August 25, 2017

Le Tuamotu - Tahanea

Tahanea - Ancoraggio SE

Alle 6.30 del mattino del 26 Giugno lasciamo Makemo uscendo dalla sua pass di Nord. La nostra destinazione è Tahanea, atollo situato a Sud Ovest rispetto a Makemo e distante circa 47 miglia.
Tahanea ha tre pass navigabili, tutte sul lato Est dell’atollo. Due, quella a Nord e quella centrale, sono larghe e profonde, la pass più a sud, nonostante sia anch’essa profonda, è strettina. Decisamente da non fare come prima entrata a Tahanea Smile

Noi entriamo dalla pass centrale senza alcun problema. L’abisso dell’Oceano Pacifico nel giro di pochi minuti si innalza e lascia il posto a 15 metri di acqua talmente trasparente che ci sembra di toccare il fondo cosparso di coralli.

Ci dirigiamo verso un ancoraggio protetto dalla debole brezza che soffia da NE e lo raggiungiamo alle 15:30. Le coordinate sono: 16°52,645’ S; 144°35,800’ W. All’ancora ci aspettano “Meccetroy” e “Anthea”.

Tahanea - Ancoraggio SE

Diamo fondo in 15 metri di acqua dopo aver individuato una zona sabbiosa sufficientemente ampia per filare l’ancora. Il fondo è pieno di teste di corallo, per evitare che la catena strofini su di esse, utilizziamo il sistema delle boe per tenerla sollevata. Siamo un pochino più esperti e questa volta la procedura ha successo Smile

Tahanea è un altro vero paradiso. Ci tuffiamo per rinfrescarci dopo la giornata di navigazione, l’acqua è pulita, davanti a noi un bel motu, una spiaggetta, palme. Al tramonto, uno degli innumerevoli incredibili tramonti delle Tuamotu, qualcuno suona una dolce melodia con l’Ukulele a terra. Per noi in questo momento non esiste altro.
Il mattino successivo l’aliseo ruota a Sud Est e noi ci spostiamo di conseguenza dirigendoci verso uno degli ancoraggi più spettacolari in assoluto, quello appunto di SE. Le coordinate sono: 16°57,317’ S; 144°35,012’ W.

Max controlla la situazione ancora, catena e teste di corallo - Tahanea SE

Uno specchio di mare turchese trasparentissimo, poche teste di corallo, quattro motu che riparano bene dalle brezze da S e SE, spiagge bianche, lunghe lingue di sabbia, hoa azzurri che riversano l’acqua dell’oceano dentro la laguna. Un’altra meraviglia.

Tahanea - Ancoraggio SE

Y2K, Meccetroy, Anthea - Tahanea SE

Se escludiamo i nostri amici di “Meccetroy” e di “Anthea”, non c’è un’altra barca nel raggio di qualche miglio, ci saranno ma non ne vediamo. Ce ne andiamo a zonzo per i motu, esploriamo le dune di sabbia, gli hoa e il reef esterno di Tahanea. I soliti squali pinna nera accompagnano ogni nostra escursione. Ce ne restiamo lì per i tre giorni successivi, Y2K è immobile sulla superficie del mare, solo un leggero brandeggio destra-sinistra.

Tahanea - Ancoraggio SE

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Qui scopriamo di avere delle nuove “amiche”: alcune remore, almeno una dozzina e alcune di notevoli dimensioni, hanno deciso che la l’opera viva di Y2K è “bella assai” e si sono insediate in maniera piuttosto definitiva. Con le loro ventose restano attaccate alla “pancia” o alla chiglia di Y2K, si staccano solo per avventarsi freneticamente sui resti di cibo o briciole che buttiamo in acqua. Mangiano pure le bucce delle banane Smile Sono buffissime con il loro corpo allungato, le loro bocche poste sulla parte superiore della testa e tutte quelle strane pinnette. Diventano una presenza costante, tanto che ci piace riferirci a loro come a “le ragazze”.

