January 26, 2017

Le San Blas – Cayo Holandes

Cayo Holandes - San Blas

La scorsa settimana abbiamo esplorato il gruppo di isole denominate Cayo Holandes. Questo cayo si trova a nord, nord-ovest della grande isola-capitale delle San Blas, Nargana, ed è molto esteso. Fra le varie isole c’è una laguna interna navigabile con buona visibilità e meteo tranquillo.

Cayo Holandes Map West

Cayo Holandes Map East

Percorriamo le poche miglia che separano Green Island dalla nostra nuova destinazione in compagnia di Raffaella e Giovanni a bordo di Obiwan. C’è pochissimo vento e navighiamo a motore. Obiwan prova a veleggiare, ma poi rinuncia Smile

Con Obiwan verso Cayo Holandes - San Blas

Entriamo nel cayo percorrendo il passaggio a Sud Est, fra le isolette di Ogoppiriadup e Quinquirdup, facciamo in giro fino all’ancoraggio denominato “Le Piscine” – davanti a BBQ Island -  per il colore dell’acqua pazzesco, poi ci ancoriamo a ridosso di Banedup.

Nella carta in rosso il nostro percorso.

Percorso-Cayo-Holandes

Le Piscine - Cayo Holandes

Le Piscine - Cayo Holandes

Il posto è spettacolare! Totalmente riparato, acqua stupenda, circondato dai reef, pieno di spiaggette invitanti.

Ancorati davanti a Banedup - Cayo Holandes

Ancorati davanti a Banedup - Cayo Holandes

Non appena siamo fermi e la barca è in sicurezza, ci armiamo di gommone e partiamo alla scoperta del luogo. Ce ne andiamo fin quasi sopra il reef esterno, vediamo razze compiere piroette olimpioniche e una quantità mai vista di stelle marine. E’ bellissimo.

In giro per Cayo Holandes - San Blas

In giro per Cayo Holandes - San Blas

Il giorno dopo, noi, Raffaella e Giovanni di Obiwan con i loro simpaticissimi ospiti Francesca e Manuele di Bologna, contattiamo Ina, un Kuna che vive con la sua famiglia sul vicino isolotto di Tiadup. Ina organizza per noi un pranzo sulla spiaggia della sua isola a base di aragosta appena pescata e riso al cocco. Siamo in estasi!

I bimbi di Tiadup - Cayo Holandes - San Blas

Conosciamo i Kuna che vivono su Tiadup, gente fantastica, molto semplice. I bambini sono curiosissimi di vedersi sugli schermi degli smartphone ogni qualvolta scattiamo loro delle foto.
Giriamo per il villaggio, osserviamo gli uomini che vanno a pesca con le loro canoe ricavate dai tronchi e altri bimbi che saltano in mare e li raggiungono nuotando non appena la pesca è terminata.

I pescatori Kuna di Tiadup - Cayo Holandes

I pescatori Kuna di Tiadup - Cayo Holandes

A Banedup ritroviamo Allison e Derek e la loro “Arielle”, una coppia di Inglesi simpaticissimi che sono in giro da un sacco di tempo e hanno fatto non so quante volte il giro del mondo e che avevamo già avuto modo di conoscere in Colombia, nel marina di Santa Marta.

Una sera siamo tutti a cena a bordo di Obiwan e ci scompisciamo dal ridere per il miscuglio di lingue, inglese-Romagnolo-Toscano-Romano. Ci divertiamo come matti.

Banedup - Cayo Holandes - San Blas

Spiaggia di Banedup - Cayo Holandes - San Blas

L’aliseo rinforza piazzandosi su 20/22 nodi. Noi non lo sentiamo per niente, perfettamente protetti dal reef esterno, da BBQ Island e da Banedup. Molte barche lasciano la baia e si spostano, noi ci godiamo la pace e la tranquillità dell’ancoraggio quasi da soli.

