December 31, 2010

San Silvestro 2010

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E anche il 2010 è finito.

E’ stato un buon anno ?

Sicuramente ce ne sono stati migliori, ma sicuramente ce ne sono stati di peggiori.
In famiglia vediamo comunque sempre il bicchiere mezzo pieno e quindi consideriamo il 2010 un buon anno.

A bordo di Y2K stiamo preparando una festicciola per il nuovo anno.
Y2K si pavoneggia nel porto di Trapani con tutte le sue bandiere ed il gran pavese al vento, quest’ultimo a dire la verità è un po’ piccolino e non arriva sino in testa d’albero, è l’eredità del nostro vecchio 411.

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Un augurio di un felice e sereno 2011 a tutti.

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November 25, 2010

Trasferimento Oceanis 58

Ieri sera Max sarebbe dovuto partire per Barcellona, dove insieme al sailing team di Blue Freedom, avrebbe partecipato al trasferimento di un nuovissimo e attrezzatissimo Beneteau Oceanis 58 di nome Kipawa sino a Trieste, per essere consegnato al suo nuovo armatore.
Ma ve lo immaginate che bella navigazione, fuori stagione, con finalmente un po’ di vento e non le solite brezze estive. Il Sailing Team di Blue Freedom aveva preparato tutto alla perfezione da ormai 3/4 settimane, tutta l’attrezzatura di sicurezza della barca e quella personale già a bordo, non rimaneva che portarsi il sacco a pelo e una bella cerata invernale (appena comprata per l’occasione!!!Sad smile) e salpare.

Rotta_Barcellona_Trieste

Ma Max ha male ad un ginocchio, non sembra nulla di serio, ma è meglio che stia a riposo, ecco il verdetto medico !
Allora si consolerà (Crying face) aggiornando la navigazione da questo blog e seguendo il trasferimento da YouPosition che per l’occasione ha sponsorizzato il tracing fornendo la versione Pro e il ‘YouPosition' Tracer’.

Segui la navigazione
Inoltre Michele di Blue Freedom ha promesso di mandare un mini diario di bordo e qualche foto appena possibile, noi cercheremo di seguirli insomma al meglio.
Veniamo alla rotta ed al meteo.
La rotta da seguire sarà per alcuni parti obbligata.
La rotta ideale, in linea di massima, è la seguente: da Barcellona si punterà decisi verso il Sud della Sardegna e sfiorando le due bellissime isole di Carloforte e Sant’Antioco si farà rotta sulla Sicilia. Qui la prima scelta da fare in base alla meteo, passare a Nord o a Sud della Sicilia, la rotta a Nord è più breve, quella più a Sud può essere più confortevole se a Nord picchia duro. Superato la punta dello stivale Italiano, si dovrà andare il più rapidamente possibile verso il tacco e poi finalmente entrare nel mar Adriatico e costeggiando la Croazia andare decisi a Nord e sperare di non trovare Bora troppo forte che inoltre abbassa la temperatura.
Totale miglia, circa 1400, vedremo poi il log cosa riporterà alla fine della crociera.
La partenza prevista è per domani 26 Novembre in serata.
La meteo davanti a Barcellona è tranquilla, ma è in arrivo una perturbazione che porterà dei venti di Scirocco, quindi a bordo si dovrà decidere forse delle rotte alternative alla rotta diretta. Una cosa positiva con lo scirocco è la temperatura che sarà superiore alle medie stagionali ma potrebbe portare pioggia.
Non so cosa si preferirà bordo. Winking smile
Seguiteci e seguite la rotta su qui su Rotta su YouPosition.
Buon vento ragazzi !

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November 12, 2010

Manutenzione Ponte in teak

Sul nostro vecchio sito web, alla voce manutenzione, c’è una pagina che è fra le più cliccate e le più ricercate sui motori di ricerca e parla appunto della manutenzione del ponte in legno.
Come avrete visto dal precedente post, il ponte in legno è bello, ma sono gioie e dolori.
A noi piace molto, completa la barca, è elegante e caldo (in estate anche troppo!) e camminarci o sdraiarcisi sopra dopo il bagno è sempre molto bello.
Se curato e trattato bene, anche un ponte di qualità mediocre regala molte soddisfazioni.
Riportiamo di seguito quella pagina, che ha ancora le foto della nostra ‘vecchia’ barca, che descrive come noi gestiamo il nostro ponte.

