August 24, 2018

Le Tuamotu - Tikehau

Tkehau Est

Tikehau è l’atollo più a ovest dell’arcipelago delle Tuamotu. Dista solamente 10 miglia (più o meno) da Rangiroa, ma la disposizione delle pass – sia di Rangiroa stessa che di Tikehau – fa sì che la distanza venga praticamente quintuplicata.
Avatoru, la seconda pass di Rangiroa, si trova a Nord dell’atollo, mentre la pass di Tikehau, Tuheiava è esattamente nel lato più a Ovest. Insomma, ridendo e scherzando da pass a pass sono circa 50 miglia.

Tikehau_Map_Sat

Nel periodo della nostra visita, inoltre, cioè Luglio, i venti prevalenti sono da Est (ESE o ENE), per cui una volta entrati nell’atollo, il ridosso lo si trova dalla parte opposta, a Est. E sono altre 13 miglia. Per un totale di 63 miglia.

Tikehau_Map

Insieme ad Obiwan partiamo molto presto da Rangiroa, proprio durante i festeggiamenti dei Francesi per la vittoria della coppa del mondo di calcio, e usciamo dalla pass di Avatoru che troviamo tranquillissima. Il tempo è buono e il vento è leggero, un Est di 7/8 nodi. Sappiamo, però, che le previsioni danno un rinforzo piuttosto importante dell’aliseo per il giorno successivo. Non possiamo permetterci il lusso di indugiare troppo per evitare di arrivare a destinazione troppo tardi. Proseguiamo con randa e motore a 6 nodi.

L’oceano è tranquillo, filiamo la lenza con la speranza di recuperare la cena. Non prendiamo un tubazzo, in compenso avvistiamo un altro Marlin (Pesce vela) che si guarda bene dall'avvicinarsi e assistiamo atterriti alle evoluzioni di una sula che volteggia insistentemente sulla nostra esca, lanciandosi in picchiata di tanto in tanto, limortaccisua. Già ci vediamo intenti a slamare il volatile con tutto quello che ne consegue. Le sule sono uccelli piuttosto grandi con un becco che è un’arma micidiale. Eppoi scagazzano in quantità inenarrabili già in situazioni normali, immaginatevi quando sono terrorizzate Open-mouthed smile. Fortunatamente, a furia di urla, smanacciate et similia, la sula decide di andare altrove.

Alle 13 siamo davanti alla pass di Tikehau. Essendo a Ovest è ridossata dai venti predominanti e non presenta alcun tipo di problema. Non è molto profonda, in alcuni punti la profondità è di 5 metri, è circondata da reef, ma è tutto molto ben segnalato.

Tikehau_Pass

Vicino alla pass la laguna è turchese acceso  e ci sono piccoli isolotti sparsi qua e là. Uno, in particolare, entrando a sinistra, offre un ancoraggio spettacolare e ci sono anche un paio di gavitelli a disposizione dei diportisti. Unico lato negativo: è esposto all’aliseo predominante. Noi aspettiamo un E-SE sui 18-20 kt, quindi nostro malgrado dobbiamo andare oltre.

Raffaella e Giovanni di “Obiwan” desiderano approfittare del vento leggero per ancorarsi vicino al paese e passare la notte lì.
Noi proseguiamo addentrandoci nella laguna. Il primo tratto è piuttosto pieno di grandi teste di corallo, ma sono perfettamente visibili con la luce giusta e non presentano alcun problema.
Alle 16:00 filiamo l’ancora sotto al solito groppo, spuntato dal nulla con il solito tempismo perfetto. La cosa si fa inquietante ormai Smile 

Ancoraggio Est - Tikehau

Visita all'hoa - Tikehau

Ci troviamo davanti al motu Kirimarania, un luogo tranquillissimo. Siamo su un fondo di 9/10 metri – volendo ci si può avvicinare di più, sui 7 metri – tutta sabbia. Le sole teste di corallo si trovano vicino alla riva.

Le coordinate sono: 14°58,934 S; 148°58,934 W.

