July 27, 2018

Le Tuamotu – Toau

Toau vista drone - Y2K e Obiwan ancoraggio Sud Est

C’è un atollo a Nord Ovest di Fakarava. Ci abitano solamente 7 persone, vivono di pesca e raccolta della copra, ciascuno nella propria capanna sul proprio motu. Qui la nave dei rifornimenti non arriva, sono gli abitanti che si spostano periodicamente nella più grande Fakarava per gli approvvigionamenti. Questo atollo non è fra quelli evidenziati nelle varie guide eppure è un luogo bellissimo dove la pace e la tranquillità regnano incontrastate. Il suo nome è Toau.

Toau-Fakarava
Toau_GEarth

Toau è il nostro piccolo paradiso, lo abbiamo scoperto la scorsa stagione, quasi per caso, più che altro per curiosità. Siamo rimasti ancorati nell’angolo di Sud Est per più di 10 giorni. Ci sono cresciute le cozze sotto la chiglia Smile Lo abbiamo lasciato volgendo la prua su Tahiti con i lucciconi agli occhi, ripromettendoci di ritornare l’anno successivo e di rifarci la coltivazione di cozze.
La pass è a Sud Est dell’atollo, non presenta particolari difficoltà, ma essendo esposta all’aliseo dominante, bisogna prestare un pochino di attenzione quando il vento soffia forte (oltre i 20 nodi) e quando la corrente è uscente, quindi contraria al vento. Abbiamo imparato a nostre spese tentando di uscire in queste condizioni e rinunciandoci a causa di marosi impressionanti!

Toau_Pass

Un’altra condizione cui prestare attenzione è l’arrivo delle “South Swells”, ovvero ondoni lunghi provenienti generalmente da Sud Ovest, generati dalle forti depressioni che si creano sulle Australi e che possono raggiungere anche i 4 metri di altezza. Anche in assenza totale di vento, questi treni di onde generano un incredibile fenomeno, riversando quantità inimmaginabili di acqua all’interno delle lagune esposte, attraverso le hoa (aperture del reef sull’oceano) e le pass. Creano maree eccezionali, tali da sommergere le spiaggette e forti correnti uscenti (> 6 nodi). In questo caso – noi lo abbiamo vissuto proprio questa stagione - meglio restare tranquilli all’ancora, aspettare che le onde “svampino” ed evitare di affrontare qualsiasi pass. Qui Meteo France (www.meteo.pf) è molto precisa nell’allertare sull’arrivo (e ovviamente poi sull’attenuazione del fenomeno) delle “houle longue”, gli avvisi sono dettagliati fino all’ora del giorno in cui i primi treni di onde si presentano nelle varie zone delle Tuamotu.
Infine l’ultimo aspetto “particolare” della pass di Toau è che è profonda 6 metri e sale dagli abissi del Pacifico in un “pit”… Ora immaginate di allinearvi per entrare, guardate le carte e scoprite che sotto la vostra pancia ci sono 1550 metri di oceano. Log ovviamente fuori scala. E fin qui tutto ok. Poi ad un certo punto, nel giro di 2 minuti 2, il log comincia a riportare 200 metri, manco il tempo di rendersi conto che segna 6. La trasparenza dell’acqua è tale che vi si stringono le chiappe per il terrore Open-mouthed smile
Toau ha 3 ancoraggi principali, quello a Sud Est (dove abbiamo fatto le cozze per intenderci), meno conosciuto e poco frequentato. Qui solitamente diamo fondo in una zona con poche e basse teste di corallo. La posizione è 15°57,497 S; 145°52,129 W.
Il secondo a nord della pass e il terzo, il terzo, più “famoso”, a Nord dell’atollo. Si chiama Anse Amyot e per raggiungerlo è necessario proprio uscire dalla pass, navigare verso nord e entrare in questa baia attraverso una “falsa” pass. La falsa pass è ben segnalata e non presenta alcun tipo di difficoltà. Non c’è praticamente corrente non essendoci sbocco aperto nella laguna. Gaston e Valentine che vivono sul piccolo motu, mettono a disposizione 6 boe per le barche e organizzano cene a base di pesce fresco e/o aragosta.

Anse Amyot - Toau

E’ possibile anche dare ancora, ma la zona con fondali sabbiosi “decenti” dal punto di vista della profondità è limitata (entrando, sulla sinistra vicino al motu, le barche più grandi, in mezzo alla baia in più di 22 metri di fondo). Le boe sono OK, tuttavia – nostro personalissimo pensiero, non c’è alcuno storico di problemi di alcun che – noi non ci staremmo con vento fresco oltre i 25 nodi Winking smile
Anse Amyot è un enorme acquario dall’acqua cristallina. Y2K galleggia come nel vuoto su coralli colorati, una quantità inquietante di squali pinna nera che volteggiano sotto la pancia e un numero di pesci tropicali colorati difficile da quantificare.