Poi arriva Diego con il suo Oceanis 411 “Meccetroi”. Non lo vedevamo dalle USVI ! Le nostre rotte si sono separate per la stagione degli uragani, lui a nord, verso la Florida e Miami, noi a sud, verso le ABC. Grandi feste e cena a base di aragosta a bordo!
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January 15, 2017

Le San Blas – Coco Bandero Cays e Green Island

Coco Bandero

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La scorsa settimana, dopo una perturbazione che ci ha bloccato a Banedup (Cayo Lemon) per qualche giorno di troppo e quando l’aliseo ha mollato la sua potenza, ritornando alla normale intensità Caribe, abbiamo esplorato Coco Bandero Cays e Green Island, due posti stupendi.

Coco Bandero - San Blas

Coco Bandero è un ancoraggio suggestivo, ma un pochino complicato a causa dei fondali piuttosto profondi (dai 9 metri ai 15) e degli spazi limitati dove invece è più basso, cioè nel canale fra gli isolotti di Olosicuidup e Guariadup. Inoltre con vento forte si rolla abbastanza. Noi ci siamo fermati a dormire ancorando in poco più di 9 metri d’acqua davanti all’isola di Tiadup. Avevamo 18/20 nodi di vento e abbiamo ballato ben bene per tutta la notte. Consigliamo di sostare in condizioni meteo tranquille e di trascorrerci la notte in caso di aliseo debole (inferiore ai 15 Kt.). Altrimenti è preferibile percorrere le circa 3 miglia che separano Coco Bandero da Green Island e ancorarsi qui per la notte.
Non stiamo qui a dilungarci con troppi “blablabla” inutili, le foto di questo gruppo di isolotti parlano da sole Open-mouthed smile

Coco Bandero_arrival

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La foto subito sotto mostra l’isolotto di Tiadup. Noi abbiamo dato ancora  proprio a poppa di questo due alberi dalle crocette “alternative” (non ne aveva una dritta), in 9 metri. Più vicino alla spiaggia dell’isolotto ci sono circa 7/8 metri. In questo specchio di acqua il mare è profondo, specialmente alla destra di Tiadup, più vicino al reef dove abbiamo registrato 15 metri.

Tiadup - Coco Bandero - San Blas

Green Island è a sud di Coco Bandero, come dicevamo, a poco più di 3 miglia di distanza. Ci sono due ancoraggi in questa zona, uno, più stretto e più protetto a ridosso proprio dell’isola, l’altro più ampio, con fondali poco più profondi protetto dal reef, Green Island rimane a sinistra.

Green Island - San Blas

E’ un ottimo ancoraggio in caso di vento forte, nonostante la profondità che varia dai 7 ai 10 metri, il fondo è un ottimo tenitore di sabbia. La zona più ridossata, dietro l’isola, è più confortevole, ma è soggetta ad una corrente che tende a far posizionare la barca non con prua al vento, ma parallela alla costa dell’isola. Per questo motivo in alcune condizioni meteo si rolla molto.
Noi diamo ancora nella zona davanti al reef, preferiamo il vento alle rollate e alle zanzare che a quanto pare, al tramonto, assaltano le imbarcazioni troppo vicine a terra.

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Green Island è tutta da esplorare a piedi, lungo la sua spiaggia, con il dinghy sui suoi reef. La zona della “piscina”, un’area di mare basso, trasparente e turchese, disseminata di stelle marine è l’ideale per stare ore e ore a bagnomaria a godersi il panorama. Qualche volta in compagnia di una razza a caccia di cibo o semplicemente curiosa.

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La meteo ci regala una settimana di cielo azzurro e aliseo gentile, mai sopra i 15 nodi, a volte addirittura inferiore ai 10. Riusciamo ad esplorare il reef, tutte le micro isolette che compongono quest’area, in modo particolare è degna di nota Waisaladup, ciuffetto di palme e sabbia a sud-est di Green Island. Lasciamo Y2K ancorata tranquilla e ci lanciamo con il dinghy alla volta di Waisaladup. In pochi minuti, grazie al nostro nuovo potente fuoribordo Tohatsu 18, siamo a destinazione.

