April 27, 2012

Giubbotto di salvataggio autogonfiabile

IMG_5524

Il giubbotto autogonfiabile, si usa perché è comodo da indossare. A differenza dei giubbotti tradizionali, è più piccolo, più leggero e in alcuni casi non impaccia in alcun modo i movimenti, inoltre ha il grande pregio di avere anche la cintura di sicurezza integrata.
A bordo di Y2K utilizziamo solamente giubbotti di salvataggio individuali autogonfiabili, non li consideriamo una dotazione obbligatoria imposta dalla legge, ma una dotazione per la sicurezza personale.

Da quando lo scorso anno abbiamo frequentato il corso di sicurezza ed emergenza in mare, la nostra visione di sicurezza è nettamente cambiata, così abbiamo anche cambiato ed ottimizzato le nostre attrezzature per adeguarle e se possibile migliorarle.

I giubbotti sono sempre a portata di mano, non li indossiamo sempre, ma ci siamo dati delle regole precise e ferree. Li indossiamo sempre di notte durante i turni quando siamo soli in pozzetto, di notte quando si esce dal pozzetto e poi sempre, di giorno e di notte, in condizioni di mare e vento difficili.

Tutti i nostri giubbotti sono dotati di:

  • cintura di sicurezza integrata, per potersi attaccare con un ombelicale alla jack line;
  • Ombelicale doppio a Y, una linea da un metro ed una linea da due metri con elastico;
  • cinghie cosciali o inguinali per non far ‘salire’ troppo in alto il giubbotto quando si è acqua con il giubbotto gonfio;
  • luce di emergenza ad accensione automatica a contatto con l’acqua;
  • fischietto.

Acquistandoli negli anni, ne abbiamo modelli diversi.
I primi due li abbiamo acquistati nel lontano 2005, modello Osculati 150N. Li avevamo presi senza cognizione di causa, si sono comunque rilevati ottimi e comodi, li abbiamo usati molto.
Nel 2008 con la nuova barca ne abbiamo presi altri due, Plastimo Optisafe da 150N, si sono rivelati molto belli, ma per Ale il modello risultava grosso e troppo ingombrante.
Nel 2011 abbiamo aggiunto due Spinlock Deckvest 150N, li abbiamo visti al corso di sicurezza ed emergenza, sono davvero compatti e leggeri e sono gli unici (che noi conosciamo) ad essere venduti in tre taglie e per Ale, che è minuta, è la soluzione perfetta.

Spinlock deckvest

Come funziona il giubbotto autogonfiabile ?

Il giubbotto si gonfia perché un sensore sensibile all’acqua fa scattare una molla di acciaio inossidabile. La molla agisce su un ago all’estremità della bomboletta perforandola. Immediatamente il gas fuoriesce dalla bomboletta e gonfia la cintura di salvataggio. La piena galleggiabilità viene raggiunta entro 4-5 secondi.
I sensori più diffusi sono tre:

  • Pastiglia di sale;
  • Pastiglia di carta MK5 o MK5i;
  • Sensore idrostatico Hammar.

Kit di riarmo con pastiglia di sale Kit di riarmo con pastiglia di carta MK5 Kit di riarmo Hammar

I tre meccanismi sono tutti e tre molto collaudati e funzionano tutti egregiamente. Ognuno dei quali ha dei pro e dei contro.

Pastiglia di sale
Presente sui nostri giubbotti Osculati. E’ il sensore più economico, la pastiglia non ha scadenza, ma è molto sensibile all’umidità. E’ quindi necessario conservarli in luoghi non molto umidi altrimenti si rischia di trovarlo gonfio. Molti sconsigliano questo giubbotto ai prodieri che sono costantemente bagnati.

Pastiglia di carta
Presente sui nostri giubbotti Spinlock Deckvest. Ha una scadenza, pertanto anche se non utilizzato dovrà essere sostituito. E’ un sensore che ha avuto un discreto successo negli ultimi anni, resiste molto bene all’umidità.