Manutenzione 2004  - Il Teak

Il ponte in Teak marino è certamente uno degli optional più affascinante di una barca: esteticamente completa la coperta, dà una sensazione di "calore", è piacevole calpestarlo e sdraiarcisi sopra dopo un bel tuffo, MA...
Ci sono dei "ma" che tutti coloro che si apprestano a scegliere il ponte in teak devono sapere e valutare la loro scelta di conseguenza.
Il teak è bello quando è "tenuto bene". Un teak in abbandono rende la barca triste e miseranda.
Quando il teak non viene trattato periodicamente ed è lasciato a se stesso, si secca, i listelli si staccano, la gomma viene via. Tutto ciò comporta costi e spese molto forti in futuro, quando si decide di "sistemarlo".
Per essere "tenuto bene", il teak necessita di una attenta manutenzione almeno annuale (per i più pigri), mentre la sua pulizia deve essere periodica e costante. Spieghiamo più avanti la manutenzione "ottimale".
Il teak deve essere trattato con appositi prodotti per il legno marino: saponi, detersivi, olii. Sconsigliamo prodotti aggressivi, acidi, corrosivi, abrasivi, getti di acqua violenti. Ricordiamoci che stiamo sempre parlando di legno.
Scopo del trattamento è preservare il legno dall'usura dovuta all'acqua di mare e alla salsedine, cioè impermeabilizzarlo. Questo impedisce agli agenti atmosferici di intaccare il teak e di rovinarlo.
Tutto questo comporta tempo e qualche sacrificio da dedicare esclusivamente al vostro ponte. Se siete amanti del teak, ma titubanti sulla scelta - teak sì, teak no, ci permettiamo di darvi un consiglio. Non lasciatevi trascinare da coloro che vanno in giro a dire "Ponte in teak !? Siete matti !?! Fate come me, scegliete la vetroresina, non fatico mai e basta una sciacquatina. Altrimenti diventate schiavi della vostra barca !". Fatica ? Sì, vero, tre volte all'anno. Schiavi della barca ? No, falso. Seguite il vostro cuore, poi godetevi i risultati.
Cosa usare
Noi utilizziamo i prodotti della linea Teak Wonder, abbiamo scelto di mantenere il colore "naturale" del nostro legno, senza schiarirlo, nè colorarlo. Per questo i prodotti che scegliamo abitualmente sono:
  • Teak Wonder - Teak Cleaner (il detergente specifico per teak NON schiarente)
  • Teak Wonder - Teak Brightner (schiarente)
  • Teak Wonder - Teak Sealer (l'olio trattante NON colorante, a base di olio di teak e silicone)
Ci troviamo molto bene con Teak Wonder e siamo estremamente soddisfatti dei risultati, ma a seconda del tipo di teak ci sono innumerevoli prodotti sul mercato.
Quando trattare il legno e con quale frequenza Possiamo parlare di due tipi di trattamento del teak. Quello "ordinario" e quello "straordinario". Il primo vi permette di mantenere a lungo gli effetti del secondo.
Per trattamento "ordinario", noi intendiamo una costante pulizia del legno. Sciacquarlo, bene con acqua dolce e normale detersivo marino neutro ogni volta che si rientra in porto dopo una veleggiata, una sosta in rada, uno spostamento estivo, anche se non è stato bagnato dal mare.
Per trattamento "straordinario", noi intendiamo la vera e propria manutenzione. E' consigliabile iniziarla in Ottobre, al termine della vera e propria stagione estiva, affinché durante l'inverno il legno non soffra.
  • Il ponte va lavato molto bene, le parti in legno devono essere sciacquate e pulite con il detergente apposito, nel nostro caso il Teak Cleaner, e con uno spazzolone morbido, molto morbido. Si strofina preferibilmente seguendo il senso del legno. Non consigliamo l'utilizzo del detergente sulla vetroresina.
  • Se una parte del legno risulta particolarmente sporca o unta, si utilizza il prodotto puro direttamente sulla zona in questione e si strofina con una spugnetta morbida specifica, sempre seguendo il senso del listello di legno.
  • Si deve sciacquare molto bene, con molta acqua. Ancora con il ponte bagnato si stende con la spugna o con lo spazzolene morbido lo sbiancante (Brightner), si lascia lavorare e appena il colore piace (senza mai fare asciugare) si procede ad un altro risciacquo abbondante.
  • Si lascia asciugare molto bene e si attende il tardo pomeriggio, quando il sole non è più alto nel cielo. Il calore dei raggi solari, infatti, provoca l'evaporazione di parte dell'olio che andremo a mettere e non permette, quindi, al legno di assorbirlo interamente.
  • Si stende una prima volta l'olio Teak Sealer con pennelli a setole morbide su tutte le parti in legno della barca: ponte, tientibene, asta della bandiera, porta fuoribordo etc. Si segue sempre il senso dei listelli.
  • Si attende che la prima mano sia perfettamente asciutta e si dà una seconda mano. Se l'olio non è ancora assorbito, rimandare questo passaggio al giorno dopo.
  • Se la stagione estiva è stata particolarmente "dura" per il nostro teak (ve ne accorgete da come il legno assorbe il prodotto, più assorbe e più è secco), consigliamo una terza mano.
Lasciamo trascorrere i mesi invernali più freddi, quelli in cui solitamente la barca si utilizza di meno, quindi a Marzo ricominciamo il trattamento del ponte: lavaggio accurato con il detergente specifico, prima e seconda mano di olio.
Da Marzo a Maggio/Giugno applichiamo il trattamento "ordinario": costante lavaggio con il normale detergente marino, spazzolone morbido, abbondante acqua dolce. Se la barca è rimasta "vittima" di acquazzoni africani, come quest'anno è accaduto a Y2K, e ve la ritrovate completamente ricoperta di sabbia, consigliamo un trattamento "straordinario". Assicuratevi che la gomma nera presente fra un listello e l'altro sia perfettamente pulita dalla sabbia... sappiate comunque che è quasi impossibile... lo diciamo per esperienza. Fate del vostro meglio !
Verso la fine di Maggio o nelle prime settimane di Giugno, eseguiamo la manutenzione finale, quella che porterà Y2K e il suo teak ad affrontare le "fatiche" estive della nostra solita crociera. Puliamo le parti del ponte in vetroresina con detergente marino, spazzolone e abbondante acqua dolce. Puliamo benissimo il teak con il Cleaner specifico, spazzolone morbido (passiamo più e più volte) e acqua dolce. Quindi due o tre mani di olio a seconda dello stato del teak.
Il teak di Y2K è ora in perfetta forma ! E come noi, acciaccati, pieni di dolori e doloretti, ematomi vari, mal di schiena, vescichette sulle dita, pestoni ai piedi ("mannaggia a quel carrello del genoa e a chi l'ha messo lì !") e quant'altro, rimarrete dai 20 ai 30 minuti abbondanti a rimirare la vostra amata da tutte le angolazioni possibili, con un sorriso un pò scemo stampato sulla faccia che tutti quanti i vostri amici di banchina sapranno riconoscere subito: è il sorriso da teak :-)
Buon lavoro !


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November 8, 2010

Corso Sicurezza ed Emergenza in mare

E’ dalla scorsa estate che rincorro Umberto Verna per partecipare ad uno dei suoi corsi, ma purtroppo venivano sempre organizzati in posti non molto comodi per noi.

Finalmente, proprio oggi, mi ha confermato che il week end del 22-23 Gennaio 2011, il suo corso si terrà presso la scuola vela Orza Minore di Monza.

Cos'è questo corso ?
E’ un week-end per confrontarsi sulle varie situazioni di emergenza che possono verificarsi a bordo delle nostre imbarcazioni da diporto. Un’esercitazione preventiva che ci permetterà di valutare la nostra conoscenza dell’argomento, di acquisire un metodo per migliorare il nostro navigare e per sensibilizzare e gestire i nostri equipaggi sui temi della Prevenzione e della Gestione di un’emergenza.

Il corso è improntato sulle regole le ISAF OSR 6.01 (Offshore Special Regulations), infatti la partecipazione al corso permette di partecipare alle regate che richiedono obbligatoriamente la partecipazione a questo training nel bando di regata come la Roma x 2 o la ARC.

Argomenti:
- Venerdì sera
  - equipaggiamenti ISAF-Offshore Special Regulations: cura e manutenzione;
- Sabato
  - Previsioni Meteo;
  - Navigazione con cattivo tempo:
    - comportamenti e regole, vele da tempesta, drogues;
  - Avaria a bordo;
  - Acqua a bordo;
  - Fuoco a bordo;
  - Uomo a mare;
  - Emergenza medica;
- Domenica
  - Richiesta soccorso:
    - organizzazione SAR ed equipaggiamenti GMDSS;
  - Esercitazione pratica razzi e fuochi;
  - Abbandono imbarcazione: 
  - Zattera e salvagente (teoria e pratica in piscina).

Chi è Umberto Verna ?
Umberto Verna è istruttore di vela professionista specializzatosi in sicurezza a bordo delle unità da diporto presso il Survival Technologies Group di Apollo Beach in Florida.
E’ forse il massimo esperto in Italia in temi di sicurezza nella navigazione a vela ed è inoltre direttore del Centro Studi per la sicurezza in mare "I Ragazzi del Parsifal" di Rimini.

