gigantesco per essere un gabbiano (a meno che non si sia sottoposto a strani e oscuri regimi dietetici), la sua apertura alare è impressionante. Sfrutta il vento planando fra gli ondoni e sfiorandoli, ci gira intorno da poppa e quando è sufficientemente vicino scopriamo l'arcano. Si tratta di un Albatro. Bellissimo, maestoso. Amici navigatori ci avevano parlato di questi incontri durante gli inverni australi, noi non pensavamo di riuscire a vederne uno. E invece eccolo lì, a girarci intorno e probabilmente a pensare quanto siamo fessi noi umani ad andare per l'oceano appollaiati su una roba galleggiante senza manco avere le ali per sfuggire alle onde.

La notte lasciamo a poppa la punta più settentrionale della Nuova Zelanda: arrivederci cari Kiwi, a presto.

Giorno 3 - 12 Giugno

Posizione: 32°36,708 S; 173°04,395 E
Vento S-SW 12kt
SOG 7,6 kt
Navigazione a vela

Cielo sereno, temperatura dell'aria 18,4°, temperatura dell'acqua 18°

La brezza da NW muore e arriva il vento da W-SW come previsto. Spegniamo il motore e riusciamo ad andare a vela facendo una buona velocità sui 7 nodi. Poi, così all'improvviso, ci arriva una botta inspiegabile di SW a 35kt che ci dà un potente calcio nel sedere, ma che ci lascia un tantino basiti. Il tutto dura 2 ore, poi sto ventazzo scompare e si attesta sui 12kt lasciandosi dietro mare grosso e confuso. Nel pomeriggio il SW fresco e teso arriva e rimane stabile sui 18-20kt. Viaggiamo davvero bene, 8kt di COG (velocità misurata al GPS) quasi fissi. Poggiamo un po' per la notte e, giusto per evitare sorprese, manteniamo la seconda mano alla randa presa in occasione della sberla da 35kt.

E facciamo bene visto che in tarda serata il SW si intensifica attestandosi sui 22-25kt. Ma non è tanto quello, piuttosto i numerosi e violenti squall - groppi, temporali, chiamateli come volete - che cominciano a presentarsi sempre più frequentemente: passiamo da 22kt a 33kt in scioltezza. Si prevede una nottata movimentata. Vai di zuppa alla zucca, sperando di non spalmarla sui cuscini del salone.



Giorno 4 - 13 Giugno

Posizione: 28°39,637 S; 173°05,630 E
Vento SW 22kt - raffiche 30kt
SOG 8kt
Navigazione a vela
Mare agitato, cielo parzialmente nuvoloso, passaggio di numerosi e violenti groppi.
511nm to go to Vanuatu.

Notte agitata, poggiamo e ci portiamo un poco fuori rotta per rendere la navigazione più confortevole. Stufi delle variazioni di vento così assurde, piazziamo sempre le due mani alla randa, avvolgiamo il genoa per metà circa e ci rintaniamo sottocoperta.

Durante l'aggiornamento del Diario di Bordo notiamo che Y2K ha brindato sul suo log 25.000 miglia percorse. Il log è come il contachilometri sulle auto. Quasi 50.000 chilometri, tantissimi.

Ale si droga con la famosissima Biodramina (pasticca spagnola per il mal di mare con caffeina) salita agli onori delle cronache durante i prime tre giorni di traversata atlantica. Cercata a lungo e disperatamente durante il nostro periodo di permanenza in Italia a Marzo, trovata per miracolo in vendita presso una farmacia online spagnola (unico paese al mondo in cui queste pastiglie sono disponibili in questa forma) disposta a spedizioni all'interno dell'area UE. Prese 5 scatole.