Il giorno dopo, mentre aspettiamo il vento fresco e gli amici di Obiwan, ce ne andiamo ad esplorare un hoa che si trova a Sud rispetto alla nostra posizione. Lì vicino, su un motu ribattezzato “Garden of Eden”, vive una strana comunità di asiatici che professano un culto cristiano chiamato “Chiesa del Nuovo Testamento” e seguono gli insegnamenti di quello che definiscono il loro profeta, nonché attuale leader di questo culto, tale Elijah Hong. Il loro culto si basa sul sostenimento della comunità tramite i propri sforzi e i frutti derivanti dalla coltivazione della terra e dall'allevamento degli animali. Senza usare alcun fertilizzante sintetico o altro. Dalle ricerche che abbiamo fatto in rete, sia il "profeta" che il culto sembrano piuttosto, diciamo così, ambigui.
Noi siamo curiosi, anche perché pare che abbiano trasformato il terreno corallino in modo da renderlo fertile e che coltivino di tutto. Forse vendono anche la frutta e la verdura che coltivano. Decidiamo di andare a visitarli tutti insieme più avanti, e poi un po' di prodotti freschi non guastano mai. Smile

Hoa - Tikehau

Bassi fondali davanti all'hoa - Tikehau

Ancoraggio Est - Tikehau

Ci mettiamo d’accordo con l’equipaggio di Obiwan e con Willy di “Nina”, un amico Italiano conosciuto in Martinica, che dopo aver trascorso un paio di anni alle San Blas, ci raggiunge qui alle Tuamotu dopo esser passato dalle Marchesi. Il giorno successivo ci lanciamo a bordo dei nostri dinghy alla volta di “Garden of Eden”. Ci accoglie un signore anziano – non ricordiamo il suo nome purtroppo - con una bimba in braccio. Ci presentiamo, gli diciamo che vorremmo visitare il villaggio e capire come è possibile ricavare qualcosa da un suolo sterile come quello di un motu. L’uomo sorride, restituisce la bimba alla madre e comincia a farci da cicerone. La comunità si è stanziata a Tikehau da quasi cento anni e ha acquistato l’intero motu. Lavorando senza sosta i membri della comunità che si sono succeduti nel tempo hanno modificato il terreno corallino con un miscuglio di letame (derivato dai propri animali), foglie di palma, gusci di cocco sbriciolati, un sistema di irrigazione dell’acqua piovana. Coltivano davvero di tutto a seconda del periodo dell’anno: ciliegie (!!!!), papaia, zucche, zucchine, insalata, peperoncino, banane, cocchi (ovviamente), melanzane. Vendono i loro prodotti sia ai “barcaioli” che fanno loro visita a Tikehau, sia al mercato di Tahiti. Hai capito questi eh ?! Smile

Garden of Eden - Tikehau

Si sono specializzati nella coltivazione della vaniglia che è piuttosto redditizia a quanto pare. L’uomo ci mostra la piantagione di vaniglia, i baccelli verdi e i fiori. Ci spiega che quando i baccelli si riempiono di macchie marroni, è il momento giusto per raccoglierli e farli essiccare.
Ci spiega anche che l’impollinazione dei fiori di vaniglia la fanno loro manualmente controllando ogni mattina la presenza di nuovi fiori (Surprised smile)

Fiore della vaniglia - Garden of Eden - Tikehau

Piantagione di vaniglia - Garden of Eden - Tikehau

Allevano le api che producono un miele da un gusto particolarissimo, dovuto al fatto che gli insetti si nutrono dei fiori presenti su un atollo corallino. Lo assaggiamo ed è buonissimo. E dato che vendono pure quello ce ne compriamo una bottiglietta Smile Non è proprio a buon mercato: 50 cc di miele, 1000 Franchi Polinesiani (poco più di 8 Euro), ma ne vale la pena.