"Le ragazze" - Le remore di Tahanea

“Ehi Ale, dai diamo questo tozzo di pane raffermo alle ragazze”, “Max, per favore getta la scorza di formaggio alle ragazze”, “Diamolo alle ragazze” e via di seguito Open-mouthed smile Ci porteremo dietro “le ragazze” da un ancoraggio all’altro di Tahanea e un paio di loro ce le ritroveremo anche a Fakarava!

Un hoa - Tahanea SE

Motu ancoraggio SE - Tahanea

La nostra piscina personale - Tahanea SE

L’aliseo “pazzerello” ruota di nuovo a NE e rinforza sui 18-20kt tanto da rendere il nostro ancoraggio poco confortevole per le ondine da fetch. I grib file evidenziano come il NE duri poco e tenda a ruotare ulteriormente a NW. Questo film lo abbiamo già visto durante la nostra permanenza a Makemo (leggi QUI la nostra prima disavventura meteo nell’emisfero sud), ma stavolta siamo ben più vigili. Drizzate le antenne, cominciamo a studiare le previsioni a lungo termine le quali mostrano – era praticamente scontato - l’avvicinarsi di una perturbazione dalle isole Australi. Nei prossimi giorni, quindi, ci attende un indebolimento generale dell’aliseo, una rotazione a NW, quindi W, SW e per finire un bel SE teso e fresco.

Col cavolo che ci facciamo sorprendere come successe a Makemo! Ed eccoci in movimento per identificare un paio di buoni ancoraggi, poco distanti da loro, che possano offrire ridosso per il NE e quindi per il NW e W.

Il primo è un ottimo ridosso dal forte NE, le coordinate sono 16°53,809’ S; 144°34,614’ W.

Tahanea, ridossati dal NE

Sul motu davanti a noi ci sono palme altissime che bloccano completamente il vento. Venti metri più in alto, il nostro Windex segna 18 – 20 kt, noi sentiamo 5 nodi al massimo Open-mouthed smile Si sta una favola.
Ce ne stiamo tranquilli in attesa “del giro di vento”, esploriamo tutto il reef, percorriamo chilometri a piedi sui coralli della barriera esterna ormai sbiancati dal sole, raccogliamo conchiglie, cipree bellissime, mentre fuori dall’atollo l’oceano brontola con i suoi ondoni carichi di spuma.
L’attesa rotazione del vento arriva puntuale e noi ci spostiamo. Filiamo l’ancora nell’ancoraggio precedentemente individuato che si trova vicino alla pass più a Sud Est di Tahanea. Le coordinate sono: 16°51,748  S; 144°38,827’ W. Qui la costa dell’atollo si piega in una specie di “virgola”, una specie di ansa che protegge dal NW e dall’W.

Lasciamo sfogare i venti da Ovest e ce ne andiamo con il dinghy sulla pass per un po' di snorkeling. Attendiamo il periodo di stanca fra la corrente uscente e quella entrante. Ci immergiamo per una delle esperienze più incredibili della nostra vita. La pass è molto profonda, ma stretta come dicevamo all’inizio. Le due pareti laterali sono ricoperte di corallo vivo coloratissimo, la vita intorno a questo habitat è sensazionale.

La pass più a Sud Est - Tahanea

Dappertutto un turbinio di pesci dai colori talmente incredibili da sembrare pitturati con i pennarelli, crostacei, razze, aquile di mare, squali, snapper, carangidi e chi più ne ha, più ne metta.

Un pinna nera pattuglia il suo territorio - Tahanea pass SE

Ad un certo punto ecco che inizia la corrente entrante. L’acqua dell’oceano comincia a riversarsi all’interno dell’atollo portando via qualsiasi sospeso. La trasparenza del mare aumenta di centinaia di volte, siamo sospesi nel nulla, sospinti dalla leggera corrente in mezzo ad un acquario gigantesco!

Snorkeling pass SE - Tahanea

Ci hanno detto che immergersi nella pass di Fakarava (nostra prossima meta qui alle Tuamotu) è ancora più bello che qui. Non osiamo immaginare cosa vuol dire.