Ad un certo punto il mare è davvero assurdo: vabbè che c'è vento forte, ma qui siamo su altri livelli. Le onde sono troppo alte, frangono, sono corte, piene di crestoni spumeggianti, arrivano da tutte le parti. In barca è come essere in una lavatrice. Gatta ci cova: un campanellino ci trilla nel cervello, recuperiamo le carte nautiche di carta... edeccallà. Enorme catena montuosa sottomarina "Three Kings Ridge" che si estende in questa zona da Nord a Sud con picchi che si innalzano dal fondo del Pacifico, a 2mila metri circa, fino a 350 metri al di sotto della superficie dell'oceano! ESTIKAZZI DIREMMO!!! Il moto ondoso dell'oceano si scontra con queste enormità e fa un casino inaudito. Con il fatto che siamo poggiati rispetto alla rotta ideale, ci stiamo facendo belli precisi tutta la catena montuosa, tutta quanta! Prendiamo un paio di waypoint come punti di riferimento per il ritorno. E ci mancavano le montagne!

La giornata termina come è iniziata: ventone, ondoni grossi e corti, groppi e piovaschi che si susseguono uno dopo l'altro. Rimaniamo sempre poggiati e sempre fuori rotta, francamente chissene. Si cena con il pollo e il riso basmati.

CONTINUA

.

8 maggio 2019

Il futuro prossimo e meno prossimo

Mete stagione 2019-2020
Eccoci a raccontarvi i nostri progetti per la nuova stagione 2019 e a riassumervi brevemente quelli che sarebbero i programmi dal 2020 in poi. Usiamo il condizionale perché sapete meglio di noi che andando per mare non esiste niente di “certo” o immutabile. Molte sono le variabili che portano a prendere una decisione piuttosto che un’altra.

Non appena finiremo i lavori dell’ultimo momento – come ad esempio cambiare alcune sartie, le diagonali e le alte – saremo pronti per lasciare la Nuova Zelanda per latitudini decisamente più calde. Da queste parti, o qui “Downunder” come amano definirsi i Kiwi, l’estate ha lasciato il passo all’autunno e con l’arrivo di quest’ultimo le temperature si sono abbassate quel tanto da diventare “fastidiose” per chi, come noi, è abituato ai tropici.

Le escursioni termiche fra mattino presto, giorno e sera/notte sono piuttosto marcate: dai 9° alle 8 del mattino, si passa ai 20°/22° durante le ore più calde, per poi piombare a 13°. Se c’è una bassa pressione con i suoi bravi venti da N, NW arriviamo anche a 24°, appena torna il “bel tempo” e le brezze da ESE, buum, giù in picchiata. Insomma, avete capito, è tempo di migrare ai tropici.

Ma torniamo a bomba. Il 2019 ci vedrà navigare dal nord della Nuova Zelanda in direzione Vanuatu, quindi visiteremo la Nuova Caledonia per poi, circa a metà Novembre, fare ritorno di nuovo nella terra dei Kiwi per trascorrervi il prossimo periodo dei cicloni.

L’immagine che segue mostra la rotta che seguiremo – linea nera. Dalla Nuova Zelanda punteremo sulle Vanuatu dove ci fermeremo un paio di mesetti, poi ci sposteremo in Nuova Caledonia dove pensiamo di rimanere fino alla fine della stagione.

La rotta 2019

Le Vanuatu

La Nuova Caledonia

La rotta è S-NNW ed è sempre influenzata dalle condizioni meteo “particolari” di questa zona del Sud Pacifico. In QUESTO post, spieghiamo in dettaglio quali sono queste condizioni. Per riassumere brevemente, dobbiamo “infilarci” fra un sistema di bassa pressione ed un altro che da queste parti si formano sul Mar di Tasmania, che ogni 10-12 giorni circa attraversano l’area e che provocano la rotazione del vento da Nord/Nord Ovest. Solitamente fra un sistema e l’altro si instaura l’alta pressione, che nel sud dell’emisfero gira in senso antiorario. Appena il centro di alta pressione lascia la Nuova Zelanda, il vento un poco più debole comincia a ruotare da Sud a Sud-Est ed è il momento di partire… a meno che la nuova bassa pressione subito dietro non sia troppo vicina e quindi renderebbe tutto molto instabile.

Predict Wind e la rotta verso le Vanuatu

Molto facile a dirsi, un po' meno a farsi perché non tutte le “alte pressioni” sono “giuste” per una buona navigazione.