Alveari - Garden of Eden - Tikehau

Miele "corallino" - Tikehau

Dall’acqua di mare ottengono il sale. In pratica hanno costruito una serie di vasche in cui incanalano l’acqua salata e la lasciano evaporare. Insomma, si son fatti le loro saline Smile

Le saline - Garden of Eden - Tikehau

Allevano i maiali da cui ottengono la carne per nutrirsi e il letame per fertilizzare il suolo. Hanno anche un pollaio con un discreto numero di galline ed un bellissimo gallo dalle dimensioni davvero inquietanti. Allevano due tipi di galline, ci spiega sempre l’uomo: quelle chiare, da noi soprannominate “le sfigate”, destinate all'alimentazione della comunità, e quelle marroni destinate invece alla produzione di uova.

Allevamento di maiali - Garden of Eden - Tikehau

Incredibile il sistema escogitato per far deporre le uova alle galline: all'interno del pollaio hanno costruito una specie di casetta con il fondo leggermente inclinato verso l’esterno. La gallina entra nella casetta, depone l’uovo che scivola direttamente in un contenitore posto all’esterno del pollaio, quindi esce e entra la gallina successiva. Praticamente fanno a turno! Quasi come se fossero state addomesticate Open-mouthed smile

Le galline depongono le uova a "turno" - Garden of Eden - Tikehau

Al termine della nostra visita, siamo davvero sorpresi da questa strana comunità. Chiediamo al nostro cicerone se, oltre al miele, possiamo acquistare anche frutta e verdura, e magari, vista la nostra astinenza da carne, anche un pollo Smile 

Prendiamo insalata, zucca, papaia, peperoncino, 12 uova delle galline “turniste”, basilico e, naturalmente il pollo! Quest’ultimo da ritirare il giorno dopo, pronto da cucinare Smile

Questa esperienza così diversa dal solito fa da diversivo mentre il ventone si placa e l’oceano si tranquillizza.

Il ritorno dell’aliseo gentile avvicina inesorabilmente la data in cui, con il cuore pesante e i lucciconi agli occhi, salutiamo le Tuamotu per continuare il nostro viaggio verso Ovest. Per noi, per il momento, questi atolli simboleggiano l’autentico paradiso terrestre e lasciarli ci dispiace da morire.
Con la prua rivolta a Ovest, facciamo rotta su Tahiti. Non vogliamo che sia un addio questo, bensì un arrivederci a presto care Tuamotu.

August 20, 2018

Le Tuamotu – Rangiroa

Rangiroa by Drone

Rangiroa (pronuncia Ran-GHI-roa, come GHI-ro) in Tahitiano significa “Cielo senza fine”. E mai nome fu più appropriato per descrivere e definire il più grande atollo di tutto l’arcipelago delle Tuamotu. La sua lunghezza è circa 42 miglia, la larghezza, nel punto più ampio, è quasi 20 miglia. In pratica l’intera isola di Tahiti starebbe più o meno tutta comodamente all’interno della sua immensa laguna.

Rangiroa Satellite

Rangiroa_Map

“Cielo senza fine” o “Grande cielo”, appunto, perché la laguna di Rangiroa è talmente estesa da fondersi con l’orizzonte e diventare una cosa sola con il cielo. Impossibile individuarne i confini da una parte all’altra.
Talmente estesa che ci vogliono quasi 7 ore alla velocità di 6 nodi per navigare da Nord-Ovest a Sud-Est e quasi 4 di ore per attraversarla in larghezza. Per dire, gli spostamenti vanno pianificati piuttosto attentamente per evitare di trovarsi a dover filare l’ancora al buio Smile.
Rangiroa ha due pass, entrambe a Nord dell’atollo. La principale e la più grande è la famosa Tiputa. La seconda è Avatoru un po' più stretta. Entrambe le pass sono perfettamente fruibili, profonde e larghe al punto da non rappresentare un problema. Ottimamente segnalate.

Le pass di Rangiroa

Tiputa può essere un sfida per le sue correnti impetuose e maree importanti. Con il vento sostenuto da ENE e la corrente uscente, l’entrata può diventare un problema per le imbarcazioni più piccole e con una propulsione a motore limitata. In questi casi è sempre meglio attendere la stanca oppure la marea entrante.

