July 21, 2017

Le Tuamotu – Raroia

Y2K a Raroia, ancoraggio a Est

Poco meno di 3 giorni per raggiungere l’arcipelago delle Tuamotu da Nuku Hiva. 460 miglia, tre giorni di bolina scomoda, con un vento che si rivela essere più intenso di quanto previsto, groppi, nuvole e sbattimento, tre giorni il cui ricordo viene spazzato via il preciso momento in cui attraversiamo la pass del primo atollo di questo arcipelago e entriamo nella laguna di Raroia.
OK, per noi il paradiso può attendere qualche centinaio di anni Smile

La maggior parte delle barche in transito per le Tuamotu non segue una rotta così a est dell’arcipelago perché il vento predominante è un Est Sud-Est che, come avete letto dalla nostra esperienza, rende la navigazione scomoda.

La conseguenza è chiara: Raroia è frequentata da pochissimi, un atollo tutto o quasi per noi. L’idea stessa del Sud Pacifico nell’imaginario collettivo è tutta racchiusa in questo anello corallino piazzato lì, nel blu cobalto dell’oceano.

Hoa di Raroia, ancoraggio a Est - Tuamotu

A parte il mini-villaggio all’ingresso della pass in cui è possibile trovare il basico (c’è l’ufficio postale!), qui non c’è altro se non un allevamento di perle. Motu, spiagge coralline bianche o rosate, acqua dai colori impossibili da descrivere, hoa (gli hoa sono delle specie di “fiumi”, aperture nella barriera corallina esterna, che fanno fluire l’acqua dell’oceano all’interno o all’esterno della laguna a seconda della marea) in cui l’acqua scorre e assume sfumature impensabili. Dune di sabbia che creano piscine naturali, squali pinna nera che nuotano in 5 cm di acqua, così numerosi e curiosi che te li ritrovi praticamente dappertutto. All’inizio è inquietante vedere queste forme scure che si avvicinano e ti osservano le caviglie, poi ci fai l’abitudine Smile Aquile di mare, pesci coloratissimi. Palme da cocco altissime, coralli vivi dai mille colori e niente altro.

Ancoraggio ad Est di Raroia - Tuamotu

Non c’è internet se non vicino al villaggio, gli approvvigionamenti arrivano via nave ogni tot Smile
Il nostro primo ancoraggio si trova a Est di Raroia, ad un paio di miglia a sud del famoso motu dedicato all’atterraggio della zattera Kon Tiki, vicino alla Ferme Perlier gestita da Jiji di cui parliamo più avanti.
Le coordinate sono 16°06,349’ S; 142°22,773’ W.

Y2K - ancoraggio Est di Raroia

Dopo un mese trascorso a rollare nelle baie delle Marchesi e ancora prima a Panama, ci sembra un sogno. Barca immobile, acqua ferma, leggerissimo brandeggio destra/sinistra. Una serie infinita di motu davanti a noi ci proteggono dal vento e dalle onde del Pacifico. Qualche testa di corallo, ma non troppe da dar fastidio alla catena. Riusciamo a filare l’ancora in una zona libera, su una distesa di sabbia. Siamo con gli amici del “Meccetroy”, Diego e Marina e con “Anthea”, Kim, Mark e i loro ragazzi Anson e Devon.

Dopo una ronfata imperiale, ce ne andiamo in esplorazione dei motu e degli hoa. Camminiamo sulla spiaggia o sul bagnasciuga e le vibrazioni causate dai nostri piedi attirano i numerosi soliti squaletti pinna nera che pattugliano in continuazione le sponde. Pare che Raroia rappresenti una specie di “nursery” per questi squali. Qui gli adulti depongono le uova, i piccoli nascono e cominciano a farsi “le ossa” in uno specchio acqueo tranquillo, senza pericoli per loro e ricchissimo di potenziali prede. Sono curiosissimi, si avvicinano per capire chi sei, a volte ce ne ritroviamo 5 o 6 che “scodinzolano” intorno a noi, ma sono anche innocui. Non si avvicinano più di tanto e se si corre verso di loro, scappano come fulmini.

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Ci sono gli esemplari più piccoli e quelli ormai cresciutelli di oltre un metro o un metro e mezzo. Nuotano in pochissimi centimetri di acqua e dopo un po' ci si fa l’abitudine a vedere tutte le loro pinne dorsali che tagliano la superficie del mare. Poi sembra di essere in un acquario. Facciamo snorkeling vicino ad una delle grosse “patate” (grandi teste di corallo) che si trovano in mezzo alla laguna. Pur non essendo uno dei siti più belli per questa attività, vediamo davvero di tutto.
Il giorno successivo andiamo a trovare Jiji, con la speranza che ci permetta di visitare l’industria perlifera che dirige. Jiji è un donnone tutta sorrisi originaria della Nuova Caledonia. E’ felice di ospitarci e di mostrarci tutte le fasi necessarie affinché un’ostrica produca una delle famose perle nere. I dipendenti sono Tahitiani e Cinesi.

Le perle di Jiji - Raroia

i Cinesi sono quelli che svolgono il lavoro di “precisione”, cioè l’innesto nell’ostrica di una sfera di un materiale simile alla plastica, insieme ad un micro lembo di mantello prelevato da un’altra ostrica e che viene scelto per il particolare colore. Il mantello è infatti quello che stabilirà la sfumatura di colore della perla.
L’ostrica viene poi rimessa in mare dove rimane per almeno un anno. Nel frattempo l’animale ricopre la sfera innestata di madreperla per “difendersi” dal corpo estraneo.

Prelievo della perla da un ostrica - Raroia

I Cinesi hanno anche il compito di prelevare e controllare le perle dalle ostriche innestate in precedenza. Se la perla è di buona qualità, la stessa ostrica viene innestata una seconda volta. Un’ostrica può essere innestata per altre due volte.
Gli attrezzi utilizzati da questi uomini e donne assomigliano a dei veri e propri ferri chirurgici. L’intero processo è lungo e abbastanza laborioso e non crediamo che l’ostrica gradisca particolarmente Smile Ma il risultato finale è impressionante: perle bellissime dalle sfumature porpora, azzurre, verdi, gialle.
Restiamo nell’ancoraggio di Est per quattro giorni, poi il vento ruota un pochino più a NE e rinfresca, così decidiamo di spostarci e raggiungere l’ancoraggio più a Nord-Est di Raroia, super riparato perché proprio all’estremo angolo di Nord Est dell’atollo.
Ci muoviamo a motore facendo attenzione ai bassi fondali e alle teste di corallo affioranti. Utilizziamo le foto satellitari con l’applicazione OpenCPN, molto, molto precise. Anche le carte Navionics sono dettagliate e accurate. Tuttavia Ale è sempre a prua a controllare per evitare spiacevoli inconvenienti ed eventuali incontri ravvicinati con qualche “patata” non segnalata.

Verso l'ancoraggio di NE, si presta attenzione alle teste di corallo - Raroia

Alle 14:00 del 12 Giugno siamo ancorati in un luogo che per noi rimane fra i più belli in assoluto fino ad adesso. Un angolo spettacolare, riparatissimo, tranquillo. Poche teste di corallo, sabbia, acqua limpida.
Le coordinate sono 15° 57, 296’ S; 142° 19,001’ W.

Ancoraggio di NE - Raroia

Una vera e propria meraviglia. Alla nostra sinistra una serie infinita di hoa e dune di sabbia in cui perdersi per ore, intervallate da piccoli motu disabitati. I soliti squali. Un posto incantato.
Davanti alla nostra prua tre motu disposti ad angolo ci proteggono praticamente da Nord, Nord Est, Est, Est Sud Est. Stiamo da favola.

Ancoraggio di NE - Raroia

Ancoraggio di NE - Raroia

Y2K e Meccetroy - Ancoraggio NE - Raroia

Quando il giorno seguente il vento molla e le poche nuvole scompaiono, ce ne andiamo a piedi fino alla barriera esterna dell’atollo. Un paesaggio lunare di una bellezza selvaggia. La sera stessa Raroia ci regala uno dei tramonti più incredibili delle Tuamotu.

Tramonto spettacolo a Raroia

Tramonto spettacolo a Raroia

La serata è calma, non c’è ovviamente una luce, le stelle in cielo sembra di poterle toccare con un dito. Gli amici di “Anthea” organizzano un falò sulla spiaggia, ognuno porta qualcosa da mangiare. Una serata in cui siamo davvero in pace con il mondo.

Ancoraggio di NE - Raroia

I giorni seguenti passano fra escursioni in dinghy ai motu poco distanti, scorrerie fra le dune sabbiose, esplorazioni degli hoa fino alla barriera esterna fra murene, conchiglie bellissime e pesci pappagallo dalle dimensioni inquietanti.
Non mancano i soliti squali, presenza costante, quasi come i cefali nel Mediterraneo.

Le dune di sabbia fra gli hoa - Raroia

Le dune di sabbia fra gli hoa - Raroia

Le dune di sabbia fra gli hoa - Raroia

Le dune di sabbia fra gli hoa - Raroia
Il vento continua a rimanere debole e Max fa volare il drone per cogliere dall’alto la bellezza di tutte le sfumature possibili di questo posto.
Quando riguardiamo le immagini riprese sul computer, rimaniamo senza parole. Si vede il fondo del mare, la sabbia, le teste di corallo, gli squali che nuotano, le ombre dei dinghy.

Ancoraggio di NE - Raroia

Il terzo giorno “Meccetroy” e “Anthea” si spostano vicino al mini villaggio con la speranza di trovare verdura e frutta fresche. Noi non ne abbiamo ancora bisogno, così rimaniamo totalmente da soli. L’ancoraggio è davvero tutto nostro. Non c’è una barca nel raggio di 5 miglia. Non ci sono esseri umani. Soltanto noi e Y2K. Il tempo si mantiene splendido e noi ci godiamo una giornata e la notte seguente in un atmosfera surreale.
Il brontolio delle onde dell’oceano che frangono sulla barriera esterna dell’atollo è l’unico suono che accompagna il nostro sonno.
La luce della luna piena illumina la superficie immobile del mare, si vede il fondo, l’ombra proiettata da Y2K, le teste di corallo e le creature marine notturne.