Dallo scorso anno usiamo con grande soddisfazione Predict Wind, un  sistema completo per le previsioni meteo. Ciò che lo rende diverso da altri è la possibilità di comparazione fra diversi sistemi di previsione fra cui GFS e ECMWF. In aggiunta a questi ultimi Predict Wind ha sviluppato dei suoi personali sistemi di previsione con risoluzioni a 1 ed 8 km (molto alta) chiamati PWG e PWE che utilizzano come base di partenza i già sopracitati GFS e ECMWF. Alla fine quindi si hanno a disposizione 4 sistemi di previsione diversi che possono essere comparati fra loro molto velocemente.
E’ naturale trovarli spesso in disaccordo, ma è anche facile trovarli d’accordo fra loro ed in questo caso si ha la quasi sicurezza di una previsione molto attendibile. Nella versione ‘Standard’ Predict Wind mette anche a disposizione la funzione di ‘Weather Routing’ ovvero traccia sul video le rotte in base alle previsioni in quel momento a sua disposizione interpolate con le caratteristiche di velocità della barca che noi abbiamo fornito attraverso quei dati che vengono chiamati polari, ovvero la velocità della barca in base all’angolo con il vento espresso in diverse intensità.

E’ ovvio che non sarà preciso, ma ci può dare un’idea sufficientemente attendibile di cosa ci aspetterà durante la navigazione, facendoci scegliere la migliore partenza, magari non soltanto in base al vento il giorno della partenza ma anche al vento che troveremo durante il tragitto.

E dopo il 2019? Dopo il 2019 passiamo al condizionale . Vorremmo restare in questa zona del Sud Pacifico per qualche anno, tenerci la Nuova Zelanda come base da cui navigare verso i tropici e poi ritornare là dove abbiamo lasciato il nostro cuore.
  • 2020 – Fiji ---> NZ e 36°America’s Cup!!!
  • 2021 – Fiji (II° stagione) ---> NZ
  • 2022
    • OPZIONE 1 - Salomon.
    • OPZIONE 2 – Tuvalu e Tokelau.
    • OPZIONE 3 – Kiribati.
    • OPZIONE 4 – Ritorno in Polinesia Francese via Rapa (arcipelago delle Australi) e arcipelago delle Gambier.
Le Opzioni 2 e 3 hanno un’incognita: dove passare la stagione dei cicloni perché la Nuova Zelanda comincia a diventare “scomoda”. Ma è un’incognita che affronteremo a tempo debito, da qui al 2022 potremmo stravolgere completamente i nostri programmi. Chi può dirlo?

Potrete seguirci come per gli anni passati attraverso YouPosition oppure la nostra pagina Facebook, che saranno costantemente aggiornati anche in assenza di rete internet tramite la radio SSB oppure il telefono satellitare.
Come sempre se vorrete scriverci, telefonarci o mandarci messaggi a noi farà solo che piacere. Andate a dare un’occhiata alla pagina dei contatti per sapere come fare.
.

29 aprile 2019

Regno di Tonga – Ha’apai

L'incredibile piccolo istmo fra Uonukuhahaki e Uonukuhihifo - Ha'apai

65 miglia a sud di Vava’u c’è l’arcipelago delle Ha’apai. Si tratta di un gruppo di isolotti e motu che dal punto di vista morfologico ricordano vagamente gli atolli delle Tuamotu, ma non sono atolli.

Ci sono alcune pass, teste di corallo, reef, palme, spiagge bianche e pochissimi villaggi. Quasi tutte le isole si trovano sul lato Est e ancoraggi e ridossi sono perfetti quando soffia l’aliseo stabile da E, ESE, ENE. E’ possibile trovare riparo anche per venti da Nord o da Sud se questi non sono troppo gagliardi. Con SSW, NNW, NW, SW e W, a meno di brezzoline leggere, non c’è alcun riparo vero e proprio.