Sensore idrostatico Hammar
Presente sui nostri giubbotti Plastimo Optisafe. E’ il più tecnologico di tutti. Si attiva solamente quando il sistema di gonfiaggio scende a più di 10 cm sotto la superficie dell’acqua. E’ quindi il sistema più sicuro per gli ambienti molto umidi e quando si lavora sotto la pioggia. Questi sensori sono anche utilizzati per il rilascio automatico di Epirb o di Zattere di salvataggio.

.

cinture di sicurezza, deckvest, jackline, life line, lifeline, spinlock, Plastimo, Optisafe, hammar, sensore idrostatico

April 26, 2012

Tassa sulla barca, tassa sul ‘lusso’, ecco come si paga

 

f24 el_id

A pochi giorni dal mese di Maggio, Attilio Befera, Direttore delle Agenzie delle Entrate, è riuscito finalmente ad emanare la circolare con i termini di versamento della tassa sulle imbarcazioni, detta anche tassa sul lusso (?).

Ricordiamo che la tassa dovrà essere pagata solo per le imbarcazioni, barche superiori a 10mt, che siano riconducibili  (leasing e mutui compresi) a cittadini Italiani, qualunque bandiera essa abbiano a poppa e in qualunque parte del mondo siano ormeggiate.

La tassa annuale è:

  • euro 800 per le unità con scafo di lunghezza da 10,01 metri a 12 metri;
  • euro 1.160 per le unità con scafo di lunghezza da 12,01 metri a 14 metri;
  • euro 1.740 per le unità con scafo di lunghezza da 14,01 a 17 metri;
  • euro 2.600 per le unità con scafo di lunghezza da 17,01 a 20 metri;
  • euro 4.400 per le unità con scafo di lunghezza da 20,01 a 24 metri;
  • euro 7.800 per le unità con scafo di lunghezza da 24,01 a 34 metri;
  • euro 12.500 per le unità con scafo di lunghezza da 34,01 a 44 metri;
  • euro 16.000 per le unità con scafo di lunghezza da 44,01 a 54 metri;
  • euro 21.500 per le unità con scafo di lunghezza da 54,01 a 64 metri;
  • euro 25.000 per le unità con scafo di lunghezza superiore a 64 metri'.

Sono previsti i seguenti sconti:

  • Sconto 50% per le barche a vela con motore ausiliario;
  • Sconto vetustà:
    • 15% da 5 a 10 anni
    • 30% da 10 a 15 anni
    • 45% oltre i 15 anni

Per sapere se la propria barca ha lo sconto per la vela, la legge riporta: “a vela con motore ausiliario il cui rapporto fra superficie velica e potenza del motore espresso in Kw non sia inferiore a 0.5”.
E’ un calcolo molto semplice da fare, ma essendo un parametro molto ampio, anticipiamo che praticamente tutte le barche a vela oggi in mare rientrano nello sconto.

Sono esentati per il primo anno, i proprietari di barche nuove.

La tassa è da pagare ogni anno entro il 31 Maggio.

Come si paga ?
Se si preferisce utilizzare il modello F24:

Nella sezione "CONTRIBUENTE" si indicano i dati anagrafici e il codice fiscale del soggetto versante.
Nella sezione "ERARIO ED ALTRO" in corrispondenza degli "importi a debito versati":

  • nel campo "tipo" si indica la lettera "R"
  • nel campo "elementi identificativi" si indica il codice identificativo dell'unità da diporto (sigla di iscrizione) ;
  • nel caso di contratti di cui all'articolo 16, comma 7, del decreto legge 201 del 2011, nel campo "elementi identificativi" si inserisce anche l'indicazione nei primi 6 caratteri, del giorno di inizio del contratto, del giorno e del mese di fine periodo del contratto,
  • nel formato "GGGGMM" e nei successivi spazi il codice identificativo dell'unità da diporto.
  • nel campo "codice" si inserisce il codice tributo (vedi più in basso) ;
  • nel campo "anno di riferimento" si indica l'anno di decorrenza della tassa, nel formato AAAA (es:. 1 maggio 2012-30 aprile 2013, indicare anno 2012). Nel caso dei contratti di cui al citato articolo 16, comma 7, con durata a cavallo di due anni solari viene indicato l'anno di decorrenza indicato nel contratto.