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C’è talmente poco vento che Max – FINALMENTE ! – riesce a far decollare il drone e a riprendere dall’alto il nostro ancoraggio, catturando immagini spettacolari.

Y2K ripresa dal drone - Green Island - San Blas

La "piscina" di Green Island ripresa dal drone - San Blas

Per finire in bellezza, l’ultima mattina di permanenza, Green Island ci regala uno spettacolo indimenticabile. Mentre facciamo colazione sentiamo degli strani rumori, come degli sbuffi. In realtà sono sfiatatoi. Un gruppo di 8 o 10 delfini entra nella baia. I cetacei nuotano, giocano, cacciano, si accoppiano non capiamo bene, tranquillamente in mezzo alle barche all’ancora. Passano vicinissimi, saltano, emergono teste, rostri, code, fanno piroette. E tutti noi, barcaioli, abbarbicati ai pulpiti a guardarli a bocca aperta.

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Nuotano vicini alla costa dell’isola, in pochi metri di acqua, saltano, sbattono le code sulla superficie del mare. Poi, come a rispondere ad un comando, così come sono apparsi, escono tutti insieme dalla baia, procedendo come in parata da una barca all’altra. Senza parole…
Le carte sono state catturate dal portolano di Eric Bauhaus (Quarta edizione).

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January 9, 2017

Le San Blas – Ciuffi di palme in mezzo al nulla.

I primi ciuffi di palme delle San Blas

La vigilia di Natale, dopo 3 giorni di navigazione da Santa Marta che abbiamo raccontato QUI, QUI e QUI, avvistiamo per prima cosa ciuffi di palme che paiono spuntare direttamente dalla superficie del mare. Soltanto a pochissime miglia dalla nostra destinazione cominciamo a distinguere più o meno chiaramente le basse isolette che ospitano queste palme.

La prua di Y2K è volta verso Isla El Porvenir, qui c’è l’ufficio immigrazione per effettuare le pratiche di ingresso nello stato di Panamá e il Congresso Kuna a cui è necessario rivolgersi per ottenere il permesso di navigazione nelle acque della comunità autonoma Guna Yala.
Questa regione è abitata da una comunità indigena chiamata Kuna, che vive sulle isole con davvero poca se non quasi alcuna tecnologia. Solo in poche isole, più abitate, è possibile trovare la corrente, prodotta da pannelli fotovoltaici. 

Non vogliamo dilungarci in questo articolo sulla descrizione di questo popolo, sicuramente avremo  modo di conoscerlo meglio e quindi di poter scrivere qualcosa su di loro.

Porvenir

Gli amici di Obiwan sono dietro di noi di qualche miglio, prevedono l’atterraggio durante il tardo pomeriggio e per evitare sorprese preferiscono dirigersi a Cayo Holandes, un ormeggio più facile da raggiungere con il buio.

Ci avviciniamo alla passe, a bordo silenzio totale. Sentiamo le farfalle nello stomaco, stessa sensazione che provammo mesi addietro quando avvistammo le prime luci della Martinica dopo 18 giorni di Atlantico. Stavolta, però, le farfalle sono molte di più e frullano un sacco di più. Perché qui Y2K ci sta conducendo in un luogo che solamente qualche anno fa vedevamo in televisione, in quei documentari che si guardano solitamente alla domenica, mentre fuori c’è il nebbione o piove a dirotto.

L’arcipelago delle San Blas, più di 350 isolette lungo la costa Panamense, e i loro abitanti i Kuna, un popolo rimasto ancora quasi “intatto”, per quanto tempo ancora, mentre la globalizzazione avanza, non si può dire.

Il Paddy Boy - El Porvenir - San Blas

Ci chiamano al VHF, sono Giuliana e Roberto del Paddy Boy, sono arrivati già da qualche giorno e ci aspettano a El Porvenir. 
Ci chiama anche Andrea di Naso Blu, non lo conosciamo, ma ci accoglie calorosamente come nuovi venuti nella variopinta e numerosa comunità di Italiani stanziale alle San Blas.
Ci fa strada fra i reef e alle 13 siamo a ridosso dell’isola. Ci porta una birra gelata e ci dà ufficialmente il benvenuto alle San Blas. Che accoglienza, grazie Andrea.