Snorkeling pass SE - Tahanea

Snorkeling pass SE - Tahanea

Snorkeling pass SE - Tahanea

Quando la corrente comincia a diventare piuttosto sostenuta è il momento di rientrare in barca.
La perturbazione prevista arriva puntuale, come puntuale arriva l’ennesimo giro di vento da S a SW ed infine a SE. Il cielo si carica di nuvole e scarica la solita inverosimile quantità di pioggia. IL SW dura davvero poco così ce ne torniamo nell’angoletto di SE, ben protetti dalla brezza che comincia a soffiare bella tesa sui 20-25 kt.

Qui rimaniamo tranquilli aspettando che il brutto tempo se ne vada, ci facciamo un paio di giorni di cielo plumbeo e pioggia a catinelle, poi piano piano tornano le schiarite ed infine la perturbazione ci molla, lasciando spazio al sole e all’azzurro.

Di nuovo in paradiso.
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August 7, 2017

Le Tuamotu – Makemo

Ritorno dallo snorkeling con Marina e Diego - Makemo

La nostra prossima tappa, lasciata la bellissima Raroia, è Makemo. Makemo si trova a sud ovest di Raroia e dista circa 85 miglia.

Percorriamo il tratto di mare durante la notte con un vento da Est sui 10-12 kt che si intensifica leggermente durante le ore centrali notturne. Navighiamo al lasco e Y2K è troppo veloce. Dobbiamo rallentarla per due motivi: 1 - per  prendere la marea giusta ed entrare senza problemi nella pass di Makemo dobbiamo arrivare dalle 7:30 del mattino in poi. 2 – Il nostro ancoraggio, una volta entrati dalla pass, si trova esattamente a Est dell’atollo, dobbiamo aspettare che il sole sia abbastanza alto per evitare di avercelo esattamente in faccia.

E così, nonostante il poco vento, riduciamo randa e genoa per mantenere una velocità media di 4 nodi Smile
La pass di Makemo non rappresenta un problema è ben segnalata e la corrente è entrante di un paio di nodi. Alle 9 siamo dentro la laguna e dirigiamo lentamente verso il nostro ancoraggio. Che raggiungiamo circa alle 11.
Le coordinate sono 16° 38,237’ S - 143° 24,741’ W.

Ancoraggio Est Makemo

Anche Makemo non scherza quanto a bellezza. Si potrebbe pensare che gli atolli delle Tuamotu siano tutti uguali e che visto uno, praticamente visti tutti. Non è esattamente così, almeno per noi.
Ognuno ha le sue caratteristiche: sabbioso, roccioso, più corallo, meno corallo, grandi teste di corallo, piccole teste di corallo, tante “patate”, zero patate, reef esterno largo ed esteso, reef esterno sottile, mare limpido e cristallino, mare più “lattiginoso”, laguna profonda, laguna poco profonda, solo palme, oppure altri arbusti, palme alte o palme basse. Makemo rispetto a Raroia è un po' più roccioso.

Le barche all'ancora Est Makemo

Diamo fondo in 10 metri di acqua, poche teste di corallo. Ritroviamo gli amici di “Meccetroy” e di “Anthea”. Si parte subito in esplorazione della costa est dell’atollo.
Scarpiniamo per raggiungere il reef esterno. Ci imbattiamo in un antico cimitero polinesiano, le lapidi raccontano di date del 1800. Dalle conchiglie e dagli oggetti dall’aspetto recente, deposti accanto alle tombe, capiamo che ancora oggi, dopo così tanti anni, questi defunti sono onorati e ricordati dai loro cari.
Raggiungiamo il reef. Il vento è stato debole e l’oceano solo è un’immensa e tranquilla distesa blu cobalto.