Perché partecipare ?
Perché è estremamente importante conoscere le procedure di sicurezza e di intervento in caso di problemi a bordo. La sicurezza per chi va per mare è forse il primo aspetto da conoscere ed affrontare, dopo viene tutto il resto. Avere a bordo la zattera, i razzi, i giubbetti, il vhf, le vele da tempesta, ecc, è tutta attrezzatura che non serve a nulla se non la conosciamo, se non siamo in grado di poterla usare nel modo corretto, nel momento corretto e sopratutto se non la manuteniamo.
Se siete nelle vicinanze di Milano è un corso che non dovete farvi scappare, se invece siete lontani da Milano, scrivete a Umberto che vi inserirà nella sua newsletter per tenervi informati di quando verrà organizzato un corso nella vostra zona

Di seguito due video della pratica in piscina.





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October 24, 2010

Incontrarsi in mare

Di racconti sugli incontri in mare il cyberspazio ne è pieno, ne abbiamo raccontati anche noi molti, gli incontri in mare sono una parte essenziale della crociera, le amicizie nate in mare, in barca, sono le più forti e spesso anche  le più indelebili, grazie ad una passione comune, ad un amore per il mare, per la navigazione, per la barca, per la vela ed a per tutto quello che ci gira intorno.

Però, mai nessuno ci ha raccontato dei mancati incontri, quelli veri, quegli incontri che avrebbero potuto avvenire davvero, ma che per un niente non si sono verificati.

Da un commento sul nostro blog, abbiamo ritrovato un amico virtuale, Fabrizio, scopriamo che avrebbe potuto diventare un amico reale, un viso, una voce, non siamo stati fortunati a trovarci, ma..... non anticipiamo nulla, ce lo racconta lui dal suo blog, andate a vedere il suo post qui.

Buon Vento
Fair winds and calm seas.

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October 21, 2010

Beneteau Sense 50

Sono stato esortato a portare i miei commenti alla nuova barca di Beneteau.

Esordisco dicendo che non sono riuscito a vederla all'interno perché c'era da aspettare tantissimo, ci sarà sicuramente un'altra occasione.
Me la sono vista e rivista per benino da fuori ed ho letto molto attentamente tutte le caratteristiche che il cantiere fornisce.

Sulla barca, si può tranquillamente dire che Beneteau ha fatto realmente qualche cosa di nuovo nel panorama delle imbarcazioni a vela, solo Moody con il Decksaloon 45 lo scorso anno ci fece vedere una barca simile, ma sinceramente e personalmente la trovai solo un esercizio di stile un pochino stiracchiato.

Sul Sense 50, ci sono stati già articoli su altri blog di amici, il Velablog e Davide, entrambi conditi di molti commenti che significano un grande interesse intorno a questa novità.

Ho richiesto a Michele, del concessionario Beneteau Blue Freedom, di avere un pochino di foto, documentazione e prezzi che puntualmente mi ha recapitato.

Vediamo di procedere con ordine, cercando di parlare di tutte le caratteristiche senza diventare una brochure del cantiere, perché tanto le provvigioni non ci arriverebbero comunque :-) ed evidenziando le differenze rispetto al nostro 50.



Molto bello il video di presentazione del Sense 50, Beneteau sta puntando molto dal punto di vista marketing su questa nuova gamma.

Iniziamo con il dire che al primo impatto, quando vidi le foto sui giornali e sui blog degli amici, dissi: "che schifezza ha fatto Beneteau ?"
Beh, devo dire che vista dal vivo la barca ha un impatto completamente diverso, soprattutto con le murate di colore scuro, al salone erano grige, io non amo molto le barche colorate, ma devo dire che stava bene.
L'albero svetta tantissimo, è davvero molto alto per essere un 50 di serie, nato per la crociera, significa che l'architetto, lo studio Berret Racoupeau, ha lavorato molto sulle sulla stabilità di forma, dalle foto della barca in navigazione si nota uno bello spigolo sull'opera viva a poppa, il boma però è davvero molto alto dal piano di coperta.
La larghezza infatti è quasi di 4,90 mt, ben 40cm più larga del nostro Oceanis, il concessionario sostiene inoltre che in navigazione la barca inclina pochissimo. L'albero è Selden, come ormai tutti gli Oceanis degli ultimi due anni, ma sul Sense si è tornati con l'armo in testa d'albero ed un genoa a bassa sovrapposizione.
Il paterazzo di poppa è sdoppiato a differenza dell'Oceanis 50.
Grafico delle polari
Il pozzetto è davvero notevole. Mi piace molto la 'spiaggetta' di poppa, molto ampia e larga, con la possibilità di alzare o abbassare la paratia che la delimita dal pozzetto durante la navigazione. Sembrano molto comode le sedute per il timoniere che si possono alzare ed abbassare per aumentare lo spazio durante la fase del bagno. I winch di manovra delle drizze  non sono sulla tuga, ma ai lati delle sedute dietro le batterie degli stopper subito a ridosso della tuga, mentre i winch delle scotte sono subito davanti al timoniere.
La parte ospiti invece regala delle soluzioni davvero nuove per una barca a vela, sulla sinistra una panchetta tradizionale, mentre a destra un divanetto a C, con un tavolino a tre posizioni, alto per mangiare, chiuso per gli aperitivi, aperto e basso per trasformare questa zona in un ampio prendisole.
Al centro del pozzetto un supporto per ulteriori posti a sedere ma che sinceramente occupa davvero molto spazio in una zona che dovrebbe favorire la continuità di percorso tra la discesa a mare e l'entrata in quadrato, ma che ha dalla sua la comodità di potersi appoggiare e tenere durante la navigazione essendo il pozzetto talmente largo da non sapere bene dove tenersi.
La tuga è molto alta, con delle finestrature per permettere l'entrata della luce all'interno, una grande porta, davvero molto grande, che Beneteau chiama porta Saloon, per andare sottocoperta. Sopra la tuga l'ormai classico rollbar presente nella recente gamma Beneteau con la funzionalità di supporto per lo sprayhood e per il trasto della randa.
Sono rimasto un pochino stupito dalla cabina marinaio prevista come optional nel gavone della panca di sinistra, mi piacerebbe vederla prima di criticarla a priori. Il gavone nella panca di destra invece è la cala vele, che non è molto comoda averla così a poppa, ma tant'è.




Come motorizzazione è previsto uno Yanmar 75cv con Sail Drive. Beneteau ha scelto questa trasmissione in quanto dalla primavera 2011 è previsto l'optional del Dock & Go ovvero la possibilità con un joystick di gestire la barca in manovra grazie al piede sail drive girevole di 360°.
Sono previsti di serie oltre 400lt di gasolio con possibilità come optional di averne ulteriori 400lt, davvero tantissimi, mentre sono previsti poco meno di 600lt per l'acqua. Personalmente trovo giustissima questa scelta di garantire più gasolio che acqua in quanto con i nuovi dissalatori presenti sul mercato, oggi è davvero molto semplice avere acqua dolce a bordo.