Giuliana e Roberto accostano con il dinghy e ci danno le ultime news: sia ufficio immigrazione che congresso Kuna Yala sono chiusi per le festività natalizie. Niente documenti fino almeno al 27 Dicembre.

Qui a Porvenir si rolla un pochino, è un ancoraggio ballerino, Andrea ci propone di seguirlo all’ancoraggio nella zona sud di Cayo Lemon, tra alcune isolette fra cui la più conosciuta di chiama Banedup. Inoltre sappiamo che tutte le barche Italiane sono in quell’ancoraggio e quindi l’idea di passare un Natale in compagnia ci solletica, anche se siamo stanchi di tre giorni di navigazione.

Seguiamo con una rotta a zig-zag fra le isole Andrea, gli stiamo vicini, è la nostra prima esperienza in mezzo alle San Blas e non vogliamo perderlo di vista.

In realtà vediamo che la rotta da seguire è abbastanza facile, soprattutto con il sole alle spalle i bassi fondali si vedono molto bene ed è facile identificarli. Inoltre le carte del portolano di Eric Bauhaus arrivate alla quinta edizione, che abbiamo caricato anche sul tablet con l’applicazione OpenCPN sono davvero molto precise e dettagliate. Ancora una volta le Navionics ci stanno deludendo.

Carta-Banedup-Cajo-Lemon

L’ancoraggio risulta molto affollato. Ci sono almeno una trentina di barche. Tantissime bandiere Italiane a poppa oppure sotto la crocetta di sinistra. Mai visti tanti italiani in barca da quando abbiamo lasciato l’Italia, nemmeno in tutte le Antille.

Alle San Blas il canale VHF 68 è il canale di chiamata del gruppo di Italiani. Scopriamo subito che la comunità è molto attiva e che per questa sera, la sera del 24 Dicembre, hanno organizzato un aperitivo in spiaggia per le 18. Non promettiamo nulla, mancano ancora tre ore all’appuntamento, vediamo in che stato saremo per allora, ma non promette bene, il rilassamento ci sta prendendo e con esso anche il sonno. Ed infatti alle 18 siamo talmente in coma che dopo una cena frugale siamo già in branda a dormire, ci sveglieremo alle 7 del giorno di Natale dopo una lunga dormita.

Il Natale al caldo è sempre una sensazione particolare, strano per noi Italiani abituati al freddo. Passiamo la mattinata ad inviare gli auguri a tutti gli amici e parenti in Italia.

albero-natale-a-bordo-di-y2k

Abbiamo organizzato il pranzo di Natale a bordo di Y2K insieme a Giuliana e Roberto che ci faranno assaggiare le loro tagliatelle al ragù che risulteranno davvero squisite.

Per dolce un fantastico (molto buono davvero!) panettone acquistato in Colombia e sfornato in Brasile su ricetta Italiana, accompagnato da uno spumante brut Spagnolo, ci fa sentire un pochino di più Italiani, almeno per la tradizione se non per la provenienza dei prodotti.

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January 1, 2017

Santa Marta – Colombia

Marina di Santa Marta - Colombia

La sera del 16 Dicembre Y2K tocca per la prima volta il Sud America. Siamo in un nuovo sub-continente se possiamo definirlo così. Ci troviamo in Colombia accolti calorosamente da questo paese e dal suo popolo.

Abbiamo raccontato la nostra traversata da Curaçao QUI, QUI e QUI.