Y2K, Meccetroy e Anthea nell'ancoraggio di NE - Raroia

Dinghy e squalo - Raroia

Quando viene il momento di lasciare Raroia e questo piccolo angolo paradisiaco, non nascondiamo di avere il magone.
Avevamo letto tanto sulle Tuamotu, visto innumerevoli foto, documentari, speciali e quant’altro. Ma vivere questo arcipelago di persona, osservare con i propri occhi, entrare in una laguna e navigare all’interno di un atollo con la nostra barca è un’altra cosa. Una cosa pazzesca.

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June 9, 2017

Isole Marchesi - Arcipelago Tuamotu - Navigazione - Giorno 3

Data: 08/06/2017 Ora locale 17.00 (-12 ore dall'Italia) - Posizione 16 06.353S 142 22.774W
Raroia - Tuamotu

Diario di bordo del 07/6/2017

La mattina del terzo giorno di navigazione si presenta con cielo azzurro, nuvolette e aliseo da SE sui 17-20kt. Il mare fortunatamente non è grosso, circa un metro di onda, e soltanto qualche ondina più bastarda delle altre ci colpisce di lato con un BANG e frange in coperta.
Ogni tanto ci becchiamo qualche lungo rafficozzo sui 22kt che di bolina è un piacere da provare e gustare. Prendiamo due mani alla randa e rolliamo un pochino il genoa. Y2K in questo modo è molto più stabile, non si stravacca e va veloce come prima. "Ughetto" (che bolina stretto) fa il suo lavoro senza fare una piega. Siamo costantemente sopra gli 8 nodi.
L'oceano Pacifico è bluissimo, il sole alle 6 del mattino è già tiepido. Siamo in fibrillazione perché oggi è anche il giorno del nostro atterraggio alle Tuamotu.

La nostra prima meta è l'atollo di Raroia, situato a Nord dell'arcipelago e il più vicino quando si proviene dalle Marchesi. La pass di Raroia (pass = entrata all'interno della laguna) si trova a Ovest dell'atollo. Non sembra particolarmente impegnativa ed è ben identificata con segnali di allineamento. Bisogna prestare un pochino di attenzione alla marea e alla corrente creata da questa che può essere piuttosto forte in alcuni casi. Ci avvaliamo delle tabelle delle maree e correnti per le Tuamotu della British Admirarty, ma fanno riferimento all'atolllo di Makemo che è circa 80 miglia a ovest, quindi non saranno perfette al minuto. Ci siamo quindi anche rimessi all'esperienza di altri navigatori, abbiamo trovato il blog della barca Visions of Johanna dove Gram, lo skipper, ha ideato e preparato un foglio Excel con i calcoli di tutte le maree di tutti gli atolli, facendo dei calcoli di marea, partendo dalle previsioni di marea del NOAA. Rimane comunque la nostra prima pass con Y2K, quindi siamo un pochino nervosetti.

Alle 8 del mattino cominciamo a vedere i primi Motu dei micro-atolli disseminati nelle vicinanze della nostra destinazione, alle 9:30 siamo davanti alla pass di Raroia, emozionatissimi. "Meccetroy" che ci ha preceduto di circa 4 miglia dalla partenza da Nuku Hiva è già arrivato e sta già provando ad entrare. C'è anche "Antea", lo swan di Kim e Mark, simpaticissima coppia di americani, che attende ancora qualche minuto perché la corrente contraria pare sia ancora piuttosto forte. Nelle nostre tabelle, la "stanca" è indicata a partire dalle 9:45, siamo in anticipo.

Diego ci comunica di essere dentro, la corrente non è fortissima, basta mantenersi sulla sinistra della pass, seguire l'allineamento ed entrare. OK, chiudiamo le vele per benino e ci prepariamo ad entrare. "Y2K se non vi dispiace, voi fate strada e noi vi veniamo dietro" - dice Kim di "Antea" al VHF. Ma certo! Nessun problema.

Evvai, ci avviciniamo, prendiamo il giusto allineamento e cominciamo a percorrere la pass Tenukuhaupapatea. Motu a destra e a sinistra, corallo e acqua turchese. La corrente è gestibile e nel giro di qualche minuto Y2K è dentro la sua prima laguna e raggiunge ben presto "Meccetroy". Festeggiamo compiendo una serie di girotondi. In breve arriva anche "Antea".
Dobbiamo raggiungere il nostro ancoraggio che si trova dalla pare opposta della laguna, a Est/SudEst. La zona si trova davanti ad un grande motu, guardando la terra a destra di una industria perlifera. Ci muoviamo in carovana, navighiamo a motore facendo lo slalom fra le grosse "patate" o teste di corallo affioranti o appena sotto la superficie del mare. A dire il vero sono piuttosto facili da identificare e sia le carte satellitari che quelle Navionics risultano davvero precise, tanto che in caso di emergenza si potrebbe davvero navigare di notte. Risultano invece insidiose le boe delle industrie perlifere, qui molto attiva. Alcune sono ben visibili, altre sono sommerse. Ovviamente luci inesistenti.

Alle 11:30 siamo ancorati in paradiso, in 10 metri di acqua turchese, il motu davanti, numerose spiaggette bianche, piccoli squali pinna nera che ogni tanto fanno capolino dalla superficie. Sole, cielo azzurro. Y2K è alle Tuamotu. In onore della ZoomaX e dei consigi di Anna e Paolo, ancoriamo esattamente nel posto dove loro ancorarono 4 anni fa.

Nota: qui non c'è Wi-fi, in realtà non c'è nulla :-) C'è però la rete telefonica locale, potremo, forse, utilizzare la schedina presa a Hiva Oa. Foto e aggiornamenti Facebook saranno però limitati. Faremo del nostro meglio. Portate pazienza.

Raroia, 08 Giugno 2017

June 8, 2017

Isole Marchesi - Arcipelago Tuamotu - Navigazione - Giorno 1

Data: 07/06/2017 Ora locale 16.00 (-12 ore dall'Italia) - Posizione 13 59.821S 141 56.262W

Vento15kt da E - velocità 8kt, mare mosso, onda lunga da ESE 1,5mt. Cielo quasi sereno. Navigazione randa, genoa. Bolina larga
Diario di bordo del 06/6/2017

Innanzi tutto vogliamo fare i complimentoni al meteorologo (o ai meteorologi) che lavora ai grib. Una bella pacca forte sulle (s)palle da parte di tutto l'equipaggio di Y2K, Wilson incluso.

In secondo luogo spieghiamo le nostre motivazioni: ieri giornata da dimenticare. A metà mattinata il cielo diventa plumbeo e il vento comincia piano piano ad intensificarsi. Finiamo sotto una specie di perturbazione che assomiglia molto ad una zona di convergenza. Per farla breve, ci facciamo tutto il pomeriggio e tutta la notte fra una serie ininterrotta di squall, pioggia e vento da ESE che spazia dai 10 ai 23kt.

Una roba assurda! Una bolina come non ne ricordiamo da secoli ormai. Ora, la bolina è un'andatura "cool" solo per far due bordi fuori porto o per tragitti brevi, e per tragitti brevi intendo <=200mg e già lì... Ma quando si deve navigare in mezzo all'Oceano per giorni e giorni è una immane rottura di palle che se esiste qualcosa di più grande di "cosmico", ecco questa è la dimensione della rottura di palle.

Prendiamo una prima mano alla randa, il vento aumenta. Di per sé Y2K va benissimo, "Ughetto" (che bolina stretto) - il nostro autopilota - fa quasi zero correzioni. Siamo noi che cominciamo a dare i numeri. OK, riduciamo il genoa. Poi uno squall più violento degli altri ci fa decidere per la seconda mano alla randa. Ormai il ESE è sui 18kt abbastanza fisso, sotto squall meglio non guardare lo strumento del vento e il moto ondoso dell'oceano è diventato quello da 18-22kt. Alla faccia della finestra giusta per partire tranquilli!

La notte non dormiamo, nuvoloni scuri con relativa pioggia attraversano la nostra rotta e noi ci diciamo che chi ha inventato la bolina per le barche a vela dovrebbe essere punito in maniera molto severa per un lungo periodo. :-)

Eppoi siamo inclinati dalla "parte sbagliata" - come sempre eh? Tutti gli stipetti con le cibarie, pentole, tazze e bicchieri sono sopravvento. Ne apri uno nel disperato tentativo di prendere una tazzotta per farti un te' e devi essere velocissimo prima che lo stipetto stesso ti vomiti fuori tutto il suo contenuto stile Esorcista. La cucina è sopravvento, il CESSO è sopravvento e pure la sua asse che ti si abbatte senza pietà sulla schiena. Beh il secondo bagno non è sopravvento, ma è più scomodo :-) La libreria è sopravvento, che se per caso hai dimenticato il tomazzo "Rotte di tutto il mondo" di Cornell fuori dagli appositi fermi, te lo vedi schizzare dritto sui denti.

Vabbè. da questa mattina siamo due zombi e cerchiamo di dormicchiare qui e là. La giornata è tipica del sud Pacifico e quella specie di perturbazione è svampata lasciando spazio a cielo azzurro e nuvolette bianche. Ma anche l'aliseo è tipico con i suoi 15kt da Est con relativa tipica bolina (un po' più larga) appresso.

Domani in mattinata faremo la nostra prima passe Pacifica con Y2K!

Distanza da Raroia - 121mg.

June 6, 2017

Isole Marchesi - Arcipelago Tuamotu - Navigazione - Giorno 1

Data: 06/06/2017 Ora locale 08.03 (-12 ore dall'Italia) - Posizione 10 42.064S 140 40.959W
Vento12kt da E - velocità 7,2kt, mare poco mosso, onda lunga da ESE 1,5mt. Cielo quasi sereno. Navigazione randa, genoa. Bolina larga

Diario di bordo del 05/6/2017

E' arrivato il momento di lasciare le Marchesi. Isole bellissime, uniche, dove è ancora possibile visitare villaggi remoti in cui gli uomini - pescatori o cacciatori - non sono poi tanto diversi dagli antichi guerrieri raffigurati in vecchi dipinti.

Un mese alle Marchesi è sufficiente, la pioggia costante ha fatto fiorire la muffa su alcune parti del nostro ponte in teak. I fiumi carichi di acqua si riversano nelle baie rendendo il mare torbido e marrone. Siamo abbronzati come dopo 6 mesi in Padania :-) Abbiamo bisogno di sole, mare trasparente e sabbia bianca.