Reef esterno - Makemo

In mezzo agli scogli e al corallo della barriera c’è di tutto: oggetti portati dalle onde del mare chissà da dove, gavitelli, scarpe, un cappello, qualche bottiglia, tante boe utilizzate dalle industrie perlifere. Ne recuperiamo un paio, ci serviranno per tenere la catena sollevata ed evitare che si incastri malamente negli ancoraggi in cui le teste di corallo sono numerose.
Il giorno dopo incontriamo due polinesiani, Ubert e Nolan. Lavorano la copra e vivono su un motu poco distante dal nostro ancoraggio. Ci invitano a visitare la loro casa. Ci andiamo con Kim e Mark di “Anthea”. Scopriamo che Ubert è anche una specie di artista e ha trasformato la sua capanna in una specie di casetta da libro delle favole. Raccoglie oggetti portati dal mare, conchiglie, corallo morto, gavitelli, reti, di tutto insomma e crea sculture, addobba gli arbusti, le palme, i locali della sua capanna.

A casa di Ubert e Nolan - Makemo

Ubert e Nolan ci raccontano della loro vita e ci offrono da bere latte di cocco fresco direttamente dalle noci di cocco. Sono noci enormi, pienissime di latte che sembra non finire mai.
L’indomani arriva sull’atollo tutta la sua famiglia, Ubert ci racconta. Lui non pare molto contento, gli scombinano la casa – dice – i nipoti gliela trasformano in Disneyland e i parenti gli “rompono” tutto, anche la cucina. Tanto che ne ha due di cucine: una all’interno della capanna, solo per lui, un’altra all’esterno, “per i parenti”. Open-mouthed smile

A casa di Ubert e Nolan - Makemo

A casa di Ubert e Nolan - Makemo

Ubert è un personaggio incredibile, è un Mahu. Il Mahu è il terzo genere qui in Polinesia. I Mahu sono riconosciuti da sempre sotto tutti i punti di vista come parte della società Polinesiana. Nessuno scandalo, nessuna difficoltà in nessun campo del vivere in comunità.  La nostra, di società, avrebbe da imparare moltissimo dalla cultura Polinesiana al riguardo. Ubert e Nolan non hanno praticamente nulla, eppure preparano il pane al cocco per noi – una procedura laboriosa e lunga, per non parlare dell’accensione del forno, aspettare che vada in temperatura, cuocere il pane, insomma si parla di ore – dividono quel poco che hanno con stranieri mai visti prima.

Ubert, Max, Nolan, Kim, Mark, Ale - Makemo

Ci chiedono più volte i nostri nomi, come si pronunciano, per essere sicuri poi di rivolgersi a noi correttamente. Vogliono sapere da dove veniamo, dei nostri paesi – “Ohh Italie !!” – dice Ubert in un misto Franco-Inglese tutto da ridere – “Avec le bateau !!! 2 Oceans it’s a long journey !” Con la barca, 2 oceani è un viaggio lungo. Sì è un viaggio lungo, ma vuoi mettere se poi si incontrano persone come loro ?

A zonzo per i motu, Est Makemo

Il terzo giorno il vento quasi muore e ruota a Nord. Avremmo dovuto drizzare le orecchie e stare all’erta, invece ci godiamo la bellissima giornata di calma e sole in giro per motu e reef. La nostra “ignoranza” in fatto di meteorologia locale e la nostra poca dimestichezza con l’interpretazione delle carte meteo qui nell’emisfero sud del pianeta la pagheremo più avanti.

Tridacna dai "labbroni" blu - Makemo

Approfittiamo della calma di vento per spostarci vicino al villaggio principale di Makemo, Pouheva, che si trova subito a destra della pass principale di Arikitamiro. Queste le coordinate: 16° 57,605’ S - 143°34,280’ W.
Siamo con “Meccetroy” e “Anthea”.
L’ancoraggio è solitamente esposto ai venti predominanti (Est, Est Sud Est), ma soffia il leggero Nord ed è quindi protetto dal motu in cui sorge il villaggio e da il pontile in cemento a cui attracca la nave dei rifornimenti.

Snorkeling a Makemo

La zona è costellata da teste di corallo, seppure piccole, l’acqua è trasparentissima. Diamo ancora per la prima volta utilizzando le boe recuperate in precedenza per sollevare la catena e evitare spiacevoli incastri.
Ce ne andiamo a fare la spesa, troviamo più di quello che ci aspettavamo. La sera ce ne andiamo in pizzeria, ma siamo in 8 e la titolare ci guarda con occhi sbarrati: 8 pizze ? “Ne pas possible no no, siete troppi” Surprised smile

Ok ripieghiamo su un ristorante e ci facciamo una bisteccazza con le patatine fritte.