Carta delle Ha'apai - Regno di Tonga

Le Ha’apai sorgono su una zona vulcanica molto attiva, talmente attiva che ogni tanto sorgono dagli abissi nuove terre, come successe nel 2015 quando una sonda NASA registrò la presenza di una nuova isola in mezzo a due isolotti già esistenti, spuntata dal nulla dopo l’eruzione di un vulcano sottomarino, là dove c’era il mare mesi prima. L’isola appena nata – che noi abbiamo visto da lontano – e che gli esperti pensavano potesse scomparire molto presto (cosa abbastanza normale in aree come queste) invece resiste e adesso è stata battezzata temporaneamente Hunga Tonga-Hunga Ha’apai. A quanto pare la prima spedizione a mettervi piede ha trovato già vita vegetale e animale. Per quanto tempo ancora rimarrà in superficie Hunga Tonga-Hunga Ha’apai? Resterà lì per sempre? Nessuno può affermarlo con certezza.

Le Ha'apai dal satellite - Regno di Tonga

Il villaggio-capitale dell’arcipelago è Pangai, situato più o meno centralmente, a sud dell’isolotto di nome Koulo (eggià ‘naltro ).

Il 24 Novembre all’alba lasciamo Port Maurelle alle Vava’u e facciamo rotta verso l’arcipelago. Prima di girare liberamente dobbiamo recarci a Pangai per effettuare le pratiche di “domestic clearance”, ma sappiamo che arriveremmo praticamente con le ultime luci del giorno e non ce la sentiamo di infilarci nella baia di Pangai, che non conosciamo, con il buio.

Volgiamo quindi la prua verso un ancoraggio abbastanza tranquillo, a detta delle carte e dei portolani, che si trova a Nord, davanti all’isolotto di Nukunamo, fra Haano, Fakakai e Faleloa. Facile da raggiungere e senza pericoli evidenti giusto per trascorrere la notte prima di spostarci al villaggio.
Siamo gli unici a lasciare Neiafu, quasi tutti i nostri amici, fatta eccezione per “Peregrin” di Michelle e Joe, sono in navigazione verso la Nuova Zelanda oppure l’hanno già raggiunta, altri sono alle Fiji.

La navigazione è tranquilla, a motore, non c’è vento e le previsioni ci danno un leggero ENE-NE per i giorni successivi. In avvicinamento alla prima isola delle Ha’apai, Haano, avvistiamo una megattera con il suo piccolo che però si allontana subito non appena sente il rumore del nostro motore.

Alle 16:30 siamo ancorati davanti all’isolotto Nukunamo. Abbiamo fatto zig-zag fra due grosse teste di corallo perfettamente visibili anche con il sole al tramonto. Il posto è molto bello, tranquillo, fondale di sabbia 7-8 metri e libero da pericoli. L’unico aspetto negativo è dato dal leggero rollio causato dall’onda di risacca che comunque aggira l’isola vista la brezza che nel frattempo ha ruotato decisamente a NE.

Le coordinate sono: 19°42,774 S; 174°16,971 W.

Dormiamo comunque benissimo e il mattino successivo, dopo colazione, ci muoviamo per raggiungere Pangai.

L'ancoraggio di Pangai - Ha'apai

Scopriamo che l’ingresso alla baia di Pangai – circondata da un ampio reef a Ovest - è perfettamente segnalato da fanali verdi e rossi. Si accede all’ancoraggio seguendo due percorsi: il primo, quello che seguono anche le navi merci, meglio segnalato, più ampio e profondo, si trova a Sud. Il secondo è invece più a Nord, non è indicato benissimo – anche se esiste una specie di lanterna verde – e i fondali sono molto più bassi. Noi andiamo sul sicuro e scegliamo la via più affidabile anche se è la meno breve.

Una volta superata la zona dei reef e dei bassi fondali, ci si trova su una vasta area sabbiosa con poche piccole teste di corallo. Qui si può dare fondo un po' ovunque avendo l’accortezza di non impegnare l’ingresso della darsena commerciale del villaggio dove, appunto, entrano le navi e gli aliscafi provenienti da Neiafu o Nuku’alofa. Una grossa meda di cemento indica l’entrata della darsena, è buona cosa dare fondo lasciandola ampiamente a Sud.
Noi ci ancoriamo davanti ad una bella e lunga spiaggia, nella parte sinistra della baia, in 5 metri di acqua.
La piccola darsena commerciale di Pangai - Ha'apai

Uffici della polizia e della dogana di Pangai - Ha'apai

Le coordinate sono: 19°47,865 S; 174°21,180 W.