I codici tributo sono:

  • Per pagare la TASSA: "3370" denominato "Tassa sulle unità da diporto - art. 16, comma 2, d. l. 201/2011"
  • Per pagare la SANZIONE per omesso pagamento: "8936" denominato "Tassa sulle unità da diporto - art. 16, comma 2, d. l. 201/2011 - Sanzione"
  • Per pagare gli INTERESSI sul ravvedimento: "1931" denominato "Tassa sulle unità da diporto - art. 16, comma 2, d. l. 201/2011 - Interessi"

Per pagare con bonifico bancario
Chi non può eseguire il versamento in F24, può effettuare un bonifico in euro a favore del bilancio dello Stato italiano, precisamente al Capo 8 - Capitolo 1222, indicando:

  • codice BIC: BITAITRRENT;
  • causale del bonifico: generalità del soggetto tenuto al versamento della tassa annuale, identificativo (sigla di iscrizione) dell'unità da diporto,
  • codice tributo e periodo di riferimento (1° maggio-30 aprile dell'anno successivo)
  • IBAN: IT15Y0100003245348008122200, Ragioneria Generale dello Stato - Ministero dell'Economia e delle finanze link:www.rgs.mef.gov.it

Infine ecco il link alla circolare dell’agenzia delle entrate: CLICCA QUI

.

April 23, 2012

AIS – Come si usa e cos’è ?

L’AIS è stato uno dei primi optional ad entrare nella lista della nuova Y2K.

L’AIS, acronimo di Automatic Identification System, è uno strumento che permette di identificare in modo automatico le imbarcazioni o navi in mare; è quello strumento che in aeronautica tutti chiamiamo volgarmente transponder.

Secondo le specifiche 'Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) e la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare (SOLAS), l’AIS è strumento obbligatorio a bordo delle navi con stazza lorda superiore a 300 Tonnellate di Stazza (misura di volume e non di peso) oppure per tutte le navi passeggi di qualunque dimensione.

Per le nostre barchette da diporto diventa davvero uno strumento per la sicurezza alla navigazione indispensabile se si intraprendono navigazioni in zone di mare affollate da navi o notturne. Nel nostro caso, la navigazione notturna è stata la leva che ci ha fatto scegliere prima il radar ed ora l’AIS.

Informazioni dell’AIS
Le informazioni che questo strumento ci fornisce in navigazione sono davvero tante. Tutte le informazioni sono disponibili in tempo reale e sono tutte visibili sul plotter cartografico di bordo, su Y2K un Raymarine E80.

Schermata AIS su Plotter Raymarine E80

Il plotter di bordo utilizzando le informazioni di navigazione provenienti dalle informazioni dell’elettronica della barca e quelle che arrivano dall’AIS, riporta graficamente sullo schermo una serie di triangolini (uno per ogni nave) segnalando anche con appositi allarmi visivi e sonori se le rotte delle navi sono in collisione con la nostra. STUPENDO !

Le principali, quelle che normalmente vengono utilizzate sono:

  • Nome dell’imbarcazione
  • Direzione e velocità (COG – Course Over Ground e SOG – Speed Over Ground)
  • Distanza minima a cui ci troveremo dal bersaglio se lui manterrà l’attuale rotta e velocità (CPA – Closest Point of Approach)
  • Tempo previsto per giungere al punto di minore distanza (TCPA – Time of Closest Point of Approach)
  • Posizione Latitudine / Longitudine
  • Identificativo MMSI e Call Sign
  • Stato della navigazione (incagliato, all’ancora, in navigazione, con manovrabilità ridotta, ecc.)