Anse Amyot - Toau

Anse Amyot - Toau

Anse_Amyot_Farfalla - Toau

Le dune di sabbia di Toau sono bianche, di sabbia finissima. Negli hoa il colore del mare è turchese e ci trascorriamo ore a bagnomaria. Ce ne è uno in particolare dove l’acqua è abbastanza profonda per nuotarci. Ci sono numerose tridacne, delle conchiglie bivalve il cui mollusco fuoriesce dalle due valve con “labbroni” dai colori e sfumature pazzeschi. Blu o verde fosforescente, turchese, rosso, dorato.

Hoa e tridacna - Toau

Tridacna e labbroni - Toau

Ce ne andiamo a passeggio fra le dune quando la marea è più bassa così da camminare con l’acqua alle caviglie fra una duna e l’altra. Fregate, sule, gabbianelle e kikiriri (altri uccelletti marini dal piumaggio nero, becco appuntitissimo e macchia bianca sul capino) costruiscono i nidi fra gli alberi dei motu e sorvegliano gelosamente le loro uova. Spiccano il volo e ci scrutano dall’alto.
Facciamo anche delle lunghissime passeggiate sul reef esterno di Toau. Anche da “questa parte” c’è una spiaggia lunga e bianca subito dopo la barriera corallina che la separa dall’oceano. Qui raccogliamo le conchiglie, le cipree, che le onde oceaniche trascinano a riva dopo mareggiate o vento forte.

Reef esterno e spiaggia - Toau

Reef esterno e spiaggia - Toau

Gli onnipresenti squali pinna nera scandagliano la laguna e nuotano anche in pochi centimetri di acqua. Come sempre sono curiosi, il dinghy è spesso motivo di interesse.

Le dune di Toau

Lasciamo Y2K tranquilla all’ancora nell’angoletto a Sud Est e ce ne andiamo in dinghy su un isolotto, un “mini-motu”, distante un paio di miglia da dove siamo ormeggiati. Il mini-motu ha un’unica palma cresciuta proprio nel mezzo. “One palm island”, come lo ha chiamato la nostra amica Marina del “Meccetroy”.

"One palm island", il mini-motu - Toau

Qui un esercito di paguri zampetta da tutte le parti. La scorsa stagione eravamo qui con l’equipaggio di “Meccetroy” Marina e Diego e abbiamo organizzato una specie di “paguro race”. Ciascuno di noi sceglie un paguro fra quelli ritenuti più “atletici”, tracciamo la linea di partenza e la linea di arrivo sulla sabbia, si piazzano i paguri sullo start e si vede chi arriva prima al traguardo. Ogni tanto un’incitazione e un “aiutino” per spingerli nella direzione giusta. Poi foto ricordo e tutti liberi Smile

Paguro-race - Toau

Quest’anno torniamo a Toau due volte e la prima volta con noi ci sono i nostri carissimi amici Tita e Roberto, già nostri compagni durante la traversata atlantica con la ARC nel 2015. Dopo aver affrontato un viaggio epico per venirci a trovare alle San Blas la passata stagione, questa volta si sparano più di 24 di volo ed eccoli qui in Polinesia. Ovviamente non potevamo NON mostrare loro il nostro piccolo paradiso. Dopo aver goduto delle bellezze di Fakarava, li abbiamo portati a Toau.

Con Tita e Roby - Toau
La meteo ci regala giornate stupende, con aliseo gentile e sole pieno. Siamo molto felici perché Tita e Roberto davvero possono ammirare questo atollo in tutto il suo splendore anche sotto la superficie del mare.
Murena - Toau

Riccio -Toau

Pesce Trombetta giallissimo - Toau

Sempre nel nostro ancoraggio di Sud Est, conosciamo un polinesiano che ci regala una delle esperienze più incredibili della nostra permanenza a Toau. Il suo nome è Voilice, vive praticamente da solo per buona parte del tempo. Ogni tanto suo fratello maggiore, James, lo raggiunge. Lavora la copra e vive con poche semplici cose. Raccoglie l’acqua piovana filtrandola con dei teli, ha energia da pannelli solari.
Voilice ci invita nella sua capanna e ci spiega che vuole portarci con lui a prendere i granchi del cocco. I granchi del cocco sono crostacei dalla forma quasi aliena – e infatti ricordano parecchio lo stato primario dell’essere del film Alien, quello a forma di mano che si attacca alla testa dei malcapitati per intenderci – si nutrono di cocco. Rompono guscio esterno ed interno con le loro potentissime chele e si cibano della polpa bianca. Guai mettere un dito in quelle chele !