La mattina dopo ci spostiamo in direzione NE. Qui c’è un bell’ancoraggio con una lunga lingua di sabbia che in un certo modo protegge anche dai venti SE. Prima di poterci mettere in movimento perdiamo una buona mezz’ora per liberare la catena dal corallo. Il primo esperimento con le boe non è proprio riuscito benissimo (per nostra imperizia, andrà mooolto meglio più avanti) e Max – fra vari smadonnamenti e imprecazioni – deve buttarsi in acqua per disincagliare il tutto, mentre Ale al timone manovra in base alle istruzioni di Max.

Una volta liberi navighiamo con il solo genoa e raggiungiamo l’ancoraggio di Nord Est. Le coordinate sono: 16° 30,940’ S - 143° 49,325 W.
Il posto è effettivamente molto bello, ma non riusciamo a godercelo più di tanto perché improvvisamente il vento ruota a NW e si intensifica sui 15/18kt. Altro segnale che avrebbe dovuto metterci in guardia.

Siamo scoperti e comincia a crearsi un’ondina fastidiosa a causa del fetch. Ci spostiamo ancora e ce ne andiamo a ridosso di una serie di motu che ci proteggono molto bene da questo vento. Le coordinate sono: 16° 27,430’ S - 143° 51,462’ W.

La sera e la notte passano tranquille, il giorno dopo ci svegliamo con brezza da Ovest e un cielo da armageddon. Un muro nero impressionante incombe su di noi e si avvicina sempre di più da SW, minaccioso e decisamente spaventoso. E’ un fronte, una perturbazione australe che arriva da sud, che ha investito le Gambier e che adesso spazza le Tuamotu.  Meteo France – che consultiamo sempre due volte nelle 24 ore – dà l’avviso solo nell’ultimo bollettino, quello del mattino alle 5. Troppo tardi. Le carte, invece, erano molto, molto chiare.

Qui le cose funzionano al contrario che nell’emisfero nord. Una perturbazione si sposta su una traiettoria SW – NE e crea una serie di eventi e situazioni prima del suo arrivo sempre costanti: indebolimento dell’aliseo fino a sua scomparsa, rotazione del vento SE, E, ENE, N con brezze leggerissime inferiori ai 10 nodi, 24 ore prima dell’arrivo del fronte rotazione ulteriore del vento NW, W fino a S-SW e intensificazione della brezza >25kt. E’ una cosa MATEMATICA. I segnali c’erano tutti (e ne parlano pure tutte le guide, i portolani e i libri che abbiamo consultato più volte), li abbiamo sottovalutati da bravi navigatori dell’emisfero nord.

In pochi minuti veniamo investiti da un ventaccio tremendo da Sud Ovest che si intensifica fino a raggiungere punte da 25kt e oltre. Piove a catinelle, sparisce l’orizzonte a 365 gradi, tuoni e fulmini. il nostro ancoraggio è esposto a SW. Il fetch è praticamente tutto l’atollo di Makemo, ci becchiamo onde da un metro e mezzo in faccia con le barche che beccheggiano miseramente, poppa al reef.
Passiamo un paio di ore ad aspettare e a sperare che il tutto finisca in fretta. Poi piano piano il vento diminuisce un po' e ruota a Sud, primo segnale che la perturbazione si allontana e che la parte più violenta del fronte è passata. Il cielo è plumbeo, ma la visibilità è sufficiente. Ne approfittiamo per prendere su baracca e burattini e ritornare il più velocemente possibile all’ancoraggio di NE che quanto meno offre un minimo di riparo dall’onda da sud.