Siamo l’unica barca e nonostante siamo davanti ad un villaggio c’è silenzio e tranquillità. Saltiamo a bordo del nostro dinghy per recarci in dogana. Lasciamo il gommoncino legato ad una bitta della darsena commerciale e ci mettiamo alla ricerca degli uffici.

Il villaggio è ordinato e pulito, un aspetto che ci colpisce perché Neiafu – molto più grande e “importante” rispetto a Pangai – non è esattamente il top da questo punto di vista

Ci incamminiamo lungo l’unica strada asfaltata, passiamo la chiesa, la scuola, l’imponente impianto per le comunicazioni via satellite, telefoniche e internet.

La chiesa di Pangai - Ha'apai

La scuola di Pangai - Ha'apai

Impianto per le comunicazioni satellitari di Pangai - Ha'apai

Non riusciamo a trovare la dogana, fa un caldo atroce e decidiamo di chiedere ad uno dei locali. Qui sono tutti sorridenti e cordiali, l’uomo che avviciniamo ci da le indicazioni non prima di averci spiegato tutta la storia dell’ufficio doganale e di come sia stato trasferito da poco nella nuova sede, “ecco perché non lo trovate"!”, ci dice.

Seguendo le raccomandazioni del nostro amico tongano, finalmente eccoci davanti ai tanto agognati uffici doganali. L’ufficiale è super cordiale e in 5 minuti concludiamo le pratiche burocratiche che qui sono veramente all’insegna del relax. Proprio da quest’anno 2018, inoltre, Pangai è ufficialmente diventata un “port of entry”, è quindi possibile effettuare anche l’entrata e/o l’uscita dal Regno di Tonga senza tutte quelle complicazioni assurde (tipo accostare obbligatoriamente con la barca alla banchina commerciale) di Neiafu. Ottima notizia per quando dovremmo lasciare l’arcipelago in direzione Nuova Zelanda.

Ricostruzione dopo il ciclone IAN - Ha'apai

Sulla via del ritorno, notiamo un cartello che indica i lavori di ricostruzione di un sito dopo il passaggio del ciclone IAN. Questa zona, insieme alle Fiji, è particolarmente soggetta a questi fenomeni, ma questo ciclone si è abbattuto direttamente sulle Ha’apai come categoria 5 (scala australiana) devastando tutto dopo aver schivato le Vava’u. Il governo della Nuova Zelanda ha stanziato diversi milioni di dollari per aiutare le Ha’apai a risorgere dopo che il 90% delle case sono state spazzate via.

Un graziosissimo bar ristorante di Pangai - Ha'apai

Ci imbattiamo in un bar ristorante molto carino. E’ deserto. Già sono solitamente molto poche le imbarcazioni o i turisti che visitano questo arcipelago durante la “bella” stagione – che in questa zona va da Maggio a Novembre – ormai siamo quasi all’inizio del periodo dei cicloni e noi rappresentiamo una rarità.

Celebrazioni per il compleanno del re di Tonga - Ha'apai

Raggiunto il nostro dinghy che fluttua placido nelle acque della darsena, ce ne torniamo a bordo e ci prepariamo per spostarci al nostro primo ancoraggio. C’è una bellissima baia a sud ovest, a circa 5,6 miglia da Pangai, protetta dall’isola di Uoleva a Est e da un esteso reef, Hakau Kito, a Ovest e Nord Ovest.

Bisogna prestare attenzione alla parte più a nord dell’ancoraggio. C’è un’enorme testa di corallo, non pericolosa per la navigazione, ma una gran seccatura per catena e ancora. Meglio starne alla larga. Noi diamo fondo in circa 9 metri di acqua, su una bella e ampia zona sabbiosa.

Le coordinate sono: 19°50,944 S; 174°24,883 W.

Rolliamo leggermente in quanto la debole brezza è adesso un NNE, ma il posto è molto bello. L’isola di Uoleva ospita un resort piuttosto rinomato e un centro immersioni. Tuttavia non ci sono problemi per le barche, è possibile atterrare con il dinghy, stare sulla spiaggia o andare al bar per un drink. Siamo sempre l’unica barca.