La giusta finestra meteo arriva giusta, giusta. Poco vento, mare in calo. Dobbiamo percorrere circa 450 miglia con una rotta "scomodina", un traverso. Quindi ben venga il poco vento e pazienza se dobbiamo usare il motore.
A proposito di motore, visto che noi non ci facciamo mancare nulla :-), Max decide di effettuare il consueto tagliando (cambio olio, verifica e cambio filtri etc) il giorno prima di partire, il 4 Giugno. E già qui ci sarebbe da dire, ste robe non si fanno mai il giorno prima di partire. Ma un po' la pigrizia, un po' sto tempo piovoso non aiutano.

Tutto procede normalmente fino a quando non arriva il momento di accendere il motore e spurgare l'aria. Il motore continua a far fatica a partire al primo colpo anche quando ormai il circuito dovrebbe essere a posto. Non prende giri e accelerando si spegne, segno che non arriva carburante a sufficienza. Interessante. Max sbaracca mezzo vano motore, immerso nel diesel e nell'olio fino alle orecchie e si comincia il check di tutto il circuito. Dopo una giornata di smadonnamenti e parolacce varie capiamo che c'è qualcosa che non va tra il filtro Racor - il filtro decantatore per il gasolio che abbiamo montato prima di lasciare il Mediterraneo - e il consueto filtro gasolio motore. La pompetta manuale posta su quest'ultimo filtro pompa solo aria e non gasolio. Interessante 2. Chiamiamo Diego del "Meccetroy". Si trova a Daniel Bay qui a Nuku Hiva a poche miglia di distanza da noi. Anche lui con Marina in partenza per le Tuamotu il giorno seguente. Diego è davvero bravo, nella sua precedente vita, lavorava sui motori e impianti di barche e aerei. Scambiamo pareri e consigli. Diego ci suggerisce di smontare il Racor per verificare eventuali occlusioni da sporcizia e procedere da lì. Inoltre senza alcun indugio, ci dice: "vengo lì domattina". Intanto fa buio e dobbiamo aspettare la mattina successiva - giorno della partenza. Non stiamo a raccontarvi con quale spirito ce ne andiamo a dormire.

Il mattino del 5 Giugno, sveglia alle 6:30 con Diego già alla radio per seguirci e aiutarci. Max smonta il Racor dal suo supporto e cominciamo a disassemblarlo. La sfiga vuole che per aprirlo completamente sono necessarie delle chiavi con passo americano che non abbiamo mai avuto necessità di comprare. Altra roba da mettere nella già lunga lista di acquisti futuri. Diego le ha. Muove il "Meccetroy" e ci viene in soccorso.

Una volta insieme, Max e Diego cominciano a lavorare sul Racor che è sì sporco, ma non da giustificare il mancato passaggio del carburante. Si rimonta il Racor, il motore continua a soffrire di mancato apporto di gasolio. Si procede a verificare il circuito a valle del Racor. Dopo un'ora la scoperta: la fottutissima maledetta pompetta manuale del filtro motore è occlusa/rotta/salcavolo. La pompa manuale è un monoblocco e non si può aprire. La bypassiamo, il motore si accende che è un piacere e accelera che è un piacere. Tiriamo tutti un sospiro di sollievo. Già ci vedevamo bloccati alle Marchesi per settimane sotto la pioggia torrenziale. Che bello avere amici che accorrono quando sei in difficoltà, grazie Diego, sei stato un vero amico.

OK per ora faremo senza filtro motore e solo con il Racor, che è più che sufficiente, ma ordineremo il pezzo di ricambio in Italia.

Per festeggiare ce ne andiamo a terra a pranzare, poi alle 14 salpiamo. Destinazione Raroia atollo più a sud delle Tuamotu. Lasciamo le Marchesi sotto il cielo più terso che abbiamo mai visto da quando siamo atterrati a Fatu Hiva. NON una nuvola, manco sulle vette più alte, azzurro totale, poco vento. Certamente ci sta pigliando per i fondelli ??
Procediamo con randa, genoa e motore.

Subito fuori dalla baia di Nuku Hiva, sfila sulla nostra sinistra uno squalo a pelo d'acqua, non riusciamo a vedere esattamente di cosa si tratta, ma la sagoma è quella. Poco più avanti una zona di mangianza, con molti uccelli, mentre guariamo, a tre, quattro metri da noi un tonno di una bella taglia salta completamente fuori dall'acqua, che spettacolo.
Una volta al largo di Nuku Hiva e lasciata Ua Pou, l'oceano si calma e andiamo bene. Il tramonto è uno fra i più spettacolari mai visti in Pacifico fino ad adesso.

Distanza da Raroia - 328mg.

June 1, 2017

L’incredibile “difficile” bellezza delle Isole Marchesi – Atterraggio a Fatu Hiva

Arrivo a Fatu Hiva

Immaginate di restare confinati in un ambiente praticamente asettico per quasi un mese, immaginate 28 giorni di nulla, fatta eccezione per il rumore continuo di acqua che si infrange sulla vostra casa galleggiante. Immaginate 8000 Km così, giorno e notte.

Poi una mattina all’alba il paesaggio cambia e vi ritrovate a guardare con occhi sbarrati una terra che si erge in mezzo alla vastità sconfinata dell’Oceano. Una visione drammatica: coste a picco sul mare, pinnacoli altissimi, roccia nera, vegetazione lussureggiante verde smeraldo, nuvoloni a coprire le cime più alte, un arcobaleno messo lì, quasi dipinto.

Arrivo a Fatu Hiva

Appena scapoliamo Capo Teaitehoe (qui i nomi sono come una melodia) e siamo sottovento all’isola, i nostri sensi vanno in overdrive. Profumi e suoni. Profumo di terra bagnata, erba, vegetazione, fiori, frutta. Canti di uccelli mai sentiti, il rombo delle onde dell’Oceano che si infrangono sulle coste selvagge e si polverizzano nell’aria cascate che si rovesciano nell’oceano.

Fatu Hiva

Fatu Hiva_Hanavave

Il nostro atterraggio a Fatu Hiva avviene il mattino del 7 Maggio 2017. Filiamo l’ancora in stato di ipnosi, Baia delle Vergini, villaggio di Hanavave. 22 metri di fondo, 90 metri di catena giù. Si rolla un po' per l’onda da sud che entra. Mare blu cobalto. Molte barche, ma c’è un silenzio irreale.
C’è un gruppo di delfini che sembra quasi stanziale. Praticamente ogni giorno entra nella baia e nuota in mezzo alle barche e agli uomini come se niente fosse. Incredibile!

Delfini a Fatu Hiva

La bellezza di queste isole è complicata da spiegare se non le si vede vis-a-vis. Sono maestose, inquietanti e, come da titolo di questo post, difficili. Difficili perché gli ormeggi sono precari, si rolla molto, i fondali molto profondi, la meteo variabile, il vento si incanala nelle gole e soffia forte con rafficoni catabatici che mettono un pochino di timore e arrivano dal nulla, quando il vento costante è meno di 10 nodi. Le spiagge sono una rarità. E poi piove. Piove tantissimo.

Baia delle Vergini - Hanavave - Fatu Hiva

CONSIGLI:
  • dotarsi di una BUONA ancora e fidarsi di essa.
  • disporre di almeno 100 metri di calumo. NON meno di 35 metri di catena.
  • essere disposti a dare ancora anche in 25 metri di fondo. Di solito i fondali sono di sabbia o sabbia e fango. Ottimo tenitore.
  • FONDAMENTALE è di cercare di ormeggiare alla giusta distanza dalle altre imbarcazioni. Ricordate che anche gli altri hanno giù almeno 80/90 metri di calumo e che il vento spesso gira da tutte le parti per effetto catabatico. NON è come nelle baie delle Antille dove il vento arriva sempre dalla stessa direzione.
  • un occhio SEMPRE  aperto.
  • un tendalino raccogli-acqua piovana è consigliabile. Una giornata di pioggia riempie abbondantemente i serbatoi (e ne avanza).
L’impatto con la Polinesia e la sua gente è forte. Dopo quasi due anni trascorsi ai Caraibi, subiamo un mezzo shock culturale. Arrivi a terra col tuo dinghy ancora frastornato e TUTTI ti sorridono: “Bonjour”, “Maeva!”, ti dicono. Sorrisi che partono dalle labbra e raggiungono gli occhi. Mai visto niente del genere fino ad adesso.
Donne con fiori fra i capelli che ti accolgono con grandi gesti, uomini che lavorano alla costruzione di una piccola diga per riparare le loro imbarcazioni dalla risacca, sporchi di fango dalla testa ai piedi, che si fermano e ti dicono “Maeva!” Benvenuti a Fatu Hiva.

Fatu Hiva - Baia delle Vergini

Nei villaggi minori non esistono banche, non c’è nulla. Dei soldi NON sanno cosa farsene. Solo nel mini-market (mini che più mini non si può) si compra il basico con i franchi polinesiani. Cambiare dollari americani o euro con franchi polinesiani si può, ma solo presso il villaggio principale di Fatu Hiva, Omoa. E si cambiano al market che è un po' più grande di quello di Hanavave.
Arrivano i pescatori e ti mollano mezzo quintale di tonno, caschi di banane interi (“Ma no dai è troppo va bene mezzo casco” – “E che te ne fai di mezzo casco di banane?? Surprised smile), pompelmous (i pompelmi locali, molto differenti dai nostri. Dolci, succosi) grossi come un pallone da calcio. Fai scambi: magliette, quaderni e pennarelli per i bimbi, attrezzatura da pesca, vecchi orecchini.

Pompelmous

Pompelmous

Villaggi puliti, curati e ordinati da vergognarsi di come NOI teniamo la nostra barca Smile, nessun odore oltre al profumo intenso dei fiori, della frutta e delle piante. Non esiste spazzatura in giro. NIENTE plastica, da nessunissima parte.
Piove e c’è fango sulle strade. Nei negozietti e nelle case si entra lasciando fuori le ciabatte e pulendosi i piedi su uno stuoino. C’è sempre un rubinetto fuori, nel curatissimo giardino, che si può usare per togliersi il fango dalle gambe e dai piedi.
Fra un mese c’è una rappresentazione a Tahiti. Tutti gli arcipelaghi manderanno qualcuno: Hanavave si prepara e gli uomini si esercitano suonando i tamburi. Le donne danzano sotto la guida del loro istruttore. A bordo di Y2K noi sentiamo i loro tamburi ogni sera e ogni sera ci viene la pelle d’oca.
La domenica il villaggio va in chiesa per la funzione. Donne e uomini con splendide ghirlande di fiori sulla testa e al collo. Cantano e danzano. Sentirli e vederli fa effetto  Ma dove siamo finiti ?