Scorrendo la lunga lista degli optional, si nota che l'elettronica offerta dal cantiere è come sempre Raymarine,  è presente un optional davvero interessante: le vele in materiale Hydranet, una cosa alla quale non rinuncerei mai è la landa per la trinchetta qui sul Sense accompagnata (finalmente oserei dire!) dalla rotaia per il fiocco autovirante, un interessante dissalatore 60lt/h a 12V e 220V, un generatore di corrente e tanti altri optional già conosciuti su altri prodotti Beneteau.
Nell'elenco mi hanno invece colpito la Lavatrice/Asciugatrice da 5kg a 220V, la lavastoviglie per 6pax e per finire la moquette, WOW ! :-))))))))))))
Sarà possibile poi in un brevissimo futuro poter scegliere il colore dell'opera morta che più ci piacerà, così vedremo dei Sense verde pisello, dei Sense rosa shocking e perché no dei Sense rosso ferrari... così almeno il nome della barca, almeno in Italiano, avrà un significato; inoltre fra gli option futuri ci sarà un rollbar con i pannelli solari montato a poppa.

Il preventivo che mi è arrivato parla di una barca davvero full optional (senza lavatrice eh!) ad un prezzo ivato vicino ai 400.000€ franco cantiere.
E' tanto ? E' poco ? E' tutto relativo e soggettivo, certo è che Beneteau sta investendo in qualche cosa di nuovo e quando un cantiere così grande, forse il più grande, investe verso una nuova strada, gli altri di solito si ritrovano a rincorrere.
Piacerà ? E' presto per dirlo, ma intanto fa parlare di sé, nel bene e nel male.
Ho trovato chi mi ha detto di amarla, ho trovato chi mi ha detto di odiarla ed ho trovato chi non si è nemmeno fermato a guardarla.

Ora sarei curioso di provarla, un bel giretto con un pochino di aria.
Michele hai capito ???? :-)))

Chiudo con un dilemma che mi affligge, si dirà "IL Sense" o "LA Sense"   .... :-)))
Aiutatemi vi prego, altrimenti perderò il sonno, già lo so.

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October 12, 2010

Salone di Genova 2010 - Accessori

Non potevamo mancare al classico appuntamento nautico di autunno.

Quest'anno non avevamo in mente di comperare strani accessori o gadget futuristici.
Avevamo in mente solo di verificare delle idee che ci ronzavano in testa riguardo il rigging della randa e la regolazione del paterazzo.

Su Y2K la randa è una full-batten. Queste tipologie di rande hanno le stecche lunghe che arrivano sino alla inferitura, noi abbiamo quattro stecche. Fra i vantaggi si ha un aumento (leggero) dell'allunamento così da aumentare la sua superficie rispetto ad una randa tradizionale, ma soprattutto migliora l'efficienza aerodinamica in quanto la sua forma risulta ottimizzata. Inoltre le stecche mantengono il profilo ottimale della vela anche con vento forte, quando il tessuto tenderebbe a deformarsi ed insaccarsi nella parte di balumina.
La vela sulla nostra barca è inferita nell'albero con un sistema misto di cursori e carrelli, questi ultimi sono solo presenti sulla penna ed in corrispondenza delle quattro stecche. I carrelli presenti su Y2K sono della Rutgerson, che consentono di essere montati direttamente nella canalina dell'albero senza montare delle rotaie esterne.
Ne siamo contenti ?
Solo in parte, perché abbiamo a tutti gli effetti un sistema ibrido, la randa così concepita ha sì il beneficio dei carrelli, ma conserva ancora molti cursori, che hanno le solite controindicazioni, e quindi tolgono il vantaggio di avere carrelli.
La nostra randa è grande, misura 55mq, issarla non è mai un problema, ammainarla invece è faticoso, sopratutto se c'è vento e mare, perché comunque una persona deve andare a piede d'albero e aiutare la randa a scendere e darle un minimo di piega, tutto facile se l'equipaggio è numeroso, un po' meno facile se l'equipaggio è ridotto.
Fino ad oggi l'abbiamo fatto, ma se esistono sul mercato metodi migliori perchè non prenderli in considerazione ?
Ovviamente NON abbiamo preso in considerazione l'avvolgiranda nell'albero, mentre abbiamo preso in considerazione l'avvolgiranda nel boma, ma per costi e modifiche da apportare abbiamo lasciato perdere.


Al salone abbiamo visto un sistema interessante della Harken, si chiama Battcar Switch System.

Questo sistema, attraverso un a rotaia ed uno scambio, permette di ammainare la randa disponendo alternativamente i carrelli a destra ed a sinistra del boma ottenendo così due risultati: il dimezzamento dell'altezza della randa quando è ammainata ed una piegatura precisa della stessa sul boma.


Interessante, vedremo quanto costerà.



L'altro oggetto da verificare è il paterazzo, su Y2K è un singolo cavo di acciaio che dalla testa dell'albero finisce al centro della poppa sul suo apposito attacco chiamato landa.
La nostra barca, come su quasi tutte le normali barche da crociera, di serie non viene montato nessun tenditore da poter essere utilizzato rapidamente in navigazione in base alla forza del vento o alla andatura rispetto al vento che si sta tendendo.
Inoltre noi vorremmo modificare il paterazzo per renderlo anche una antenna da utilizzarsi con una radio HF, si tratta praticamente di tagliare una parte della sartia, in una misura precisa, rimontarla usando degli isolatori specifici, affinché quello spezzone sia isolato elettricamente dal resto del sartiame e dalla barca per usarlo come antenna.
Isolatore per sartie

Al salone abbiamo incontrato la G&G Rigging che avevamo già avuto modo di conoscere molti anni fa per un altro problema al sartiame della nostra precedente imbarcazione, si erano dimostrati molto professionali ed affidabili.
Parlando con una loro persona del nostro problema e dei nostri desideri, ci ha chiarito alcune nostre perplessità; ci ha quindi mostrato una pompa idraulica della Holmastro con la quale si può modificare la tensione del paterazzo rapidamente e con precisione, ha l'indicatore di livello di pressione e la valvola di rilascio combinati con la pompa a due velocità da montare in linea sul paterazzo.

Pompa idraulica Holmastro

Ci ha inoltre dato la massima disponibilità ad effettuare il lavoro interamente nel loro laboratorio, dandoci il paterazzo bello e pronto da montare. :-)

Anche qui vedremo cosa costerà.

Abbiamo poi visitato alcune barche, non per comperare, ma è sempre bello vederele novità, vedere i cantieri come si muovono e magari carpere delle soluzioni da applicare alla nostra Y2K.
Abbiamo visitato:
  • XC50 della X-Yacht
  • Ovni 445 della Alubat
  • HR48 della Hallberg Rassy
In un prossimo post le nostre cosiderazioni.