TiputaPass_Map

Un’alternativa è entrare da Avatoru, la seconda pass. Dista circa 5 miglia da Tiputa è affacciata a Nord-Ovest ed è quindi meno soggetta ai venti da ENE. Avatoru è una pass decisamente più tranquilla di Tiputa Smile
Noi affrontiamo Tiputa al mattino verso le 8, vento da NE sui 14kt. Dovrebbe essere il momento della stanca, in realtà la marea sta ancora uscendo dall’atollo. In più ci becchiamo il solito groppo che con un tempismo perfetto ci piglia in pieno mentre siamo proprio in fase di entrata. TAAAC, vento a 20 kt e scrosci di pioggia. Insomma, abbiamo dai 5 a 6kt di corrente contraria e ci ritroviamo a surfare fra i marosi. Diamo un bel po’ di gas, nonostante ciò la nostra velocità si riduce a 2/3kt mentre in una situazione “normale” ne faremmo 8/9 di nodi. I fanali verde e rosso si avvicinano lentissimamente e alla fine tiriamo un sospiro di sollievo quando passiamo la fase “critica” e siamo dentro.

Entriamo a Tiputa. 5kt di corrente contraria - Rangiroa

Entrata a Tiputa - Rangiroa

Raffaella e Giovanni di “Obiwan” sono dietro di noi di circa 4 miglia. Li chiamiamo al VHF e raccontiamo loro la situazione di Tiputa. Anche “Obiwan” è sotto al groppo che è piuttosto esteso a quanto pare e si ritrovano con 22kt da NE, con indosso cerata completa di stivali. Decidono di non entrare a Rangiroa da Tiputa, ma da Avatoru. Ok, li aspettiamo all’ancoraggio.

Seguiamo i fanali e i segnalamenti per l’avvicinamento alla baia ridossata che si trova subito a Ovest della pass. Ci sono altre 8 barche all’ancora, più alcune ai gavitelli. Noi troviamo un bel posticino senza teste di corallo, in 8 metri di acqua, perfetto.

Facciamo un paio di considerazioni sull’ancoraggio di Tiputa: il fondo è buono mano a mano che ci si avvicina alla costa, ci sono ampie chiazze di sabbia e la profondità va dai 6 ai 10 metri. Più lontano, però, le cose sono un po' più complicate perché in questo caso il corallo è onnipresente e la profondità è elevata (12/15/18 metri). Incagliarsi con ancora e/o catena è praticamente cosa sicura.

Ancoraggio a Tiputa - Rangiroa

E’ importante prestare attenzione al lato est dell’ancoraggio. Nella parte più verso riva, verso la piccola darsena e il molo commerciale c’è una enorme testa di corallo semi affiorante a circa 1 metro dalla superficie. E’ facile accorgersene quando ci sono altre barche all’ancora perché lì c’è un “vuoto”, non c’è mai nessuno, ma quando le imbarcazioni sono poche, invece, si rischia abbastanza perché non è segnalata.

L’ancoraggio è ben protetto da NW, N, ENE, E e ESE. Tuttavia la vicina pass e le maree importanti creano a volte un poco di onda lunga e si rolla (cosa inusuale per le Tuamotu). Con il SE pieno e fresco, il S e W è meglio cercare riparo altrove in quanto l’ormeggio può diventare insostenibile.
A Nord-Ovest della zona c’è il Resort Kia Ora. In questa zona le teste di corallo sono di meno e si può filare l’ancora senza alcun problema… ecco, magari con un po’ di buon senso in modo da lasciare la giusta privacy agli ospiti dei bungalow overwater Smile (con quello che hanno pagato!). Il resort ha un dinghy dock e gli equipaggi delle barche sono i benvenuti per un drink al loro bellissimo bar con terrazza sul mare o per una cena.