Omoa - Fatu Hiva

Omoa dista circa 3 miglia da Hanavave e ci andiamo in dinghy. Un tiki sorveglia benevolo il piccolo scalo. C’è risacca e bassa marea. Un’impresa mollare il gommone e salire sull’alto pontile in cemento. Rischiamo figure tremende con i bimbi e le donne locali che fanno il bagno poco distante. Cambiamo i soldi e visitiamo il villaggio.
Incontriamo Jaqueline, Timo e la loro famiglia. Sono esperti nella preparazione delle Tapa. Le Tapa sono disegni, tipici motivi Marchesani, dipinti con inchiostro nero (derivato da un seme) sulla corteccia, chiara o scura, di particolari piante. La corteccia viene raccolta a mano, battuta a mano su uno speciale strumento in pietra così da allargarla, inamidata a mano, essiccata al sole.

Le Tapa di Jaqueline e Timo - Omoa

Le Tapa di Jaqueline e Timo - Omoa

Una volta pronta, la corteccia viene dipinta con pennellini minuscoli. La Tapa viene lasciata asciugare e poi c’è il “controllo qualità”. Timo verifica controluce ogni singola Tapa e usa l’amido per “chiudere” eventuali imperfezioni e fessure della corteccia.
Il risultato finale è davvero notevole. Sono tutte bellissime, le compreremmo tutte quante.

L'ufficio postale di Omoa - Fatu Hiva

Ci rechiamo all’ufficio postale di Omoa. L’unico posto a Fatu Hiva dove funziona l’hotspot wi-fi. Riusciamo a scaricare la posta e mandare qualche messaggio a casa dopo un mese di astinenza dai moderni strumenti di comunicazione. Smile Nelle isole e villaggi più piccoli, questi strumenti sono quasi del tutto assenti.

E poi, la gente delle Marchesi. Quasi tutti sfoggiano tatuaggi tipici sulla loro pelle, molti uomini portano i capelli lunghi, raccolti dietro la nuca, tutti indossano almeno un oggetto tradizionale fatto di semi o ossa intagliati (collane, bracciali, etc) e fiori, tutti orgogliosi delle loro origini e della loro cultura. MAI chiamare “Polinesiano” un abitante delle Marchesi. Loro sono “Marchesani”, PUNTO.

MAEVA

May 16, 2017

Fatu Hiva - Baia delle Vergini - Hanavave

Fatu Hiva, Isole Marchesi. 15 Maggio 2017 ora locale 20:00

E' una settimana che siamo atterrati a Fatu Hiva, ci siamo presi un pò di tempo per riposare e risistemare alla meno peggio la barca.
Mentre vi scriviamo, fuori, nel villaggio di Hanavave, gli uomini battono sui tamburi. Si stanno preparando per un grande evento, una specie di festival. Ogni sera si riuniscono e provano il loro pezzo. E' surreale addormentarsi al suono di questi strumenti polinesiani.

Abbiamo ricevuto un paio di cazziatoni via email per "mancato aggiornamento blog" sappiate che qui siamo davvero fuori dal mondo. E per fuori dal mondo intendo proprio fuori dal mondo moderno come lo intendiamo noi. Non c'è internet, beh ci sarebbe, ma non funziona. Bisogna andare nel villaggio principale di Omoa. E lì funziona solamente vicino all'ufficio postale. Quindi ci si deve piazzare su una delle panche messe a disposizione dei clienti per accedere al Wi-fi e leggere la posta. E non parliamo di internet come lo intendiamo noi, nelle nostre città. E' lentissimo. Postare una foto su Facebook è un delirio.

Quindi cari ragazzi miei, dovete pazientare ancora un pochino, almeno fino a quando non ci trasferiamo a Hiva Oa, l'isola principale, presso la capitale delle Marchesi, la cittadina di Atuona.
Qui, dove siamo adesso, non c'è NULLA - ripeto, siamo qui a scrivere su un computer mentre fuori suonano i tamburi - a parte un mini-market (che più basico non si può), una chiesetta da cui provengono canti da pelle d'oca durante le funzioni domenicali, una scuola.

La tua spazzatura da traversata Pacifica te la tieni perchè qui non esiste discarica. Le famiglie vivono di pesca e di quel poco di turismo.
Le donne fanno le Tapa, spettacolari disegni tribali Marchesani dipinti sulla corteccia di piante particolari. Tagliata a mano, lisciata a mano, battuta su pietra per allargarla il più possibile con uno strumento speciale, inamidata a mano, essiccata al sole. L'inchiostro viene ricavano da un seme.
Gli uomini intagliano il legno, creano tiki, piatti, vassoi, animali come le manta, ricreano antiche armi tribali. Oggetti totalmente artigianali, fatti a mano, bellissimi.

Preparano il cibo locale e lo offrono a noi, turisti barcaioli, si paga contrattando. Scambi magliette con pompelmi locali giganteschi, banane - intendo caschi di banane interi come non ho mai visto! Ne abbiamo uno gigantesco che dondola a poppa - mango. Porti loro penne e quaderni, ti ritrovi con mezza tonnellata di tonno che non sai cosa fartene!!!
La nave dei rifornimenti arriva ogni DUE settimane. Non ci sono banche.

Le barche non si chiudono più, i dinghy non si lucchettano. Ecco vi siete più o meno fatti un'idea eh ?

Piove spesso, ma solitamente, quando il tempo è bello, dura poco.
Insomma... non aggiorneremo il blog ancora per un pò, fatevene una ragione :)

Domani ci trasferiamo a Tahuata, isoletta a 35 miglia a nord da Fatu Hiva. Qui resteremo un paio di giorni prima di recarci a Hiva Oa.

Un saluto a tutti !
Ale & Max

May 10, 2017

Considerazione sulla traversata del pacifico

Dopo un paio di giorni di relax, più che meritato, un po' di pulizia della barca e qualche lettura, torniamo a voi con qualche considerazione tecnica sulla traversata appena fatta.

Rumb line (rotta ortodromica): 3.790mg
Miglia percorse: 3.945mg
Tempo impiegato: 29gg, 1 ora e 34 minuti
Velocità media: 5,66kt
Velocità massima a vela registrata: 10,8kt
Velocità minima a vela registrata: 3,2kt
Velocità Massima del vento incontrato: 22kt da SE
Velocità minima del vento incontrato: 3kt da E
Altezza massiama onda (stimata) incontrata: 3,5 da SE
24h più veloci: 175mg
24h più lenti: 90mg
Ore motore: 212h
Ore Generatore: 21h
Consumo gasolio: 480lt - 2,2lt/h
Acqua dolce consumata: 1.150 lt
Barche incontrate (a vista): 3 (1 vela, 2 motopesca)
Barche segnalate da AIS (compreso quelle sopra): 6 (3 vele, 3 motopesca)
Animali incontrati: Delfini, Balene Pilota, Foche, molti uccelli di specie diverse

Da quanto si può vedere sopra, non è stata una traversata veloce, complice sicuramente il vento, scarso in molte zone percorse.
Sicuramente non siamo un equipaggio da regata e non ci piace nemmeno spingere molto la barca. Preferiamo il confort e la stabilità rispetto alla velocità e il movimento della barca. Inoltre vogliamo preservare le attrezzature, quando si spinge le rotture sono più facili a venire.
Ogni sera prima del tramonto se stavamo usando il Parasailor, questo veniva ammainato e sostituito con il genoa, la randa veniva comunque ridotta di superficie, anche se le condizioni del vento e del mare erano calme.

Abbiamo usato moltissimo il motore, soprattutto in zone dove non ce lo saremmo mai aspettato. Avevamo previsto di usarlo la prima settimana, quella di avvicinamento alle Galapagos e anche per l'attraversamento della zona di convergenza a sud dell'equatore. In realtà l'abbiamo usato anche moltissimo a 10/11 gradi Sud dove normalmente l'aliseo la fa da padrone.
Così facendo abbiamo dovuto razionare l'uso del motore, per mancanza di gasolio, trovandoci spesso a navigare a vela anche a 3,5kt.

L'andatura a vela più utilizzata è stata quella a farfalla con il genoa tangonato sopravvento, seguita dal Parasailor (senza randa).
Quest'ultimo era per noi una novità, quindi abbiamo dovuto imparare anche ad usarlo, abbiamo capito che è la vela di profondità che cercavamo; è incredibile come sia in grado di stare a riva anche con pochissimo vento. Grazie al Parasailor spesso abbiamo navigato a vela dove diversamente avremmo acceso il motore. Nella prima parte della navigazione, prima delle Galapagos, l'andatura più frequente è stata al traverso ed abbiamo sofferto la mancanza di un Genoa vero e proprio. Il nostro nuovo genoa ha più l'aspetto di uno Yankee, tagliato molto alto e più piccolo del solito, 120% della J al posto del 140% dell'originale. Forse è stato un errore farlo così.

I turni di guardia per noi sono stati molto flessibili e spesso anche assenti. Essendo in due abbiamo dovuto fare delle scelte.
Durante il giorno nessun turno di guardia previsto. Chi ha sonno lo dichiara e va a dormire, a l'altro l'onere di gestire la barca.
La notte, che per noi iniziava alle 20.00, gestivamo i turni in base al tipo di condimeteo in cui ci trovavamo. Abbiamo optato per le classiche 3 ore di turno, oppure andavamo a dormire entrambi. Abbiamo organizzato la dinette della barca come un grande letto dove potevamo dormire sia longitudinalmente che trasversalmente alla barca. Di fronte avevamo il monitor con gli strumenti, l'AIS ed i radar riportato. Impostavamo allarmi di prossimità e di cambio vento, in più di una occasione abbiamo dormito 'quasi' sereni. Questa configurazione ci ha permesso davvero di gestire al meglio la navigazione notturna ed il riposo permettendoci di non stancarci inutilmente.