Seguiamo attentamente la nostra stessa traccia sul plotter, inutile la navigazione a vista, la laguna sembra una distesa di mercurio liquido.
Quando filiamo l’ancora ridossati dalla lingua di sabbia dell’ancoraggio di NE, abbiamo 18kt da S SE, il mare non è certamente liscio, ma ci sembra di sognare. Ci rimaniamo 3 giorni, tanto dura il tempo perturbato dopo il passaggio del fronte, discutendo fra di noi della bella lezione presa. Non ci cascheremo mai più.

Finalmente il 26 Giugno il tempo migliora nettamente e anche l’oceano si calma (c’erano onde di 3/4 metri nei giorni precedenti). Possiamo lasciare Makemo e dirigerci verso Tahanea, nostra prossima meta, che si trova a Sud Ovest.

Pass NW Makemo

Lasciamo Makemo alle 6:30 del mattino, usciamo dalla laguna dalla pass di NW, troviamo 5 nodi di corrente uscente che ci spara fuori dall’atollo ad una velocità supersonica (12 nodi !!!)  e che crea vortici e onde ripide. E’ incredibile assistere a questo fenomeno, un così enorme spostamento di masse d’acqua da far ribollire l’oceano per mezzo miglio intorno alla pass.
Apriamo il genoa e ci apprestiamo a percorrere le 56 miglia che ci separano da Tahanea con un SE gentile, su un oceano tranquillo.
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July 21, 2017

Le Tuamotu – Raroia

Y2K a Raroia, ancoraggio a Est

Poco meno di 3 giorni per raggiungere l’arcipelago delle Tuamotu da Nuku Hiva. 460 miglia, tre giorni di bolina scomoda, con un vento che si rivela essere più intenso di quanto previsto, groppi, nuvole e sbattimento, tre giorni il cui ricordo viene spazzato via il preciso momento in cui attraversiamo la pass del primo atollo di questo arcipelago e entriamo nella laguna di Raroia.
OK, per noi il paradiso può attendere qualche centinaio di anni Smile

La maggior parte delle barche in transito per le Tuamotu non segue una rotta così a est dell’arcipelago perché il vento predominante è un Est Sud-Est che, come avete letto dalla nostra esperienza, rende la navigazione scomoda.

La conseguenza è chiara: Raroia è frequentata da pochissimi, un atollo tutto o quasi per noi. L’idea stessa del Sud Pacifico nell’imaginario collettivo è tutta racchiusa in questo anello corallino piazzato lì, nel blu cobalto dell’oceano.

Hoa di Raroia, ancoraggio a Est - Tuamotu

A parte il mini-villaggio all’ingresso della pass in cui è possibile trovare il basico (c’è l’ufficio postale!), qui non c’è altro se non un allevamento di perle. Motu, spiagge coralline bianche o rosate, acqua dai colori impossibili da descrivere, hoa (gli hoa sono delle specie di “fiumi”, aperture nella barriera corallina esterna, che fanno fluire l’acqua dell’oceano all’interno o all’esterno della laguna a seconda della marea) in cui l’acqua scorre e assume sfumature impensabili. Dune di sabbia che creano piscine naturali, squali pinna nera che nuotano in 5 cm di acqua, così numerosi e curiosi che te li ritrovi praticamente dappertutto. All’inizio è inquietante vedere queste forme scure che si avvicinano e ti osservano le caviglie, poi ci fai l’abitudine Smile Aquile di mare, pesci coloratissimi. Palme da cocco altissime, coralli vivi dai mille colori e niente altro.

Ancoraggio ad Est di Raroia - Tuamotu

Non c’è internet se non vicino al villaggio, gli approvvigionamenti arrivano via nave ogni tot Smile
Il nostro primo ancoraggio si trova a Est di Raroia, ad un paio di miglia a sud del famoso motu dedicato all’atterraggio della zattera Kon Tiki, vicino alla Ferme Perlier gestita da Jiji di cui parliamo più avanti.
Le coordinate sono 16°06,349’ S; 142°22,773’ W.