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Barche dai nomi strani

Un esilarante post del sempre bravo e competente Mistro sul suo VelaBlog, ci ha dato lo spunto per pubblicare una foto fatta a Cala Rossa a Favignana il primo week end di Ottobre.

I nomi delle barche ormai sono davvero i più disparati, alla ricerca dell'orginalità, ma come avrete tutti notato ormai davvero si sta esagerando !!!!  :-)))

Vista dalla nostra barca
In dettaglio...


NO COMMENT !

Ci siamo fatti anche una domanda: ma se devono chiamare al VHF la capitaneria di porto o un motovedetta CP o qualche porto, che fanno ???
Usano l'abbreviazione ? FICV oppure FCV ?!?!


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October 1, 2010

Si ritorna in barca

Finalmente dopo ben 2 settimane di lontananza da Y2K stasera si riparte per Trapani.
Y2K è li che ci aspetta.

La meteo anche per questo week end è dalla nostra parte, abbiamo scelto la Sicilia anche per questo motivo.

La meteo per domani, Sabato 2 Ottobre sarebbe da barca a motore e non da barca a vela, ma come si dice in questi casi: "chi se ne frega", l'importante è navigare !
Questa calma di vento ci consentirà di girare un pochino per le isole e di trovarci un bel posticino per la notte, magari si riesce anche a pescare ! :-)

Per la meteo di questa zona, abbiamo trovato in Meteomed un valido alleato, le previsioni per Trapani e le Egadi hanno sempre mandato in tilt i maggiori siti di previsioni, ci troviamo su un capo molto importante, il capo dell'isola più grande della nostra bella Italia e qui davvero la meteo risente delle condizioni dello Stretto di Sicilia come del Canale di Sardegna, ma dobbiamo ammettere che Meteomed ci 'azzecca' molto spesso e con grande precisione.

Chissà se ci farà un sconto dopo questa pubblicità !! AH AH AH :-)

Come si può notare dall'immagine sotto incollata, presa dal sito di Meteomed, si nota lo stato dei venti nell'arcipelago delle Egadi alle 12.00 UTC.

In questa immagine invece è riportato lo stato dei venti per Domenica 3/10, sempre alle 12.00 UTC, dove arriverà un pochino (15/17kt) di scirocco (vento da SE) che ci consentirà di tornare in porto con una bella veleggiata.


September 22, 2010

Egadi da Google Earth

Sono andato a vedere come si vedono le Egadi da Google Earth.

Ho ripercorso un po'  il giro che abbiamo fatto lo scorso week-end, una cosa tira l'altra ed alla fine ho fatto un piccolo video che ripercorre le tappe effettuate.

Non è nulla di professionale, ma è accattivante e sicuramente lo integrerò nei futuri video che andrò a fare perché le immagini satellitari riescono a fornire un'idea precisa del luogo dove si sta navigando.

Ecco qui il risultato:




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Week-end 18 e 19 Settembre Parte 2

Trascorriamo la notte in completa tranquillità e serenità.
La barca è assolutamente ferma, sembra di essere in porto.

La mattina il vento gira verso W, lo sapevamo, le previsione si rivelano perfette.

Nessuno ha il coraggio di tuffarsi prima di colazione, l'acqua è freschina ed il sole tarda a farsi vedere, ci sono grandi nuvoloni di umidità.

Visto il vento debole e la sua rotazione, ne approfittiamo per una capatina all'Isola di Levanzo, che dista poco meno di 4 miglia.


Levanzo è la più piccola isola dell'arcipelago delle Egadi ed anche la più affascinante.
Il piccolo villaggio si trova a Cala Dogana, situato a SW dell'isola. E' un villaggio delizioso, con vicoli affascinanti che si affacciano sul porticciolo, con i colori del mare in mille sfumature di blu ed azzurro. Sono presenti pochissime autovetture, non è possibile per i turisti portarsi la propria auto, meno male !

Verso Levanzo
Villaggio di Levanzo
Levanzo è inoltre conosciuta perché nel 1949 è stata scoperta una grotta di straordinario interesse artistico e scientifico per la presenza di graffiti del paleolitico superiore e di figure parietali del periodo neo-eneolitico, si trova nell'insenatura denominata Cala del Genovese a Nord dell'isola, a pochi metri sul livello del mare.
Purtroppo anche Levanzo fa parte del parco marino delle Egadi e solo la costa Sud è visitabile con le barche. Diciamo "purtroppo" poiché non siamo convinti che per preservare le bellezze del nostro paese sia necessario vietarle, bisognerebbe gestirle... ma è un lungo discorso.

Cerchiamo di ancorarci a Cala Minnola, a SE dell'isola, una cala fantastica, molto riparata dai venti del quarto quadrante, poco sopra il livello del mare in netto contrasto con la roccia della costa si trova uno dei boschi di macchia mediterranea più belli della zona, siamo sotto vento ed il profumo di pino marittimo è davvero intenso.

Cala Minnola
Peccato la presenza davvero massiccia di meduse, lo scirocco dei giorni passati ne ha trasportato davvero un numero notevole, è impensabile pensare di fare il bagno.

Circumnavighiamo quindi l'isola da Est, lasciando molto bene la zona A, vietata alla navigazione, alla nostra sinistra e ci dirigiamo quindi a Ovest verso Favignana.
Il vento ora è decisamente da NW, apriamo quindi il nostro genoa e caliamo in acqua la lenza.
Siamo stati sfidati dall'amico Francesco di 'Senza Parole', grande pescatore,  proviamo quindi con una canna leggera ed un polipetto come esca a prendere qualcosa.
A metà del canale tra Favignana e Levanzo, la lenza parte, a bordo arriva uno sgombro.
Lenza nuovamente in acqua, abbocca di nuovo qualcosa, ma nemmeno il tempo di provare a recuperare il filo che il pesce si slama, peccato.

Ci ancoriamo a ridosso dell'isola del Preveto, in una zona dall'acqua turchese, dove consumiamo il nostro pranzo a base di sgombro marinato, come da consiglio di Francesco, e spaghetti con la bottarga di tonno della tonnara di Marzamemi, che abbiamo visitato ad Agosto.

Cala del Preveto

Grazie ragazzi del bellissimo week end trascorso in vostra compagnia, alla prossima !


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September 21, 2010

Week-end 18 e 19 Settembre Parte 1

Nonostante la partenza di Venerdì 17 che ha intimorito un pochino Ale, tutto è andato davvero per il meglio, anzi in modo perfetto, anche RyanAir era puntualissima.

Questo fine settimana avevamo in barca gli amici Tita e Roberto.
Roberto è l'inventore di YouPosition che ormai in tantissimi usano, ha davvero rivoluzionato il modo di comunicare la propria posizione con casa ed inoltre ha un bellissimo e completo blog che consiglio di visitare.