I consumi elettrici sono stati la vera sorpresa di questa traversata. E' ovvio che se andavamo a motore non era un problema, tanto che abbiamo anche dissalato e consumato molta acqua visto il motore spesso acceso. Quando invece la navigazione era solo a vela, i pannelli, l'idrogeneratore e il generatore eolico non riuscivano a sopperire ai consumi di bordo che per la nostra barca in navigazione sono di circa 250Amp nelle 24 ore. Il motivo non era la mancanza di potenza. I 600 Watt di potenza di pannelli non riuscivano a lavorare bene perchè la navigazione EST-OVEST impediva al sole di colpire i pannelli. Questi lavoravano bene dalle 9 del mattino (sole alle spalle) sino alle 14 circa, quando il sole si trovava ormai coperto dalle vele (verso ovest) lasciando i pannelli in ombra. L'idrogeneratore ha lavorato sempre 24 ore su 24, ma la nostra velocità è sempre stata molto bassa impendendogli di rendere al massimo, l'elica montata ha bisogno di avere almeno 7kt di velocità per far rendere i 300watt di cui è capace. E che dire del generatore eolico, questo funziona solo se c'è vento, noi ne abbiamo avuto poco e quel poco di poppa, pertanto con un vento apparente sempre molto scarso. Ecco perchè la sera dovevamo accendere il generatore a gasolio per un paio di ore.

Le rotture sono state poche e di poco rilievo.
Abbiamo rotto un cima del Lazy Jack, che purtroppo non siamo riusciti a riparare in navigazione per l'impossibilità di salire sino alla seconda crocetta, il moto ondoso era sempre abbastanza presente e solo in caso di reale emergenza saremmo saliti sull'albero.
Abbiamo rotto uno stroppo di dyneema del circuito del vang, sicuramente per usura. Lo abbiamo prontamente sostituito.
Abbiamo rotto un carrello rudgerson collegato ad una stecca, quella più in basso. Si è rotto perchè lavorava male quando la prima mano di terzaroli era armata, la vela veniva tirata troppo verso poppa e lo sforzo sul carrello è stato fatale. Non abbiamo potuto ripararlo e non ne abbiamo di rispetto.

Il vero eroe della traversata, così come per l'atlantico, è il nostro fidato ed instancabile pilota automatico.
E' lui che è stato sempre inserito ed in funzione 24 ore su 24 salvo qualche disinserimento di 5 minuti per verificare che il timone fosse sempre morbido e senza 'giochi' paricolari.

Infine che dire di Y2K, la nostra bella ed affidabile barca. Qualche volta vorremmo avere un barca diversa, di qualche cantiere più prestigioso, ma poi dopo una traversata del genere ci chiediamo il perchè di questo desiderio. Lei naviga bene, veloce quando ha vento, tanto che dobbiamo rallentarla noi, vorrebbe sempre correre, noi meno. In più di una occasione, sdraiati a dormire in dinette, sentivamo la barca che godeva, che gioiva, vedevamo la velocità SOG (Speed over groud, velocità indicata dal GPS) segnare costantemente 8/9 nodi, mentre la barca viaggiava dritta, qualche colpetto a destra e qualche colpetto a sinistra, come piccole correzioni, non abbiamo mai capito se del timone o dello scafo, ma la sensazione di sicurezza erano uniche, assomigliava molto alla senzazione che ti può dare un treno quando lo senti sui binari.

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May 7, 2017

Panama - Isole Marchesi - Traversata Pacifico- Giorno 29 - Arrivo a Fatu Hiva

Data 07/5/2017 Ora locale 10.15 (-11,30 ore dall'Italia) - Posizione 10 27.917S 138 40.135W
Vento 10kt da ENE - velocità 0kt - Mare calmo. Cielo poco nuvoloso. All'ancora, Baia delle Vergini - Fatu Hiva.


Diario di bordo del 06/5/2017 e 07/5/2017

L'ultimo giorno di navigazione è esattamente come tutti gli altri da quattro giorni a questa parte, poco vento, tanti nuvoloni carichi di pioggia, groppi che creano un terribile mare incrociato, ma ormai, ormai ci siamo.
E' l'alba del 7 Maggio quando all'orizzonte si staglia l'incredibile contorno di Fatu Hiva. Nuovolone grigio sulle cime delle montagne, pareti a picco verdissime, un mare blu cobalto profondissimo.
Percorriamo le ultime 10 miglia come ipnotizzati da questa terra dopo un mese di mare e cielo.
Sono le 9 del mattino quando diamo fondo in una Baia delle Vergini affollata di Oyster (limortacciloro...), pareti verde smeraldo, roccia nera, pinnacoli alti e appuntiti. Pazzesco, da non credere !

Incredibile, ma Y2K ha percorso più di 3800 miglia, un'immensità di oceano, così grande da far fatica a realizzare davvero quanto sia grande. 8000 chilometri circa, dall'altra parte del mondo. Ci ha portato in Polinesia (e a scriverlo questo nome di luogo ci viene la pelle d'oca) sani e salvi, nessun problema, niente. Ha navigato alla perfezione, alla grande.

Che dire dell'Oceano Pacifico? Con noi è stato gentile, "pacifico" appunto. Certo, lo abbiamo rispettato e lui in cambio ci ha fatto sentire per la prima volta, quello che tanti navigatori definiscono "il respiro dell'oceano", le sue ondone luuuunghe che ci sollevavano e ci riadagiavano all'infinito, quasi con delicatezza. Al confronto con l'imbizzarrito Atlantico questa qui è stata 'napasseggiata :)

E poi, a Fatu Hiva, ci accolgono gli amici di "Meccetroy" Diego e Marina. Pane appena sfornato caldo, banane dolci, pompelmo, tonno fresco, mango e banane rosse da bollire. Grazie ragazzi! Che benvenuto!

Siamo arrivati e siamo felici. Adesso un pochino di riposo prima di cominciare a riassettare la barca e noi stessi :-) Questa sera, dopo 29 giorni di guardie in quadrato trasformato in cuccette, dormiamo nel letto della nostra cabina. Son dettagli :-)

Per la cronaca, qui Internet è un miraggio. Per questi primi giorni non aspettatevi aggiornamenti e foto. Cercheremo di capire come funziona l'ambaradan :-)

Grazie:
- ai nostri familiari, fratelli e nipoti per averci sostenuto
- in particolare ai nostri papà e mamma che davvero fino a qualche anno fa pensavano serenamente di aver generato dei figli "normali" e invece si son ritrovati dei matti vagabondi oceanici :-)
- a Roby-Bernacca e alla Tita. Ragazzi vi abbiamo immaginato con noi, grazie per il supporto.
- A tutti i nostri amici, con i loro email e messaggi ci hanno fatto ridere, sorridere, sghignazzare.
- A Y2K perchè sei la nostra sicura e affidabile casa.

Fatu Hiva, Isole Marchesi. 7 Maggio 2017

May 6, 2017

Panama - Isole Marchesi - Traversata Pacifico- Giorno 28

Data 06/5/2017 Ora locale 12.30 (-11 ore dall'Italia) - Posizione 10 21.331S 137 06.751W
Vento 5kt da SE - velocità 5kt - Mare mosso incrociato, onda lunga da SE 2 mt. Cielo nuvoloso con piovaschi. Navigazione a vela e motore.


Diario di bordo del 05/5/2017
Groppi e groppetti fino al mattino, poi azzurro e vento defunto. Facciamo i conti bene per quanto riguarda le nostre scorte di gasolio, abbiamo un'autonomia di circa 36 ore, non possiamo permetterci di usare il motore per tutto il tragitto rimanente.

Procediamo piano fino a quando, finalmente, non arriva una brezza da ENE che ci permette di aprire le vele e spegnere il motore.
Nel pomeriggio abbiamo il primo contatto radio con "Paddy Boy" e "Obiwan". I nostri amici hanno iniziato la loro avventura con qualche difficoltà: vendo da SW bello fresco sui 15 nodi. Addirittura "Paddy Boy" ha condizioni di burrasca con 25 nodi e mare molto formato. "Obiwan" poggia e fa retromarcia per un po' fino a quando le condizioni diventano più gestibili. Ragazzi, iniziare con una bolinazza dura, non li invidio. Speriamo le cose migliorino a breve. Dalle previsioni, devono gestire questa brezza da Sud fino a quando si lasciano il golfo di Panamà alle spalle.

Noi qui invece si conta le ore. La nostra ETA su Fatu Hiva è prevista per il mattino presto di Domenica 8 Maggio. Se così fosse è esattamente un mese che siamo per mare, siamo partiti, infatti da Las Perlas l'8 Aprile scorso. :-)

Ci scrivono Anna e Paolo di "ZoomaX", Paola e Massimo, Roby e la Tita. Tutti messaggi di incoraggiamento in previsione del nostro arrivo. Ragazzi davvero non vediamo l'ora di buttare la "fottuta ancora" (cit. Michele di Milano) e di dormire 48 ore filate.

Ci telefona sul satellitare anche Roberto, fratello del CPT e cognatino mio ??, "Siete arrivati eh?", ci dice. Bhe, quasi :-)

La notte trascorre piuttosto tranquilla con una leggera brezza da NE che comunque ci fa fare 4-5 nodi a vela.

Distanza da Fatu Hiva: 90mg. MUTE LE 100 MIGLIA!

Panama - Isole Marchesi - Traversata Pacifico- Giorno 27

Data 05/5/2017 Ora locale 17.00 (-11 ore dall'Italia) - Posizione 10 24.402S 135 35.300W
Vento 4kt da ENE - velocità 3,5kt - Mare poco mosso, onda lunga da SE 1 mt. Cielo parzialmente nuvoloso. Navigazione a motore.


Diario di bordo del 04/5/2017
Durante il giorno il vento è leggerissimo e, come al solito, armiamo Perry e lo facciamo volare. Ci fa tenere una velocità media sui 4,5kt e va più che bene.
A quanto pare attraversiamo un branco di Caravelle Portoghesi. Ci troviamo queste creature lattiginose della dimensione di qualche fagiolo, con tentacoli lunghissimi e appiccicosi spiaccicati sulla lenza e su "HydroPino" il nostro idro-generatore. Ripuliamo con molta cautela. Inizialmente non siamo certi che siano proprio Caravelle Portoghesi, chiediamo lumi a casa. Ci risponde papà Pietro e dalla descrizione fornita, ecco, sono proprio loro. Fra l'altro è erroneo definirle meduse, sono un altro tipo di animale. Vivono in branchi e i loro tentacoli filamentosi sono da temere perché iniettano nella preda una neurotossina piuttosto potente. Inutile dire che sono pericolose, la loro puntura può creare parecchi problemi all'uomo. Fantastico, speriamo sia solo un gruppo di passaggio e di non incontrarle mai più.