2008 al Kia Ora Resort - Rangiroa

2018 di nuovo al Kia Ora Resort - Rangiroa

Nel lontano Ottobre del 2008 ci recammo in Polinesia via aerea per festeggiare il nostro 15°anniversario di matrimonio. Passammo anche qualche giorno al Resort Kia Ora osservando dalla spiaggia, dalla terrazza del bar e dal lungo pontile in legno, le barche ancorate poco distanti con un pizzico di invidia, quella buona. Y2K era arrivata in famiglia nel Febbraio di quell’anno e avevamo navigato insieme per la prima volta quell’estate. Sognavamo ad occhi aperti e mai e poi mai avremmo immaginato quello che ci avrebbe riservato il futuro. Dopo 10 anni siamo ancora al Resort Kia Ora a bere un drink sulla stessa terrazza affacciata sulla laguna di Rangiroa, con un’unica differenza: una di quelle barche ancorate “poco distante” è lei, la nostra Y2K.

Insieme agli amici di “Obiwan” ci fermiamo a Tiputa per qualche giorno. Ne approfittiamo per rimpinguare le nostre cambuse e comprare frutta e verdura fresche. Nel villaggio di front l’ancoraggio, ci sono due supermercati dove è possibile trovare praticamente tutto. A Est della pass, ci sono altri negozi, altri supermercati e la posta con il bancomat. E’ possibile recarsi anche qui con il proprio tender, attraversando a tutta velocità la pass senza alcun pericolo. Anche qui è possibile lasciare il dinghy al pontile in cemento.

In navigazione verso sud - Rangiroa

Insieme ad Obiwan verso sud - Rangiroa

La meteo promette giornate splendide con rotazione del vento prima da NE a ENE, quindi a E. Noi e i ragazzi di Obiwan ne approfittiamo per issare le ancore e cominciare la nostra esplorazione dell’atollo, direzione Sud Est.
1Per spezzare la navigazione considerate le distanze e considerato che la brezza è al momento un leggero N-NW, scegliamo di ancorarci più o meno a 30 miglia da Tiputa, davanti ad uno spettacolare e lunghissimo motu dalla spiaggia bianca. Diamo fondo in 5 metri di acqua turchese resa lattiginosa dalla incredibile quantità di sospensione corallina.

Le coordinate sono: 15°11,142 S; 147°23,525 W.

Trascorriamo un bellissimo pomeriggio esplorando gli hoa e le spiagge. La sera, però, mentre ci prepariamo per una cena tutti insieme a bordo di Y2K, arriva una specie di piccolo fronte non previsto che fa ruotare il vento da Ovest e rinforzare fino a 15-17 Kt. Si mette pure a piovere a dirotto. L’ancoraggio non offre un buon riparo da Ovest, diciamo pure che siamo totalmente esposti al vento e alle onde generate da 30 miglia di laguna. Immaginatevi il fetch…
Cena saltata e notte insonne fino alle 4 quando il vento comincia a calare e l’onda a diminuire. La pioggia continua ininterrottamente. Il mattino ci presenta uno spettacolo surreale: zero vento, una cappa grigia che si fonde con la laguna e crea un tutt’uno dal colore indefinibile…

Non sappiamo cosa ci è passato sopra la testa la notte passata, ma le previsioni danno una decisa rotazione da NE e poi da E. Dobbiamo muoverci per trovare ridosso. Non si vede assolutamente nulla, il mare ha lo stesso colore della cappa sopra di esso.

Navighiamo seguendo scrupolosamente la traccia GPS sul nostro tablet con OpenCPN, del nostro amico Diego del “Meccetroy” – che ha già navigato in queste acque - per raggiungere un ancoraggio più a SE.

Mentre navighiamo lentamente con mille occhi aperti per identificare i bassi fondali e i reef che, nonostante la traccia GPS, è sempre cosa buona e giusta, le nuvole scompaiono. Il cielo è terso, azzurro che più azzurro non si può. Ci sono sì e no 3 nodi di vento da NE e noi ci guardiamo intorno a 360°, incantati da questo “cielo senza fine” appunto, infinita distesa azzurra in alto e infinita distesa azzurra in basso, senza apparente orizzonte.