Il meteo, che controllavamo tutti da giorni, anche se nessuno di noi quattro ne ha proferito parola durante la settimana, si annunciava molto buono. Le previsioni ci davano temperature estive, vento perfetto e mare prima molto mosso ma in calo, insomma si preanunciava un fine settimana da urlo !

Venerdì sera arrivati a Trapani, già scendendo dalla scaletta dell'aereo, la temperatura era decisamente diversa da quella di Milano, l'umidità era molto più alta, insomma sembrava di essere scesi ai tropici.
Max aveva prenotato per la cena nel centro di Trapani presso la tavernetta 'ai Lumi', dove Tita e Roberto hanno gustato due piatti tipici della locale tradizione siciliana, "busiate con pesto alla trapanese con melanzane fritte" e "tonno alla griglia con cipolle in agrodolce", inutile descrivervi le facce estasiate ed i commenti a bocca piena! :-)
Tita, Ale e Roberto da 'ai Lumi'
Il mattino del Sabato, dopo la classiche visite al supermercato, fruttivendolo, macellaio ed infine dal panettiere, per i viveri destinati a 4 poveri velisti, finalmente alle 10.30 lasciamo gli ormeggi e dopo aver avvisato con il VHF VTS Trapani, usciamo da porto, apriamo il Genoa (con una mano, parzialmente rollato), spegniamo il motore e con un bello Scirocco variabile tra i 19 ed 23 kt ci dirigiamo verso Cala Rossa a Favignana.
Y2K viaggia spedita, il mare è poco mosso, navighiamo costantemente oltre i 7,5kt.



Veniamo spesso contestati sul fatto che usiamo molto l'andatura con solo genoa a dispetto di una più 'tradizionale' randa + genoa. Cercheremo quindi di rispondere alla classica domanda, perchè Sabato abbiamo aperto solo il genoa ? I motivi sono molti:
- Il vento era sufficiente per avere già una buonissima velocità con il solo genoa;
- Il percorso era breve, circa 10mg;
- Non avevamo necessità di stringere molto il vento,
- Eravamo in passeggiata e non in regata ed andare a 7,5/8kt era sufficiente;
- La barca è più maneggevole e meno orziera;
- La barca si inclina di meno e si 'chiacchera' meglio.

In navigazione
Roberto si mette un poco al timone, ma dopo una decina di minuti lascia tutto al fido pilota automatico e si rilassa a prendere il sole.
Roberto al timone
Ale e la Tita
Appena entriamo nel canale di Favignana (tra la Sicilia e Favignana) il mare ci mostra le sue belle ondone che che arrivano al mascone di sinistra, una di queste, più birichina delle altre, frange esattamente sulla barca e ci inonda il pozzetto, facendo quasi cadere la Tita che stava anche cercando di trattenere i cuscini che galleggiavano.
L' Ale e la Tita che erano sopravvento erano fradice, sembrava facessero la gara della maglietta bagnata !
Dopo un minuto di sguardi stralunati, scoppiamo a ridere, l'umore a bordo è molto buono.
Peccato non aver filmato la scena, chissà quando ci ricapiterà un'onda così, avevamo spento la Go-Pro 10 minuti prima.

Arrivati a Favignana, diamo ancora a Cala Rossa, il colore del mare di questa baia non finirà mai di stupirci, una delle più belle piscine naturali del mondo.
Il vento si fa ancora sentire, ma la baia è molto riparata.
Trascorriamo la giornata tra bagni e giretti in tender verso riva. Ascoltiamo il meteo al VHF , con stampato in faccia un sorriso ebete, le previsioni al Nord annunciano freddo, temporali e venti di burrasca, bel tempo per noi al Sud, non potevamo scegliere un week-end migliore.
La temperatura dell'acqua non è propriamente estiva, solo 23,5 gradi, ma dopo pochi minuti è davvero un piacere nuotarci dentro.

Vicino a riva
A Cala Rossa
Ale e Max a Cala Rossa
Ale, Tita e Roberto cercano...
Cala Rossa verso Sud
Cala rossa verso Nord
La sera la passiamo in rada a Cala Rossa, siamo in tre barche, è tutt'altro che affollata, ormai i ricordi delle rade affollate sono molto lontani.
Max si scatena in una bella grigliata con le specialità del posto, spiedini Trapanesi, spiedini Palermitani e salsiccia con finocchietto. Le foto parlano da sole.

Max che cuoce gli spiedini
La salsiccia da cucinare
NO COMMENT !!
Inutile dire che alla fine della cena, nulla è rimasto !!!

Il dopo cena è esilarante, con Max e Roberto che provano ostinatamente a pubblicare alcune foto in facebook per scatenare l'invidia degli amici rimasti al nord sotto l'acqua. Il segnale 3G a Cala Rossa è davvero poco, ma nonostante questo i nostri eroi ce l'hanno fatta e qualche foto è stata pubblicata.


Invitiamo i lettori a commentare quest'ultima foto:
La scena nel quadrato di Y2K è da film oppure bisognerebbe mandare a psicanalizzare i protagonisti ? :-)



CONTINUA...


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September 15, 2010

LVM Aquagen 4

Avevamo promesso un post più dettagliato sul nostro nuovo produttore di energia elettrica.
Su Y2K stiamo cercando di diventare autonomi dall’accensione del motore o del generatore per la ricarica delle batterie.
 
Con i pannelli solari montati lo scorso anno siamo già a buon punto, ancorati in rada non abbiamo bisogno di niente altro, ma in navigazione a vela, soprattutto di notte, la barca ha bisogno di ulteriori 7-8 A/h che sono richiesti principalmente dal pilota automatico, che su Y2K è idraulico.
 
Come già descritto, l’1 Agosto, abbiamo montato il generatore di corrente a trascinamento, ne esistono molti sul mercato, noi abbiamo scelto quello della LVM del gruppo ITT, il modello Aquagen 4.

In Italia non siamo riusciti ad acquistarlo, ci volevano tempi lunghi, così l’abbiamo ordinato via Internet presso un rivenditore Francese che è stato davvero preciso e puntuale sia nella gestione dell’ordine che della spedizione. Abbiamo preso anche il regolatore di tensione della LVM per non avere problemi di compatibilità con altri regolatori.

Il concetto di produrre energia con il trascinamento è davvero banale.
Avete presente la luce delle biciclette ? Ecco la ruota girando sulla dinamo produce corrente e fa accendere la lampadina, più forte pedaliamo, più forte la ruota gira e più intensa sarà la luce perché produciamo più corrente.
Abbiamo banalizzato intenzionalmente la descrizione del funzionamento dell'Aquagen, ma il principio è questo, l’elica in acqua collegata alla barca tramite una cima fa girare una ‘dinamo’ che produce energia, ovviamente più veloce la barca naviga, più veloce l’elica gira e quindi più energia viene prodotta.