Y2K - ancoraggio Est di Raroia

Dopo un mese trascorso a rollare nelle baie delle Marchesi e ancora prima a Panama, ci sembra un sogno. Barca immobile, acqua ferma, leggerissimo brandeggio destra/sinistra. Una serie infinita di motu davanti a noi ci proteggono dal vento e dalle onde del Pacifico. Qualche testa di corallo, ma non troppe da dar fastidio alla catena. Riusciamo a filare l’ancora in una zona libera, su una distesa di sabbia. Siamo con gli amici del “Meccetroy”, Diego e Marina e con “Anthea”, Kim, Mark e i loro ragazzi Anson e Devon.

Dopo una ronfata imperiale, ce ne andiamo in esplorazione dei motu e degli hoa. Camminiamo sulla spiaggia o sul bagnasciuga e le vibrazioni causate dai nostri piedi attirano i numerosi soliti squaletti pinna nera che pattugliano in continuazione le sponde. Pare che Raroia rappresenti una specie di “nursery” per questi squali. Qui gli adulti depongono le uova, i piccoli nascono e cominciano a farsi “le ossa” in uno specchio acqueo tranquillo, senza pericoli per loro e ricchissimo di potenziali prede. Sono curiosissimi, si avvicinano per capire chi sei, a volte ce ne ritroviamo 5 o 6 che “scodinzolano” intorno a noi, ma sono anche innocui. Non si avvicinano più di tanto e se si corre verso di loro, scappano come fulmini.

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Ci sono gli esemplari più piccoli e quelli ormai cresciutelli di oltre un metro o un metro e mezzo. Nuotano in pochissimi centimetri di acqua e dopo un po' ci si fa l’abitudine a vedere tutte le loro pinne dorsali che tagliano la superficie del mare. Poi sembra di essere in un acquario. Facciamo snorkeling vicino ad una delle grosse “patate” (grandi teste di corallo) che si trovano in mezzo alla laguna. Pur non essendo uno dei siti più belli per questa attività, vediamo davvero di tutto.
Il giorno successivo andiamo a trovare Jiji, con la speranza che ci permetta di visitare l’industria perlifera che dirige. Jiji è un donnone tutta sorrisi originaria della Nuova Caledonia. E’ felice di ospitarci e di mostrarci tutte le fasi necessarie affinché un’ostrica produca una delle famose perle nere. I dipendenti sono Tahitiani e Cinesi.

Le perle di Jiji - Raroia

i Cinesi sono quelli che svolgono il lavoro di “precisione”, cioè l’innesto nell’ostrica di una sfera di un materiale simile alla plastica, insieme ad un micro lembo di mantello prelevato da un’altra ostrica e che viene scelto per il particolare colore. Il mantello è infatti quello che stabilirà la sfumatura di colore della perla.
L’ostrica viene poi rimessa in mare dove rimane per almeno un anno. Nel frattempo l’animale ricopre la sfera innestata di madreperla per “difendersi” dal corpo estraneo.

Prelievo della perla da un ostrica - Raroia

I Cinesi hanno anche il compito di prelevare e controllare le perle dalle ostriche innestate in precedenza. Se la perla è di buona qualità, la stessa ostrica viene innestata una seconda volta. Un’ostrica può essere innestata per altre due volte.
Gli attrezzi utilizzati da questi uomini e donne assomigliano a dei veri e propri ferri chirurgici. L’intero processo è lungo e abbastanza laborioso e non crediamo che l’ostrica gradisca particolarmente Smile Ma il risultato finale è impressionante: perle bellissime dalle sfumature porpora, azzurre, verdi, gialle.
Restiamo nell’ancoraggio di Est per quattro giorni, poi il vento ruota un pochino più a NE e rinfresca, così decidiamo di spostarci e raggiungere l’ancoraggio più a Nord-Est di Raroia, super riparato perché proprio all’estremo angolo di Nord Est dell’atollo.
Ci muoviamo a motore facendo attenzione ai bassi fondali e alle teste di corallo affioranti. Utilizziamo le foto satellitari con l’applicazione OpenCPN, molto, molto precise. Anche le carte Navionics sono dettagliate e accurate. Tuttavia Ale è sempre a prua a controllare per evitare spiacevoli inconvenienti ed eventuali incontri ravvicinati con qualche “patata” non segnalata.