Obiwan e Y2K dal drone - Rangiroa Sud

Rangiroa dal drone - Ancoraggio Sud

Finalmente raggiungiamo la nostra destinazione e filiamo l’ancora in 6-8 metri di acqua, fondo di sabbia di quelli che si “risucchia” l’ancora Smile, quasi zero teste di corallo se non vicino alla riva. Una lingua di sabbia e reef che si estende verso Est dal motu di fronte, ci protegge dalla brezza e da quel poco di ondina generata dal vento. Davvero un buon ancoraggio.

Le coordinate sono: 15°14,306 S; 147°19,725 W

Ancoraggio Sud - Rangiroa

Qui ce ne andiamo a zonzo a riva e stiamo a bagnomaria a goderci il sole e la giornata.
Mentre camminiamo sulla spiaggia o in pochi centimetri di acqua, gli incontri si susseguono ininterrottamente: uno squalo pinna nera particolarmente curioso si avvicina così tanto da sfiorare il fondo con la pancia. E’ seguito come un ombra da due pesci gialli.

Pinna nera e pescetti gialli - Rangiroa

Un mini polpo allunga i suoi tentacoli fuori da una piccola formazione di corallo e comincia a muoversi agilmente sulla sabbia per raggiungere la sua prossima destinazione. Lo vediamo per caso, tanto è mimetizzato con il fondale. I suoi colori cambiano a seconda di cosa toccano i suoi tentacoli, è buffissimo.

Mini polpo - Rangiroa

Il CPT a bagnomaria - Rangiroa

L’aliseo ruota decisamente a Est la mattina successiva, sempre insieme ad Obiwan, decidiamo di spostarci per trovare un ridosso migliore. Sia seguendo le tracce GPS sempre dei nostri amici del Meccetroy, sia navigando a vista, ci infiliamo in uno degli ancoraggi più suggestivi di tutto l’atollo.
Facciamo lo slalom fra bassi fondali, teste di corallo, reef affioranti e piccoli isolotti emersi nella laguna. In alcuni casi manovriamo di 90° letteralmente per seguire il blu delle “acque sicure”.

I nostri sforzi e patemi alla fine, quando raggiungiamo la destinazione, vengono ricompensati da uno spettacolo incredibile. Completamente a Sud Est, l’ancoraggio è circondato da reef e coralli. Davanti, dietro, accanto. Hoa immensi si aprono sulle nostre prue. Un mare dalle sfumature impossibili da descrivere.

Ancoraggio tra i reef di SE - Rangiroa dal Drone

Ancoraggio tra i reef di SE. Sì quei puntini in fondo sono Y2K e Obiwan - Rangiroa dal Drone

Gli hoa di SE - Rangiroa dal drone

Gli hoa di SE - Rangiroa dal drone

Dune di sabbia, isolotti, distese infinite di acqua turchese a perdita d’occhio. Un posto pazzesco.

Le coordinate sono: 15°15,518 S; 147°14,518 W

Ce ne stiamo 2 giorni fermi a goderci lo spettacolo, col dinghy risaliamo un hoa fino al reef esterno. Con il poco vento, l’oceano è calmissimo e possiamo avvicinarci proprio al limite estremo della barriera corallina. Vediamo di tutto: murene rintanate nelle polle d’acqua, ricci enormi dagli aculei spessi e lunghi e dall’esoscheletro corazzato (abbiamo scoperto grazie ad una amica di Facebook, che si chiamano ricci matita e che solitamente vivono nei mari più puliti e ossigenati), enormi pesci pappagallo che fanno dentro e fuori dal reef, i soliti squali onnipresenti, tartarughe, razze, conchiglie bellissime.

Risaliamo un hoa con i dinghy - Rangiroa

Il reef esterno - Rangiroa

Riccio matita - Rangiroa

Riccio matita - Rangiroa

Pesci balestra Picasso che sembrano letteralmente dipinti con matite e carboncino, delle murene in pozze di acqua lasciate dalla bassa marea.