Il giorno dopo, viste le previsioni con brezze da NE, ci spostiamo verso sud alla volta di un ancoraggio ben più protetto e ridossato davanti all’isola di Tatafa. Per arrivarci dobbiamo attraversare una pass posta fra l’estremità Ovest di Tatafa stessa e l’isolotto di Sand Cay.

La pass di Tatafa - Ha'apai

La pass è segnalata bene con due fanali verde e rosso e dopo la lunga esperienza alle Tuamotu non rappresenta davvero un problema. E’ tuttavia sempre una pass con la sua brava corrente e le sue piccole insidie e come tale da non sottovalutare mai.

Non appena superiamo la pass, siamo subito ridossati dall’ampio reef di Sand Cay e dirigiamo verso la nostra destinazione che si trova a Est. Ci avviciniamo all’isola di Tatafa e troviamo un ancoraggio spettacolare protetto da N, NNE, NE, E e anche un pochino da NW se non è troppo fresco. Diamo fondo in 8 metri di acqua trasparente su sabbia in un posto pazzesco che ricorda davvero gli atolli della Polinesia.

Ancorati davanti all'isola di Tatafa - Ha'apai

Tatafa ha una spiaggia bellissima che termina in una lunga lingua di sabbia semi-sommersa e che risulta invisibile durante l’alta marea. Un grandissimo hoa (ricordiamo che gli hoa sono aperture nella barriera corallina, come piccoli fiumi o torrenti, in cui l’oceano riesce a infilarsi e a sbucare nella laguna) si apre fra Tatafa e Uiha a Est-Sudest dove c’è l’omonimo piccolo villaggio. Davanti e dietro di noi si estende la barriera corallina, non c’è risacca e non si rolla.

Ancoraggio di Tatafa - Ha'apai

I nostri portolani indicano che qui c’è anche un bellissimo coral garden che si estende lungo la costa di Tatafa, poco prima della spiaggia. La giornata è bellissima, decidiamo di immergerci subito e rimandare le esplorazioni a terra al giorno successivo.

Raggiungiamo una zona sabbiosa accanto all’isolotto, ancoriamo il gommone e ci tuffiamo. Una volta in acqua, rimaniamo davvero sorpresi. Non ci aspettavamo niente del genere! Corallo vivo dappertutto, colori incredibili, miriadi di pesci, vita dappertutto. Effettivamente uno dei coral garden più belli che abbiamo mai visitato, secondo solamente alle pass di Rangiroa e Fakarava alle Tuamotu.

I coralli di Tatafa - Ha'apai

I coralli di Tatafa - Ha'apai

I curiosi pesci Farfalla sono dappertutto e in tutte le loro diverse colorazioni e specie. I pesci Angelo sono più schivi, ma qui ne è pieno. Cernie dalle dimensioni inquietanti fanno capolino dagli anfratti più profondi e incontriamo anche un piccolo pesce scatola giallo (yellow boxfish) che ci osserva spaventatissimo dalla sua tana.

Il piccolo pesce scatola giallo - Ha'apai

Il coral garden di Tatafa - Ha'apai

I coralli si estendono su un’area molto vasta e senza rendercene conto passiamo ore in acqua a guardare in ogni anfratto, ogni testa di corallo stracolma di pesci colorati, ricci dagli aculei lunghissimi, conchiglie, gamberetti. Quando torniamo in barca sono le 3 del pomeriggio e la pelle delle nostre dita è raggrinzita e insensibile per il tempo trascorso a mollo.

Pesci clown fanno capolino fra i coralli e le anemoni - Ha'apai

Un grosso pesce scatola - Ha'apai

Corallo affollato - Ha'apai

Siamo esausti e trascorriamo il resto della giornata a farci ricrescere le impronte digitali .

L’indomani è un’altra giornata bellissima. Siamo sempre da soli. Vento leggero in rotazione da Est, non una nuvola in cielo e ce ne andiamo ad esplorare la spiaggia di Tatafa e il reef che si trova sulla costa opposta, esposto ai venti predominanti.