Con Voilice nella sua cucina - Toau

La caccia si svolge in due fasi, il posizionamento delle “trappole” e la cattura. Partiamo tutti insieme nel pomeriggio, noi, Tita, Roberto, l’equipaggio di Obiwan Raffa e Giovanni con i dinghy alla volta di un motu distante un paio di miglia dal nostro ancoraggio. Voilice porta con se dei cocchi maturi. Non appena giunti a destinazione, spiaggiamo i dinghy e Voilice comincia a spaccare i cocchi a metà con il machete.

Ci addentriamo nella vegetazione fitta del motu, Voilice ci fa strada indicandoci quali piante evitare perché pungono e a cosa prestare attenzione. Lui rigorosamente a piedi scalzi, canotta e calzoncini. Noi “sandalati” e ricoperti di spray anti insetti Smile Raggiungiamo i siti per disporre le “trappole”, non sono altro che le due metà dei cocchi incastrate fra le radici delle piante. Voilice dispone solamente 7 trappole. Noi siamo 7 e catturerà solamente 7 granchi, uno per trappola. Non di più.
Una volta terminata la fase 1, torniamo tutti a bordo delle nostre barche e aspettiamo il buio. La serata è meravigliosa: poco vento, luna piena, stellata spettacolare, aria tiepida.

Alle 19  siamo di nuovo tutti sui dinghy alla volta dello stesso motu. Questa volta Voilice ha due sacchi di iuta, elastici e cordini. Noi siamo “armati” di luci frontali per illuminare i nostri passi in questa specie di foresta. Voilice ci dice,”mi raccomando, mai puntare le luci in alto! Gli uccelli vi attaccherebbero perché vi prenderebbero come minaccia per i lori nidi, uova e piccoli. E occhio ai ragni, ma a questi e alle ragnatele ci penso io mon amis” e ci fa strada strappando ragnatele con le mani. Ah bene ! Smile

Granchio del Cocco - Toau

Avanziamo in fila indiana verso la prima trappola. Ogni tanto Voilice ci apostrofa con un “haere mai, haere mai” – andiamo, andiamo in Polinesiano. Ed eccoli lì ! Una dozzina di granchi stanno banchettando con la polpa delle noci. Voilice sceglie accuratamente guardando sotto la coda di ogni singolo animale: solo un maschio molto grande, tutti gli altri animali vengono lasciati stare. Quindi lo blocca con i piedi, lega le zampe con gli elastici portati con se in precedenza per renderlo inoffensivo e lo infila nel sacco di iuta. Voilice ripete l’operazione per le rimanenti 6 trappole, solo gli esemplari maschi più grandi, le femmine vengono lasciate andare fatta eccezione per un paio belle grosse. Voilice le porta al “suo” motu dove, ci dice, le lascerà libere per ripopolare quella zona che “scarseggia” di granchi.

Noi osserviamo le mosse di Voilice e ascoltiamo le sue parole in silenzio, questa caccia, quasi un rituale, ha qualcosa di antico e di magico. L’incredibile rispetto che i polinesiani hanno per la loro terra, per i frutti che essa offre. Essi prendono quello che l’incredibile natura di questi luoghi offre loro per il loro unico fabbisogno. Niente di più, niente va sprecato, nulla viene sfruttato.
Ritorniamo alle nostre case galleggianti un pò in trance. Voilice ci ringrazia per averlo accompagnato “Maururu mon amis” e ci dà appuntamento l’indomani pomeriggio per spiegarci come si prepara e si cuoce il pane al cocco e i granchi.

Una delle tante spiaggette di Toau

Teste di corallo - Toau





















Un Hoa - Toau

La mattina successiva il tempo è ancora splendido. Ce ne andiamo a zonzo a cercare cipree, facciamo un po' di snorkeling, ci divertiamo a giocare a nascondino con le enormi cernie che fanno capolino fra i coralli. Non hanno un briciolo di paura tanto nessuno le caccia da queste parti a causa della ciguatera.
Poi tutti da Voilice per il pane e i granchi del cocco che stanno già bollendo da un pò all’interno di un grosso calderone posto sul fuoco.