Verso l'ancoraggio di NE, si presta attenzione alle teste di corallo - Raroia

Alle 14:00 del 12 Giugno siamo ancorati in un luogo che per noi rimane fra i più belli in assoluto fino ad adesso. Un angolo spettacolare, riparatissimo, tranquillo. Poche teste di corallo, sabbia, acqua limpida.
Le coordinate sono 15° 57, 296’ S; 142° 19,001’ W.

Ancoraggio di NE - Raroia

Una vera e propria meraviglia. Alla nostra sinistra una serie infinita di hoa e dune di sabbia in cui perdersi per ore, intervallate da piccoli motu disabitati. I soliti squali. Un posto incantato.
Davanti alla nostra prua tre motu disposti ad angolo ci proteggono praticamente da Nord, Nord Est, Est, Est Sud Est. Stiamo da favola.

Ancoraggio di NE - Raroia

Ancoraggio di NE - Raroia

Y2K e Meccetroy - Ancoraggio NE - Raroia

Quando il giorno seguente il vento molla e le poche nuvole scompaiono, ce ne andiamo a piedi fino alla barriera esterna dell’atollo. Un paesaggio lunare di una bellezza selvaggia. La sera stessa Raroia ci regala uno dei tramonti più incredibili delle Tuamotu.

Tramonto spettacolo a Raroia

Tramonto spettacolo a Raroia

La serata è calma, non c’è ovviamente una luce, le stelle in cielo sembra di poterle toccare con un dito. Gli amici di “Anthea” organizzano un falò sulla spiaggia, ognuno porta qualcosa da mangiare. Una serata in cui siamo davvero in pace con il mondo.

Ancoraggio di NE - Raroia

I giorni seguenti passano fra escursioni in dinghy ai motu poco distanti, scorrerie fra le dune sabbiose, esplorazioni degli hoa fino alla barriera esterna fra murene, conchiglie bellissime e pesci pappagallo dalle dimensioni inquietanti.
Non mancano i soliti squali, presenza costante, quasi come i cefali nel Mediterraneo.

Le dune di sabbia fra gli hoa - Raroia

Le dune di sabbia fra gli hoa - Raroia

Le dune di sabbia fra gli hoa - Raroia

Le dune di sabbia fra gli hoa - Raroia
Il vento continua a rimanere debole e Max fa volare il drone per cogliere dall’alto la bellezza di tutte le sfumature possibili di questo posto.
Quando riguardiamo le immagini riprese sul computer, rimaniamo senza parole. Si vede il fondo del mare, la sabbia, le teste di corallo, gli squali che nuotano, le ombre dei dinghy.

Ancoraggio di NE - Raroia

Il terzo giorno “Meccetroy” e “Anthea” si spostano vicino al mini villaggio con la speranza di trovare verdura e frutta fresche. Noi non ne abbiamo ancora bisogno, così rimaniamo totalmente da soli. L’ancoraggio è davvero tutto nostro. Non c’è una barca nel raggio di 5 miglia. Non ci sono esseri umani. Soltanto noi e Y2K. Il tempo si mantiene splendido e noi ci godiamo una giornata e la notte seguente in un atmosfera surreale.
Il brontolio delle onde dell’oceano che frangono sulla barriera esterna dell’atollo è l’unico suono che accompagna il nostro sonno.
La luce della luna piena illumina la superficie immobile del mare, si vede il fondo, l’ombra proiettata da Y2K, le teste di corallo e le creature marine notturne.

Y2K, Meccetroy e Anthea nell'ancoraggio di NE - Raroia

Dinghy e squalo - Raroia

Quando viene il momento di lasciare Raroia e questo piccolo angolo paradisiaco, non nascondiamo di avere il magone.
Avevamo letto tanto sulle Tuamotu, visto innumerevoli foto, documentari, speciali e quant’altro. Ma vivere questo arcipelago di persona, osservare con i propri occhi, entrare in una laguna e navigare all’interno di un atollo con la nostra barca è un’altra cosa. Una cosa pazzesca.

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