L'Aquagen deriva dal prodotto AeroGen, che la LVM produce come generatore eolico. Il cuore del prodotto è sempre lo stesso, cambia soltando il 'fluido' nel quale esso lavora. Inoltre esiste la possibilità, di trasformarlo in generatore eolico o generatore a trascinamento attraverso un kit che il produttore vende.

Composizione del prodotto
Il prodotto viene fornito completo di tutto, non serve nulla di extra per metterlo in funzione. Tutti i pezzi sono molto ben fatti e pensati per un uso marino, per un uso in un ambiente altamente ostile per le attrezzature.
L'elica è composta da un albero in acciaio inox, molto pesante, di circa 80 cm di lunghezza, da un capo un 'occhio' per l'attacco della cima, dall'altro capo un mozzo dove è possibile montare l'elica. Le eliche fornite sono due, di diversa misura. La scelta dell'elica è in funzione della velocità della barca. L'elica è composta da due pezzi di plastica di diversa grandezza. L'elica più grande ha un rendimento ottimale sino a 8 kt, mentre la più piccola arriva a oltre 10 kt. Il cambio dell'elica avviene in modo rapido con 4 viti a brugola.

Assemblaggio
L'Aquagen è studiato per essere montato sul pulpito di poppa con una cima fornita, attraverso un preciso  criterio molto ben descritto sul manuale in dotazione. Max era molto scettico, credeva che l'Aquagen avrebbe provocato grosse vibrazioni al pulpito, ma si è dovuto assolutamente ricredere, durante il funzionamento il rumore è assente e le vibrazioni, molto tenui, si percepiscono solo se si tocca il pulpito.
La cima del diametro di 12mm è lunga 15mt, viene bloccata all'albero dell'elica a mezzo morsetti a cavallotto in acciaio inox, mentre sull'Aquagen con un grillo per poterlo agilmente togliere quando non in uso.

Regolatore di tensione e carica batteria
Il manuale consiglia l'utilizzo dei regolatori di tensione da loro prodotti, ovvio ! In ogni caso sconsigliano l'uso di regolatori di tensione che al raggiungimento della fase di carica completa della batteria, taglino il collegamento con l'Aquagen cortocicuitando ovvero non assorbendo comunque l'energia da esso prodotto. I regolatori di tensione della LVM hanno la caratteristica di dissipare l'energia prodotta in calore su di una serpentina specifica. Non volendo rischiare e comunque non avendo molto tempo a disposizione abbiamo optato per il regolatore originale.
La prima impressione è comunque valida, sembra ben fatto, non ha led di verifica o altre spie che a Max piacciono molto, ma sembra solido e senza troppi fronzoli, insomma sembra fatto per funzionare per sempre.

Impianto elettrico
L'impianto è molto semplice da effettuare, dall'Aquagen fuoriesce un filo bipolare che deve essere collegato al regolatore di tensione e quindi da esso alle batterie da ricaricare. Il regolatore che ci hanno spedito prevede la possibilità di caricare due banchi batterie separati (come nel disegno), a noi interessava caricare solo il banco batterie di servizio e quindi le due uscite del polo positivo sono state messe in parallelo direttamente sui morsetti della batteria. E' molto importante dimensionare i cavi in base alla distanza tra il regolatore e l'Aquagen altrimenti si rischia di produrre energia e poi di perderla nel percorso, noi abbiamo utilizzato un cavo della sezione di 10 mmq. Abbiamo inoltre installato un amperometro analogico in linea che ci permette di controllare la quantità di corrente prodotta alle varie velocità ed il funzionamento dell'impianto.





Performance
Innanzi tutto diciamo che siamo molto felici dell'acquisto, davvero non ci aspettavamo un simile risultato sia in termini di performance che di funzionamento generale.
Dai test da noi effettuati, solo con l'elica grande, la produzione di energia è di circa 1,2 A per ogni nodo di velocità a partire dai 4kt. Al di sotto dei 4 kt la produzione è inferiore.
Con mare formato, quando la barca accelera o rallenta anche l'Aquagen  risente di questo effetto 'elastico'.
Sull'amperometro abbiamo letto un massimo di 11A costanti a circa 8kt con andatura al traverso ma ogni tanto l'elica tendeva a uscire, in caso di aumento del vento e/o della velocità avremmo dovuto montare l'elica più piccola.
Quanto rallenta la barca ? E' quasi impercettibile, abbiamo notato una differenza di circa 0,2kt !



Concludendo, per chi ama produrre energia pulita e naviga molto a vela è un MUST !

CONSIGLIATO.


September 7, 2010

Tender

Il tender, il gommoncino, il ‘gommino’, il dinghy, il pram, l’annexe… insomma il battellino di servizio comunque lo vogliate chiamare è un elemento indispensabile per la buona riuscita della crociera.

Noi su Y2K lo chiamiamo tender.

Sono state scritte decine di pagine e di righe su quale scegliere, rigido, a motore, a vela, con la chiglia morbida o rigida, leggero o pesante… insomma basta fare davvero una rapida ricerca su internet e scoprirete che ognuno ha la sua filosofia.

Quando nel 2000 acquistammo la nostra prima Y2K, la nostra prima barca a vela, eravamo già molto sulle spese e così ereditammo un vecchio tender del papà di Max che usava sulla sua barca, un Chris Craft Commander 38 di nome Sveg.
Era un tender di colore arancione di 2,5 mt con la chiglia in legno, pesante e … marcio e parecchio bucato… ha resistito poco purtroppo con noi!

Nel 2003 acquistammo un altro tender, volevamo qualcosa di leggero, ma di stabile, scegliemmo un Quicksilver 240 con la chiglia pneumatica, associato un motore Suzuky 2,2cv a 2 tempi.
Avevamo fatto la nostra scelta, la nostra filosofia era la leggerezza, la sicurezza e stabilità a bordo.
Siamo stati molto felici con il nostro gommoncino per molte stagioni, ce lo siamo portato anche sulla nuova barca, non aveva senso cambiarlo, l’accoppiata gommoncino-motore ci pareva vincente, così la pensavamo sino allo scorso anno, quando le nostre esigenze sono cambiate e con il tender in nostro possesso non riuscivamo a soddisfarle.
In Grecia, a zonzo per le Isole Ionie, ci si ormeggia nelle rade dove si trova posto e soprattutto capita spesso di essere lontano dai paesi, anche per dei giorni.
Vedevamo altri equipaggi con dei tender sfrecciare verso il paese, per andare a fare la spesa, andare in taverna la sera, andare a fare un giro per le calette vicine all’ancoraggio, insomma sentivamo la mancanza di un compagno che ci permettesse di allontanarci un pochino di più dalla nostra barca in totale sicurezza e soprattutto con un poco di velocità.
Il nostro tender non ce lo permetteva, con il suo motorino da 2,2 cv era ottimo per andare a terra, in spiaggia, dai vicini di barca, ma non per avventurarsi oltre e soprattutto mai fuori dalle rade riparate, non perché non ci desse affidamento il motore, non per la sua vetustà, non per la paura che ci mollasse in mezzo al mare, ma per la sua potenza che di fronte a 15/20 kt di vento ed una ondina di 50cm andava subito in crisi.
Da questa esperienza ne è nata una nuova esigenza che quest’anno abbiamo voluto soddisfare per toglierci un altro limite che avevamo raggiunto.