Balestra Picasso - Rangiroa

Murena - Rangiroa

La stessa murena nella sua polla d'acqua - Rangiroa

La meteo ci regala davvero due giorni meravigliosi e noi continuiamo a spassarcela a zonzo sul reef esterno, l’oceano calmo e bluissimo, la laguna placida, la quiete rotta solo dai versi delle fregate.
Ce ne andiamo col dinghy su un motu poco distante, a destra delle nostre barche. Il percorso è tortuoso fra bassissimi fondali e spesso dobbiamo scendere e farcela a piedi trascinandoci dietro i dinghy.

Sfumature - Rangiroa

Squalo e Tartaruga - Rangiroa

A zonzo per la laguna - Rangiroa

Vogliamo far volare il nostro drone per riprendere dall’alto lo spettacolo di questo atollo. Ben presto scopriamo che il motu è abitato da una colonia rumorosissima di uccelli marini con relativi nidi e uova appena deposte. Questi animali depongono le uova a terra senza nido. Appena scendiamo sulla spiaggia, i volatili cominciano ad agitarsi, a volare vorticosamente e ad emettere tremendi suoni, ammonendoci seriamente dall’avvicinarci oltre. Dobbiamo essere molto cauti, innanzi tutto non vogliamo nuocere agli uccelli calpestando inavvertitamente le uova, secondo teniamo molto alle nostre teste e facciamo volentieri a meno dei i loro becchi appuntiti Smile, terzo ci piacerebbe molto evitare problemi di “attacchi aerei” al drone Open-mouthed smile.

Gli equipaggi di Obiwan e Y2K - Rangiroa

Ce ne andiamo in un angoletto in disparte, lontano dal vociare pazzesco degli uccelli. Questi, una volta visto che ci siamo allontanati, si calmano e smettono di urlare come matti.

A zonzo per le hoa - Rangiroa

Dune - Rangiroa

Relax del CPT - Rangiroa

Rangiroa dal drone

Riusciamo a far decollare il drone senza problemi e a lanciarlo in volo in lungo e in largo. Le riprese e le foto sono davvero mozzafiato.
Mentre i ragazzi si divertono con il “giocattolino volante”, Ale e Raffa si inoltrano nei lunghi hoa alla ricerca di cipree. Nelle acque turchesi degli hoa si vede davvero di tutto. Si incamminano fra pinnacoli di roccia nera, ricordo delle origini vulcaniche di questi atolli, e polle di acqua turbinosa spinta all’interno della laguna dall’oceano nelle quali si può fare un ottimo trattamento di idromassaggio Smile

In dinghy in un hoa - Rangiroa

In dinghy a zonzo per la laguna - Rangiroa

L’ultimo giorno di permanenza in questo ancoraggio, ce ne andiamo con il dinghy all’estremo Sud Est dell’atollo, dove avevamo avvistato dalla barca alcune costruzioni. Il nome del grande motu è Tupapau Rua. Una volta atterrati in spiaggia, ci accoglie un donnone polinesiano dal sorriso smagliante e suo padre, un uomo esile come un fuscello, ma con due occhi vivi e attenti. I soliti sorrisi, “Ia orana”, ci fanno vedere il loro piccolo angolo di motu e ci spiegano che, oltre alla lavorazione della copra, si occupano di creare dei monili con le conchiglie del luogo per poi venderli al villaggio di Tiputa o ai pochi turisti barcaioli che approdano da queste parti.

Tupapau Rua - Rangiroa

Tupapau Rua - Rangiroa

Gli oggetti sono davvero graziosi e ci sarebbe piaciuto acquistarne qualcuno, ma noi non ci siamo portati manco mezzo spicciolo. Non ci aspettavamo di trovare nulla sinceramente.
Il motu è molto bello, tenuto pulitissimo dai suoi occupanti. Ne approfittiamo per goderci un po' di fresco e ombra sotto alle palme, sempre con un occhio vigile ai cocchi, potenziali proiettili mortali.
Il nostro idillio viene interrotto dall’arrivo di una perturbazione australe che a quanto pare sfiorerà le Tuamotu portando il consueto Maramu, il forte vento fresco da Sud Sud-Est. Con gli amici di Obiwan cerchiamo di individuare un posto che ci garantisca sufficiente protezione, considerata la grandezza di Rangiroa.