Ci arrivano notizie dagli amici Giuliana e Roberto del "Paddy Boy". Sono partiti dalle Las Perlas e hanno fatto le prima 100 miglia a motore. Anche Raffaella e Giovanni di "Obiwan" sono partiti. Poco vento per loro almeno fino alle Galapagos.

Al tramonto come al solito, rimettiamo le vele a farfalla in attesa del vento da ENE. Che arriva, portandosi dietro un codazzo di temporali. La notte è pesante. Un continuo fra scrosci di pioggia e groppi non-stop. Dormiamo molto poco. Il fatto positivo è che questa specie di fronte nuvoloso porta con sé vento dai 15 ai 18 nodi e ci permette di fare parecchia strada. Quel numerello sul cartografico che si assottiglia comincia a fare i suoi effetti: siamo impazienti e siamo stufi. Vogliamo arrivare.

Distanza da Fatu Hiva: 180mg. VACCALAMISERIA DAI !!!!

May 4, 2017

Panama - Isole Marchesi - Traversata Pacifico- Giorno 26

Data 04/5/2017 Ora locale 10.00 (-11 ore dall'Italia) - Posizione 10 16.373S 133 13.785W
Vento 7kt da ENE - velocità 4,5kt - Mare poco mosso, onda lunga da SE 1,5 mt. Cielo quasi sereno. Navigazione a vela con Parasailor


Diario di bordo del 03/5/2017
Ed ecco che spostiamo ancora le lancette dell'orologio di bordo, adesso siamo a -11 dall'Italia. Ci mancano solo i 30 minuti per essere sul fuso delle Isole Marchesi. Per toglierci di dosso il torpore e il rincoglionimento notturno - e comunque, con l'oceano calmo e il poco vento, ci siamo fatti una ronfata epica - dopo più di 20 giorni di astinenza da caffè, non sappiamo perché, ma noi in navigazione smettiamo di bere caffè. Ne abbiamo quasi un rifiuto. Decidiamo di prepararcene uno di quelli buoni. Al diavolo il caffè panamense, facciamo colazione con il mitico caffè italiano, gentile regalo di Manuele e Francesca di Bologna. Ragazzi, ancora grazie !

Perry Day numero 2. Venticello da ENE sui 7 nodi, rare raffiche a 9. Perry, non sappiamo come, con questa arietta ci fa andare a 4 o 5 nodi, l'apparente non ve lo diciamo perché fa ridere.

Le previsioni non sono cambiate per nulla: venti leggeri fino a destinazione. E vabbè, ce la godiamo quanto possibile viste le condizioni tranquille. Il CPT smanetta con Perry per trovare la messa a punto ideale: cazza-lasca-cazza-lasca fino allo sfinimento, di Ale :-). "Ahhhh ecco adesso siamo più veloci!" - tipo 3/4 di nodo, ma tutto fa brodo d'altronde. :-)

Come anticipato ieri, oggi ispezioniamo il serbatoio del gasolio. Dopo aver smontato mezza cabina di poppa, eccoci con l'astina in mano pronti a verificare la quantità di carburante rimasto. Dopo un po' di controlli e ricontrolli, siamo entrambi d'accordo di avere ancora metà serbatoio. Ottima notizia ! Dato che siamo andati più piano del solito e a bassisimi giri-motore, evidentemente il consumo è stato inferiore alla media. Bene, questo ci consentirà di accendere il motore in prossimità di Fatu Hiva dove probabilmente il vento sarà prossimo al nulla cosmico.

Mentre controllo lo stato del trasto della randa, trovo un calamaro mummificato di discrete dimensioni incastrato fra questo e una piega dello sprayhood. E'rimasto lì dalle Galapagos. Come diavolo ha fatto ad arrivare fin quassù rimane un mistero irrisolto.

Frutta fresca agli sgoccioli. Ci rimangono due arance e due mele. Si sono conservate perfettamente dopo quasi un mese. In fondo al frigo, in un angoletto remoto (ogni frigo ha il famigerato angoletto remoto dove solitamente si ritrovano cibi dimenticati da eoni e che hanno subito molteplici mutazioni genetiche fino ad assumere aspetti non terrestri) scopriamo una noce di cocco raccolta alle San Blas. E' integra, con il suo latte. Il CPT la aprirà con il machete senza affettare Y2K o distruggere la cucina :-)

La notte è tranquillissima, un pesce volante enorme atterra in pozzetto, esattamente sul cuscino della panca di destra, con una botta da arresto cardiaco. E' un pesce volante fortunato perché contrariamente a tanti suoi simili, viene rilasciato al mare integro e vivo. Lascia il cuscino pieno di simpatiche squame. L'esperienza dell'Atlantico ci dice che ce le ritroveremo in giro per mesi.

Distanza da Fatu Hiva: 319mg.

Panama - Isole Marchesi - Traversata Pacifico- Giorno 25

Data 03/5/2017 Ora locale 14.28 (-10 ore dall'Italia) - Posizione 10 02.319S 131 55.887W
Vento 6kt da ENE - velocità 4,2kt - Mare poco mosso, onda lunga da SE 1,5 mt. Cielo poco nuvoloso. Navigazione a vela con Parasailor

Diario di bordo del 02/5/2017
Triboliamo ancora con il vento, ne abbiamo poco e quel poco che c'è varia parecchio di direzione da E-ESE SE e ancora ENE. E' decisamente il Parasailor day, issiamo Perry subito dopo colazione. Incredibile, ma vero, viene su al primo colpo senza accartocciamenti, grovigli, casini e quant'altro. Io e il CPT rimaniamo esterrefatti :-) Nonostante le ariette leggere ci fa fare i nostri sporchi 5 nodi. Lo teniamo su il più possibile, fino alle ultime luci del tramonto.

Fa un gran caldo, le giornate sono belle, il cielo pieno di nuvolette a batuffolo e il mare è tranquillo. Ormai avvertiamo un pochino di stanchezza, ma più che altro comincia a farsi sentire prepotente la voglia di arrivare.
Dopo i bagordi di ieri, pranzo a base di riso in bianco :-)

Da ieri pomeriggio siamo sotto le 500 miglia! Stappata bottiglia di prosecco per festeggiare.

Notizie fresche da Panamà: Raffa e Giovanni di "Obiwan" sono alle Las Perlas e stanno aspettando il momento giusto per partire prua a Ovest. Probabilmente già domani o giovedì. Giuliana e Roberto del "Paddy Boy" hanno attraversato il Canale di Panamà il 30 aprile e anche loro stanno dirigendosi alle Las Perlas per un breve rendez-vous con "Obiwan" e poi via verso il Pacifico entro un paio di giorni. Ce li immaginiamo a consultare le carte meteo, scegliere la rotta, in fermento per queste 3800 e passa miglia. Ragazzi buon vento a voi e fatevi scortissime di gasolio!!! :-)

Ne approfittiamo del mare tranquillo per sistemare un pochino gli interni della barca e fare un po' di ordine. Notiamo che sul tavolo da carteggio giace dimenticata lì da ormai oltre 3000 miglia la bandiera di Panamà. E' un po' consumata, logora, scolorita, un po' stracciata dove picchiava sulle sartie durante le sventolate prese alle San Blas. La riponiamo al suo posto, nel cassetto "delle bandiere", insieme a tutte le altre. Ne tiriamo fuori un'altra, ancora tutta bella infiocchettata nella sua confezione, nuova nuova, dai colori intonsi, trovata per miracolo online. Sfondo bianco, due bande orizzontali rosse, una in alto e una in basso, un simbolo centrale rotondo che riporta oceano azzurro, sole giallo, dei simboli rossi che sembrano prue di piroghe, cinque simboli neri a forma di stella, ma sono sicura che non sono stelle, sembrano più esseri umani. Ci informeremo meglio. Questa è la bandiera che rappresenta IL SOGNO assoluto per quei matti come noi, in giro per il mondo in barca a vela. E' la bandiera che fra qualche giorno isseremo sotto la crocetta di destra di Y2K ad indicare il nostro arrivo dall'altra parte del mondo, in quella terra formata da tanti arcipelaghi, miriadi di isole, isolotti, atolli, letteralmente in mezzo ad un oceano infinito e niente altro. La Polinesia. Roba che ancora stentiamo a credere noi stessi possa essere reale.

Dopo il tramonto il vento ruota a SE e si intensifica un po' con raffiche fino a 13Kt. Riusciamo ad andare molto bene con randa e genoa tangonato. Il tutto dura fino alle 2 del mattino quando tutto muore miseramente e noi ricominciamo a ciondolare. Il CPT è nervosetto e spara un po' di "ca##o" di là e di qua, dormiamo male e dobbiamo continuamente manovrare. Porca paletta aliseo, 'ndoteneseiannato???!!

Le ultime carte meteo lasciano poca speranza, il vento si mantiene debole per i prossimi giorni e mano a mano che ci avviciniamo alle isole è pure peggio. Domattina è d'obbligo un controllo visivo del livello di carburante rimasto. Non ci siamo mai fidati del super tecnologico strumento installato da Beneteau (che fra l'altro riporta informazioni ad-minkiam) e che adesso segna tre quarti di serbatoio. Noi calcoliamo da sempre il consumo a secondo delle ore motore. Utilizzeremo la valvola di ispezione e l'astina per capire esattamente cosa è rimasto nella tanica. Vedremo.

Distanza da Fatu Hiva: 396mg.

May 2, 2017

Panama - Isole Marchesi - Traversata Pacifico- Giorno 24

Data 02/5/2017 Ora locale 10.24 (-10 ore dall'Italia) - Posizione 09 59.204S 129 49.790W
Vento 11kt da ESE - velocità 5kt - Mare mosso, onda lunga da SE 2,5 mt. Cielo poco nuvoloso. Navigazione a vela.

Diario di bordo del 01/5/2017
Il vento pazzariello ci fa impazzire. Praticamente ruota di pochi gradi - fra i 10 e i 15 - ogni ora, E poi ESE, poi SE, poi E, poi ENE. E' debole e dobbiamo continuamente correggere orzando o poggiando per tenere la prua quanto meno vicina alla rotta ideale. Siamo sempre con tutta randa e genoa tangonato.

Mentre riassetto la cucina e sistemo piatti e bicchieri, sento il CPT che impreca contro qualcosa o qualcuno. Mi affaccio dal tambucio e vedo che fissa con aria di disappunto lo strumento del vento. Ecco ce l'ha con il vento sicuro. Chiedo lumi. "Non gira, sempre a ENE, ci tocca strambare se continua così, stiamo andando troppo a sud". In effetti siamo sotto la latitudine di Fatu Hiva e anche se le previsioni davano una più decisa rotazione del vento a sud, questo non ne vuole sapere.