Ci troviamo ormeggiati al pontile carburanti del marina IGY Marina Santa Marta, siamo arrivati con un ventaccio sui 35 nodi, ma con il pronto aiuto di ormeggiatori super-competenti sia noi che Obiwan non abbiamo avuto troppe difficoltà. La notte le raffiche sono molto forti, ci troviamo all’imboccatura del marina e balliamo parecchio la rumba Smile

Il mattino del 17 Dicembre, molto presto, gli ormeggiatori ci guidano ai posti barca assegnatici dalla direzione, il vento è molto debole per fortuna, ma i ragazzi del marina ci dicono molto chiaramente di rinforzare bene gli ormeggi e raddoppiare tutte le cime perché si aspetta vento forte.

Y2K ormeggiata a IGY Marina Santa Marta - Colombia

Marina Santa Marta - Colombia

Sistemiamo Y2K “impacchettandola” ben bene con 8 cime, poi ci rechiamo in direzione con i documenti per effettuare le pratiche di ingresso in Colombia. Un plus del Marina Santa Marta è quello di avvalersi del servizio di un proprio agente che cura l’immigrazione e, se necessario, l’importazione temporanea dell’imbarcazione. Il costo dell’agente è totalmente a carico del marina, gli utenti pagano solamente eventuali tasse statali.

Gli impiegati sono gentilissimi, qui conosciamo Davide, italiano di Palermo ormai da diversi anni residente in Colombia, che gestisce il marina e Sergio di Siracusa che gestisce il cantiere del marina. Due persone splendide.

Nonostante la Colombia sia ormai un paese molto più sicuro di qualche anno fa, il marina ha comunque provveduto ad incrementare la sicurezza per i propri ospiti con una guardiania costante sui pontili e un controllo accessi al porto piuttosto rigido.

Effettivamente noi ci siamo sentiti sempre totalmente sicuri.

Direzione del marina - Santa Marta - Colombia

Il marina offre servizi eccellenti, bagni e docce puliti e moderni, pensate che l’accesso ai locali è gestito mediante lettori di impronte digitali. C’è la Wi-fi gratuita di buona qualità, lavanderia a gettoni (lavatrice e asciugatrice), sala lettura e condivisione libri, mini-market sempre aperto in cui è anche possibile trovare pochi e davvero molto limitati pezzi di ricambio nautici (non fate affidamento a questo negozio). Ecco l’unico grande limite di Santa Marta è la mancanza di un vero e proprio Ship Chandler.

Santa Marta - Colombia

La vita in Colombia costa davvero poco, pensate il piatto tradizionale l’arepa – un piccolo pane di forma circolare, preparato con farina di mais bianco e formaggio (queso) cotto sulla brace – costa 3000 pesos (1 Euro = 3200 pesos). Noi abbiamo assaggiato le arepas presso un locale con brace in strada, le pagnottelle sono avvolte in grandi foglie di platano e messe sulla brace fino a cottura ultimata.

I ristoranti hanno prezzi bassissimi per noi europei e il cibo è buono. E’ molto facile fare un pasto completo con meno di 10 Euro a persona.

Arepas - Santa Marta - Colombia

Gli equipaggi all'assalto delle Arepas - Santa Marta - Colombia

Rimaniamo cinque giorni in Colombia, un po' per la meteo, abbiamo passato due notti con Y2K piegata tipo bolina e 48 nodi più o meno fissi per 24 ore (e fuori un mare da paura! ), un po' per le lungaggini burocratiche per ottenere lo “Zarpe”, foglio di uscita dal paese.

Due parole sulla meteo: l’area fra Cabo de la Vela e Cabo Santa Marta si trova in una zona di accelerazione del vento che soffia costante da Est-Nord Est. In questo periodo dell’anno è abbastanza normale trovarsi intensificazioni dell’aliseo anche di 10-15 nodi rispetto alla normale intensità. Facile beccarsi sventolate dai 40 ai 50 nodi (come è successo a noi) e mare mostruoso con onde fino a 6 metri al largo.

Avremmo voluto restare di più in Colombia e visitare anche l’interno del paese, ma la voglia di bagnetti, isolette e palmizi è troppa e ci spinge inesorabilmente verso le San Blas Open-mouthed smile
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