La spiaggia di Tatafa - Ha'apai

La spiaggia di Tatafa - Ha'apai

Consultiamo le previsioni per i prossimi due giorni. La brezza è in ulteriore rotazione, questa volta da Sud per poi riportarsi a Est, quindi a NE. Ne approfittiamo per dirigerci verso un altro ancoraggio incredibile, ben protetto dai venti meridionali.

Navighiamo in direzione SW in acque libere da pericoli e profonde mediamente sui 20-30 metri. Diamo fondo in 5 mt davanti ad un incredibile piccolo istmo che unisce le due isole dal nome difficilissimo di Uonukuhahaki e Uonukuhihifo, una baietta circondata da coralli e da un bellissimo reef nella parte Ovest e Nord-ovest. Un bell’ancoraggio su sabbia in circa 7 metri.

Le coordinate sono: 19°57,974 S; 174°29,634 W.

Il vento da Sud è leggerissimo e non riesce a vincere sulla corrente che, a seconda della marea, aggira Uonukuhihifo, e scorre in mezzo alla barriera. La prua di Y2K tende quindi ad orientarsi in base allo scorrere delle maree a Est o a Ovest con qualche puntatina a Nord

Ancoraggio di Uonukuhihifo - Ha'apai

Ce ne andiamo a terra, spiaggiamo il dinghy e visitiamo i due isolotti. L’istmo è incredibile, a Sud c’è solamente un grande reef semisommerso a protezione della spiaggia, poi l’Oceano aperto. Oggi il mare è calmo e solamente una placida onda lunga bagna la costa esposta.
La spiaggia è piena di gusci di conchiglie portate dalle onde, le due isole sono ricoperte di palme stracariche di cocchi. Molto, molto bello.

Calma piatta - Ha'apai

La mattina presto il vento proprio scompare e ci svegliamo ritrovandoci a fluttuare su una superficie completamente immobile, totalmente trasparente, immobili. Uno spettacolo surreale. Nessun’altra barca in giro. Ci facciamo un paio di belle nuotate prima di spostarci ancora una volta a Nord. Il vento è variabile e per la sera si rimetterà a ENE intensificandosi un pochino fino a 12kt (wow ! ).

Tuttavia è previsto l’arrivo di una trough molto debole (una trough è un’area allungata di relativa bassa pressione, spesso associata al passaggio di un fronte) che porterà una rotazione del vento da Nord e un po' di pioggia. Il fronte vero e proprio arriverà fra qualche giorno e purtroppo le carte meteo e i grib confermano il classico giro di vento con il solito rinforzo da Nord Ovest, Ovest (anche fino a 25kt) e Sud Ovest. Dobbiamo, nostro malgrado, lasciare le Ha’apai e tornare a Neiafu per ridossarci.

Nel frattempo ce ne andiamo davanti all’isola di Uiha e diamo fondo davanti al villaggio. Un ottimo ancoraggio anche questo, fondo di sabbia sui 6 metri, ben protetto.

Le coordinate sono: 19°53,411 S; 174°24,813 W.

Trascorriamo un paio di giorni a Uiha – sempre assolutamente da soli - con vento in continua rotazione da Nord a Nord Ovest, ogni tanto ci becchiamo qualche groppo e e qualche piovasco. Stiamo comunque bene, l’intensità del vento non è mai tale da impensierirci.

Poi la trough se ne va e torna il sole e con il sole ritorna l’aliseo da Est. L’arrivo del fronte è purtroppo confermato e non ci rimane altro che tornare a Pangai, fare l’uscita “domestica” dalle Ha’apai e ripercorrere a ritroso le 65 miglia che ci separano da Neiafu.

La veleggiata verso le Vava’u è memorabile, 18kt da Est al traverso, Y2K veloce come un razzo, specialmente quando lasciamo il ridosso dell’ultima isola. Alle 18:30 siamo già alla “nostra” solita boa di Neiafu ad attendere che il brutto tempo passi.

E’ il 5 Dicembre 2018, siamo entrati nella stagione dei cicloni ormai. E’ giunto il momento di scrutare la meteo giorno dopo giorno, aspettare la finestra giusta e organizzare la nostra nuova avventura: la discesa verso sud, verso la Nuova Zelanda con una fermata intermedia a Minerva Reef.
Ma questa avventura la conoscete già (QUI).
.