Ritorno alle mie faccende, ma dopo una decina di minuti dobbiamo manovrare per forza. Le cose sono due: siamo pigrissimi, voglia di effettuare la manovra dopo 20 giorni sulle stesse mura = ZERO; strambare di per sé è rapido e facile, ma cambiare le mura al tangone è un altro paio di maniche. Ci viene più facile armarlo da zero, altrimenti vinciamo sicuro il campionato di groviglio inestricabile. Evvabbè. Chiudi genoa, metti a riposo il tangone, molla ritenuta randa, randa al centro, cambio mura, lasca randa, cazza nuova ritenuta randa. E fin qui. mò ci tocca spostare le manovre del tangone, il CPT all'albero e io che lo seguo con drizze e scotte. 10 minuti in contemplazione della testa del tangone a ripassare 'ndominkia passa la nuova scotta, sotto lì (lì = caricabasso), il carica-basso ululì, la ritenuta ululà (noi montiamo una ritenuta per evitare che il tangone si abbatta in avanti quando lo togliamo), carica-alto ok, vecchia scotta genoa su per di là. No, aspè, va tutto fuori. OK siamo pronti. "Tira su !" - ordina il CPT. Io eseguo, vado al verricello e cazzo il carica-alto. Il tangone va su insieme al groviglione scotta-ritenuta, intrecciati che manco un cestino di vimini. :-)
"Ma come <BEEP> è possibile ! " Il CPT è incattivito. A me vien da ridere. OK si rifà. Giù il tangone, sfila scotta, gira lì, tira su di nuovo. Groviglione carica-basso / scotta. Varie parolacce ed espressioni irripetibili. Ritira giù il tangone, rifai, tira su. Sospiro di sollievo, tutto è a segno. Finalmente si apre il genoa e si va. Siamo sudati marci.
Ho l'infelice idea di venirmene fuori con un: "mmhhh vento debole, se continua così dobbiamo armare Perry" (= chiudere il genoa e tirare giù il tangone). "NO, piuttosto spingo io con le pinne" dice il CPT.

Abbiamo appetito e voglia di qualcosa di saporito. Pensando di avere ancora 30 anni, ci prepariamo un succulento piatto a base di uova strapazzate e bacon cotto in padella nel suo grassino, bello croccante. Ce lo spariamo avidamente dicendoci "grande, grandissima idea !". Un'ora dopo ci ritroviamo un malloppone cementato sullo stomaco, bolla al naso, topi morti in bocca e lingua felpata.

In questi casi, non c'è indugio, si ricorre al digestivo più efficace del globo terracqueo: la coca-cola. :-)
"Per cena brodino !" dico al CPT che acconsente senza batter ciglio. :-)

Il vento si mantiene debole, ma non molla, il mare è poco mosso e viaggiamo abbastanza bene, non velocissimi, ma si va. Incontriamo un gruppo di delfini che compiono balzi spettacolari, si fermano poco con noi, ma è sempre un piacere osservarli. Continuiamo a non pescare un tubazzo.
La notte ci becchiamo un groppo che, senza troppo incremento del vento, ci scarica addosso una valanga di pioggia.... ed ecco finalmente il vento da SE, sono le 4.30: VAI SI STRAMBA! :-) NOOOOOOO! :-)

Distanza da Fatu Hiva: 515mg.

Panama - Isole Marchesi - Traversata Pacifico- Giorno 23

Data 01/5/2017 Ora locale 12.50 (-10 ore dall'Italia) - Posizione 10 09.911S 128 10.071W
Vento 11kt da E - velocità 5,7kt - Mare poco mosso, onda lunga da ESE 2 mt. Cielo poco nuvoloso. Navigazione a vela.


Diario di bordo del 30/4/2017
Sarebbe il 1° Maggio mentre scrivo questa pagina del diario di bordo, teoricamente dovrei fare una mazza e godermi la festa dei lavoratori. Ma coloro che cazzeggiano per il Sud Pacifico su una barca a vela possono essere definiti lavoratori? Mmmmhhhh. Forse offenderei la categoria tutta, quindi mi accingo a scrivere il diario di bordo che è meglio va??

Infine giunse !!! L'aliseo ritorna finalmente, 12 nodi da E. Alle 11 del mattino si spegne il motore, si lasca la randa, si tangona il genoa e sfumano tutti gli incubi relativi al gasolio e ad Edgavd dell'Oyster "Let it be". Viaggiamo a 6 nodi, un lusso se comparato alle ultime 36 ore. Beh, almeno, durante questa smotorata attiviamo "Dissy" - il dissalatore - e riempiamo le taniche di acqua.

Siamo soddisfatti, tuttavia con l'aliseo torna il rollio. Io e il CPT ci guardiamo, un giorno e mezzo con barca dritta ha il suo perché ??
Proviamo a pescare, siamo ottimisti e montiamo un'esca più grossa. Speriamo di attirare un Mahi-mahi di "pacifiche" dimensioni. Invece un tubazzo cosmico. Diamo la colpa alla nostra scarsa velocità. ah ah ah ! Cetto, bella scusa. Comunque non demordiamo e ci riproviamo domattina.

L'aliseo tiene, 13kt con raffiche a 15 per tutta la sera. Dovrebbe mantenersi così nella giornata di Lunedì ed intensificarsi un po' per Martedì. Bene.

Come potete notare, giornata priva di avvenimenti questa.

Distanza da Fatu Hiva: 610mg.

May 1, 2017

Panama - Isole Marchesi - Traversata Pacifico- Giorno 22

Data:30/4/2017 Ora locale 13.15 (-10 ore dall'Italia) - Posizione 09 38.176S 126 00.000W
Vento 11kt da E - velocità 5,8kt - Mare poco mosso, onda lunga da ESE 2 mt. Cielo poco nuvoloso. Navigazione a vela.


Diario di bordo del 29/4/2017
Voi non lo sapete, ma qui ieri "aumma aumma" abbiamo portato l'orologio di bordo indietro di un'altra ora. Ci manca una ulteriore ora e mezza per aggiustare le lancette sul fuso delle Marchesi. Sì perché mentre tutto il resto della Polinesia si trova sul fuso -12 dall'Italia in estate (-10 GMT), le Marchesi sono simpaticamente a -11,5 dall'Italia (-9,5 GMT). Voi sapete il perché? Manco noi, loro sono "differenti"??

24 ore senza vento, Oceano Pacifico tranquillo, blu cobalto. Qualche volta il cielo si rannuvola un po' di più, si crea qualche isolato groppo che svampa da solo nel giro di una decina di minuti. Null'altro che una immensa, infinita distesa di acqua che si muove lentamente su e giù. La superficie leggermente increspata dai soliti nugoli di sfigati pesci volanti. Facciamo poche miglia, comunque le facciamo.

Noi smotoriamo a 1000 giri, risparmio assoluto. Scarichiamo le ultime carte meteo, i GRIB, le divinazioni del Mago Otelma. Niente, tutti concordi che il vento nuncesta' fino a Domenica in tarda mattinata.

Mentre Il CPT si rinfresca con un paio di secchiate di acqua di mare, nota un'altra strana forma scura e allungata attaccata a "HydroPino", il nostro idro-generatore. Sento imprecazioni varie prima di un'esclamazione di sorpresa, quindi: "Ale vieni qui con la videocamera". Mi appresto a raggiungere Max accanto allo specchio di poppa ed eccola lì. La nuova forma aliena che tenta di colonizzare il nostro idrogeneratore altro non è che un pesce pilota. Chissà per cosa ha scambiato il lungo piede bianco di "HydroPino", ma si dà un gran daffare per stare "in scia" e, allo stesso tempo, non farsi frullare dall'elichetta. Il pescetto rimarrà attaccato a "HydroPino" fino al tramonto, sempre lì, nella stessa posizione.

Diego e Marina di "Meccetroy" hanno raggiunto Fatu Hiva in tarda serata. Adesso se la ronferanno alla grande. Siamo contenti per loro.

Ci scrivono Paola e Marco IZ2LSP. Ragazzi ci avete fatto sbragare dalle risate! Abbiamo letto il vostro messaggio un tot di volte, non smettevamo di ridere. Grandi e grazie mille.

Alle 6 ora locale squilla il telefono satellitare. Ohibò kikazzè?!!! Il CPT è sveglio da una mezz'oretta, alle 5:30 si è collegato al network SSB Pacific Paddle Jump così risponde. E' papà Virginio. La sua telefonata ci fa un immenso piacere anche se ha "leggermente" cannato fuso orario??. Ragazzi, se volete chiamarci, fatelo pure, sentirvi ci fa felici. Se lo fate, però, please tenete conto che siamo a -10 dall'Italia (adesso) e che ci troveremo a -12 una volta raggiunte le Tuamotu. Altrimenti al telefono vi cuccate il nostro incacchiatissimo assistente Wilson??

Distanza da Fatu Hiva: 746mg.

April 29, 2017

Panama - Isole Marchesi - Traversata Pacifico - Giorno 21

Data: 29/4/2017 Ora locale 12.33 (-10 ore dall'Italia) - Posizione 09 14.747S 124 00.796W
Vento 5kt da SE - velocità 4,2kt – Mare poco mosso, onda lunga da ESE 2,5mt. Cielo parzialmente nuvoloso. Navigazione motore + aiutino genoa.

Diario di bordo del 28/4/2017
Siamo abbonacciati dalla notte dell'altro ieri. Abbiamo dai 4 ai 5 nodi direzione variabile S E ESE SE ENE aggiungeteci pure qualche altra lettera a caso che fa lo stesso. Le raffiche raggiungono la mirabolante intensità di 6 nodi, wow. Manco Perry ci può.
Siamo anche in regime risparmio gasolio, le nostre scorte si sono assottigliate parecchio, la convergenza ci ha dato una notevole mazzata.

Già mi ci vedo, come ai vecchi tempi di Moitessier e i mercantili, chiamare l'Oyster "Let it be" che da qualche giorno vediamo sull'AIS, partecipante alla Oyster Rally e sta facendo la nostra stessa rotta – questi vanno a 7 nodi a motore - e chiedere "Hello, excuse me c'hai mica 40 litri di gasolio che ti crescono ?". E loro: "Edgavd, please fai aveve quavanta litvi di diesel a questi cavi vagazzi del Benetau qui".