Volevamo un nuovo tender, un poco più grande e soprattutto veloce e planante.

L’inverno 2009, durante i saloni autunnali, facciamo incetta di tutti i cataloghi di battelli pneumatici e di motori fuoribordo, ci siamo resi conto di quanto la scelta sia davvero ampia e per tutti i gusti.
Le scelta è difficile, vogliamo si un tender veloce e stabile, ma quale tipologia ? Chiglia rigida o morbida ?

Max si inventa un questionario con risposte multiple per verificare quali tipologie di tender e di motori gli altri velisti usano, come lo usano, come lo trasportano. Il questionario è stato compilato dagli amici di VeLista, ma anche il VelaBlog e il blog di Davide hanno rilanciato.

Il questionario ha avuto un buon numero di risposte ed i risultati riassunti sono stati:
  • Oltre il 70% ha un tender lungo al massimo 2,40mt sono quasi tutti a chiglia ‘morbida’.
  • Il fuoribordo 2 tempi è ancora molto usato. Alcuni con il fuoribordo elettrico hanno risposto 4T.
  • Oltre l’80% dei motori è inferiore a 5cv e di questi il 50% è inferiore a 2,5cv.
  • Il tender viene utilizzato prevalentemente per un breve spostamento.
  • Durante un breve trasferimento poco più del 50% degli intervistati traina il tender, gli altri comunque in un modo o nell’altro lo tengono a bordo.
  • Nei trasferimenti più lunghi sono davvero pochi quello che comunque lo trainano,
  • Si dividono a metà le abitudini di alare o lasciare in acqua il tender entrando in un marina.
  • Se si dovesse cambiare tender, la fiducia si sposta molto sui tender a chiglia gonfiabile, ed anche la misura scelta in media è superiore a quella posseduta.
  • Quasi il 50% delle persone, non cambierebbe motore e se dovessero cambiarlo molti prenderebbero un motore più potente.
  • Una cosa mi ha davvero colpito nelle risposte, è la marca del tender che ha più riscontrato la fiducia delle persone: Zodiac.
  • La fiducia invece nelle marche dei motori è equamente divisa tra Yamaha e Honda, l’unica motorizzazione italiana presente, Selva, non ha preso nemmeno una preferenza.

Alla vista delle risposte, le nostre certezze che avevano preso ormai il sopravvento si sono ulteriormente consolidate. Sceglieremo un tender a chiglia morbida ad alta pressione con un motore di 8/9 cv.

Ok ma quale ?!?!?! :-)

I package proposti dalle società produttrici di motori fuoribordo sono molto appetibili.
Il package è uno strumento per poter vendere motori, il tender associato ti viene venduto ad un prezzo davvero molto conveniente. Molto !
Il problema di questi tender è che sono tutti o quasi costruiti in Cina e la qualità non è pessima, ma sicuramente non è la migliore.
Anche nostro vecchio tender era costruito in Cina, ci siamo trovati bene, ma le rifiniture e gli accessori sono davvero “poveri”, giustamente devono costare poco.
Noi vogliamo un tender che abbia delle maniglie resistenti, dei remi e degli scalmi che possano sopportare una remata anche violenta, e lunga nel tempo, senza paura che possa rompersi qualcosa.

Fatte le dovute scremature, la nostra scelta cade su Zodiac, che costruisce inoltre i battelli in Europa, in Francia per l’esattezza.
Al salone erano i battelli che più ci erano piaciuti, sia per la robustezza che per la qualità generale.
Zodiac offre inoltre un package con Suzuky, noi abbiamo molta fiducia in questa marca Giapponese e così scegliamo il package Zodiac Cadet FR 285 Acti-V (chiglia pneumatica ad alta pressione) con il motore Suzuki 8cv.

Le caratteristiche che più ci sono piaciute sono:
  • 35Kg, per questa dimensione non sono molti;
  • La portata massima è di ben 450kg, moltissimi, indica inoltre una grande stabilità;
  • Chiglia pneumatica e pavimento ad altissima pressione, quasi 1bar, una volta gonfio è dura quanto il legno;
  • Panchetta montabile ed amovibile con 2 dita;
  • Montaggio remi veloce senza viti e scalmi molto ben dimensionati;
  • Maniglioni nei punti corretti ed inclinati a seguire il movimento del trasporto;
  • “Pozzetto” auto svuotante con il comando a portata di mano;
  • Una volta sgonfiato sta comunque in una sacca di dimensioni ‘umane’.



Una volta fatta la scelta abbiamo chiesto vari preventivi, oramai con l’email è davvero facile.
La cosa che ci lascia sempre ancora molto perplessi è il fatto che molti non rispondono, comunque fra tutti i concessionari Zodiac interpellati, la nostra scelta è caduta su i Quaranta Ruggenti di Milano.
Perché loro?
Ecco diciamo che la scelta non è per un puro discorso legato al prezzo, la loro offerta non era la più bassa, ma nemmeno la più alta. Abbiamo acquistato da loro molto spesso, ci troviamo bene e ci fidiamo, pertanto la scelta è caduta anche sull'aspetto della qualità del concessionario che ha il suo costo per il mantenimento della qualità.

A Giugno ci viene consegnato il tender ed il fuoribordo direttamente a Trapani.
Ci accorgiamo subito, durante i montaggio che si tratta davvero di un battello diverso, molto ben fatto, ne siamo davvero soddisfatti.

Durante l’estate l’abbiamo usato molto, confermiamo la nostra scelta.
Un tender veloce, con un range di autonomia ampio, più stabile in rotta, ci ha cambiato davvero la vita in rada; ci ha consentito di visitare, senza spostare la barca, le rade e le calette vicine, anche a 2/3 miglia di distanza dalla barca.
Il motore è silenzioso e non consuma molto, abbiamo stimato circa 1,5 lt/h, ma a più range di funzionamento.
La velocità di crociera in due persone a bordo è di 12kt, capite bene che in 15 minuti di navigazione ci si sposta di tanto.
La velocità massima con una persona a bordo, Max, con mare calmo è stata di 16,8kt.

A bordo lo teniamo appeso a poppa, al rollbar.
Lo issiamo senza motore, il motore riposa sul suo cavalletto sul pulpito di poppa.