La cucina di Voilice - Toau

Voilice fa gli onori di casa, noi ricambiamo regalandogli alcuni oggetti utili: un trapano che si ricarica anche a 12 volt completo di punte, un caricabatteria per il suo telefonino – (sempre praticamente morto, Voilice aspetta le barche di passaggio per chiedere il favore di ricaricarlo Smile ) ad energia solare così è indipendente. Voilice ci mostra come preparare i granchi prima di mangiarli. In pratica si trattano come le aragoste, si spezzano le zampe e le chele e si mangia il contenuto. Lui rompe i granchi per noi e li mette dentro ad un enorme pentolone di alluminio.

Il pentolone di Voilice non ci sta sui fuochi di Y2K !

Ci suggerisce di cenare a bordo di una delle nostre barche in quanto lui non è dotato di comfort per poterci ospitare con tutti i crismi. Tutti a bordo di Y2K dunque ! Noi quattro, Obiwan e Voilice. Quest’ultimo si presenta tutto tirato a lucido e profumato, con il suo barchino in metallo, i pentoloni in alluminio carichi di pane al cocco e granchi e tantissima simpatia.
Voilice non mangia i granchi, è allergico (!!!??), gli prepariamo un piatto di pasta che divora con gusto, regalandoci un sorriso dopo l’altro.

Ma di cosa sanno questi benedetti granchi del cocco ? Ecco, ricordano vagamente l’aragosta e qualcos’altro di non ben definito. Diciamo che li abbiamo assaggiati, ma che probabilmente non ripeteremo l’esperienza, per buona pace dei granchioni Smile
Alla fine della serata Voilice raccoglie tutti gli avanzi, i carapaci dei granchi, li mette nelle pentole e se li porta. Saranno cibo per i suoi maialini perchè nulla si spreca da queste parti. “Toto maitai” – Buonanotte – ci augura.

Il giorno successivo per noi è il momento di tornare a Fakarava. I nostri amici Tita e Roby tornano in Europa con il volo interno che dal villaggio di Rotoava li porta a Tahiti. Salutiamo Voilice dicendogli che saremo di ritorno a Toau fra circa una settimana. Dopo la bellissima accoglienza e l’esperienza che abbiamo condiviso, ci sembra il minimo chiedergli se possiamo portargli qualcosa da Fakarava. “Riso e fiammiferi mon amis” ci dice con un sorriso smagliante.

Ed esattamente una settimana dopo, grazie alla nostra traccia GPS, filiamo l’ancora nello stesso punto di sette giorni prima. Un pò più tristi senza i nostri amici, ma la bellezza di Toau aiuta Smile

Riflessi - Toau

Non appena ci avviciniamo alla spiaggia davanti alla capanna di Voilice, eccolo spuntare e farci larghi cenni di saluto. Ci accoglie con energici abbracci e pacche sulle spalle. Fa cenno ad una coppia di velisti inglesi anch’essi sulla spiaggia e la cui barca è ormeggiata poco distante,”Max e Alessandra mon amis !”. Dopo i saluti, consegniamo 10 chili di riso e un pacco famiglia di fiammiferi. Voilice è felicissimo.

Rimaniamo a Toau 5 giorni, poi arriva il momento di proseguire il nostro viaggio e di esplorare un atollo nuovo. Dobbiamo percorrere 43 miglia per raggiungere la pass Sud di Apataki, poi altre 10 miglia per arrivare all’ancoraggio di Sud Est dove ci aspettano gli amici Raffaella e Giovanni di “Obiwan”. Dobbiamo partire la mattina presto per raggiungere la nostra destinazione in tempo utile con il sole ancora alto. A bordo del nostro dinghy ce ne andiamo in spiaggia a salutare Voilice e ringraziarlo ancora una volta per tutto. Lui si rattrista così tanto, continua a dirci “si ok andate ad Apataki, però poi tornate qui!” Chissà, forse un giorno… Ci chiede a che ora pensiamo di partire, vuole salutarci ancora una volta.

L’indomani mattina, alle 6, puntuale, tutto tirato a lucido, Voilice arriva con il suo barchino di alluminio. Si aggancia e sale a bordo. Tanti abbracci e sorrisi. Poi quando gli lasciamo in ricordo una maglietta e un biglietto di Y2K con i nostri riferimenti arrivano i lacrimoni. Voilice piange come un bimbo e mentre si asciuga gli occhi con le sue manone continua a ripeterci che noi siamo suoi amici per sempre e che quando andrà a Fakarava ci scriverà all’indirizzo del biglietto che gli abbiamo dato e che Toau è casa nostra.

Arrivederci Voilice - Toau

Dopo gli ultimi abbracci e baci, Voilice torna alla sua capanna e noi salpiamo l’ancora commossi e certi che Toau e il suo delizioso ospite rimarranno per sempre nel nostro cuore.

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