Il CPT si lancia in complicatissimi calcoli sul consumo orario di gasolio cercando di far quadrare il cerchio e mettendosi sotto anche con il computer Arduino. Praticamente escogita un sistema a led colorati che si accendono a seconda di quanto Y2K consuma all'ora in base ai giri motore e alla posizione di Saturno rispetto ai Gemelli. Molto cool.

Quindi motore a regimi bassi e il genoa che sì pende un po' ma qualcosina fa e si prosegue lentamente verso la meta.

Secondo gli ultimi GRIB ed evoluzione meteo studiata da RobyBernacca, il vento si manterrà leggero fino a Domenica 00 UTC (Sabato sera per noi), poi ritorna l'aliseo sui 14/15 kt e possiamo rimetterci in marcia a macinare miglia. Mha, speriamo… Coinvolgo Wilson in discorsi di meteorologia, chiedo la sua interpretazione dell'ultima carta e commentare quanto riportato da Roby-Bernacca.

Senza vento c'è un gran caldo sia fuori che sotto coperta. D'altronde siamo pur sempre vicino all'equatore. Ne approfittiamo per tirarci secchiate d'acqua e guardare fra il disgustato e l'incacchiato i cirripedi che ci trasciniamo a poppa. Uno spettacolo orribile. Questi crescono a velocità infernale e ci aspetta un lavoraccio della madonna una volta arrivati.

Il nostro amico Diego di "Meccetroy" è ormai a circa di 100 miglia da Fatu Hiva. Durante il nostro ultimo collegamento radio l'entusiasmo è percepibile e noi lo capiamo. Dopo più di tre settimane in oceano, si comincia a sentire il bisogno di avvistare terra. Gli chiediamo di "tenerci" un posticino 😊

Mentre Y2K va su e giù lentamente superando un ondone dopo l'altro, noi ci sentiamo un po' di musica. Attacchiamo gli ABBA – grande gruppo e c'è poco da fare le faccia strana voi che ci leggete, gli ABBA sono gli ABBA, roba di livellissimo. Cantare a squarciagola Dancing Queen in mezzo al Pacifico ha il suo maledetto perché 😊

Distanza da Fatu Hiva: 860mg.

April 28, 2017

//WL2K Panama - Isole Marchesi - Traversata Pacifico - Giorno 20

Data: 28/4/2017 Ora locale 11.30 (-9 ore dall'Italia) - Posizione 09 06.860S 121 47.568W
Vento 4kt da E - velocità 5kt - Mare mosso, onda lunga da ESE 3mt. Cielo quasi sereno. Navigazione motore + aiutino genoa.


Diario di bordo del 27/4/2017
Roby ci manda le ultime previsioni meteo, vento in calo, ma ondona lunga di 3 metri da sud persistente. L'ondona è generata da una brutta perturbazione giù a sud, un po' come in Atlantico, quando i fronti che si abbattono sul nord America creano maretta e le così dette North Swells ai Caraibi. Il fatto è che qui, nell'emisfero australe è tutto rovesciato e fa strano pensare che il "bello" si trova a nord, mentre il freddo a sud. Ci vuole un pochino a realizzare che i venti qui soffiano dall'altra parte, non da ENE o NE, ma da ESE o SE. Insomma, siamo a testa in giù, ci manca ancora da verificare da che parte girà l'acqua nello scarico del lavandino. sapremo dirvi ??

Il vento ci assiste, 17-19kt, solita andatura randa+genoa tangonato. La giornata è variabile, nuvole e cielo azzurro. Le ondone da sud ci sono eccome e fanno una certa impressione.

Il nostro amico Diego di "Meccetroy" si trova sotto le 500mg da Fatu Hiva. Grande felicità a bordo, non si vede l'ora di arrivare. Siamo contenti per lui. Ci dirà in seguito se, come ci ha scritto il nostro caro Michele di Milano, abbiamo fatto miliardi di chilometri per poi non trovare un buco per "buttare la fottuta ancora" (Cit.) ??

Nel togliere la prima mano di terzaroli che solitamente prendiamo per la notte, ci accorgiamo che il primo carrello porta stecca della randa è rotto. Il CPT si adombra subito e passa tutta la giornata ad elucubrare le possibili cause di tale inconveniente. Dopo smadonnamenti, parolacce, santi scomodati, analisi del boma/albero alla fine giunge ad una conclusione, come quando si accende la classica lampadina: c'è un errore di fondo su come è stato modificato il circuito dei terzaroli rapidi dell'armo sparcraft lo scorso Gennaio. Altri venti minuti a sacramentare e poi il CPT se ne esce: "c@@#o, dopo quasi vent'anni e quasi due oceani ho imparato ad utilizzare i terzaroli rapidi" Per la serie, non è mai troppo tardi ??

Correggiamo il circuito, ma il carrello resta rotto. Eseguiamo una riparazione di fortuna, poi ordineremo il pezzo di ricambio in Italia e ce lo faremo portare dagli amici che verranno a trovarci in Polinesia.

La serata prosegue con una bella brezza tesa che ci fa proseguire a 7kt. Purtroppo nelle prime ore del mattino, tutto muore e ci ritroviamo con le vele penzoloni. Ci tocca accendere il motore dopo bho. un sacco di miglia. Speriamo ancora nelle previsioni che danno un leggero incremento fino a 10kt per il pomeriggio del giorno dopo. Sufficiente per issare Perry (il Parasailor).

Rispondiamo a Fabio che ci chiede se le "danze" che ci riserva il Pacifico - samba e rumba - ci creano gli stessi disagi subiti in Atlantico. Per niente caro Fabio, le due cose non sono paragonabili. L'Atlantico - pronti via - ci ha mostrato subito di che pasta è fatto. Il Pacifico. beh del Pacifico ne parliamo all'arrivo, d'altronde siamo o non siamo marinai, campioni di superstizione e scongiuri ? ??
E per quanto riguarda Wilson, gli sto insegnando i segreti di Angry Birds. E' piuttosto bravo ??

Distanza da Fatu Hiva: 997mg. MUTE LE FOTTUTE MILLE MIGLIA ! ??

April 27, 2017

//WL2K Panama - Isole Marchesi - Traversata Pacifico - Giorno 19

Data: 27/4/2017 Ora locale 12.11 (-9 ore dall'Italia) - Posizione 09 01.488S 119 29.914W
Vento 18-20kt da ESE - velocità 8kt - Mare molto mosso, onda lunga da ESE 3mt. Cielo quasi sereno. Navigazione vela.

Diario di bordo del 26/4/2017
Digressione oceanica ispirata dalle condizioni marine attuali.
IL NAVIGATORE D'ALTURA
Noi frequentatori dei mari prima o poi ci siamo imbattuti nella figura del "navigatore d'altura". Lo abbiamo incontrato ad un evento, magari solamente intravisto, oppure ne abbiamo letto le gesta o semplicemente immaginato dai racconti di altri. Il "navigatore d'altura" è mediamente over 55, mediamente è una coppia. Quando si incontrano nei porti, i "navigatori d'altura" li noti: abbronzati ma mai troppo, fisico asciutto, ventre piatto, niente cellulite, nessun doppio mento. Lui mediamente con barba leggermente incolta e capigliatura arruffata, lei certamente col taglio e il colore "da rivedere", ma mediamente in ordine. E tu li osservi e pensi: "tevist ? Altro che pizza e fichi ! Guardali ! Movimento, manovre, cazza, lasca, tangona, vita all'aria aperta, sole, mare, salsedine, cibi sani, niente divanatura da TV, pesce tutti i giorni".
Beh. vi dirò. spiace infrangere un mito, ma credetemi. TUTTE BALLE! Certo il luogo e il mezzo di sicuro influiscono ma. Prendi una coppia, mettila su una barca, imposta una rotta >2000mg, assicurati una settimana (o più) circa di meteo con previsioni moto ondoso >mt3, venti >20kt, barca rollante, vomitino dilagante, cucina lucchettata, aspettali all'arrivo e vedrai il risultato. Et voilà, fisicati daddio !??
Fine digressione oceanica.

Grande giornata di vela. Meteo fantastica, l'onda si placa quel che basta per rollare meno, il vento è costante sul 15-17 nodi, sole, caldo, cielo totalmente terso, nessuna nuvola per miglia e miglia. Ci godiamo il momento facendoci bagni rinfrescanti con secchiate di acqua marina, e asciugandoci al tepore del sole tropicale.

Y2K fila con la tipica andatura "wing-on-wing" )a farfalla in Italiano), randa tutta lasca e genoa tangonato sull'altro lato della barca, sotto coperta rumba e samba hanno momentaneamente lasciato il posto ad un dondolio che concilia ronfate epiche.

E poi scopri che Moitessier aveva ragione quando aspettava le calme per buttarsi in acqua e ripulire la linea di galleggiamento della sua barca dai "barnacles" - denti di cane o cirripedi che dir si voglia. Ci accorgiamo che nei punti della carena e della poppa in cui arriva lo sciabordio del mare, in genere linea di galleggiamento o poco più, siamo pieni di simpatici piccoli nuovi compagni di viaggio. Cirripedi a manetta. Dapprima abbiamo notato un "coso" che spunta su uno dei bulloni a pelo d'acqua di "HydroPino" - il nostro idrogeneratore che ormai è lì che frulla in acqua dalle Las Perlas - non ci abbiamo fatto molto caso finché il "coso" è diventato "due cosi" e questi "cosi" hanno cominciato a crescere e ad allungarsi piuttosto velocemente. Da un esame più approfondito dei "cosi", alla scoperta della crescita aliena a poppa. Il CPT osserva i cirripedi con sguardo assatanato, pensando ai vari modi per farli fuori una volta atterrati alle Marchesi. Ahimè, ci sarà da grattare.

Riceviamo il messaggio di Luca IK2SYK, amico radioamatore. Grazie a lui, finalmente abbiamo identificato Suletta Bedda e abbiamo pure il suo nome scientifico. Trattasi di Sula Piedirossi (Sula sula), zampe rosse e becco azzurro. A quanto pare ne esistono di due specie alle Galapagos, quella bruna (crediamo di aver visto anche lei) e quella bianca più rara. Quindi Suletta Bedda è un raro esemplare bianco di Sula Piedirossi ! Grazie Luca !

Distanza da Fatu Hiva: 1129mg