Informazioni aggintive su Plotter Raymarine E80


Con l’AIS le nostre navigazioni notturne sono più tranquille, di notte è davvero molto difficile verificare se le rotte sono sicure oppure in collisione; in caso di necessità è facile chiamare la nave al VHF conoscendo il nome e la sua sigla internazionale (Call Sign). In tratti di mare molto affollati, come l’attraversamento Nord-Sud e viceversa tra la Sicilia e Pantelleria, lo stretto di Messina, lo si affronta con un pochino più di tranquillità.

Quanto costa l’AIS
Iniziamo dicendovi che dipende dalla tipologia di AIS.
Ne esistono principalmente due: trasmittente e ricevente.
Come abbiamo già visto per le navi l’AIS è obbligatorio perché deve trasmettere le proprie informazioni di navigazione, è un o strumento grande, complesso e molto costoso.
Non è invece obbligatorio per il naviglio da diporto che pertanto ha la possibilità di poter installare solo la stazione ricevente dell’AIS per essere in grado di ricevere tutte le informazioni trasmesse dalle navi.
E’ un apparecchio piccolo, che utilizza un’ antenna VHF (anche non dedicata) per la ricezione delle informazioni, il costo è variabile tra i 150€ sino a oltre 500€ ed è davvero molto semplice installarlo. Il nostro AIS di bordo è della Raymarine modello AIS250, è arrivato direttamente montato dal cantiere, ma l’installazione non è complicata.
Come fare ad installare l’AIS ?
Vi rimando a Roberto di Aonami, nel suo blog ha descritto come installare l’AIS ed interfacciarlo al plotter Raymarine, tutto nei dettagli, bravo bel lavoro.

 

Connessione Raymarine AIS250

Da qualche anno è anche possibile installare dei trasmettitori AIS sulle imbarcazioni da diporto, sono chiamati AIS Classe B per differenziarsi dal Classe A delle navi.
E’ vero che i prezzi sono scesi e sono interessanti, ma sono comunque ancora alti. Inoltre l’installazione è decisamente più complessa, l’AIS classe B ha necessità di una antenna VHF dedicata e di una antenna GPS dedicata.

Come avere un ricevitore AIS gratuito
Oggi i PC, i Tablet e gli smartphone fanno di tutto.
Esiste un bellissimo sito dal nome Marine Traffic che permette in modo completamente gratuito di esplorare gli oceani del mondo e vedere il traffico navale in navigazione.
Come funziona Marine Traffic ? E’ un sito no profit che attraverso l’uso di ricevitori AIS sparsi in tutto il mondo riesce a ricevere le informazioni dalle navi ed a renderle pubbliche attraverso questo bel sito. E’ possibile ricercare una nave per nome o codice MMSI, è possibile navigare in determinate zone e monitorare il traffico, vedere i dettagli di una barca, caricare una foto che avete fatto di una barca nel database.
E’ divertente, da provare assolutamente.
Esistono inoltre le relative App gratuite per iPhone e per Android da scaricare dai relativi Market, in modo da poterle utilizzare anche sui vostri Smartphone o Pad.

Come avere un trasmettitore AIS gratuito
Dobbiamo sempre ringraziare quei geni della Marine Traffic. Hanno da poco sviluppato e rilasciato una bella App chiamata mAIS, disponibile in beta sui market, sia per iPhone che per Android.
E’ una applicazione che utilizza le informazioni del GPS del proprio telefonino e insieme alle informazioni inserite nelle impostazioni dell’applicazione trasmette la posizione e le informazioni di navigazione al sito Marine Traffic come se aveste davvero una stazione AIS Class B a bordo.
Purtroppo le altre navi intorno a voi continueranno a non vedervi, perché non avete un vero trasmettitore AIS, ma chi dal sito Marine Traffic o dalle App di Marine Traffic vi segue, saprà tutto di voi.

Noi l’abbiamo già provata, fa il suo lavoro, mi raccomando da usare solo in mare ! Smile

.