Individuiamo un ridosso che sembra proprio fatto al caso nostro, si trova sulla costa Sud e un piccola rientranza offre la giusta protezione dalle brezze di Sud Est.

Le coordinate sono: 15°13,978 S; 147°42,007 W.

Ci spostiamo per tempo con la brezza che soffia ancora da NE. E’ abbastanza debole, tuttavia, sempre a causa delle distanze, una volta giunti a destinazione troviamo un notevole fetch che ci fa ballare discretamente fino a sera tardi. Tanto si aspetta il Sud.
La mattina del giorno successivo è grigia e piovosa come da previsioni. Il vento prima è totalmente assente poi fa una botta da SW sui 18 nodi, quindi muore e si mette da SE, ma non forte come ci aspettavamo. In realtà ruota ulteriormente e ci ritroviamo con un E-SE che per come siamo ridossati non va proprio benissimo. Infatti si balla un po'. Dopo 24 ore il vento ruota ancora: Est pieno 15-17 kt. Siamo totalmente scoperti. Dopo una trentina di minuti, si alza un’onda ripida da 1 metro che ci fa morire. Del Sud Est, manco l’ombra.

Per evitare di impazzire, issiamo l’ancora e ce ne andiamo sparati a motore fino alla costa Nord, 20 miglia con il vento sul naso a sbattere come scemi, fra groppi, scrosci di pioggia e rafficoni. Ritorniamo al primo ancoraggio di Sud Est, ci sembra di rinascere.
Ce ne stiamo tranquilli in questa oasi di pace fino a quando la perturbazione ci lascia e ritorna il bel tempo con i tranquilli alisei da E-ENE.
Decidiamo di approfittare del vento leggero per tornare all’ancoraggio di Tiputa e fare snorkeling nella pass.

Balestra Titan - Tiputa Pass Rangiroa

L’esperienza di nuotare nelle acque della pass di Tiputa, assecondando la corrente entrante, batte notevolmente quella di Fakarava. Il mare è assurdamente trasparente nonostante la notevole profondità e mentre ci avviciniamo alla zona esatta con il nostro dinghy, possiamo perfettamente vedere ogni cosa sul fondo. Siamo circondati da centinaia, CENTINAIA, di pesci fino in superficie. Abbiamo paura di triturarli con il fuoribordo da quanti sono !

Tiputa pass dal dinghy - Rangiroa

Una volta in acqua, lo spettacolo è davvero unico. La vita brulica dappertutto, i coralli sono vivi e colorati, balestra Titan enormi, pappagallo da un paio di chili almeno, squali di tutti i generi e ancora branchi composti da CENTINAIA e CENTINAIA di esemplari.

Tiputa Pass - Rangiroa

Per nulla intimoriti dalla presenza di sub e nuotatori, si fanno avvicinare e quasi accarezzare.
Dopo ore passate a giocare con le creature acquatiche ce ne torniamo a bordo e ci prepariamo per festeggiare il compleanno di Ale, tutti insieme. Abbiamo prenotato al ristorante e Hotel/Lodge Le Relais de Josephine, un posto assolutamente fantastico con una terrazza proprio sulla pass di Tiputa che offre uno spettacolo memorabile. I prezzi sono allineati con un buon ristorante francese in Polinesia, la specialità è comunque la cucina Tahitiana e si mangia davvero molto bene.

Durante la cena beviamo anche una bottiglia di vino bianco chiamato Blanc de Corail, una esclusività di questa zona. Pensate che le viti vengono coltivate a Rangiroa su terreno corallino. Il gusto è molto minerale con forti richiami alla frutta.

Passiamo davvero una bella serata, l’ultima a Rangiroa. Dobbiamo nostro malgrado proseguire verso l’atollo più a Ovest di tutte le Tuamotu: Tikehau.

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